Che fare con le prigioni russe?

Ogni 100 mila russi ci sono 375 detenuti, vale a dire 3,5 volte la media europea. Più della metà dei condannati è recidiva. Gli esperti del Forum cittadino della Russia e del comitato per le iniziative cittadine, hanno analizzato il sistema nel rapporto “Delitto e castigo: che fare con le prigioni russe?”.

Gli esperti ritengono che la realizzazione e il mantenimento del livello di sicurezza auspicato nel Paese non debba essere accompagnato da eccessivi costi economici e sociali. L’analisi mostra che i metodi che si utilizzano in Russia sono abbastanza efficaci, ma i costi sono immotivatamente alti. L’autore della relazione, il direttore del progetto “Diritto e normativa nel mondo digitale” del center for advanced governace Ol’ga Šepeleva individua tre problemi fondamentali. Questa politica penale eccessivamente repressiva, il sistema penitenziario disumano e più costoso d’Europa e la inefficace prevenzione dei recidivi.

In Russia ogni 100 mila cittadini ci sono 375 detenuti. In Europa la media è di 102. La ragione sta nel fatto che si è privati della libertà anche per reati non violenti. D’altra parte le multe per i reati economici sono diventate obsolete e non corrispondono alla realtà economica. Così solo il 24 % dei condannati a una pena detentiva ha ricevuto un periodo minore di tre anni. Il 28% è stato rinchiuso per delitti legati alla droga (sono più di coloro i quali si trovano in prigione per omicidio o furto). L’assoluta maggioranza di questi è assidua consumatrice di droga. Solo nel 2018 per acquisto, trasporto e possesso di sostanze stupefacenti senza scopo di vendita è stato fissato un periodo di detenzione a una quantità di persone una volta e mezzo superiore rispetto ai condannati per spaccio. Più della metà dei consumatori è stata condannata ad oltre tre anni di carcere.

Nonostante i costi carcerari in Russia siano i più alti d’Europa, per il mantenimento di un detenuto in Russia si spende 50 volte meno al giorno. Un reclamo su cinque dei condannati al difensore civico nel 2018 riguardava la cattiva e inopportuna assistenza medica. E la liberazione condizionale anticipata viene effettuata molto di rado.

In Russia il 54% dei condannati che scontano una pena sono già stati in prigione precedentemente. Il 36% sono stati in carcere tre volte o più. Secondo i dati del Servizio Penitenziario Federale, il 25% dei detenuti che ogni anno vengono registrati dalle ispezioni esecutive penali appartiene alla categoria dei socialmente indifesi. Non esiste una struttura federale specializzata che si potrebbe occupare del riadattamento in società dei vecchi detenuti. Un aiuto può essere fornito loro solo dalle autorità regionali e dalle organizzazioni no profit. I centri di detenzione preventiva nelle città russe sono spesso sovraffollati. Al momento dell’esecuzione dell’istruttoria le persone sottoposte a indagini preliminari vengono messe agli arresti, anche se in molti casi secondo gli esperti l’obbligo di dimora o gli arresti domiciliari sarebbero ugualmente efficaci. Gli autori del rapporto si propongono di convertire il Servizio Penitenziario Federale da coercitivo a ente cittadino, e rendere il sistema di giustizia penale più efficace. Per questo bisogna abbassare il livello di criminalità recidiva e i costi economici e sociali legati al sistema delle condanne. Deve diventare prioritaria la risocializzazione dei trasgressori: la garanzia per chi venga liberato di un alloggio temporaneo, di un aiuto materiale durante la ricerca di lavoro, di un aiuto per curarsi dalla dipendenza da alcol e droghe e per ricevere un’istruzione. Questo permette di evitare le conseguenze negative della sottrazione della libertà che contribuiscono al compimento di nuovi reati. Si devono applicare con più frequenza sanzioni non legate all’isolamento di chi delinque. Bisogna concedere più spesso la libertà condizionale anticipata.

I cambiamenti si devono apportare piano piano, e per quanto riguarda il sistema del Servizio Penitenziario Federale si propone di introdurre una selezione per concorso dei dirigenti degli istituti penitenziari e di modernizzare la modalità di preparazione degli addetti al sistema carcerario.

Fonte newtimes.ru, 03/10/2019- Traduzione di Martina Greco

Martina Greco

Laureata in lingue e letterature a Torino, sto proseguendo gli studi di magistrale all'università di Padova. Sono molto appassionata di storia e cultura russa, ho trascorso un periodo di studi a Tomsk e spero un giorno di riuscire a visitare tutti i paesi dell'ex blocco sovietico!

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