Il nubilato, il KGB e l’amicizia con Vysockij: un’inedita Faina Ranevskaja

35 anni fa moriva Faina Ranevskaja. Esattamente 35 anni fa, il 19 luglio del 1984, moriva l’attrice teatrale e cinematografica sovietica e scrittrice Faina Ranevskaja. Gazeta.Ru racconta alcune delle pagine più interessanti della vita della geniale artista. 

«Proprio come la Ranevskaja»

Faina Fel’dman prese in prestito il suo pseudonimo dall’ingenua e prodiga proprietaria terriera Ljubov’ Andreevna Ranevskaja, l’eroina dell’opera teatrale Il giardino dei ciliegi di Anton Čechov. La leggenda vuole che l’artista scegliesse lo pseudonimo su consiglio di un suo spasimante: una volta a Faina Georgievna caddero dei soldi dalla borsetta, le banconote furono portate via dal vento, ma lei come risposta si mise soltanto a ridere: «Che bello volano!». «Proprio come la Ranevskaja», intervenne un uomo. Gli amici, com’è noto, soprannominarono la Ranevskaja «Fufù la Superba», proprio così è intitolato il libro sull’attrice del giornalista Gleb Skorochodov, che fu legato a lei da una pluriennale amicizia. 

Un incarico segreto

Come scrisse Aleksej Ščeglov nelle memorie Ranevskaja. Frammenti di vita, l’attrice, che all’epoca aveva già 70 anni, era così impavida che respinse persino l’offerta di collaborazione con i servizi di sicurezza, che le era stata fatta dal capo del controspionaggio dell’URSS, Oleg Gribanov. In quegli anni il KGB conduceva la guerra contro i servizi segreti occidentali e i dissidenti con l’aiuto dei «combattenti del fronte invisibile», che spesso diventavano artisti. Secondo i ricordi, durante l’incontro con la Ranevskaja al posto dello stesso Gribanov fu inviato il giovane ufficiale Koršunov. Tuttavia, anche qui la pubblicista riuscì ad abbindolare tutti. 

«Ma, c’è un piccolo “ma”! Per primo, io vivo in un appartamento condiviso. Per secondo, che è più importante, io parlo ad alta voce nel sonno», l’autore cita la Ranevskaja.

«Immagini, Lei mi affida un incarico segreto, <…> e all’improvviso di notte, nel sonno, io inizio a menzionare i cognomi, i nomi, i soprannomi degli obiettivi, i ritrovi, le parole d’ordine, l’orario degli incontri, ecc. Intorno a me, intanto, ci saranno i vicini, che badano a me con perseveranza da anni». 

Dopo aver ascoltato questo monologo, Koršunov si confuse e si affrettò a riferire a Gribanov dei discorsi notturni dell’attrice e che lei viveva in appartamento condiviso. Dopo un mese la Ranevskaja festeggiava l’inaugurazione di una nuova casa in un grattacielo sul lungofiume Kotel’ničeskaja. 

Amiche giurate

La conoscenza della Ranevskaja con l’attrice Ljubov’ Orlova, che ottenne grande fama per i film Volga, Volga e Circo, avvenne nel 1934. Allora la Ranevskaja girava la pellicola Pyška di Michail Romm, mentre l’Orlova recitava in Tutto il mondo ride di Grigorij Aleksandrov. Proprio da quel momento l’attrice emergente iniziò a chiamare la Ranevskaja «la mia Fej». 

Tuttavia il momento rivelatore nella loro amicizia ci fu nel 1972, quando la Ranevskaja, con il cuore spezzato dopo la morte del suo amico e collega di vecchia data Vadim Beroev, rinunciò a uno dei suoi ruoli principali sul palcoscenico del teatro Mossovet: quello di una ricca vedova nella tragicommedia The Curious Savage. L’attrice nazionale dell’URSS diede il suo ruolo proprio alla Orlova. 

«Ljubočka Orlova mi ha offerto la sua amicizia e per ora io sento molto la mancanza del mio caro amico. Per oltre mezzo secolo di vita a teatro non sono stata così affezionata a nessuno dei miei colleghi come alla mia cara e buona Ljubočka Orlova». La Ranevskaja ricordava la loro quasi quarantennale amicizia. (Faina Ranevskaja. Unica burlona Andrej Šljachov).

«Mi addormento e sogno Puškin» 

Da molti anni ormai, riguardo alla Ranevskaja, continuano a parlare del suo presunto orientamento non tradizionale. Teneva vive queste voci anche il fatto che l’attrice non si sposò mai. Secondo le memorie di Gleb Skorochodov, quando era una giovane artista, la Ranevskaja fu delusa dall’amore nel momento in cui uno dei suoi colleghi-corteggiatori le chiese un incontro dopo una sua ennesima esibizione. L’attrice si preparò all’incontro, ma lui non venne da solo e le chiese di andare a passeggiare. In seguito, quest’uomo, senza dire parola, la offese sulla scena dopo un movimento maldestro. Promise, quindi, di non sposarsi mai.

La stessa Ranevskaja definiva l’attrice Pavla Woolf il suo unico amore. Suo nipote, Aleksej Ščeglov, descrisse nelle sue memorie che l’unico uomo che interessava alla star come persona era Alexandr Puškin. «Mi addormento e sogno Puškin», ammise la Ranevskaja nei suoi diari.

Dall’Achmatova a Vysockij 

Nella cerchia degli amici stretti della Ranevskaja c’erano molti artisti, tra questi la poetessa Anna Achmatova, di cui si occupò quando era malata di tifo, ma anche il bardo sovietico e attore Vladimir Vysockij

È noto che con riluttanza davano un ruolo al giovane Vysockij. La Ranevskaja si prese cura, come poté, del giovane talento: una volta l’artista si ubriacò pesantemente e non si presentò in teatro per qualche settimana. Soltanto grazie al suo aiuto il musicista riuscì a evitare serie conseguenze. «Volodja Vysockij. Stava da me. Era un tipo», scriveva la Ranevskaja nel 1971. Inoltre, una pluriennale amicizia legò l’attrice al regista Michail Romm. Con il suo film Pyška del 1934 iniziò la sua carriera nel cinema.

Fonte: m.gazeta.ru, 19/07/2019 – di Dar’ja Zarubina, traduzione di Rebecca Gigli 

Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile