I traduttori letterari russi: da Samuil Maršak a Nora Gal’

Come mai Boris Pasternak decise di tradurre Shakespeare e quanto si avvicinava all’originale la sua versione? Quali sono le opere su cui lavorarono Samuil Maršak e Kornej Čukovskij all’infuori delle poesie e delle canzoni per bambini? Con quali autori stranieri aveva un rapporto d’amicizia Rita Rait-Kovaleva? In questo articolo vi presentiamo i più celebri traduttori russi del XX secolo.

Samuil Maršak: “La traduzione della poesia è un’arte raffinata e complessa

Samuil Maršak si appassionò alla traduzione poetica fin dalla prima giovinezza. Nel 1907 pubblicò in russo le poesie del poeta ebreo Hayim Nahman Bialik, il quale scriveva in yiddish e in ebraico. Nel 1912 Maršak partí alla volta della Gran Bretagna dove viaggiò per due anni, studiando la lingua e il folklore inglese. Sempre in quella occasione nacque il suo interesse per la poesia britannica, portandolo a tradurre alcune ballate. 

La traduzione poetica è un’arte raffinata e complessa. Ho due posizioni in merito, paradossali ma intrinsecamente vere. La prima: la traduzione poetica è impossibile. La seconda: ogni volta è un’eccezione.

Negli anni Trenta Samuil Marsak iniziò a tradurre le poesie e le ballate del poeta scozzese Robert Burns, tra cui le celebri ballate “Heather Ale”, “John Barleycorn” e “Lord Gregory”. Complessivamente Maršak ha tradotto in russo più di 200 poesie di Burns. Alcune di queste vennero persino musicate dai compositori sovietici. Nel film diretto da Eldar Ryazanov “Služebnyj roman” (Storia d’amore in ufficio) risuona la canzone “La mia anima non trova pace”, mentre nella commedia “Buongiorno, sono vostra zia!” il tango “Amore e povertà”.

Maršak ha tradotto anche diversi componimenti di William Shakespeare. Proprio le sue versioni dei sonetti dell’autore inglese diventarono le più popolari e gli valsero il premio di Stalin nel 1949.

Samuil Maršak, tuttavia, non amava le parole traduzione” e traduttore. I suoi lavori venivano sovente firmati all’antica, ad esempio Da Robert Burns o da William Blake.

Kornej Chukovskij: “Includere quante più persone possibile nel mio Whitmanesimo

Kornej Chukovskij dedicò la sua vita alla traduzione delle opere del poeta americano Walt Whitman. La prima raccolta in lingua russa Il poeta anarchico Walt Whitmanrisale al 1907.

Walt Whitman è stato l’idolo della mia giovinezza. Si presentò dinnanzi a me nella sua maestosità già nel 1901…Comprai un suo libro per una moneta da un marinaio al porto di Odessa e quel libro mi travolse completamente. […] Com’è naturale, ebbi subito il desiderio di includere quante più persone possibile nel mio Whitmanesimo e quindi iniziai a tradurre, incapace e maldestro, le poesie di Whitman che più mi avevano emozionato. Frammenti di queste mie traduzioni apparvero solo dopo alcuni anni…nel mio primo libro dedicato a Walt Whitman, nell’edizione “Circolo dei giovani (presso l’Università di San Pietroburgo). Le mie prime traduzioni erano scialbe e mi vergogno a rileggerle adesso.

Nel 1944 la raccolta era già stata ripubblicata 10 volte. Chukovskij continuò a rimaneggiare le traduzioni, deciso ad avvicinarle il più possibile all’originale, mantenere l’intonazione dell’autore, il suo ritmo e le sfumature di significato. Nel 1967 uscì il libro “Il mio Whitman” che includeva estratti sulla vita del poeta americano e una selezione dei suoi componimenti. Chukovskij dispose le poesie non in in base alla tipologia o cronologia, ma nell’ordine in cui le aveva scoperte egli stesso. Alcune poesie rientrarono nella raccolta sotto forma di frammenti, così come Chukovskij le aveva lette da giovane. Chukovskij si occupò anche di prosa in lingua inglese. Vennero pubblicati, infatti, nella sua traduzione i racconti gialli di Arthur Conan Doyle dal ciclo “Le memorie di Sherlock Holmes”, così come le opere di O. Henry, Ernest Thompson Seton e Mark Twain.

Boris Pasternak: “Immergersi in Shakespeare”

Chi è il traduttore russo del Giovane Holden? A chi si deve la traduzione in russo dei maggiori classici americani, da Walt Whitman a Kurt Vonnegut? Una panoramica dei più celebri traduttori letterari del XX secolo in Russia. studiò l’inglese, il francese e il tedesco fin dalla tenera età. Più avanti imparò il georgiano e tradusse le poesie di Nikoloz Baratashvili, Ioseb Grishashvili, Tician Tabidze e altri poeti. Dal 1934 in poi Pasternak si dedicò ai testi degli autori romantici inglesi come Percy Bysshe Shelley, John Keats, George Gordon Byron, nonché del simbolista francese Paul Verlaine.

Verso la fine degli anni Trenta le opere di Boris Pasternak non venivano pressoché pubblicate: le autorità davano la colpa alla sua “visione del mondo non in linea con i tempi”. Nello stesso periodo gli fu consigliato dallo scrittore francese Romain Rolland di immergersi in Shakespeare per tornare a scrivere con una rinnovata forza d’animo. Fu proprio allora che il regista Vsevolod Mejerchol’d gli propose di adattare per il teatro la tragedia dell’Amleto. Il regista non considerava all’altezza nessuna traduzione esistente. Definì la versione classica di Michail Lozinskij troppo asciutta e precisa, la traduzione di Anna Radlova insipida.

Mi proposero diverse volte di tradurre l’Amleto per il teatro. Considerando le ottime traduzioni già esistenti, ho considerato a lungo che fosse inutile aggiungerne una nuova e insignificante. D’altra parte, si parlava di una traduzione particolare e libera, adatta a una concezione scenica e non letteraria. Alla fine, sedotto da una tale impresa, cambiai idea e accettai’” (Boris Pasternak, dalla prefazione alla prima edizione dell’Amleto).

Fu così che tragedie shakespeariane come l’Amleto, Romeo e Giulietta, Re Lear e Macbeth divennero le traduzioni più celebri di Boris Pasternak. Il poeta lavorò sulla traduzione dell’Amleto dal 1939 fino ai primi anni Cinquanta, rimaneggiandolo continuamente, integrando e modificando il manoscritto. Non cercava di tradurre letteralmente l’originale, bensì di trasporre il più fedelmente possibile il carattere e le emozioni dei personaggi attraverso le loro battute. Giocava con l’aspetto fonico-ritmico delle parole, trasformava i giochi di parole e i proverbi inglesi in espressioni e modi di dire russi, familiari ai lettori. Le immagini shakespeariane apparvero anche nelle opere dello stesso Pasternak, nel romanzo “Il dottor Živago” e nelle pièces teatrali “Questa Luce” e “La bellezza cieca”.

Rita Rait-Kovaleva: Il mio compito è criticare

La traduttrice Raisa Černomordik lavorò con lo pseudonimo di Rita Rait-Kovaleva. All’inizio degli anni Venti conobbe Vladimir Majakovskij e tradusse in tedesco alcune delle sue poesie e la commedia Mistero buffo. Majakovskij e Rita Rait-Kovaleva ebbero contatti per diversi anni, prima che la traduttrice si trasferisse a Leningrad dove diventò la segretaria letteraria di Samuil Maršak. Il mio compito è criticare e l’ho sempre fatto scrupolosamente, anche se devo ammettere che spesso non c’era nulla da criticare, se non aiutare a trovare la versione definitiva” (Rita Rait-Kovaleva riguardo alla sua collaborazione con Samuil Maršak).

Su suggerimento di Maršak, Rita Rait-Kovaleva scrisse una biografia romanzata su Robert Burns e tradusse la sua prosa. Si dedicò anche alla traduzione delle opere di altri autori, come Mark Twain, William Faulkner e John Galsworthy.

Nel 1960 uscì nella sua traduzione Il giovane Holden di Jerome Salinger, il cui titolo originale è Catcher in the Rye, ovvero Il prenditore nella segale. Ma nella lingua russa tale espressione era priva del significato immediatamente comprensibile ai lettori americani: la parola catcherindicava non soltanto colui che prende ma anche uno dei giocatori di una squadra di baseball. Il protagonista del libro conservava un guantone da baseball in ricordo del fratello defunto. Nell’Unione Sovietica le regole e i termini di questo gioco non erano conosciuti, pertanto Rita Rait-Kovaleva propose una sua versione per il titolo.

Assillava chiunque con le domande, non solo noi ma anche i tassisti, i commessi nei negozi, per scovare espressioni gergali nell’affanno di cogliere la giusta intonazione. Diceva che non avrebbe iniziato la traduzione finché nella sua testa non avessero risuonato le voci dei personaggi. ( Il traduttore Sergej Task sulla traduzione di Rita Rait-Kovaleva del Giovane Holden (Sopra l’abisso nella segale nella versione russa, N.d.T.)

Alla fine degli anni Sessanta il professore americano John Finn le inviò alcuni libri di Kurt Vonnegut. Lei li lesse in lingua originale, dopodiché inviò una lettera di ringraziamento direttamente all’autore. Kurt Vonnegut telefonò alla traduttrice e poco dopo si incontrarono a Parigi. Nacque così la loro duratura amicizia.

Nell’Unione Sovietica la letteratura straniera veniva tradotta solo su richiesta del Ministero per la stampa. La richiesta per le opere di Vonnegut tardava ad arrivare, così Rita Rait-Kovaleva se ne occupò autonomamente. Agli inizi degli anni Settanta uscirono nella sua traduzione “Ghiaccio Nove” e “Mattatoio n° 5”. Verso la metà degli anni Ottanta Rita Rait-Kovaleva aveva tradotto l’opera completa di Vonnegut e gli dedicò il libro Il canarino nella miniera, ovvero il Mio amico Kurt.

Nora Gal’: Non sono capace a scrivere male in russo

Nora Gal’ (il cui vero nome era Eleonora Gal’perina) sostenne gli esami di ammissione alla facoltà di filologia ben 17 volte: per la figlia di un nemico del popolo risultava molto difficile accedere a un’università sovietica. Nonostante ciò, nel 1937 Nora Gal’ si laureò presso l’Istituto pedagogico di Mosca e, quattro anni dopo, discusse la sua tesi sulle opere del poeta postromantico francese Arthur Rimbaud. Dopo la guerra si dedicò all’insegnamento della letteratura straniera, lavorando contemporaneamente come redattrice in una casa editrice. Nel 1954 uscirono i primi titoli tradotti da Gal’: Una tragedia americana e Miraggio dorato di Theodore Dreiser, L’uomo invisibile di Herbert Wells e Il figlio del lupo di Jack London.

Nora Gal’ godeva di grande autorevolezza come traduttrice…Si diceva, ad esempio, che era possibile leggere Dreiser solamente grazie alla sua traduzione. In realtà, in età più adulta mi capitò di sentire delle critiche mosse nei suoi confronti, in quanto si diceva che non fosse necessario migliorare i testi nelle loro traduzioni. Una volta le posi la stessa domanda e Nora Gal’ mi rispose severamente: Non sono capace a scrivere male in russo” (Aleksandra Raskina in un articolo su Nora Gal’).

Le traduzioni più celebri di Nora Gal’ sono le opere di Antoine de Saint-Exupéry, tra cui la favola Il piccolo principe e il romanzo autobiografico Terra degli uomini. Tradusse, inoltre, i romanzi di Charles Dickens, i saggi di Albert Camus, i racconti di Ray Bradbury, Bret Harte e Clifford Simak.

Fonte: culture.ru  – di Irina Kirilina, Traduzione di Violetta Giarrizzo

Violetta Giarrizzo

Nata in Russia nella lontana Repubblica di Calmucchia, tra steppe, tulipani e templi buddisti, vivo ormai da quasi vent'anni nella mia amata Torino. Laureata in Lingue Straniere per la Comunicazione Internazionale con specializzazione in lingua inglese e polacca, mi sono riavvicinata nell'ultimo periodo alla Russia e alla sua affascinante cultura.