10 cose da sapere sul Caucaso

Caucaso, orgoglioso e superbo. I luoghi pittoreschi, le montagne, la bellezza primordiale della natura, la cultura, le tradizioni e i costumi. Sono queste le immagini che si associano al Caucaso, sempre così accattivante. Tra queste il monte Elbrus, il saggio gigante innevato. O l’antichissima Derbent, la città più vecchia della Russia. O le sacre tradizioni di famiglia. Ma il Caucaso non è solo questo.

Sono molte le leggende, gli avvenimenti e i miti che girano intorno al Caucaso. Oggi ve ne raccontiamo alcuni:

1. Il kefir, saporito e curativo

Il kefir è una delle bevande più popolari della Russia. Ma lo sapevate che questa dissetante bibita è nata ai piedi del monte Elbrus, e solo dopo si è diffusa nel territorio russo? Nel Caucaso era già conosciuta da diversi secoli. Da quelle parti esiste una leggenda su come questa bevanda fermentata abbia fatto la sua comparsa. La leggenda narra che il profeta Maometto regalò dei grani di kefir al popolo che abitava le montagne.

I caucasici tennero segreto il mistero relativo alla produzione del kefir per molto tempo, di generazione in generazione, per non farlo diffondere al di fuori del Caucaso. Era vietato anche solo regalare un grano ai propri vicini.

In Russia si venne a sapere del kefir solo alla fine del XIX secolo. Una famosa e romantica storia narra di come questa bevanda venne importata in Russia.

Un dottore russo, che lavorava nel Caucaso, un giorno scrisse in un rapporto delle proprietà curative del kefir. Ma lo studioso non riusciva ad estrarre i batteri lattici in maniera artificiale, per cui decise di provare a riprodurli in ogni modo possibile.

La comunità di dottori di tutta la Russia decise di rivolgersi ad un noto negoziante di quel tempo, Nikolaj Ivanovič Blandov,  che si occupava della vendita di formaggi e latticini. Blandov possedeva alcuni negozi e caseifici a Kislovodsk e, a poco a poco, riuscì ad accrescere la sua produzione. Il latte gli veniva fornito dal giovane principe dei carachi Bek-Mirza Bajrčorov, il quale, da buon caucasico, conosceva il segreto della preparazione del kefir. Ma come si poteva fare ad avvicinare il principe? È ben  noto che i caucasici sono grandi amanti della bellezza femminile, per cui l’aiutante di Blandov, Irina Tikhonovna Sakharova, una bellissima ragazza di vent’anni, venne scelta per questa missione segreta.

Il principe si innamorò di lei, ma non avrebbe rivelato per nulla al mondo il segreto del kefir. Irina, in preda alla disperazione, decise di scappare insieme ad un ingegnere del caseificio, Vasil’ev, ma i due si imbatterono in alcuni abitanti delle montagne, armati di sciabole e con il viso coperto, che catturarono la ragazza. Più avanti si scoprì che era opera del principe, che, secondo le usanze caucasiche, aveva deciso di far rapire la sposa. Vasil’ev si rivolse alla gendarmeria e ben presto si scoprì il colpevole, ma, dal momento che non si trattava di un normale montanaro, bensì di un principe, si decise di tenerlo segreto. In cambio del suo perdono, Irina chiese al principe dei grani di kefir, mentre a lui non rimase nulla.

E fu così che in Russia si iniziò a produrre questa bevanda di latte fermentato, che, ben presto, divenne popolare in tutto il territorio russo e oltre.

2. Caucasico = europeo

Se si prova a tradurre in inglese la parola “кавказец” (“abitante del Caucaso”), si otterrà la parola inglese “Caucasian”. È interessante notare come in inglese questa parola non venga utilizzata unicamente in relazione ad una persona originaria del Caucaso. Con la parola “Caucasian” in inglese si fa riferimento a tutti gli esponenti della razza europoide, ovvero quelli che in russo vengono chiamati “europei bianchi”.

Tutto ciò si deve al noto antropologo tedesco Johann Blumenbach. Al termine del XVIII secolo pubblicò un saggio scientifico nel quale suddivideva l’intero genere umano in cinque razze: americanoide, negroide, malese, mongoloide e caucasica.

Gli europei bianchi vennero chiamati razza caucasica, poiché egli riteneva che i primi europei fossero comparsi proprio nel Caucaso e da lì si sarebbero diffusi in tutta l’Europa. Questa idea, che per molto tempo venne considerata una delle teorie cardine dell’antropologia, successivamente fu smentita. Tuttavia, il termine “Caucasian” non scomparve dalla lingua tedesca e inglese, e ancora si utilizza in riferimento agli europei bianchi, compresi gli abitanti dell’America e dell’Australia.

3. La Divisione “selvaggia”

Nell’Impero russo gli abitanti del Caucaso non erano soggetti al richiamo alle armi, per cui non servivano nell’esercito. Con un’unica eccezione: durante la Prima guerra mondiale nel 1914 venne formata la “Divisione della cavalleria caucasica”, meglio conosciuta come “Divisione selvaggia”.

