Gli anni Sessanta: dieci film del disgelo da guardare

Il disgelo rappresenta un periodo di cambiamenti per il cinema sovietico. La censura si allenta, cominciano a essere presenti più generi, la tecnologia viene perfezionata. In primo piano non c’è più l’idea di Stato, ma la persona e le condizioni in cui vive. Con la collaborazione del Centro Voznesenskij, dove al momento è presente la mostra «Ha 20 anni. Il disgelo attraverso il linguaggio multimediale», abbiamo creato un elenco dei film determinanti per l’epoca e raccontato il loro destino.

«Primavera in via Zarečnaja»

Registi: Feliks Mironer e Marlen Chuciev. Anno: 1956.
Nel 1955 il Ministero della Cultura dà il permesso per il film «Primavera in via Zarečnaja» (in russo: «Весна на Заречной улице», n.d.T.) di Marlen Chuciev. Secondo i funzionari, sono indispensabili per lo spettatore sovietico «commedie dello spettacolo e piene di gioia». Tuttavia gli addetti alla censura respingono la prima versione del copione, e per il rifacimento della seconda versione Chuciev fa partecipare Feliks Mironer, suo coautore nel cortometraggio «L’urbanista».
Come risultato sul grande schermo esce un’esemplare commedia romantica sovietica.
L’ideologia in questo caso viene messa da parte, mentre la vita operaia fa da sfondo per lo sviluppo della trama. È nuova anche la tematica del «matrimonio impari»: un’insegnante e un addetto alla produzione dell’acciaio si trovano in posizioni gerarchiche, tuttavia gradualmente cominciano a conoscersi e si avvicinano.

© Генриетта Перьян
Il regista Marlen Chuciev
«L’infanzia di Ivan»

Regista: Andrej Tarkovskij. Anno: 1962.
All’inizio degli anni Sessanta la «Mosfil’m» prepara l’adattamento cinematografico del racconto di Vladimir Bogomolov «Ivan», la storia di un esploratore adolescente che sogna di vendicarsi contro i nazisti per la morte della propria famiglia. Il materiale, filmato secondo l’estetica tradizionale staliniana, non piacque alla direzione, e la «Mosfil’m» decise di trovare un nuovo regista: un esordiente che avrebbe acconsentito a concludere la ripresa del film. Si trattava di Andrej Tarkovskij, neolaureato presso l’Università statale panrussa di cinematografia S. A. Gerasimov (VGIK, n.d.T.), il quale riscrisse la sceneggiatura per intero. Il regista respinse l’eroicità tradizionale, le scene di massa con migliaia di persone e le azioni di guerra, e decise di concentrarsi sul mondo interiore del bambino. Perciò i motivi chiave del film divennero i sogni del mondo interiore, e proprio per questo motivo egli si servì della telecamera soggettiva, tipica del disgelo, la quale riportava tutto ciò che stava accadendo tramite gli occhi del protagonista.
Il film ha avuto una produzione di più di 1500 copie ed è diventato un successo nazionale di distribuzione cinematografica. Al Festival del Cinema di Venezia «L’infanzia di Ivan» si è aggiudicata il premio principale.

«Fortezza Il’ič / Ho vent’anni»

Regista: Marlen Chuciev. Anno: 1964.
Nel 1962 Marlen Chuciev conclude le riprese di «Fortezza Il’ič»: film sulla giovane generazione di moscoviti che auspica al meglio e crede in una libertà personale e artistica. Nel film ci sono tutti segni distintivi del cinema del disgelo: «libera drammaturgia», sincerità del parere personale, vicinanza con lo stile dei documentari. Il regista ha affidato a attori non professionali parte dei ruoli, mentre uno degli episodi principali di «Ho vent’anni» è diventato una ripresa semidocumentaria di letture poetiche di Bella Achmadulina, Bulat Okudžava, Robert Roždestvenskij e Andrej Voznesenskij presso il Museo Politecnico.

