Storia del primo test nucleare sovietico

70 anni fa nel Poligono nucleare di Semipalatinsk (oggi in Kazakistan) l’Unione Sovietica effettuava il suo primo test atomico

Il 29 agosto 1949 un gruppo di scienziati sovietici sotto la guida di Lavrentij Berija effettuò il primo test della bomba atomica RDS-1. L’esplosione degli edifici eretti appositamente per l’esperimento, dei mezzi militari e degli animali a raffigurare i soldati fu dichiarata riuscita. Per la soddisfazione di Stalin i tecnici dell’Unione Sovietica erano riusciti a stupire gli americani. Da quel giorno gli Stati Uniti persero il monopolio nell’industria nucleare.

Per realizzare il progetto atomico sovietico fu deciso di avvicinarsi ai prototipi americani il cui funzionamento era già stato dimostrato nella pratica, in particolare, con i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. Quando le due città giapponesi subirono l’attacco con quest’arma di distruzione di massa, in Unione Sovietica iniziarono subito urgenti preparativi per la creazione di una bomba che servisse da contrappeso. Come è noto, già in luglio alla Conferenza di Potsdam il presidente americano Harry Truman si era vantato con Josif Stalin della nascita per mano degli scienziati del suo paese della prima bomba atomica. Il leader sovietico aveva risposto solo con un sorriso ma la sera stessa aveva incaricato Vjačeslav Molotov di avviare un proprio progetto.

Иосиф Сталин и президент США Гарри Трумэн на Потсдамской конференции во дворце Цецилиенхоф. 27 июля 1945 года

Stalin e Truman alla Conferenza di Potsdam nel 1945
 

La direzione del programma nucleare dell’URSS fu affidata ad uno degli uomini chiave dell’amministrazione sovietica, indipendentemente dal posto che occupava: Lavrentij Berija.

A capo del lavoro scientifico fu messo Igor’ Kurčatov, conosciuto nel mondo per i successivi settant’anni come il padre della bomba atomica sovietica. Gli scienziati scherzavano tra di loro: il successo del progetto li avrebbe portati alle stelle, un fallimento nella preparazione della bomba avrebbe portato ognuno di loro alla ghigliottina. Era un’epoca molto particolare e la figura del capo veterano del Commissariato del popolo per gli affari interni (NKVD) costringeva a non nutrire troppe speranze: le conseguenze in caso di insuccesso sarebbero state serissime. Per la direzione del progetto atomico venne creato il Comitato speciale del Commissariato del popolo sovietico sotto la presidenza di Berija che informava personalmente Stalin sugli sviluppi. Il suo vice era Boris Vannikov, commissario del popolo per le munizioni.

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Il fisico Igor’ Kurčatov, considerato il padre della bomba atomica sovietica

Ninel’ Epatova, scomparsa ad agosto del 2019 all’età di 95 anni, veterana dell’industria atomica sovietica che divenne successivamente una famosa poetessa, partecipò alla creazione della prima bomba atomica e ricordò positivamente Berija come direttore del progetto. La Epatova vide il Commissario del popolo per gli affari interni durante una sua visita al Čeljabinsk-90, una fabbrica di plutonio dove lei lavorò dal febbraio del 1949.

“Nel 1949, quando iniziammo a lavorare alla massima potenza, vennero da noi Kurčatov e Berija. Vennero proprio nel nostro laboratorio. Berija allora non era affatto la persona che dipingono oggi. Era tormentato, non dormiva, con gli occhi rossi e le borse sotto agli occhi, con un impermeabile sporco, non molto lussuoso. Lavoro, lavoro, lavoro. Non ci guardava neppure, caro. Il primo giorno arrivò, scese dalla macchina e si grattò il culo: “Che brutte strade avete!”. Il giorno dopo arriva zoppicando: si butta a dormire ma la rete del letto sotto di lui si rompe. E non mandarono in galera nessuno per questa cosa.

Qualcuno poi gli tagliò l’impermeabile. E anche in questo caso non spedirono nessuno in prigione. Ho come l’impressione che se ne fregasse di tutto, tranne che del lavoro”, raccontò la Epatova.

I servizi segreti organizzati da Berija accumulavano informazioni scientifiche sulla bomba atomica americana. Per questo motivo la costruzione della bomba si basò in buona parte sull’americana “Fat Man”. Le sole parti uniche nel loro genere furono il corpo balistico e il cablaggio elettronico. Nell’estate del 1949 tutte le questioni principali sulla creazione della bomba furono approvate. Il programma di test fu elaborato in una delibera speciale dal Consiglio dei ministri dell’Unione Sovietica.

