Apollonyč, il pensionato che salverà il pianeta

Vladimir Putin ha ammonito l’Assemblea federale dicendo che in Russia per un secolo nessuno si è interessato alla questione dei rifiuti. Con tutto il rispetto per il presidente, le cose non stanno affatto così. Ci sono persone a cui il problema dei rifiuti preoccupa, e molto. Nelle maggiori città russe sono apparsi i primi ‘ecotaxi’, ovvero dei giovani devoti alla causa che ritirano l’immondizia già differenziata e la portano ai centri di smaltimento in cambio di una piccola ricompensa. Ovviamente tutto ciò rimane per il momento qualcosa di esotico nelle zone periferiche della Russia, sebbene anche le province abbiano i loro appassionati alla causa.

Poco tempo fa alla redazione di Novaja Gazeta è arrivata una mail dall’oblast’ di Kostroma da parte di Aleksej Apollonovič Ivanov, un pensionato che per molti anni ha cercato una soluzione al problema dei rifiuti in un piccolo paese. E l’ha trovata questa soluzione, anche se ha dovuto scontrarsi con lo scetticismo degli abitanti del posto e l’indifferenza da parte del potere.

Siamo andati a trovarlo al suo paese per conoscere la sua storia e raccontarvela. Non sia mai che possa giovare a qualcuno.

“Praticamente tutto è ricoperto dai rifiuti. Tutta l’oblast’ di Kostroma. Ora che si scioglierà la neve a primavera ovunque sui cigli delle strade ci saranno rifiuti. I cassonetti sono strapieni e ai privati non è permesso di andare alla discarica”.

“Di conseguenza uno che va a fare funghi, per esempio, lascia i sacchi dell’immondizia nel bosco oppure sul ciglio della strada” si lamenta con noi il fuochista Nikolaj Sergeevič, indicando verso il bosco innevato.

A bordo della Kalina grigia (modello di auto, n.d.t.) di Nikolaj Sergeevič ci spostiamo dalla stazione ferroviaria di Manturovo verso la città di Kologriv; infatti è proprio tra questi due centri urbani che giace il piccolo paese di Polovinnovo. Qui vive Aleksej Apollonovič, ecoattivista sessantacinquenne. È stato lui a chiedere al suo amico di lunga data Nikolaj Sergeevič di venirci a prendere alla stazione e di portarci da lui. Negli anni Novanta i due lavoravano insieme in una scuola di campagna, ma in seguito la scuola è stata chiusa e così Aleksej Apollonovič se ne è andato da quel paese. Adesso uno fa il fuochista, l’altro l’ecoattivista.

La Kalina sobbalza sulla strada sconnessa. Mentre dai finestrini si intravedono ora le kommunalka di legno annerito ora appezzamenti di terra abbandonati e incolti, io intervisto il nostro autista che indossa un cappello con la scritta RUSSIA chiedendogli della situazione rifiuti nell’ oblast’. Nonostante tutto sia “ricoperto dai rifiuti”, Nikolaj Sergeevič sorride: “Mah, lo stato adesso ha fin troppi problemi. Ma quali rifiuti? Si muore. E se è così nelle città, figuriamoci nei piccoli centri. A Manturovo abbiamo un’industria che produce compensato. I campi del kolchoz sono rimasti così incolti che uno ci si perde”.

Di colpo, poi, la macchina svolta in una pineta (segnali stradali là non ce ne sono) e per circa tre chilometri percorriamo una strada stretta che collega il paese di Polovinnovo con il mondo esterno. Alle volte le istituzioni si dimenticano di far liberare questa strada dalla neve e allora gli abitanti sono costretti a farsela sulle ciaspole per raggiungere il mondo esterno.

Villaggio di Polovinnovo. Foto di Viktorija Odissonova

Tra l’altro d’inverno l’unico abitante di questo paese è proprio Aleksej Ivanov (più tardi gli chiederò se non fa paura star là da solo e lui ammetterà che sì, fa paura, “solo che questa paura arriva dal nulla e si perde nel nulla”).