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L’operatrice Margarita Pilichina durante le riprese del film «Fortezza Il’ič»
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Michail Svetlov, Andrej Voznesenskij, Bella Achmadulina e Evgenij Evtušenko durante le riprese del film «Fortezza Il’ič» presso il Museo Politecnico
Fotogramma dal film «Fortezza Il’ič»
Fotogramma dal film «Fortezza Il’ič»
© Генриетта Перьян
Valentin Popov e Marianna Vertinskaja durante le riprese del film «Fortezza Il’ič»

A Chruščëv non piacque «Ho vent’anni»: «Persino i personaggi più positivi del film – tre ragazzi operai – non impersonificano la nostra eccezionale gioventù. Vengono rappresentati come se non sapessero come vivere e a cosa aspirare». Un anno dopo la destituzione dalla carica di Chruščëv, fu possibile mettere il film in distribuzione con i tagli della censura e con un nuovo nome: «Ho vent’anni» (in russo: “Застава Ильича”, tradotto in italiano come “Fortezza Il’ič”, n.d.T.). Gli addetti alla censura tagliarono completamente le scene di carattere documentario delle letture poetiche, mentre la scena di significato chiave della conversazione immaginaria del protagonista con il padre morto venne completamente rifatta. Chuciev stesso in seguito raccontò che, dopo aver ricevuto le revisioni di censura di alcuni episodi, egli non fece dei «collage», ma fece le riprese da capo, cercando di mantenerne il significato. «Lo spirito di qualche parte si è perso, ma l’essenza necessaria è rimasta». La prima della versione d’autore, nella quale Chuciev aveva combinato le due precedenti versioni del film, ebbe luogo solo nel 1988.

Fotogramma dal film «Fortezza Il’ič»

Fino al 30 Settembre presso il Centro Voznesenskij, nel nuovo sito d’arte dedicato alla cultura sperimentale russa, si svolgerà la mostra degli studiosi di cinema Zoja Košeleva e Vjačeslav Šmyrov e dell’artista Aleksej Tregubov «Ha vent’anni. Il disgelo attraverso il linguaggio multimediale», dedicato al 55esimo anniversario del film «Ho vent’anni». Basandosi sul film cult di Marlen Chuciev, gli organizzatori della mostra hanno fondato un’installazione totale, nella quale, attraverso foto e materiali video, oggetti d’arte e la tecnologia, hanno ricostruito il clima di quegli anni.

«Benvenuti ovvero vietato l’ingresso agli estranei»

Regista: Ėlem Germanovič Klimov. Anno: 1964.
La tesi di laurea dello studente dell’Università statale panrussa di cinematografia S. A. Gerasimov (VGIK, n.d.T.) Ėlem Klimov, secondo la sceneggiatura di Semën Lungin e Il’ja Nusinov, uscito al cinema dopo l’intervento personale di Chruščëv, è rimasto uno dei film più importanti del disgelo. «Certo, ho girato “Benvenuti ovvero vietato l’ingresso agli estranei” in qualità di storia allegorica. L’immagine del campo dei pionieri stava prendendo piede nell’immaginario del nostro magnifico paese di giovani», – racconta il regista quarant’anni dopo.
All’allora rettore della VGIK quella commedia sul campo sovietico sembrò un film antisovietico, e per giunta durante le riprese alcune volte vennero gli addetti alla censura della Commissione di Stato Sovietica per il Cinema (Goskino, n.d.T.) e ispezionarono il materiale. Siccome la produzione del film era perennemente a rischio, la troupe cinematografica lavorò ad un ritmo frenetico e concluse il lavoro sei mesi prima del previsto.
Alla fine gli addetti alla censura considerarono il film antisovietico. Nella scena con il funerale immaginario della nonna a loro parve di vedere un rimando diretto al segretario generale. Solo l’intervento del regista Sergej Gerasimov, che fece vedere il film a Chruščëv, salvò il film: Chruščëv lo trovò divertente. «Benvenuti ovvero vietato l’ingresso agli estranei» venne proiettato soprattutto negli spettacoli mattutini, mentre poco tempo dopo lo tolsero del tutto dalla proiezione cinematografica. Tuttavia il film raccolse circa 13,4 milioni di spettatori.

