«Un ribelle peggiore di Pugačëv»: come fu punito Radiščev

Come fu perseguito Radiščev per il suo libro Viaggio da Pietroburgo a Mosca.

Lo scrittore, pensatore e politico Aleksandr Radiščev fu arrestato su ordine di Caterina II il 13 luglio 1790 per aver scritto e pubblicato il libro Viaggio da Pietroburgo a Mosca, nel quale espose la sua visione della situazione del paese e i suoi problemi principali. Gazeta.Ru racconta la storia dell’opera, dell’esilio e del ritorno del filosofo caduto in disgrazia. 

Al momento della pubblicazione del libro Viaggio da Pietroburgo a Mosca, la vita di Aleksandr Radiščev era progredita abbastanza bene. Dopo essere entrato in servizio nel collegio responsabile del commercio e dell’industria, era stato promosso alla carica di capo della dogana di San Pietroburgo intorno al 1790. 

«Chi conosce le voci dei canti popolari russi riconosce che in essi c’è qualcosa che denota un dolore spirituale. Quasi tutte le voci di questi canti hanno un tono dolce. In esse troverai l’educazione dell’anima del nostro popolo». 

Radiščev iniziò a raccogliere gli appunti per il futuro libro dagli anni Ottanta del Settecento. Il lavoro proseguiva sullo sfondo di grandi eventi storici: la lotta americana per l’indipendenza e la Rivoluzione Francese agitavano le menti dei suoi contemporanei. L’ode Libertà del 1783, che successivamente entrò parzialmente nel suo lavoro principale, divenne la risposta agli eventi americani.

Nel 1785 Radiščev descrisse una vendita all’asta di semplici contadini per i debiti contratti dai loro proprietari terrieri. In seguito questo saggio divenne la base del capitolo Mednoe. Un anno dopo lui descrisse la storia dell’apparizione della censura, così come l’atteggiamento indifferente dell’autorità, che temeva di risvegliare i propri sottoposti (i capitoli Toržok e Čudovo).

Mentre accumulava il materiale, Radiščev decise di scegliere come forma appropriata il genere del «viaggio sentimentale», che prese in prestito da Laurence Sterne. Questa mossa gli permise di aggirare i censori: il capo poliziotto di San Pietroburgo, Nikita Ryleev, guardò solo l’indice, vide solo il nome delle città e pensò che avesse a che fare con un viaggio. 

«Mi sono guardato intorno: la mia anima era ferita dalle sofferenze dell’umanità <…> Sentivo che era possibile per chiunque essere complice del benessere dei propri simili», veniva detto nella dedica a Kutuzov, che era posta all’inizio del libro. 

Nei 25 capitoli, chiamati con i nomi delle stazioni di posta lungo il percorso da una città all’altra, sono contenuti schizzi di vita e di usanze dei rappresentanti di diversi strati sociali. Radiščev prestò soprattutto attenzione alla condizione senza diritti dei contadini, a suo avviso, «degli uomini naturali», che non erano viziati dai falsi benefici della civilizzazione. 

«Guarda l’uomo russo. Lo troverai accorto. Se vuole dissipare la noia o, come lui stesso dice, se vuole divertirsi, allora va alla bettola. Nella sua gioia è irruento, temerario, brontolone. Se qualcosa non accade come pensa lui, allora inizierà presto una discussione o uno scontro. Il burlak, ossia l’addetto al traino delle barche, che è andato alla bettola chinando la testa e che è tornato macchiato di sangue da uno schiaffo in faccia, può decidere molto ancora, fortunatamente, nella storia russa». 

Inoltre, nel libro sono toccati i problemi dei procedimenti giudiziari, dell’educazione e dell’istruzione, della scienza, della letteratura, del potere governativo e della censura

«La censura ha fatto la balia della ragione, dell’arguzia, dell’immaginazione, di tutto ciò che è grande e grazioso. Dove ci sono balie, però, ne consegue che ci sono ragazzi che hanno bisogno delle bande per camminare, per cui hanno spesso le gambe storte. Dove ci sono guardiani, ne consegue che ci sono menti giovani e immature che non possono governare se stesse». 

Negli esemplari stampati era assente il nome dell’autore. Tuttavia, Caterina II, cui Deržavin aveva portato il Viaggio da Pietroburgo a Mosca, sapeva la verità. Insieme alla sua mano leggera nei confronti di Radiščev, rimarrà per sempre la sua definizione: «un ribelle peggiore di Pugačëv».

