“Il biglietto stellato”, di Vasilij Aksenov

Il biglietto stellato non è soltanto il primo best-seller della storia della letteratura sovietica, ma è una fotografia a colori del Disgelo, che si perde tra le mille fotografie dell’URSS in bianco e nero.

A partire dal titolo, un chiaro riferimento alla conquista del cosmo intrapresa proprio in quegli anni, e al senso di speranza e di fiducia nel futuro che caratterizzano l’era di Chruščëv, il romanzo è un’assoluta novità nel panorama letterario russo dell’epoca, sia dal punto di vista stilistico, sia da quello dell’intreccio, dei temi trattati e dell’ideologia. Vasilij Aksenov, nato nel 1932, figlio di due dissidenti riabilitati e della sua epoca di speranze, narra con uno stile originale, dinamico e frenetico le avventure, i desideri e le paure di un gruppo di ragazzi nati dopo la Rivoluzione, dopo le Purghe e dopo la Guerra.

Copertina del libro "Il biglietto stellato"
Copertina de Il biglietto stellato, Vasilij Aksenov, Oscar Mondadori, 2009

Il biglietto stellato si sviluppa su due piani paralleli che a tratti si incontrano: essi rappresentano due generazioni che convivono nella stessa epoca, ma che sono molto distanti tra loro. I diciassettenni Dimka, Alik, Jurka e Galya esprimono la spensieratezza e la leggerezza tipica dell’adolescenza e della loro generazione, che a differenza di quella precedente non ha vissuto particolari disgrazie durante l’infanzia. il quartetto intraprende un viaggio di stampo picaresco verso l’Estonia, che nell’immaginario dell’URSS rappresentava un luogo esotico, con spiagge e misteriose fortificazioni.

Le loro famiglie e il fratello maggiore di Dimka, il dottorando Viktor, portano avanti invece i valori della serietà e della responsabilità tipici dell’ideologia sovietica. Quale dei due piani trionfa? In realtà entrambi, perché l’inaspettato finale ci restituisce un Dimka maturo e responsabile, profondamente cambiato dal viaggio che ha compiuto.

Pur riprendendo i canoni del romanzo di formazione e del romanzo di viaggio, Il biglietto stellato rappresenta un’assoluta novità nella letteratura russa e sovietica, a partire proprio dal modo in cui vengono affrontati questi due temi. Il viaggio che i ragazzi intraprendono non ha una meta precisa, ma solo l’obiettivo di portarli lontano da Mosca, dal condominio Barcellona con i suoi mille occhi e dai loro genitori. Non partono con una ragione specifica dettata dall’amore per la patria o dal desiderio di conquista, ma con l’unico desiderio di godersi le vacanze e di vivere secondo i loro desideri.

Questa scelta li catapulta in uno spazio quasi esotico, quello di Tallinn e delle spiagge circostanti: un romanzo russo ambientato in parte su una spiaggia soleggiata è qualcosa di molto poco convenzionale, lontano anni luce dalle strade innevate e dalle case di campagna dei romanzi Ottocenteschi o dalle fabbriche e dalle centrali idroelettriche del Realismo Socialista. Tallinn però non è solo un luogo di ozio, ma è anche sede di misteri e di grandi passioni, che portano il gruppo a dividersi per proseguire autonomamente, sia nel loro percorso di crescita, sia nel viaggio.

Foto in b/n di ragazzi sulla spiaggia

Parallelamente, anche il serio e posato Viktor intraprende un viaggio metaforico, che dovrebbe condurlo verso il suo ingresso nel mondo accademico e nella vita adulta a fianco della perfetta Šuročka. Come in ogni viaggio, però, ci sono degli imprevisti che cambieranno per sempre la sua vita e quella del fratello Dimka.

Lo stile è un altro aspetto completamente innovativo di questo romanzo: il linguaggio è ricco di slang, versi di canzoni e slogan pubblicitari; i dialoghi si fondono quasi completamente con la narrazione, nella quale c’è una fitta polifonia di voci narranti, a tratti esterne, a tratti interne ai personaggi. Il narratore sembra scivolare armoniosamente da un personaggio all’altro, dando voce ai loro pensieri e alle loro paure. Riflessioni profonde si alternano a schermaglie amorose adolescenziali, litigi furibondi e battute di spirito: questo costante cambiamento nel ritmo narrativo crea uno stile dinamico, brillante e coinvolgente.

Si tratta del romanzo perfetto per avvicinarsi al mondo della letteratura russa: lo stile fresco e giovane non tradisce la tendenza tutta russa all’introspezione e alla riflessione attenta sugli avvenimenti della vita.

Prima andiamo al lido di Riga. Ci riposiamo un po’ (cavoli, dovremo pur riposarci, no?) e ci dirigiamo a piedi verso Leningrado, passando lungo la costa. Strada facendo potremmo lavorare in qualche kolchoz di pescatori. […] Meglio essere un vagabondo e fallito, piuttosto che rimanere tutta la vita un bambino che lascia decidere gli altri al posto suo!

Recensione a cura di Alice Amati


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