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Mostra «Ha 20 anni». Sala «Patria»

«Il fascismo ordinario»
Regista: Michail Romm. Anno: 1965.
Nel 1965 gli abitanti dell’Unione Sovietica poterono vedere per la prima volta Hitler e altri leader nazisti nei fotogrammi d’archivio nel film «Il fascismo ordinario» («Обыкновенный фашизм», n.d.T.). Regista e commentatore fuori campo era il celebre regista sovietico Michail Romm, insegnante di Andrej Tarkovskij, Vasilij Šukšin e molti altri registi del disgelo. Durante gli incontri con i giovani autori, Romm, vincitore di alcuni premi Stalin, parlava apertamente del fatto che fosse indispensabile un nuovo linguaggio e del fatto che un’estetica propagandistica lo avrebbe portato ad un vicolo cieco di creatività.
Gli autori del film all’inizio volevano mostrare tre giorni di vita di una persona qualunque nella Germania nazista, ma poi passarono allo studio del fenomeno della folla. Secondo la sceneggiatrice de «Il fascismo ordinario», Maija Turovskaja, Romm era talmente spaventato dalla «persona di massa» da voler includere nella narrazione persino fotogrammi di un concerto dei Beatles: il regista vedeva nella folla frenetica dei fan un parallelismo con il fascismo. Tuttavia, cedendo alle esortazioni degli sceneggiatori, il regista rinunciò all’idea.

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Nikita Chruščëv, 1956
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VI Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti (Всемирный фестиваль молодежи и студентов) a Mosca, 1957
© Александр Коньков / ТАСС
VI Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti (Всемирный фестиваль молодежи и студентов) a Mosca, 1957
«Lunga felice vita»

Regista: Gennadij Špalikov. Anno: 1966.
«Lunga felice vita» (in russo: «Долгая счастливая жизнь», n.d.T.), il film d’esordio di Gennadij Špalikov, è rimasto incomprensibile ai contemporanei. Il film, con uno sviluppo minimo della trama, long takes, riprese semidocumentarie ed un finale tragico, subì un fiasco nella distribuzione cinematografica e fu accolto con freddezza dalla critica. Da Špalikov, che in precedenza aveva scritto sceneggiature piene di ottimismo, nessuno si aspettava un senso di disperazione e disillusione, insolito per il cinema sovietico. «Lunga felice vita» è l’unico lavoro registico di Špalikov: otto anni dopo, impegnati in una lotta contro la depressione l’alcolismo, si suicidò.

© Генриетта Перьян
Gennadij Špalikov
«Ali»

Regista: Larisa Šepit’ko. Anno: 1966.
Il film «Ali» (in russo: «Крылья», n.d.T.), di Larisa Šepit’ko, è un dramma su delle persone che non riescono in alcun modo a trovare il loro posto nella vita dopo la guerra. «Se effettivamente esiste un ricordo, un certo ricordo su cosa accadde durante la guerra fra mio padre e mia madre e su cosa ne fu di loro nei difficili anni del dopoguerra, allora questo ricordo è stato rappresentato anche in questo film. Mia madre, dopo aver visto “Ali”, è giunta alla conclusione che io semplicemente l’avessi spiata quando, probabilmente, non ero ancora venuta al mondo», disse in merito al film Larisa Šepit’ko.
Nonostante «Ali» sia piaciuto ai critici ed agli addetti alla censura, esso ebbe una distribuzione cinematografica difficile. Invece delle promesse 1800 copie del film, ne venne prodotto un numero una volta e mezza minore, e la prima del film non avvenne proprio. Inoltre, la parte principale delle copie fu spedita nelle campagne e nelle zone rurali: lo spettatore di città, punto di riferimento di Šepit’ko durante le riprese, in sostanza non vide il film.