Un tempo a Polovinnovo vivevano gli abitanti delle zone remote della Russia. Ma adesso Aleksej Apollonovič se ne sta da solo in mezzo all’unica strada del suo piccolo regno. Porta dei pantaloni neri infilati nei calzini e una giacca militare, ha i baffi del postino Pečkin (personaggio di un cartone animato, n.d.t.). Ci saluta con la mano, felice. Alle sue spalle ci sono il fiume Unža e una foresta selvaggia e sterminata: la strada infatti si interrompe all’altezza dell’ultima casa e non prosegue oltre.

Per quanto uno possa cercare, non c’è neanche una traccia di rifiuti su quella strada e quel che c’era l’ha preso Aleksej Apollonovič già da un bel pezzo. L’unico abitante di Polovinnovo ci accoglie calorosamente e subito ci porta a casa sua, dove con calma ci inizia a raccontare la sua storia.

Foto di Viktorija Odissonova

Nato a Mosca, Aleksej Apollonovič si è trasferito nell’oblast’ di Kostroma negli anni 90, anni difficili per la ricerca scientifica. Prima di trasferirsi lavorava nell’istituto di protezione dell’ambiente di Mosca, era persino ricercatore universitario e si occupava di studiare il desman russo (una specie di talpa acquatica molto rara, n.d.t.). Ma dopo il crollo dell’URSS la ricerca scientifica ha smesso di fruttare guadagno e così Aleksej Apollonovič se ne è andato da Mosca. La sua famiglia si è divisa, i suoi due figli sono rimasti con la moglie, mentre Aleksej è andato a vagare da un villaggio all’altro per poi stabilirsi in questo angolo sperduto dell’oblast’ di Kostroma.

E proprio in questo posto sperduto il problema dei rifiuti ha iniziato a tormentarlo.

“Allora la plastica aveva raggiunto quantità enormi – ci racconta Aleksej mentre con il cucchiaio attinge il brodo dove galleggiano dei pel’meni – Proprio a quei tempi andavano di moda quelle buste di plastica decorate. Persino i bambini ci andavano a scuola, ci mettevano i libri e i quaderni. Inizialmente non si buttavano le buste, era diverso. E anche le bottiglie di plastica prima non si buttavano, si lavavano. Ma poi il mare ce ne ha portati altri e il resto è finito nelle discariche. Al tempo vivevo in un altro villaggio, a Gusevo. Là c’era una cava, gli abitanti ci buttavano dentro di tutto e tuttora continuano a farlo”.

Foto di Viktorija Odissonova

Ci sediamo nella cucina fredda della sua casa con ancora le scarpe ai piedi, io addirittura con la giacca indosso. Una tarma svolazza intorno alla lampadina e dalla stufa un gatto non la perde di vista. Accanto a noi sulla panca ad angolo della vecchia cucina ci sono alcuni numeri sbiaditi di Novaja Gazeta. Esclusa Radio Rossii, il nostro giornale è l’unica fonte di informazione per Aleksej (ci scherza su dicendo che prima ascolta le “buone” notizie e poi le confronta con quelle “cattive”). Per comprare la Novaja Gazeta va tutti i venerdì alla posta del villaggio vicino. E per la strada riesce a raccogliere qualche chilo di immondizia. Aleksej Apollonovič ci racconta di sé buttando ogni tanto qualche ceppo nella stufa, che è l’unica fonte di riscaldamento in tutta la casa. Inoltre non c’è acqua in casa, Aleksej la va a prendere al ruscello.

E proprio ai tempi in cui si diffusero quelle buste di plastica decorate Aleksej Apollonovič iniziò a insegnare nella scuola di Gusevo e per tutti divenne semplicemente Apollonyč. Insegnava ai bambini e contemporaneamente cercava di mettere su nella città capoluogo un’organizzazione ecologica che, tra le altre cose, avrebbe dovuto occuparsi di educazione ambientale. I funzionari “sorridevano, annuivano, dicevano che avrebbero contribuito” eppure i soldi non li tirarono fuori.

