Vivere la Russia. Oltre Mosca e San Pietroburgo

Siamo certi di avere tra i nostri lettori molti studenti di russo che hanno trascorso o vorrebbero trascorrere un periodo di formazione in Russia. La scelta, il più delle volte, ricade quasi senza riflettere su Mosca o Pietroburgo dimenticando che il paese di cui parliamo è vastissimo e le potenziali mete molte di più. Ecco perché abbiamo scelto di intervistare una voce fuori dal coro, Cinzia Celone, che con spirito d’avventura e una borsa di studio ministeriale un bel giorno di settembre è partita alla volta degli Urali. Destinazione Perm’. Il suo soggiorno si è poi protratto per alcuni anni e oggi può vantare un dottorato in Linguistica e Studi Letterari conseguito presso l’università che l’ha accolta. Grazie alla sua indole instancabile si è distinta recentemente anche per il suo talento di traduttrice entrando nella rosa dei finalisti del premio Raduga. Questa è la sua esperienza.

Cinzia, avevi già fatto diverse esperienze di studio a Pietroburgo e Mosca, di cui l’ultima durata 9 mesi, cosa ti ha spinto ad avventurarti poi a Perm’?

A Pietroburgo sono stata due settimane nel 2005 per un viaggio studio organizzato dall’università italiana che frequentavo all’epoca. Era il mio sogno che si avverava, avevo lavorato un anno intero come “paninara” nei week end, di notte, davanti alle discoteche per potermelo permettere. Un’esperienza bellissima sia di vita, sia di studio in quanto ricordo che le due settimane di corso intensivo erano state veramente produttive e “innovative”. L’insegnante che mi era capitata aveva un metodo totalmente diverso da quello universitario a cui ero abituata e ne ero rimasta veramente colpita. Mosca è stata, però, la mia grande passione, non un colpo di fulmine, immediato e sconvolgente come Piter, ma un amore che è andato crescendo di giorno in giorno man mano ne afferravo la grandiosità. Perm’ – la rivelazione. Ci sono capitata quasi per caso, all’epoca lavoravo a Milano per una ditta che aveva rapporti con la Russia e la mia capa in pausa pranzo prendeva lezioni di russo da una ragazza originaria di Perm’. Diventammo amiche e quando iniziai a fantasticare sul tornare in Russia per migliorare il mio livello lei mi propose Perm’. Piter e Mosca erano state due superbe esperienze formative ma, in quanto grandi metropoli e mete predilette di qualsiasi studente di lingua russa, alla fine avevo sempre finito col frequentare italiani o comunque studenti europei con i quali nella migliore delle ipotesi si parlava inglese, nella peggiore…appunto l’italiano. Volevo un’esperienza linguistica totale, se vogliamo estrema, ed era quello che mi si stava offrendo. Accettai subito. Arrivata a Perm’ scoprii che, a parte un ragazzo mezzo francese mezzo lituano, ero l’unica studentessa straniera in tutta l’università. Dunque l’antifona era che o parlavo russo o restavo a bocca asciutta. Il mio livello di russo ha di conseguenza subito un’impennata in quanto era davvero e per la prima volta, la lingua in cui parlavo da mattina a sera.

Quali difficoltà può trovarsi ad  affrontare uno studente straniero qualora decida di fare la tua stessa scelta?

Le difficoltà penso si incontrino a livelli di burocrazia leggermente più farraginosa in quanto le università delle città di periferia non hanno grande esperienza in fatto di studenti stranieri. Di trasporti, dal momento che i voli possono essere non così frequenti e costare parecchio. Sicuramente poi la proposta d’intrattenimento e tempo libero non è sicuramente così vasta come a Mosca o Piter ma, insomma, stiamo parlando di esperienze totalmente diverse. Chi ama questo Paese lo ama forse anche, o soprattutto, per le sue contraddizioni… e un’avventura del genere di succulente contraddizioni ne può regalare da far perdere la testa.

Quali sono i lati positivi e quelli negativi dello scegliere una realtà più piccola rispetto a quella della capitale?

Sicuramente una città come Perm’ non può essere paragonata alle due grandi capitali russe per servizi, intrattenimenti e possibilità in generale, se vogliamo chiamarli lati negativi, ma, come i russi di periferia amano dire: “ci sono Piter e Mosca e poi c’è la Russia”. Io credo che questa sia una grande verità e che valga la pena di andare oltre alle due città patinate. Certo, inizialmente l’impatto può essere deludente o anche traumatizzante, ma chi l’ha detto che la Russia è un posto per tutti? Di lati positivi ce ne sono a non finire, a partire da quelli linguistici – totale immersione SOLO nel russo, di conoscenza di realtà più a misura d’uomo e forse più autentiche – a Perm’ ho ricevuto un’accoglienza fantastica, al contrario delle esperienze precedenti durante le quali non avevo fatto tante amicizie sul posto, perché si sa, nelle grandi metropoli c’è poco tempo per queste cose. A Perm’ i ritmi sono meno serrati e le persone sono ancora “persone” e non automi, infatti, durante quel periodo ho stretto amicizie che durano tutt’ora. Quali altri lati positivi… ah beh io a Perm’ c’ho trovato il marito.

Cosa ti ha fatto capire che valeva la pena restare per portare avanti le tue ricerche accademiche?

I miei progressi in campo linguistico, l’aver superato lo scoglio del “perché qui ho scelto il perfettivo e non l’imperfettivo? – perché è così che lo sento, non più in testa ma in pancia! Quella lingua a poco a poco mi si stava dischiudendo ed era meraviglioso, impagabile. Sicuramente poi l’aver conosciuto professori fantastici che son riusciti a trasmettermi la loro passione per quest’idioma meraviglioso e mi hanno aiutato a non scoraggiarmi davanti alle difficoltà, e badate bene, non solo linguistiche… viva le večerinke.

Hai mai avuto ripensamenti sulla tua scelta in quegli anni?

No, sinceramente non ricordo di aver avuto ripensamenti, anzi, inizialmente ero partita con l’idea di star via uno o due mesi e alla fine a Perm’ son rimasta più di due anni.  

È un’esperienza che consiglieresti?

Se davvero il russo e la Russia è ciò che uno vuole, sì, la consiglierei senza ombra di dubbio.

Qual è il tuo ricordo più bello degli Urali?

Lo splav!!! A voi il compito di cercare di cosa si tratti!

Cinzia dopo la discussione della sua tesi sugli aspetti dei verbi russi

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com