Le Russia e le sue città fantasma

Pochi sanno che la maggior parte delle città abbandonate dei videogiochi sono ispirate a paesaggi reali. Nella vastità della Federazione Russia si possono trovare moltissimi insediamenti abbandonati, la cui vista fa gelare il sangue nelle vene.

Queste città fantasma sono vittime della recessione economica, dei disastri naturali o delle catastrofi causate dalla mano dell’uomo. Oggi gli unici visitatori di questi insediamenti mistici sono gli animali e i pochi fotografi alla ricerca di scatti in stile post apocalittico. 

Vendetta della natura

Secondo alcuni scienziati alcune catastrofi naturali come terremoti e inondazioni sono il tentativo autonomo della Terra di ripulirsi dai danni causati dall’uomo, quali l’inquinamento del suolo e dell’aria o l’estrazione incontrollata di minerali e materie prime. Proprio queste catastrofi sono alla base della nascita di parte delle città fantasma in Russia.

Neftegorsk

Una volta Neftegorsk era una città petrolifera in forte crescita, ma un devastante terremoto il 28 maggio 1995 cancellò ogni segno della sua esistenza. Sotto le macerie delle loro case morirono 2040 persone.

Oggi, dove una volta sorgeva una prosperosa città industriale, si trova un cupo complesso commemorativo circondato da rovine.

Kurša – 2

Sulla storia di questo villaggio operaio si potrebbe girare un film horror – apocalittico. Kurša-2 fu completamente distrutta da un incendio infernale divampato il 3 agosto del 1938. Solo 20 abitanti sopravvissero per miracolo, ma gli altri 1000 morirono bruciati vivi dalle fiamme.

Quel giorno un treno che trasportava dei tronchi di albero passò per il villaggio, e il capo della spedizione, vedendo l’incendio imperversare, propose di evacuare la zona. Ma l’ordine era di salvare anche il carico, così che le persone riuscirono a malapena ad arrampicarsi sui tronchi e a riempire gli spazi vuoti.

L’incendio uccise lavoratori, prigionieri e militari. Ora dove sorgeva una volta la città si innalza una croce con una targa commemorativa che ricorda quanto la natura possa essere crudele.

Kadykčan

Il nome di questo famoso villaggio della regione di Magadan tradotto significa “Valle della Morte”. Infatti durante le repressioni staliniane vi venivano condotti i prigionieri dei GULAG sotto falso nome, ma nel periodo post bellico divenne una città conosciuta per le sue miniere di carbone.

Tuttavia nel settembre 1996 si verificò un’esplosione in una di queste miniere provocata dalla terra stessa, che rappresentava ormai una minaccia per gli abitanti della città. Le autorità chiusero quindi tutte le miniere della zona, e nel 2012 gli unici abitanti di Kadykčan erano un gruppo di cani randagi.

Problemi economici.

In Russia le città fantasma sono diventate tali anche a causa di problemi economici. La gente ha abbandonato nel tempo intere regioni, lasciando dietro di sé insediamenti deserti, ormai conquistati dalle erbacce. 

Iul’tin

Questo villaggio urbano dal nome romantico fu costruito nel 1953 vicino al più grande giacimento di metalli del paese, ma con il crollo dell’URSS e la chiusura delle imprese non redditizie, la città iniziò a svuotarsi gradualmente, fino a diventare un’autentica città fantasma.

Finval

Finval era una città militare che ospitava diversi sottomarini impiegati durati la Guerra Fredda. Era completamente autosufficiente e autonoma, e là i militari avrebbero potuto sopravvivere a lungo sia in caso di blocco alimentare, che in caso di bombardamenti, trovando riparo in appositi rifugi.

In città c’era tutto il necessario: un club, una scuola, un asilo, una centrale elettrica e persino un eliporto, ma con il crollo dell’Unione Sovietica la sua esistenza si rese inutile, e Finval cadde in rovina.

Disastri causati dall’uomo.

La nascita di città fantasma a volte è il risultato di disastri causati dall’uomo e dall’industrializzazione, che ha distrutto patrimoni artistici e naturali. 

Kaljazin

Kaljazin è la città allagata più famosa della Russia. Nonostante sia una città antichissima venne parzialmente allagata durante la costruzione di una centrale idroelettrica sul Volga tra il 1935 e il 1955. Sono ormai sommersi la parte antica della città e il suo monastero. Solamente il campanile della cattedrale fa capolino dall’acqua.

Staraja Gybaha 

Solo cinque anni dopo la sua “morte” questa città mineraria avrebbe potuto festeggiare il trecentesimo anniversario. Nel 1721 venne scoperto un ricco deposito nella zona su cui poi prese gradualmente vita un villaggio di lavoratori. Nel 1941 il piccolo villaggio era ormai una città. 

Ma col passare degli anni le riserve di carbone iniziarono a diminuire e i cittadini iniziarono gradualmente ad abbandonare Straja Gybaha, il cui unico abitante oggi è la natura.

Hal’mer-Ju

Un simile destino attendeva anche la città operaia dal nome esotico di Hal’mer-Ju, che nella lingua degli indigeni Nenet significa “Fiume dei morti”. Hal’mer-Ju era una città mineraria di tipo urbano che inaspettatamente le autorità dichiararono non redditizia nel 1993: si invitarono gli abitanti ad abbandonarla, e coloro che non volevano lasciarla furono portati via a forza tra le proteste.

Nel 2005 il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato il suo bombardamento, e oggi è una città fantasma piuttosto noiosa, conosciuta dagli abitanti della regione come “la città maledetta”.

Mologa

Le disavventure della città di Mologa sono il perfetto esempio di come l’uomo agisca in modo irresponsabile nei confronti della natura. Settecento anni di storia vennero cancellati nel 1940, quando durante la costruzione di una diga vennero inondate centinaia di case, diverse chiese e il monastero della città.

Fonte 24SMI, 06/04/2016 – Traduzione di Gaia Fenoglio