Radiščev fu arrestato alla fine di giugno e fu rinchiuso nella Fortezza di Pietro e Paolo. Tutto il mese successivo fu una conseguenza. Secondo le proprie risoluzioni, la camera del tribunale penale emise una sentenza di morte, in attesa della quale Radiščev fece testamento e iniziò a lavorare sul componimento Filarete misericordioso, dove in modo allegorico delineò la storia della sua formazione spirituale.

«Sappi che tu (zar), che sei il primo nella società, puoi essere un assassino, il primo ladro, il primo traditore, il primo violatore del silenzio generale, un terribile nemico, che dirige la sua rabbia verso la parte intima del debole. Tu sarai colpevole se la madre piangerà suo figlio, che è stato ucciso sul campo di battaglia, e se la moglie piangerà suo marito. Poiché, la minaccia della prigionia non può giustificare l’omicidio chiamato guerra. Tu sarai colpevole se l’uomo abbandona il campo di biade».

Tuttavia, la sentenza non poté essere eseguita. In onore della conclusione della pace con la Svezia, Caterina firmò un decreto che sostituiva la pena di morte con un esilio di dieci anni in Siberia, nell’isola Ilimskij. Le catene furono tolte a Radiščev solo a Nižnyj Novgorod. A dicembre arrivò a Tobol’sk, dove visse fino alla fine del luglio del 1791.

Nel marzo del 1791 venne da lui la sorella minore della sua defunta moglie Elizaveta Rubanovskaja insieme con i suoi figli. Iniziarono a vivere come coniugi. Il loro matrimonio non fu legittimato dalla chiesa, mentre il padre di Radiščev rifiutò di riconoscere i figli della Rubanovskaja minore. 

A Ilimsk lo scrittore arrivò nel gennaio del 1792 e visse là cinque anni. Durante tutta la strada scrisse gli Appunti del viaggio in Siberia, nei quali espose le sue osservazioni geografiche, storiche ed etnografiche. 

Dal 1792 Radiščev lavorò al trattato filosofico Sull’uomo, la sua mortalità e immortalità, nel quale si paragonò a Galileo: «Galileo è stato portato in prigione, il tuo amico è stato confinato a Ilimsk».

Quando finì l’epoca del regno di Caterina II, Paolo I emanò un decreto che permetteva a Radiščev di lasciare Ilimsk e vivere «sotto sorveglianza segreta nei suoi possedimenti in campagna». La Rubanovskaja morì a Tobol’sk, da dove Radiščev si recò a Mosca. Dopo aver trascorso alcuni giorni là, si stabilì nella sua tenuta a Nemcovo nell’oblast’ di Kaluga. 

Finalmente, Alessandro I ebbe pietà del pensatore caduto in disgrazia. Sotto di lui Radiščev fu assunto alla commissione per la redazione delle leggi, dove si occupò delle questioni concernenti l’abolizione delle pene corporali, la tolleranza, la libertà di stampa e di commercio.

Esistono alcune versioni sulla morte di Radiščev. Secondo quella più diffusa, lui decise di togliersi la vita dopo una dura critica al suo progetto liberale di codice penale da parte del conte Pëtr Zavadovskij, che presumibilmente aveva menzionato in una conversazione sulla Siberia.

Malgrado ciò, lo storico Dmitrij Babkin afferma che la causa della morte è stata il fatto che Radiščev per caso bevve un bicchiere di «forte vodka per bruciare le spalline da vecchi ufficiali del figlio maggiore».

Nei documenti della sepoltura è indicato che Radiščev «morì di tisi» e fu sepolto vicino alla chiesa secondo il rito ortodosso con un sacerdote. A quel tempo i suicidi erano seppelliti al di fuori della recinzione del cimitero.

Nonostante il divieto posto sulla pubblicazione del Viaggio da Pietroburgo a Mosca, Radiščev divenne l’ispiratore dei primi liberi pensatori russi. I decabristi, Aleksandr Griboedov e Aleksandr Puškin (che criticò fortemente lo scrittore) lo leggevano. 

Il libro ricevette una nuova nascita nel 1858 grazie alla pubblicazione fattane da Aleksandr Herzen a Londra. In seguito, Vladimir Lenin definì Radiščev «il primo rivoluzionario russo», mentre Anatolij Lunačarskij lo descrisse come un «profeta della rivoluzione». Tuttavia, sebbene sia impossibile sopravvalutare la sua influenza, la sua opera più importante fino agli anni Settanta era stampata in tirature molto modeste in URSS. 

Fonte: m.gazeta.ru, 13/07/2019 – di Boris Šibanov, traduzione di Rebecca Gigli 


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Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile