È vero che Majakovskij ed Esenin si odiavano?

Non vi era ostilità alla base delle critiche reciproche tra i due poeti, bensì l’appartenenza a correnti letterarie differenti, una diversa concezione del ruolo della poesia e del destino del poeta.

Nell’immaginario comune Vladimir Majakovskij e Sergej Esenin sono raffigurati come i maggiori antagonisti del Ventesimo secolo. Una possibile spiegazione è che i due poeti erano le principali figure letterarie del tempo, così diversi uno dall’altro.

Esiste una marea di leggende sugli scontri poetici (e non solo) tra Esenin e Majakovskij. Una di queste si basa su una storia vera: nel 1923 i due poeti si esibirono in una serata di poesia organizzata in occasione dell’apertura dei corsi all’Istituto artistico-letterario. Verso la fine della serata Majakovskij ed Esenin cominciarono a turno a presentare le proprie composizioni, gareggiando chiaramente uno contro l’altro. Il tempo passò e si cominciò a narrare di questo episodio come di un teso confronto tra l’ultimo poeta della campagna e il primo poeta della rivoluzione, come un pieno di commenti pungenti, di affermazioni dure e di odio reciproco, cosa che è completamente distante dalla realtà dei fatti.

Sergej Esenin

“Conoscevo Esenin da molto tempo, dieci anni, forse venti. La prima volta che lo incontrai era in lapti (tipiche calzature russe in rafia di corteccia intrecciata, ndt) e in camicia con dei ricami a punto croce. Fu in uno dei bei appartamenti di Leningrado. Sapendo con che piacere un vero uomo, non uno interessato all’apparenza, cambia le proprie vesti con ghette e giacca, non credetti a Esenin. Mi sembrò operettistico, di cartapesta”.

Vladimir Majakovskij, “Come far versi”

“A noi figuristi i suoi versi molto buoni e molto rurali erano, ovviamente, nemici. Ma era piccolo, come se fosse buffo e carino”.

Vladimir Majakovskij, “Come far versi”

Vladimir Majakovskij

Majakovskij era un oppositore dell’immaginismo, ma non di Esenin. Nonostante appartenesse ad una corrente letteraria a lui avversa, lo riconosceva come un poeta di talento. “Litigavo spesso con Esenin, lo accusavo soprattutto dell’immaginismo crescente attorno a lui”, ricordava.

Nel maggio del 1922 in una conversazione con dei giornalisti di un quotidiano di Riga Majakovskij disse che quando si parla di immaginisti, “di tutti loro rimarrà solo Esenin”.

“Qualsiasi cosa si dica, ma Majakovskij non si getta via. È presente nella letteratura come una trave e molti su di essa inciamperanno”, diceva Esenin del suo “acerrimo nemico”.

Sergej Esenin

Stando ai ricordi di Majakovskij, ci furono anche periodi del tutto sereni nei rapporti: “In questo periodo mi sono incontrato molte volte con Esenin, gli incontri sono stati elegiaci, senza alcun bisticcio”. Esenin arrivò quasi ad unirsi al Fronte di Sinistra delle Arti (organizzazione di natura politica ed artistica attiva nell’URSS negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione russa con la volontà di sostenere l’innovazione e la creatività nelle arti di cui fu direttore Majakovskij, ndt), ma lo fermò l’obiezione di Majakovskij ad ammettere tutto il gruppo degli immaginisti.

Lo scrittore Matvej Rojzman raccontò che nella redazione del giornale “Nuovo mondo” vedeva come Majakovskij elogiava apertamente nel suo ufficio i versi di Esenin, terminando le sue recensioni con la frase: “Ascoltatemi: a Esenin non una parola di ciò che ho detto”.

“Maledettamente talentuoso”, così parlava Majakovskij di Esenin, stando ai ricordi del poeta Nikolaj Aseev.

D’altro canto, i due poeti criticavano spesso le opere gli uni degli altri: entravano in discussione, si scambiavano lettere sarcastiche e si citavano addirittura uno con l’altro nei saggi.

“Santo cielo! Che poemi da quattro soldi quelli di Majakovskij sull’America!”

Sergej Esenin, “Città-stato di ferro”, 1923

“Esenin, che ridere quello… una vacca in guanti di daino. Ascolta una volta…  ma questo viene dal coro! Suonatore di balalaika!”

Vladimir Majakovskij, “Jubilejnoe”, 1924

Vladimir Majakovskij

Tuttavia, alla base delle critiche reciproche tra i due poeti non vi era come molti credono ostilità, bensì l’appartenenza a correnti letterarie differenti, una diversa concezione del ruolo della poesia e del destino del poeta. Entrambi i poeti riconoscevano la forza del talento dell’altro. E proprio Majakovskij scrisse forse uno dei giudizi più toccanti per la morte del poeta: “A Sergej Esenin”.

“No, Esenin,

                     questo

                                non è dileggio, –

in gola

                ho un groppo di pena,

                                                        non un ghigno.

Vedo

                che con la mano recisa, esitando,

dondolate il sacco

                           delle vostre

                                                ossa.

Smettetela,

                    cessate!

                                  Siete matto?

Lasciarsi

                imbiancare

                                   le guance

                                                    dal gesso mortale?

Proprio

             voi che

                          sapevate sbizzarrirvi,

come nessun altro

                               a questo

                                             mondo.

 

Fonte: Kultura.ru. Articolo di Polina Pendina. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.