Il cetriolo come opportunità per la Russia: che cosa ha chiesto l’agricoltore Boris Akimov a Putin?

Boris Aksimov, fondatore di Lavkalavka (cooperativa che mette in contatto contadini con i consumatori finali N.d.T.) e oggi lui stesso un agricoltore, trovatosi in prima linea con Putin, gli ha chiesto di avviare un programma legato ai prodotti di origine protetta. Il presidente ha inaspettatamente accettato, affidando l’incarico al Ministero dell’agricoltura.

Su richiesta di Afisha Daily, Boris ha raccontato che cosa aveva in mente e in che misura la sua idea sarebbe utile per l’economia.

Nel film Scemo & Più scemo, una delle mie scene preferita è quella in cui il protagonista cerca di uscire con una ragazza che gli dà continuamente buca. «Quante possibilità ho?» – «Non molte!» – «Quante possibilità ho?» – «Non molte!» – «Quante possibilità ho?» – «Non molte!» – «Vuoi dire non molte, tipo una su cento?» – «Io direi, piuttosto una su un milione». – «Allora mi stai dicendo che una su un milione c’è!» Questo personaggio, non mi ricordo più se è Scemo o Più scemo, sono io. Lo stesso personaggio che non solo è finito inaspettatamente sulla linea diretta di Putin ma è anche rientrato tra le otto persone a cui è stata concessa l’opportunità di parlare con il presidente (tra le 150 persone presenti in sala).

Qualche anno fa insieme a Lavkalavka abbiamo avviato un programma dal nome ”Rinascimento vegetale”. Allora avevo appena scoperto l’esistenza dei cetrioli di Murom, della cipolla di Danilov e di altri ortaggi rari tipici di alcuni piccoli territori. La cosa si è rivelata interessante anche se applicata agli animali. Ad esempio Pavlov, una monocittà (cittadina la cui economia è dominata da una singola industria o azienda, N.d.T.) nella regione di Nižnij Novgorod, si è distinta per una speciale razza di pollo, la città di Romanov per le sue pecore. E così via.

Molto tempo dopo abbiamo lanciato uno strumento volto alla creazione di prodotti legati al territorio. Nella regione di Ust’-Labinsk nel Territorio di Krasnodar è così apparso il pane casalingo di farro, mentre nella regione di Pereslavskij nella Oblast’ di Jaroslavl’ un peculiare tipo di prosciutto crudo.

Da questa serie di ricerche ed esperimenti è nata la strategia dei prodotti regionali: ogni territorio ha le sue tradizioni, i suoi gusti, le sue possibilità. E in tutto questo non è la parte gastronomica che mi interessa maggiormente. Questi prodotti rappresentano un reale strumento per lo sviluppo del territorio, un’opportunità per le piccole aziende e i produttori di fare dei grandi passi in avanti.

Chiudo gli occhi e m’immagino la città di Danilov così come avrebbe potuto essere se solo fosse stata in Francia. La cittadina è la patria di una delle più antiche varietà di cipolla. Campi di cipolla, coltivatori di cipolla, zuppa di cipolla, ristoranti specializzati in piatti a base di cipolla, alberghi dedicati alla cipolla e la cipolla locale in bella mostra sugli scaffali dei supermercati, tutto a base di cipolla.

Ma la cittadina di Danilov non si trova in Francia. Ed è già tanto riuscire a trovare della cipolla locale cruda. Non esiste nessuna forma di economia locale legata alla cipolla. Ma potrebbe esistere! Continuando a sognare ad occhi aperti, questa sì che sarebbe una vera rivoluzione socio-gastronomica a livello mondiale. Ma in realtà non si tratta solo di agricoltura o di gastronomia. Per ogni cetriolo di Murom (una delle più antiche varietà di cetriolo in Russia, conosciuta sin dal Medioevo), per ogni asparago di Poreč’e-Rybnoe, per ogni oca di Cholmogory (la più antica razza russa di oche), crescono le possibilità di trasformare il territorio in modo radicale.

