Caviale nero e petrolio: come la Russia ha condiviso il Mar Caspio con altri paesi

Dal punto di vista geopolitico, il Mar Caspio è una risorsa d’oro. La maggior parte delle riserve mondiali di storione e quindi di caviale sono concentrate qui. Ma la cosa principale è che il suo fondale è letteralmente traboccante di petrolio. Ecco perché il tema dell’appartenenza del Mar Caspio, per essere più precisi – della divisione delle sue acque territoriali e del fondo – tra gli stati costieri si è dimostrato molto acceso. La questione è stata risolta grazie alla firma della convenzione sullo status giuridico di questo mare in occasione del quinto vertice del Mar Caspio. Il documento è stato firmato dai presidenti di Russia, Azerbaigian, Iran, Kazakistan e Turkmenistan. Resta un interrogativo aperto: la conclusione dell’accordo porterà alla risoluzione definitiva delle controversie?

La tanto attesa sostituzione

La Convenzione sullo status del Mar Caspio sostituirà i precedentemente validi accordi sovietico-iraniani, conclusi nel 1921 e nel 1940. Essi prevedevano la libertà di pesca e di navigazione in quasi tutta la zona d’acqua del bacino idrico. Tali accordi non hanno regolato la questione sull’uso del sottosuolo, sull’ecologia e sul transito delle risorse. Per ben mezzo secolo, il Mar Caspio potrebbe essere considerato un mare interno dell’URSS, perché solo il 13,8% di esso apparteneva all’Iran. La revisione delle norme in vigore dagli anni ’40 del secolo scorso si è resa necessaria dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la formazione, al suo posto, di quattro Stati indipendenti e ugualmente rivendicanti una parte della “torta caspica”. Il Kazakistan possiede la costa più lunga – fino a 2320 chilometri. Il Turkmenistan conta 1200 chilometri di costa, l’Azerbaijan 955, e l’Iran 724. La Russia arriva in coda a questa lista con solo 695 km.

La convezione ha necessitato di quasi 22 anni di operato e lavori, principalmente a causa dell’assenza di unità circa una serie di questioni fondamentali da parte dei paesi dello spazio post-sovietico. A mancare, per esempio, era la considerazione del Mar Caspio come un mare o un lago. La risposta a questa domanda avrebbe influenzato i documenti normativi legati allo sviluppo dei giacimenti petroliferi, nonché le parti direttamente coinvolte in questi processi.

I paesi del bacino caspico hanno date risposte discordanti. La Russia ha ritenuto necessario distinguere tra il sottosuolo del Caspio e la sua piattaforma, e si è opposta alla divisione dell’area acquatica, non volendo rivedere i principi di uso economico del corpo idrico stabiliti da lungo tempo. L’Iran si è dimostrato favorevole a preservare l’uso comune del Mar Caspio secondo il principio della comproprietà, senza escludere la divisione del mare in cinque quote uguali del 20 per cento ciascuna. Teheran, invece, ha espresso la sua intenzione categoricamente contraria agli accordi bilaterali sui corpi idrici. Ancora, L’Azerbaigian, il Kazakistan e il Turkmenistan hanno avuto la vista opposta. I tre paesi hanno proposto di delimitare il Mar Caspio con il metodo della “linea mediana modificata”.

Le controversie tra le parti sono state talmente accese che alla fine hanno dovuto accordarsi separatamente. In un primo momento, Russia, Azerbaigian e Kazakistan sono riusciti a raggiungere un consenso. Due volte – nel 1998 e nel 2001 – i paesi hanno firmato accordi sulla delimitazione del fondo e del sottosuolo del Mar Caspio. Gli Stati hanno convenuto che la superficie del mare dovrebbe rimanere di uso comune, ma successivamente hanno accettato di utilizzare il metodo della linea mediana. Più tardi, nel 2003, anche Mosca, Astana e Baku hanno firmato un accordo di questo tipo. Di conseguenza, la Russia ha ottenuto circa il 19 per cento del fondo del Mar Caspio, l’Azerbaigian circa il 20 per cento e il Kazakistan il 29 per cento. Solo 11 anni dopo, un accordo analogo è stato concluso tra il Kazakistan e il Turkmenistan. Turkmenistan e Azerbaigian, invece, non hanno ancora raggiunto un consenso – anzi, la convenzione adottata rimanda la risoluzione della questione tra Ashgabat e Baku al diritto internazionale.

Non più di 15 miglia

Secondo la convenzione firmata, il Mar Caspio appartiene ai cinque paesi che hanno una linea di costa con esso. Ciascuno di questi paesi dovrà segnare 15 miglia nautiche delle proprie linee territoriali. Tale frontiera sarà considerata il confine di Stato per il mare di loro competenza. Oltre a questa, è indicata un’altra zona di pesca di dieci miglia.

Inoltre, è stato convenuto che la posa di cavi sottomarini e condotte sul fondo marino sarà possibile solo con l’accordo delle parti sul cui territorio è prevista l’opera di posa. In questo modo, non sarà più necessario coinvolgere nell’accordo i paesi che non sono coinvolti da costruzioni di questo tipo.

Tuttavia, il documento presenta ancora una lacuna. Qualsiasi paese del Mar Caspio avrà il diritto di veto in merito alla costruzione di gasdotti, in caso ritenga che questa non sia conforme ai requisiti ambientali. Anche il divieto di impiego di forze armate di paesi terzi nel Mar Caspio risulta essere una questione fondamentale. Inoltre, le questioni relative alle esercitazioni militari e alla ricerca nelle acque territoriali da parte di altri paesi dovranno essere regolate dall’accordo. Nonostante la loro rilevanza, questi temi finora hanno ricevuto solo vaga considerazione. La metodologia con cui saranno stabilite le acque territoriali deve ancora essere determinata attraverso un accordo separato.

Come ha osservato il presidente dell’Iran Hasan Rowhani dopo il vertice del Caspio, i negoziati in merito alla definizione ultima dei confini “proseguiranno”. E quanto tempo ci vorrà ancora per discutere resta una domanda che non trova risposta.

Oltre a ciò, ci sono anche altre questioni controverse. Non è chiaro, infatti, se il Mar Caspio debba essere considerato un mare o un lago. La convenzione chiama questo bacino idrico “Mar Caspio”, pur definendolo come “circondato da territori terrestri”. Dallo status giuridico attribuito questa zona idrica, il suo utilizzo verrà effettuato secondo le disposizioni “del mare”, o ” del lago”. Anche lo status del punto di trasbordo della NATO ad Aktau è rimasto controverso, poiché rappresenta una diretta contraddizione con il paragrafo sulla “non presenza”.

Nonostante le lacune, le parti tendono a considerare la ratifica stessa della convenzione come una svolta. Anche il Presidente russo Vladimir Putin ne ha parlato in occasione del vertice e, senza indugiare sugli epiteti, ha definito l’evento epocale e la firma del documento un successo.

FONTE: russian7.ru , 28/07/2019 – di Ivan Roščepij, traduzione di Elena Zanon