In seguito la scuola di Gusevo venne chiusa, Aleksej Apollonovič iniziò a errare, poi nel 2010 acquistò una casa e si trasferì a Polovinnovo. Se ne andava per le foreste nelle vicinanze, vedeva i cumuli di immondizia (addirittura trovava anche reperti insoliti: una volta un uomo trovò un water con accanto degli stivali di gomma) e si diceva: “I miei vicini sono volpi, lepri, lupi, linci e orsi. Questa è la banda con cui vivo. Loro sono a casa, io sono un ospite qui. C’erano prima di me e continueranno ad esserci dopo. Che cosa gli lascio? Spazzatura. E le persone? Sono la nostra ricchezza principale. Verranno un giorno quaggiù? Eppure mi sono accorto che stanno avviando una nuova colonizzazione. E loro cosa vedranno? I cumuli di questo ben di dio?”. Così disse e dette inizio alla riabilitazione ecologica del suo angolo di mondo sperduto.

Foto di Viktorija Odissonova

Per prima cosa Aleksej Apollonovič decise di educare la popolazione alla raccolta differenziata, quindi scrisse un annuncio che diceva “Chi desidera prendere parte a un programma di raccolta differenziata dei rifiuti?”. Andò in bicicletta al paese vicino, Vysokovo, e appese il suo annuncio sulla porta dell’unico negozio della zona. Nessuno, tuttavia, chiamò al numero di telefono indicato nell’annuncio.  Allora Aleksej Apollonovič aggiunse una postilla – “e per soldi?” – che dette il via a un passaparola tra la gente del posto. “All’improvviso iniziano a chiamare. Quanto paghi? Dico io: e tu quanto mi dai? Quanta roba hai raccolto? La gente pensava che fosse un guadagno semplice. Andavano direttamente alle discariche e raccoglievano le bottiglie. Ma l’idea non era certo quella di raccattare i rifiuti dalla discarica!” racconta ridendo Aleksej Apollonovič.

Per di più pagava adeguatamente i raccoglitori: dette 2000 rubli a una donna per 20 sacchi di 200 litri di rifiuti assortiti e perfino 5000 rubli a un’altra famiglia perché “avevano raccolto così tanto che toccò noleggiare un furgone”. Di fatto Aleksej Apollonovič aveva ottenuto un proprio ‘ecotaxi’, solo che a pagarlo era lui stesso. Stando alle sue parole, con una pensione di 11mila rubli non aveva soldi a sufficienza per farlo. Inoltre, ben presto comparvero alcuni suoi seguaci forestieri. “Una decina di persone si appassionarono alle mie idee” – dice Aleksej Apollonovič sollevando verso il soffitto un dito nero sotto l’unghia – “vengono da altri villaggi. Loro raccolgono e conservano i rifiuti. Quando se ne accumula una certa quantità, noleggio il furgone e li porto via. Accade due volte all’anno, in primavera e in autunno. Questi rifiuti accumulati li porto qua. Nei sacchi ci sono rifiuti già differenziati in modo provvisorio, ovvero li raccolgono già separandoli. Qui in questo sacco hanno messo la plastica, in quest’altro si sente il rumore delle lattine e in questo i ciottoli dei vetri. Bene. Ecco la cosa più importante: ciò che di solito viene fatto nelle imprese di smaltimento dei rifiuti, qui viene fatto già a casa dalle persone stesse”.