Ecco, guardate. Oggi il mercato appartiene alle holding agricole. Il 90% del sostegno statale è destinato al 10% delle più grosse aziende del paese. I profitti di tali aziende vanno a finire al di fuori del territorio dove il lavoro viene effettivamente svolto, nel migliore dei casi a Mosca, ma molto spesso off shore.

Una grande impresa sfamerà anche il paese con pollame, carne e grano, ma che cosa avviene concretamente nei territori in cui hanno sede tali holding?Monopolizzazione della terra e della produzione, la morte della biodiversità e, cosa più importante, una degradazione del suolo dal punto di vista sociale, in quanto a che servono centinaia e migliaia di persone volenterose dei villaggi se si può metter su una fabbrica e assumere lavoratori da fuori? Ed ecco sorgere la fabbrica, una mega fattoria di cui dal punto di vista sociale in un paio di anni non resterà altro che terra bruciata Combattere questo fenomeno è possibile, ma praticamente inutile.Occorre una via d’uscita costruttiva che dia la possibilità alla piccola impresa e ai contadini di crescere sotto condizioni analoghe a quelle delle holding agricole, rafforzando, così, il proprio territorio.

E io vedo i prodotti di origine locale come una tangibile realtà parallela. Si tratta di quell’elemento magico che trasforma il capitale sociale del territorio nel meccanismo economico del suo stesso sviluppo. Siamo tutti abituati a prodotti occidentali come il prosciutto di Parma, che può essere prodotto solamente nel territorio della città di Parma. Per non parlare del vino: i vini con denominazione di origine controllata sono la norma. Dobbiamo applicare la stessa strategia alla realtà russa. Funzionerebbe in questo modo:

1. Marketing

Il consumatore viene a sapere dell’esistenza dell’eccezionale cipolla di Danilov. È particolarmente gustosa, ha un aspetto particolare, ha una sua storia e può essere coltivata solo nella Oblast’ di Jaroslavl’. E per questo ha un prezzo più alto.

2. Produzione

I piccoli contadini e le fattorie della regione iniziano a coltivare questa varietà di cipolla, intercettando la domanda per questo particolare prodotto territoriale che non avrà concorrenti bielorussi. Questo vuol dire che il prezzo di queste cipolle sarà leggermente superiore alla media.

3. Distribuzione

Attraverso centri di smistamento le cipolle verranno immesse nei punti vendita che avranno chiaro in mente che, se il punto 1 e la logistica funzionano, anche il consumatore finale sarà disposto a pagare dei rubli in più. E, bingo!, la cittadina di Danilov è diventata la capitale russa delle cipolle (vedere sopra il mio sogno). Ecco come si crea un prodotto traino per l’economia sociale del territorio. Che dà la possibilità ai piccoli contadini di sentirsi molto più sicuri persino con le condizioni politiche attuali, in cui il governo sostiene le holding agricole e la monopolizzazione del mercato.

Di cittadine come Danilov ce ne sono centinaia. Mettiamo il caso che ci sia una probabilità su un milione di avere successo. Vale la pena tentare.

Vladimir Putin ha replicato così: «Avete perfettamente ragione per quanto riguarda il sostegno ai brand locali, bisogna prendere in considerazione questa soluzione. Chiederò al Ministro dell’agricoltura Dmitrij Nikolaevic Patrusev di formulare una proposta».

Fonte daily.afisha, 21/06/2019 – Traduzione di Violetta Giarrizzo

 

Violetta Giarrizzo

Nata in Russia nella lontana Repubblica di Calmucchia, tra steppe, tulipani e templi buddisti, vivo ormai da quasi vent'anni nella mia amata Torino. Laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con specializzazione in lingua inglese e polacca, mi sono riavvicinata nell'ultimo periodo alla Russia e alla sua affascinante cultura.