La prima bomba atomica sovietica ricevette il nome di RDS-1. Questa denominazione derivava dalla delibera governativa che aveva cifrato la comba come “motore a reazione speciale”, abbreviato in RDS (“reaktivnij dvigatel’ spezial’nij”). Questa abbreviazione entrò nel gergo comune dopo il primo test e fu decifrata in diversi modi: “motore a reazione di Stalin” (“reaktivnij dvigatel’ Stalina”), “la Russia da fa sé” (“Rossija delaet sama”) e altri.

 Первая советская атомная бомба РДС-1 в музее Российского федерального ядерного центра

La prima bomba atomica sovietica RDS-1 nel Museo federale del centro nucleare russo

La responsabilità per l’organizzazione dei lavori di preparazione dei test della RDS-1 fu data a Julia Kharitona, costruttore capo del KB-11 (Istituto russo di ricerca scientifica per la fisica sperimentale). Il suo vice per il lavoro sperimentale Kirill Šhelkin lasciò un resoconto lungo 19 pagine e chiaro anche ai non addetti sull’esplosione della bomba, intitolando i suoi appunti “Breve descrizione dei lavori del KB-11 eseguiti al poligono Nr. 2 per la preparazione e l’esecuzione dell’esperimento”. Proprio Šhelkin firmò il ricevimento della RDS-1 dal reparto di montaggio e il giorno del test inserì la carica iniziale nella sfera di plutonio del dispositivo. Lo scienziato, specializzato in combustione e detonazione, fu l’ultimo ad uscire e a chiudere con il piombo l’entrata della torre con la RDS-1 e, successivamente, a premere il tasto “Avvio”. A dirigere il processo vi era una commissione statale con a capo Mikhail Pervuchin.

“In relazione alla difficoltà e all’estrema importanza del lavoro, la preparazione dell’esperimento si è tenuta in due fasi, in buona parte eguali”, racconta Šhelkin. “La prima fase si è tenuta al KB-11 tra maggio e luglio del 1949, la seconda al poligono Nr. 2 tra il 24 luglio e il 26 agosto. Dal 27 al 29 agosto sono stati eseguiti i compiti finali con il prodotto militare, esploso alle ore 07.00 del 29 agosto 1949. Al KB-11 sono stati registrati tutti i fotogrammi necessari, è stata elaborata una tecnologia per la realizzazione dell’esperimento, sono stati nominati i direttori di tutte le fasi del lavoro e sono state eseguite quattro esplosioni di esercitazione durante le quali è stata definitivamente perfezionata la tecnologia dell’esperimento, ad eccezione del lavoro delle ultime quattro ore che non è stato possibile eseguire al KB-11”.

La bomba era lunga 3,7 metri, con un diametro di 1,5 metri e un peso di 4,6 tonnellate.

Sul posto dell’esperimento, ad un raggio di 10 km, furono costruiti degli edifici, radunati dei mezzi militari e portati alcuni animali, ai quali sarebbe toccata una sorte crudele.

Usando la loro morte come modello, gli scienziati avevano intenzione di studiare il grado di influenza dei fattori distruttivi sugli organismi viventi. Si presumeva non solo di dimostrare il funzionamento della prima bomba atomica sovietica, ma anche di studiare l’effetto distruttivo della nuova arma. Ad una distanza di un chilometro dal futuro epicentro e, successivamente, ogni 500 metri furono piazzate dieci autovetture nuove “Pobeda”. A completare il quadro c’erano anche 53 aerei di vario tipo, pezzi d’artiglieria, veicoli blindati e 25 carri armati. Due di loro furono rivestiti con lastre di piombo per l’esplorazione radioattiva e l’analisi del territorio.

Nel libro di Dmitrij Verkhoturov “Guerra nucleare. Tutti gli scenari sulla fine del mondo” si narra che il terreno al Poligono di Semipalatinsk fu diviso in 14 settori speciali, tra i quali vi erano due settori con fortificazioni, due settori fisici, un settore con edifici e costruzioni civili, un settore con vari tipi di armamenti. In questi settori erano state edificate delle costruzioni sperimentali. Per esempio, nel settore civile furono innalzate due case di mattoni a tre piani e alcune case in legno, ad imitare i tipici quartieri abitativi del tempo, furono tirate le linee della corrente elettrica e realizzate strade e ferrovie con ponti. Nel luogo dei test apparvero acquedotti e fognature, oltre a pozzi di diverse profondità a simulare le metropolitane. In altre parole, l’obiettivo dell’esplosione atomica avrebbe dovuto essere una tipica città della fine degli anni Quaranta.