A capo della divisione c’era il principe Mikhail Aleksandrovič, fratello dell’imperatore Nicola II, umile, ma impavido. La divisione era composta per il 90% da musulmani volontari, provenienti dal Daghestan, dalla Cecenia, dall’Azerbaijan e da altre regioni del Caucaso. Al suo interno erano vive molte delle usanze dei popoli delle montagne, come il rispetto verso gli anziani e l’ospitalità. Non credevano nel servilismo e nell’adulazione, così come non portavano rispetto al rango, ma al coraggio.

La Divisione selvaggia durante la Prima guerra mondiale si distinse per molte vittorie in battaglia e giocò un ruolo importante in numerosi combattimenti e per questo venne premiata in modo inusuale. Dal momento che predominavano i musulmani, al posto dell’Ordine di Sant’Anna e dell’Ordine di San Giorgio, gli eroi venivano insigniti dello stemma dell’Impero russo, l’aquila bicipite.

Poco dopo la rivoluzione, nel gennaio del 1918, la Divisione selvaggia venne sciolta.

4. Le leggende sul monte Elbrus

Nel Caucaso sorge la montagna più alta d’Europa e della Russia, con i suoi 5642 metri sopra il livello del mare.

In tutto il mondo è nota come Elbrus, ma questa maestosa cima ha più di quattro dozzine di nomi. Gli stessi carachi e i balcari, che abitano ai piedi di questo colosso, non lo chiamano Elbrus. Questo nome non sembra derivare da nessuna parola delle lingue caucasiche. Si dice invece che la parola “Elbrus” abbia origini iraniche, dato che ai quei tempi il territorio era abitato da tribù alane di lingua iranica. Se si traduce dal persiano, si ottiene come significato “montagna alta”.

Una romantica leggenda sul monte Elbrus narra che moltissimo tempo fa c’erano un padre e un figlio che vivevano in queste terre. Si chiamavano Kazbek ed Elbrus ed entrambi erano innamorati della bellissima Mashuko, ma nessuno dei due voleva rinunciare a conquistare il cuore della ragazza. Così decisero di sfidarsi a duello. Il figlio Elbrus stava per sopraffare il padre in un combattimento all’ultimo sangue. Ma il prezzo da pagare per la vittoria – la morte del padre – era troppo alto, così Elbrus decide di non desiderare più l’amore di Mashuko. Si accoltellò con un pugnale e così fece il padre. Mashuko pianse a lungo la loro morte. Dio ascoltò i suoi lamenti e trasformò il padre e il figlio in due alte e bellissime montagne. Anche Mashuko venne trasformata in montagna, anche se più piccola. Così Mashuko, secolo dopo secolo, sarà lì, senza mai riuscire a scegliere a chi tra i due dare il suo cuore.

5. Doppio matrimonio

Diversi popoli del Caucaso hanno una particolare tradizione: festeggiare non una, ma due volte le nozze. Questa tradizione non è nata per caso. Tempo fa, secondo le rigide regole musulmane, uomini e donne non potevano trovarsi entrambi nello stesso posto durante questo tipo di eventi. Per cui, durante un matrimonio, lo sposo camminava con i suoi amici e parenti, mentre durante l’altro la promessa sposa camminava con le sue amiche e i suoi cari. Oggigiorno non vi sono più le severe regole di una volta e alle nozze partecipano sia donne che uomini, ma tutto deve essere fatto due volte.

6. L’ospitalità del Caucaso

Tutti sanno che i caucasici sono gente molto ospitale. Non è un segreto, fa parte delle loro tradizioni. Uno dei motivi dell’origine di questa usanza è il fatto che il Caucaso è una regione d’alta montagna, difficile da raggiungere. Per questo, molto tempo fa, i viaggiatori che si imbattevano nei caucasici costituivano l’unica fonte di informazione dal mondo esterno. Così i caucasici si prendevano cura dell’ospite, servivano loro le migliori pietanze e bevande e li lasciavano dormire nel posto migliore della casa. Gli uomini che abitavano nei dintorni giungevano tutti in quella stessa casa per ascoltare le interessanti storie sul mondo esterno, a loro ignoto e nascosto dalle alte vette bianche.

7. Multiculturalismo

Nel Caucaso convivono più di 50 nazionalità diverse, che parlano più di 20 lingue differenti, anche se la maggior parte di loro conosce il russo. I popoli principali, che parlano lingue caucasiche e vivono attualmente nel Caucaso sono georgiani, ceceni, avari, lezgini, dargin e cabardi. Al di fuori dei confini la più grande comunità è quella circassa (circa 3-4 milioni), che vive in oltre 40 paesi nel mondo.

8 La carne secondo i caucasici

La maggior parte dei caucasici ritiene che sia una blasfemia utilizzare il tritacarne per tritare la carne. Per questo motivo per la preparazione di piatti tradizionali caucasici la carne viene tagliata solamente al coltello.

La cucina caucasica è una delle più popolari nel mondo della ristorazione in Russia. Le prime cose che vengono in mente pensando a questa cucina sono sazietà, grandi quantità di carne e verdure, spezie e sapori divini. È sufficiente nominare pilaf, satsivi, kharcho, achma, chakhokhbili per far venire l’acquolina in bocca.

La regola alla base della cucina nazionale è l’utilizzo della fiamma viva durante la cottura. Ogni cuoco caucasico dovrebbe cuocere tutte le pietanze, comprese quelle a base di latticini, come il formaggio, su di uno spiedo posto sopra a dei carboni ardenti.

9. Il segreto della longevità
Ultracentenari del Caucaso

È risaputo che quasi la metà delle persone più longeve del mondo vive nel Caucaso. Di queste più della metà vivono nel Caucaso del Nord. Gli studiosi, sia russi che stranieri, seguono da tempo il fenomeno della longevità della gente di montagna e sono giunti alla conclusione che non vivono a lungo perché bevono latte di capra o una qualità particolare di vino, nella quale sono presenti degli agenti che rallentano la vecchiaia, o ancora perché mangiano formaggio nel quale sono state ritrovate delle sostanze benefiche che fortificano le pareti dei vasi sanguigni. Certamente mangiano e bevono queste cose, ma più importante è il fatto che si nutrono degli stessi prodotti di cui si nutrivano i loro avi. Così, il loro organismo nel corso di centinaia di anni, e a volte di migliaia, si è adattato a questi alimenti. A questo si deve aggiungere l’aria pulita e ionizzata della montagna e del mare. È possibile affermare con certezza che cento o trecento anni fa venivano preparate le stesse focacce che vengono preparate oggi in quest’area. Allo stesso modo, non c’è dubbio che un abitante di un paese di montagna del Caucaso beva oggi dalla stessa fonte dalla quale hanno bevuto 12-15 generazioni di antenati.

Il cibo degli uomini di montagna non è destinato ad essere riscaldato o ad essere usato nei giorni successivi (che siano tre giorni o una settimana). Per lo più mangiano carne ovina, carne di capra e sporadicamente volatili e carne bovina.

Inoltre, in montagna c’è poca umidità e questo ha come effetto la disidratazione dell’organismo, che si ripercuote sulla salute e sull’umore. Per questo motivo nella dieta di coloro che abitano zone montane c’è sempre molta acqua, ayran, tan, latte e brodi di erbe. Secondo gli studiosi in montagna non si dovrebbero bere meno di quattro litri al giorno.

10. Meno divorzi, più figli
Foto: chechentourism.ru

La Cecenia, l’Inguscezia e il Daghestan sono le regioni russe con il minor numero di divorzi e con il più alto tasso di natalità e PIL. A questo contribuisce la forte influenza della religione e il rispetto per le sacre tradizioni di famiglia. In Daghestan, per esempio, il divorzio è più un’eccezione che una regola. Secondo la tradizione, se durante la convivenza il marito pronuncia tre volte la frase “Non sei più mia moglie!”, ci sarà un divorzio. Per rendere ufficiale la cosa, i consorti si recano dall’imam, che, con effetto immediato, formalizza la loro decisione.

Poco più di un secolo fa, la famiglia russa era una delle più solide al mondo. Si credeva che otto figli in una sola famiglia fossero vergognosamente pochi. Se ne dovevano avere mediamente 12-14. Al giorno d’oggi invece si considerano grandi le famiglie che hanno almeno tre figli. Ma per il Caucaso dei giorni nostri è solamente il minimo, e come cento o duecento anni fa, le famiglie caucasiche sono tra le più ampie e solide.

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E per concludere, ancora un fatto interessante: la Cecenia, l’Inguscezia e il Daghestan sono considerate le regioni più sobrie della Russia. In Cecenia, per esempio, a seguito di un grande incidente stradale del 2016 sull’autostrada “Kavkaz”, costato la vita a otto persone, l’alcol ha subito un definitivo e “tacito divieto”. In Cecenia, a partire dal 2009, è possibile vendere alcol esclusivamente dalle 8 alle 10 della mattina. Alla luce degli ultimi avvenimenti, gli addetti alla vendita di alcol nella repubblica hanno abbandonato questa attività di propria volontà, per cui non è possibile comprare alcol nella regione. Probabilmente si è arrivati a questa decisione in seguito all’appello del capo del Parlamento della Cecenia Magomed Daudov, rivolto agli imprenditori:

“Se paragoniamo, giustamente, i guidatori in stato d’ebrezza a dei terroristi, allora potremmo parlare dei rivenditori d’alcol come complici dei terroristi”.

Credo che la Russia dei nostri giorni avrebbe qualcosa da imparare dal Caucaso. Meno alcol, più sport e rispetto per gli anziani. Basterebbe così poco!

Per oggi è tutto. E voi conoscete altri fatti interessanti riguardo al Caucaso? Scrivetelo nei commenti.

Fonte Moiarussia.ru, 21/01/2017 – di Svetlana Shuraeva, Traduzione di Francesca Giannotti

Francesca Giannotti

Nata a Roma nel 1996. Laureata in Lingue e Mediazione Linguistico-culturale e iscritta al corso magistrale in Traduzione specializzata. Dopo aver vissuto qualche mese a San Pietroburgo e a Mosca mi sono innamorata del paese e della cultura russa. Collaboro con RIT per condividere questa mia passione.