Il mezzo di trasporto fatale della letteratura russa

Il 6 aprile 1899 a Mosca venne messo in funzione il primo tram elettrico. La sua comparsa sulle strade fu come un miracolo. Del tram affascinavano la comodità e la velocità, sbalordiva la sua perfezione tecnica. Esso fece rapidamente irruzione nella cultura del XX secolo, divenendo simbolo di una nuova era in rapido sviluppo, di progresso e, curiosamente, di morte.

A quanto pare, la gente ad inizio secolo aveva tutte le ragioni per vedere questo mezzo di trasporto come un oggetto pericoloso: secondo il famoso manifesto “Ricordati delle ruote!”, solo nel 1925 duecento persone vennero investite da un tram. Non sorprende quindi che nella letteratura russa esso sia divenuto qualcosa di simile ad un moderno traghetto di Caronte.

Le opere  di Vladimir Nabokov

Uno degli autori nei cui testi il tram viene citato più spesso è Nabokov. Franz, l’eroe del romanzo “Re, donna, fante” (1928), prevede a seconda del numero pari o dispari del tram se la sua amata, Marta, morirà oppure no. Ma per ironia del destino, lì accanto passa un tram senza numero, e con i finestrini sbarrati. E proprio nel vagone di un tram trascorre il suo ultimo viaggio il giocatore di scacchi Lužin (nel romanzo “La difesa di Lužin”, 1929) poche ore prima di suicidarsi. È attraverso questo mezzo di trasporto che dimostra la propria potenza la donna-diavolo nella “Favola” di Nabokov (1926):

«Vedete, ecco, lì attraversa la strada un signore con gli occhiali tartarugati. Vedrete che gli arriverà addosso un tram».

Nei testi di Nabokov, l’immagine metaforica del tram è quasi sempre accostata al motivo della morte e perennemente racchiusa in un contesto mistico.

Il drago”, di Evgenij Zamjatin

Nel racconto “Il drago” (1918), i tram vengono portati «fuori dal mondo mortale». 

Lo stesso «drago» (un soldato dell’Armata rossa pieno di rabbia), che l’autore chiama paradossalmente «guida nel regno dei cieli», «esiste» temporaneamente nel momento in cui si trova sulla piattaforma del tram. Proprio in questo punto, sulla piattaforma, l’eroe decide il destino degli esseri viventi: salva un passero da una morte crudele nel gelo e racconta di come ha recentemente spedito, in quello stesso aldilà, una persona dal «muso intelligente». In questo piccolo racconto metaforico, Zamjatin mostra la tragedia della città rivoluzionaria, la quale, come menzionato nel testo in riferimento al tram, corre verso l’ignoto.

«Il tram smarrito», di Nikolaj Gumilev

 L’eroe lirico del poema “Il tram smarrito” (1921) salta sul predellino del vagone che, «attraverso la Neva, attraverso il Nilo e la Senna» lo porta in una terra dove «…Invece di cavoli e rape / Vendono teste mozzate». È chiara la metafora? Essa comparirà successivamente nel romanzo di un altro famoso autore.

Il tram smarrito” di Gumilev è un poema che divenne famoso dopo la morte del poeta, e che fu percepito dai contemporanei come profetico. Irina Odoevceva ricorda che Gumilev disse, a proposito della sua creazione: 

«Potete congratularvi con me per i versi davvero straordinari che ho composto tornando a casa. E così inaspettatamente. — Egli ci pensò per un momento. — E ora non capisco nemmeno come sia accaduto.  Stavo attraversando un ponte sulla Neva, era l’alba, e non c’era nessuno intorno a me. Niente. Solo i corvi gracchiavano. E all’improvviso, vicinissimo a me, è sfrecciato un tram. Le scintille delle ruote erano come una traccia di fuoco sull’ alba rosa. Mi sono fermato. D’un tratto qualcosa mi perforò, balenò nella mia mente. Il vento mi soffiò sul viso, e fu come se io ricordassi qualcosa accaduto molto tempo fa, e allo stesso tempo come se vedessi cosa sarebbe accaduto dopo».

Il Maestro e Margherita”, di Michail Bulgakov

L’apparizione di maggiore impatto di un tram in un testo letterario è forse l’episodio della morte di Berlioz nel romanzo “Il Maestro e Margherita”. L’olio versato da Annuška e la testa mozzata sono diventati immagini iconiche nella letteratura.

Il tram appare ai Patriaršie senza passeggeri o controllore, guidato da una komsomolka con una fascia scarlatta, una sorta di “Olandese volante”. Sbuca senza fare rumore, inaspettatamente, «s’illumina di colpo di elettricità dall’interno», e dopo pochi secondi il sempre cauto Berlioz si ritrova improvvisamente sotto le sue ruote.

Di certo, Bulgakov, lavorando al romanzo, ha tenuto conto dell’esperienza dei suoi colleghi, ma gli esperti letterari sono certi di una cosa: con la figura del tram lo scrittore aveva legami personali, e non è un caso che Michail Afanas’evič abbia scelto tale mezzo di trasporto come strumento di esecuzione. Per diversi anni, Bulgakov visse sulla Bolšaja Pirogovskaja, al civico 35а. Non lontano da casa sua si trovava una rimessa per i tram, e due volte al giorno, al mattino presto e dopo mezzanotte, cortei di vagoni passavano vicino all’appartamento dello scrittore, scuotendone le pareti con il loro fragore.

Il dottor Živago”, di Boris Pasternak

C’è ancora un altro personaggio per il quale la figura del tram nel testo è legata alla morte, ovvero il dottor Živago. Un tram che continua a guastarsi costantemente trasporta Živago in quello che è, letteralmente, il suo ultimo viaggio. Il dottore riesce, nonostante tutto, a saltare giù dalla propria bara metaforica, sul marciapiede, ma già mentre si trova ancora sul vagone, comprende che «qualcosa dentro di lui si è spezzato, che ha compiuto un atto fatale».

I critici associano spesso l’episodio del “tram fatale” nel “Dottor Živago” al già citato poema di Gumilev. La parte in cui il vagone trasporta il protagonista del romanzo «dalla via Kudrinskaja al Giardino zoologico», richiama alla mente del lettore erudito il culmine del poema di Gumilev:

«Adesso ho capito: la nostra libertà / Solo da lì la luce pulsante, / Le persone e le ombre stanno all’ingresso / Del giardino zoologico dei pianeti».

FONTE: culture.ru – Traduzione di Michael Bianchi

Michael Bianchi

Nato a Roma con sangue italiano e belga, 3 mesi a San Pietroburgo durante il centenario della Rivoluzione hanno reso il mio cuore un po' russo. Traduco per RIT per raccontare questo mondo affascinante, a tratti fiabesco, figlio di una storia e una cultura che risuonano di un’eco mitica e millenaria.