Alle ore 6 e 18 minuti Šhelkin arrivò al centro di comando dove informò Berija e Kurčatov che l’esplosione era pronta. Intanto il meteo peggiorava, motivo per cui fu presa la decisione di anticipare il lancio di un’ora. Il conto alla rovescia iniziò 25 minuti prima dell’esplosione. 12 minuti prima del lancio fu acceso, invece, l’interruttore automatico. 20 secondi prima dello scoppio entrò in funzione l’ultimo e principale meccanismo del dispositivo, accendendo l’alimentazione.

Successivamente Šhelkin raccontò ai colleghi che quegli istanti furono i più complicati della sua vita. Tentava di lenire il suo cuore malato con sorsi di Valokordin (medicinale con effetti rilassanti, ndt).

La prima esplosione atomica sovietica avvenne alle 7 del mattino del 29 agosto 1949. La potenza della bomba superava i 20 chilotoni. La detonazione chiara e abbagliante illuminò l’assonnata e quasi autunnale steppa. Dopo 30 secondi, l’onda atomica raggiunse il punto di comando. L’Unione Sovietica diede agli americani un segnale forte: da quel giorno il loro monopolio sull’arma nucleare non esisteva più.

L’esplosione della RDS-1

Il giorno successivo allo scoppio i partecipanti dei test tornarono sul luogo dell’esperimento. Davanti ai loro occhi appariva un paesaggio di totale distruzione. Il danno superò le aspettative dei tecnici. Per esempio, sul posto della torre di 37 metri sulla quale era stata fissata la bomba si era creato un cratere di tre metri di diametro. Sul fondo si vedevano solo i resti delle fondamenta. Il terreno circostante era fuso. Gli animali erano stati spazzati via. Dei 1538 animali utilizzati nell’esperimento (cani, pecore, capre, maiali, conigli e topi) ne morirono 345.

Gli edifici civili situati nel raggio di 50 metri dall’epicentro si trasformarono in rovine. Ovviamente anche tutte e dieci le auto “Pobeda” bruciarono completamente, incluse quelle che si trovavano a 5 chilometri dall’epicentro. Ironicamente, il governò premiò i tecnici creatori della bomba regalando loro automobili di questa marca.

I mezzi militari nel raggio di 500-550 metri furono sradicati e capovolti. I carri armati furono rinvenuti sul fianco con le torrette in frantumi. In realtà i T-34 a 500 metri dall’esplosione subirono solo piccoli danneggiamenti. Resistette anche l’edificio in cemento armato con il carroponte per montare la carica. L’onda radioattiva investì 11 distretti amministrativi nella regione dell’Altaj.

Fino al 1951 furono costruite una serie di RDS-1, stando a varie fonti, dalle cinque alle ventinove bombe.

I test al Poligono di Semipalatinsk furono tenuti rigorosamente segreti, tuttavia già il 3 settembre gli americani ricevettero informazioni sul successo delle esplosioni. L’analisi dei campioni dell’aria nella zona della Kamchatka, recuperati con l’ausilio di un aereo da ricognizione per la meteorologia dei servizi segreti americani, dimostrò la presenza di isotopi, ad indicare uno scoppio nucleare. Il 23 settembre il presidente Truman annunciò l’avvenuta esplosione nella steppa kazaka. Gli americani si aspettavano che gli scienziati sovietici sarebbero riusciti a costruire la bomba atomica non prima del 1952. Si ritiene che i test al Poligono di Semipalatinsk li colsero alla sprovvista: ora l’Unione Sovietica era allo stesso livello degli Stati Uniti per quanto riguardava la potenza militare.

Il quotidiano “Pravda” reagì alle parole di Truman con una nota nella quale rimproverava gli americani per lo scetticismo nei confronti delle possibilità dell’Unione Sovietica:

“Il 6 novembre 1947 il ministro degli esteri Molotov fece una dichiarazione riguardo il segreto della bomba atomica, affermando che “già da un po’ questo segreto non esiste più”.

Questa dichiarazione significava che l’Unione Sovietica aveva già scoperto il segreto dell’arma atomica e che ne era in possesso. I circoli scientifici americani recepirono questa dichiarazione come un bluff, credendo che i russi avrebbero avuto un’arma nucleare non prima del 1952. Nel contempo l’esecuzione dei test al Poligono di Semipalatinsk non veniva confermata né smentita. L’8 marzo 1950 il vicedirettore del Consiglio dei ministri Kliment Vorošilov annunciò ufficialmente che l’Unione Sovietica era in possesso della bomba atomica.

 

Fonte: Gazeta.ru, 29/08/2019. Articolo di Dmitrij Okunev. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.