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Il regista Marlen Chuciev (a sinistra), l’attrice Evgenija Uralova e l’attore Aleksandr Beljavskij durante le riprese del film «Pioggia di luglio»
«Pioggia di luglio»

Regista: Marlen Chuciev. Anno: 1966.
Verso la fine del disgelo esce il film, con una distribuzione limitata (in tutto 150 copie), «Pioggia di luglio» (in russo: «Июльский дождь», n.d.T.). Il film non ha una struttura definita: per la maggior parte è costituito da abbozzi e riflessioni dei protagonisti sugli ideali e il conformismo. I motivi di «Ho vent’anni» di Chuciev qui si intensificano solamente: l’inquietudine, l’angoscia e l’attesa di cambiamenti si fanno strada attraverso l’atmosfera lirica del film.
Il periodo in effetti è cambiato. La critica rimproverò «Pioggia di luglio» di fiacchezza e pretenziosità, di qualcosa di tirato per le lunghe e di eccessivo estetismo. Circa nello stesso periodo vengono accantonati «La storia di Asja Kljačina, che amò senza sposarsi» (in russo: «История Аси Клячиной, которая любила, да не вышла замуж», n.d.T.) di Končalovskij, «Andrej Rublëv» di Tarkovskij, «Avventura di un dentista» (in russo: «Похождения зубного врача», n.d.T.) di Klimov.
Ad un’anticipazione di libertà subentrò un presentimento di stagnazione.

«La caduta delle foglie»

Regista: Otar Iosseliani. Anno: 1966.
Un altro importante fenomeno di quel periodo è il cinema georgiano. In esso vennero combinate componenti in precedenza non coniugabili: documentalismo, linguaggio delle parabole ed una nuova estetica del disgelo. «La caduta delle foglie» (in russo: «Листопад», n.d.T.) di Otar Iosseliani esemplifica tale combinazione. Si tratta commedia di produzione sulla lotta dell’intellettuale contro la burocrazia e la negligenza. In questo film nuovo è il motivo della decadenza culturale e del deterioramento della tradizione (questi temi, tra l’altro, vengono introdotti attraverso un gesto tipico del disgelo: inserti documentari sulla raccolta dell’uva e sulla festa dell’annata).
«La caduta delle foglie» ricevette il premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica a Cannes, tuttavia l’Unione Sovietica non apprezzò il film. Esso non venne uscì nell’ampia distribuzione cinematografica, mentre in Georgia il film venne vietato del tutto.

Mostra «Ha 20 anni». Sala «Hipster» («Комната хипстера», n.d.T.)
«Brevi incontri»

Regista: Kira Muratova. Anno: 1967.
Diventerà punto originale nel periodo del disgelo il film d’esordio di Kira Muratova, «Brevi incontri» (in russo: «Короткие встречи», n.d.T.). Attraverso una commedia romantica, Muratova parla dei problemi della stratificazione sociale, del divario fra centro e periferia, delle realtà rurali, che non potranno mai diventare proprie tra gli abitanti di città. In precedenza nella cinematografia sovietica non era stato possibile presentare questa tematica.
Alla critica non piacque la pellicola. Venne messa in circolazione con una distribuzione cinematografica limitata, mentre in seguito venne vietata del tutto. D’altra parte, grazie a Vysockij, che recitava il ruolo del protagonista, «Brevi incontri» raccolse quattro milioni di spettatori tramite una più che discreta produzione di 425 copie. Il film di Muratova, come anche molti altri film della fine del disgelo, verrà sbloccato nuovamente durante la perestrojka.

Fonte: meduza.io , 10 luglio 2019. Traduttrice: Angela Zanoletti.

Angela Zanoletti

Nata a Brescia nel 1996, mi sono laureata con lode in Mediazione Linguistica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, con un intermezzo di due mesi di stage a San Pietroburgo. Avendo deciso di completare i miei studi attraverso la magistrale di Lingue e Letterature Straniere, mi trovo ora nella splendida cittá di Padova. Dopo la maturità classica ho cominciato ad avvicinarmi al mondo russo grazie al mio immenso amore per la musica di Čajkovskij. Perché se non c'è passione, cos'altro può portare a voler conoscere una nuova lingua e cultura?