Foto di Viktorija Odissonova

Aleksej Apollonovič raccoglieva l’immondizia altrui e contemporaneamente svolgeva attività di sensibilizzazione. Dal 2012 ha pubblicato sul giornale locale “Kologrivskij kraj” tre articoli, al mercato della città capoluogo ha condotto un sondaggio sull’opinione pubblica, insieme agli studenti ha partecipato ad attività di volontariato nelle quali ha insegnato ai bambini a fare la raccolta differenziata e ha spiegato loro che i rifiuti sono delle materie prime. Nel 2014 ha addirittura organizzato in due scuole un concorso letterario per insegnare fin dall’infanzia l’educazione ambientale. “Ho letto una trentina di elaborati scritti e ho capito che i bambini la pensano come me – e io che all’inizio pensavo di essere pazzo! I bambini sono consapevoli del problema dei rifiuti e propongono perfino delle soluzioni: multare, aprire delle imprese di riciclaggio dei rifiuti, non sporcare”. Dopo il concorso letterario Aleksej Apollonovič ha stampato dei questionari e ha condotto un sondaggio a Kologriv. Queste le domande: sussiste un problema ambientale nel territorio? La gente è disposta a risolverlo? “Ho girato due giorni per il mercato e ho raccolto 172 questionari. 101 persone hanno risposto che il problema ambientale c’è. 72 persone hanno risposto che sono disposte a collaborare per risolverlo. 14 hanno dato un contatto telefonico ma all’incontro con l’amministrazione locale tenutosi dopo il sondaggio si sono presentate soltanto due mie conoscenti, io ero il terzo, e gli altri quattro facevano parte dell’amministrazione locale. All’incontro l’amministrazione ha concluso che non c’era alcun tipo di problema e che prima la situazione era peggiore”.

Aleksej Apollonovič conserva nel pollaio il materiale per le prossime costruzioni (a sinistra i sacchi). Foto di Viktorija Odissonova

“La gente del posto non vede i problemi, girano il dito sulla tempia come per dire che sono fuori di testa” – sospira Aleksej Apollonovič. “Loro meglio di me sanno come è la vita da queste parti e per questo mi dicono: avesse visto cosa succedeva qua prima, non parlerebbe così. Adesso va bene, eccoli i cassonetti, che bellezza! Ma i cassonetti non sono ancora ovunque. Prova a entrare in una qualsiasi casa: hanno le tendine di tulle, i cristalli nelle vetrine, girano con le pantofole ai piedi. Ma la spazzatura la buttano nel bosco, quando non la lanciano oltre la recinzione”.

Tuttavia Aleksej Apollonovič è riuscito a ottenere determinati successi nell’ambito dell’educazione ambientale. Per esempio i villeggianti delle dacie di Polovinnovo con il tempo hanno iniziato a differenziare per lui i rifiuti. E per di più gratis. A dir la verità, non tutti soddisfano la sua richiesta principale, ovvero che i rifiuti siano privi di scarti alimentari. Perciò in qualche modo tocca ad Aleksej Apollonovič ripulire “le lattine di latte condensato avanzato”.

Foto di Viktorija Odissonova

Ma che cosa ne ha fatto Aleksej Apollonovič dei chili di rifiuti altrui? All’inizio li accumulava. Ma quando si è ritrovato pieno di rifiuti differenziati, si è “rivolto alla comunità” pubblicando il suo programma sul giornale di Kologriv: “ho scritto che mentre in Russia ci si interroga sul problema della nazionalità, nel distretto di Kologriv ci si chiede: che fare?”. Ho proposto lo sviluppo dell’ecoturismo sul territorio: infatti qua abbiamo la lontananza dai centri urbani, la riserva naturale, l’aria pulita. In fondo all’annuncio ho lanciato un concorso per la miglior soluzione al problema dello smaltimento, affinché la gente si inventasse qualcosa per convertire i rifiuti. Qualora l’avessimo trovata, ne avremmo fatto tesoro e saremmo andati verso un futuro più roseo. Ma nessuno ha chiamato al numero di telefono indicato nell’annuncio, fatta eccezione per cinque conoscenti di Aleksej Apollonovič che “avevano chiamato soltanto per esprimere la propria approvazione”.

Insomma, a vincere il concorso fu Apollonyč stesso, che a quel tempo aveva già elaborato un programma di riutilizzo dei rifiuti per la costruzione edile. E lo mise in atto, dato che “le condizioni erano ideali, i forestieri venivano raramente, nessuno ti veniva a chiedere che cosa stessi facendo”.

Foto di Viktorija Odissonova

“La tecnica si affina con il lavoro manuale” dice Aleksej Apollonovič mentre si mette accovacciato alla stufa. Poi tira fuori una bottiglia vuota di Sprite, la fissa su un bastone che sta sempre vicino alla stufa e la mette sul fuoco (il vicino già da molto tempo gli ha scritto in un foglietto quale plastica si può bruciare e quale no). Dopo una decina di secondi tira fuori qualcosa di duro, bruciacchiato e accartocciato e dice: “Questo è per togliere l’aria. Si chiama semilavorato. In questo modo ho costruito la sauna e i paletti della recinzione. Che poi la sauna è risultato molto più economico farla così che costruirla con il legno”. Andiamo nel cortile per vedere la recinzione e la sauna. Per la strada Aleksej Apollonovič indica un punto in mezzo alla neve dicendo: “Là ho visto le orme di una volpe. Passano vicino a casa”.

La sauna costruita con la plastica riciclata. Foto di Viktorija Odissonova

La sauna è una sauna normale, soltanto che le pareti sembrano cave. Dentro è rivestita di legno, mentre l’esterno è di cartongesso. Nel mezzo c’è una colata di calcestruzzo con il riempitivo ottenuto dai rifiuti. Anche i pali della staccionata sono fatti dello stesso riempitivo; Aleksej Apollonovič mette in una forma di legno allungata le bottiglie bruciate, i vetri e i barattoli con i detriti di rifiuti, ricopre il tutto con una malta di cemento e ottiene così i paletti. Lo scorso anno scoppiò un caso mediatico attorno a questi paletti, arrivarono giornalisti da Kostroma e da Mosca chiedendo ad Aleksej Apollonovič come li avesse costruiti. In seguito all’apparizione di Aleksej Apollonovič in televisione sul Pervij Kanal, arrivarono i primi ordini. Una signora di Kologriv gli commissionò subito 50 paletti e gli chiese se fosse stato possibile l’impiego di materiali riciclati nell’arredo per esterni perché doveva ristrutturare il cortile.

Futuri paletti. Foto di Viktorija Odissonova

E così per tutto l’inverno Aleksej Apollonovič prepara semilavorati, mentre d’estate mette di nuovo in moto la sua betoniera e continua a “salvare la Terra”. Lo rammarica soltanto che nessuno per ora abbia visto delle prospettive particolari in questa lavorazione dei rifiuti. Eppure le prospettive sono molte: “nelle imprese di smaltimento dei rifiuti la lavorazione consiste nel 20% del lavoro, ovvero per il 20% del tempo vengono lavorati i rifiuti, per tutto il tempo restante vengono bruciati. Noi possiamo offrire l’80% della lavorazione. In più in ogni villaggio ci sarebbe un punto di smaltimento. E se qualcuno viene da me dicendomi di voler fare lo stesso, gli mostro la procedura, gli spiego tutto: prendi, fai”.

Ma non viene nessuno. Prima di andare via ho chiesto ad Aleksej Apollonovič perché facesse tutto questo. Ed ecco cosa ha risposto: “Voglio godermi al massimo il resto della mia vita. Il poeta vorrà scrivere un poema, il pittore vorrà dipingere un quadro, Ciolkovskij (pioniere dell’aeronautica, n.d.t.) voleva lanciarsi nello spazio. E anche io sono un essere umano e non voglio vivere inutilmente. Ma cosa posso fare? Ecco quel che so fare. Questo mi tiene a galla, dà un senso alla mia esistenza. La gente intorno vede tutto ciò e se lo annota, come i bambini imparano dai genitori. Vedono che esistono delle alternative. Io sono una di quelle persone che offre la diversità nella vita. Perché si può star là ad aspettare il giorno in cui lo stato arriverà e fornirà i servizi, ma si può anche aspettare e rendere migliore ciò che ti circonda”.

FONTE: novayagazeta.ru, 2 Marzo 2019 – di Artem Raspopov, Traduzione di Beatrice Pallai