Doppio omicidio alla Casa sul Lungofiume

Nel primo autunno del 1943 Mosca ormai non veniva più bombardata, ma le strade si svuotavano con l’arrivo della sera. Il silenzio veniva occasionalmente rotto dal rumore di alcune auto aziendali, non ce n’erano altre: tutti i veicoli privati erano stati confiscati. La Casa del Governo era quasi vuota, perciò i due colpi partiti al crepuscolo risuonarono chiaramente. 

La guardia accorsa sul posto si trovò davanti una scena terribile: a un paio di passi l’uomo dall’altro giacevano in due pozzanghere di sangue un ragazzo e una ragazza di sedici anni. Il ragazzo era vivo. L’ambulanza giunse rapidamente, ma i medici stabilirono immediatamente la morte della ragazza. Il giovane fu curato da Bakulev, un chirurgo che abitava nella casa, che tuttavia non riuscì a salvarlo; morì infatti dopo due giorni. Solo un cerchio ristretto di persone era a conoscenza di questo evento piuttosto inusuale per la Mosca militare. Anche dopo molti anni il fascicolo del caso viene archiviato come “Segreto”. Persino ora.

La prima direttrice del museo della Casa sul Lungofiume Tamara Andreevna Teregiazarjan che vi si stabilì nel 1931 è una tra le persone che conosce meglio la storia di questo edificio, e ricorda persino i giovani che morirono inspiegabilmente quella sera.

Prima della guerra Tamara Andreevna occupava una posizione importante presso il Ministero dell’Industria Aeronautica, e conosceva il padre del ragazzo – Volodja Šahurin –  grazie a frequenti incontri di lavoro. Volodja era figlio unico, come anche Nina Umanskaja, avevano entrambi sedici anni e una relazione segreta.

Il padre di Nina era un eminente diplomatico, all’età di 37 anni era già diventato ambasciatore dell’URSS negli Stati Uniti e nel maggio 1943 ricevette la nomina ad ambasciatore in Messico: avrebbe avuto molte ragioni per cui non esserne felice, ma ovviamente non poteva rifiutare. Sarebbe partito con tutta la famiglia, Nina inclusa.

Ma come reagì il ragazzo innamorato a una novità del genere? Si disperò, considerando la partenza alla stregua un tradimento. Fissò quindi un ultimo appuntamento presso la scala davanti a casa sua, e cercò di convincerla a non partire. Si salutarono piangendo, ma poi lui estrasse una pistola e sparò a bruciapelo alla ragazza e a sé stesso.

Morirono così i figli di due diplomatici sovietici. Berija si occupò personalmente della questione: condusse interrogatori tra gli amici intimi del ragazzo e tra le famiglie e così scoprì, che proprio sotto il naso della Čeka, nella Casa del Goverтo, un gruppo di ragazzi aveva creato un’organizzazione segreta con il suo governo, e Volodja Šahurin era stato eletto come uno dei ministri. Era presumibile che i figli di queste eminenti famiglie progettassero di rovesciare il regime sovietico ai tempi della Grande Guerra Patriottica…?

I ragazzi non stavano architettando nessun rovesciamento: giocavano al governo in maniera innocua, dopotutto i loro genitori guidavano il Paese e loro volevano imitarli, inventandosi un governo e nominandosi ministri. Ma dovettero pagare a caro prezzo l’invenzione di quel gioco: quindici “cospiratori”, tutti tra i 15 e i 16 anni, vennero arrestati.

Il futuro della famiglia Umanskij si era ormai irrimediabilmente incrinato: dopo questi eventi Constantin Aleksandrovič venne nominato ambasciatore in Costa Rica ma l’aereo su cui stava volando per la cerimonia prese fuoco durante il decollo, esplose e tutti coloro che si trovavano a bordo morirono. Volodja e Nina sono sepolti al cimitero di Vagan’kovo non distanti l’uno dall’altra.

FONTE: kp.ru – di Leonind Repin, Traduzione di Gaia Fenoglio