“L’aviatore”, di Evgenij G. Vodolazkin

L’aviatore di Evgenij Vodolazkin: Un viaggio nel tempo e nella lingua.

Un viaggio nel tempo, nella storia russa, dall’epoca dei Soviet al tramonto del XX secolo fino all’analisi e alle difficoltà della lingua russa contemporanea mescidata con gli entranti anglicismi; tutto questo è racchiuso all’interno del romanzo-diario L’aviatore (in russo Aviator), ultima fatica del medievalista e filologo Evgenij Vodolazkin.

L’aviatore è un libro tanto atteso quanto apprezzato sia dal pubblico russo che internazionale. La sua prima pubblicazione in lingua russa è della primavera 2016 ed è stato tradotto in italiano nell’aprile del 2019 per Brioschi editore.

Copertina del libro "L'aviatore"
L’aviatore, Francesco Brioschi editore, 2019

Vodolazkin, già conosciuto in Italia come “l’Umberto Eco russo” non è estraneo ai successi editoriali: il suo primo romanzo Solov’ëv e Larionov nel 2010 è stato nominato per il premio Bol’šaja kniga; nel 2012 il romanzo Il Lauro è diventato un caso editoriale in Russia, che gli è valsa la vittoria di numerosi premi letterari, tra cui Jasnaja Poljana, Bol’šaja kniga e Nacional’nyj bestseller; dal canto suo L’aviatore era un romanzo estremamente atteso dai lettori e il suo successo gli ha permesso di vincere per la seconda volta il Bol’šaja kniga.

Il romanzo narra la storia di un uomo nato nel 1900, Innokentij Platonov, che dopo essere stato sottoposto ad un esperimento di congelamento sulle Isole Solovki nel 1932, “risorge” in un corridoio ospedaliero a San Pietroburgo, 67 anni più tardi.

Senza un briciolo di memoria e nessun parente pronto a supportarlo, Platonov, su consiglio del medico Geiger, inizia la stesura di un diario sul quale giorno per giorno appunta tutte le sue osservazioni sulla realtà che lo circonda, riuscendo così a piccoli passi a recuperare la memoria e ad accostare il “suo mondo perduto” a quello in cui si è risvegliato.

Ogni minimo oggetto e gesto all’interno dell’ospedale aiuta Platonov a ricordare persone, avvenimenti ed episodi della sua vita e una coincidenza legata ad una particolare figura permette al personaggio di recuperare ricordi di un grande amore perduto. Tra una scoperta e l’altra, il protagonista si scontra anche con le difficoltà linguistiche (nuove parole per dire la solita cosa) e nuovi dispositivi tecnologici (tra i quali il computer e la televisione) che inevitabilmente paragona ad oggetti del suo tempo, cercando di avvicinarli maggiormente al suo modo di pensare e di vivere.

Allo stesso tempo, la scoperta della nuova San Pietroburgo porta con sé analogie e caratteristiche della città immutate o straordinarie agli occhi del protagonista, che vi aveva già vissuto per molto tempo. La singolarità di Platonov lo rende ben presto famoso, al punto di comparire (ironia della sorte) come testimonial in una pubblicità di surgelati.

Il finale aperto, elemento ormai caratteristico della narrativa contemporanea, lascia libera (o quasi) interpretazione al lettore. L’aviatore rientra all’interno del genere storico-fantastico, anche se la descrizione degli eventi storici e sociali non rappresenta necessariamente gli elementi cardine sui quali si fonda la storia narrata.

In particolare, la scelta del titolo non è un semplice riferimento nostalgico, ma un simbolo che descrive il ruolo del protagonista che come un uccello vola e scruta dall’alto gli avvenimenti del passato e del presente per poi trarne conclusioni e valutazioni inaspettate e invisibili ai più.

Il romanzo-diario si muove su una linea lenta e progressiva, alternando giorni pieni di novità e ricchi per il protagonista a giorni vuoti, in cui lo stesso Platonov scrive che “non vi è niente di nuovo”. Eppure, allo stesso tempo, i giorni della settimana viaggiano a grande velocità sotto l’occhio del lettore che scorre le pagine.

L’aviatore si presenta quindi come una grande costruzione, un carico di registri linguistici e toni diversi, un insieme di cerchi perfetti che si chiudono meccanicamente e si incastrano perfettamente gli uni con gli altri per volere dello scrittore. Vodolazkin sa perfettamente dove vuole condurre i suoi lettori e lo fa palesando il proprio modo di vedere lo scorrere del tempo storico attraverso le memorie di Platonov e aggiungendo riferimenti (a volte nascosti) ad altri autori come Dostoevskij e Defoe.

La visione della storia russa, l’attenzione alla trasposizione linguistica e ai registri utilizzati mostrano il lavoro di ricerca dell’autore e il suo desiderio di contrapporre due realtà storiche a cui il lettore accede attraverso gli occhi increduli e curiosi di un uomo di altri tempi che scopre l’esistenza dei “talk-show”, del “computer”, della “televisione” (in russo telik, che Platonov descrive come simile al cinematografo) e del computer (associato ad un “giocattolo”, “una macchina da scrivere”).

La presenza di anglicismi nel russo contemporaneo è un argomento di analisi linguistica molto caro a Vodolazkin, che coglie l’opportunità e ne sottolinea alcuni aspetti all’interno del romanzo: Platonov scopre che alcuni oggetti presenti al suo tempo non si descrivono più comunemente utilizzando parole russe, ma privilegiando la loro versione inglese (ad esempio container o spray, oppure “macchina” al posto di “automobile”). In merito a questo punto, più volte durante le interviste l’autore si è dimostrato contrario all’uso improprio dei linguaggi slang e agli anglicismi, sottolineando l’importanza di un’identità attribuibile a ciascuna lingua.

Foto in b/n dell'autore Evgenij Vodolazkin
L’autore, Evgenij Vodolazkin

All’interno del romanzo si ritrovano molte riflessioni e domande indirette riguardo al valore della memoria e dell’essere umano nel tempo, la filosofia degli eventi storici è accostata al ruolo del singolo individuo nella storia e a cosa questa significhi per lui. In particolare, ci si pone la domanda su quale sia la vera essenza e valenza della memoria storica del singolo uomo; forse la consapevolezza di un assetto politico-sociale, o piuttosto il ricordo di suoni, gesti e odori?.

Inoltre, l’autore si chiede (non senza fornire una risposta) e ci chiede se il tempo sia davvero una scusa per l’umanità e se la moralità dell’individuo possa essere soffocata dal dilagante caos del susseguirsi degli eventi.

Il romanzo ha ricevuto consensi più o meno entusiasti sia da parte del pubblico russo che internazionale e recensioni per la maggior parte positive dalla critica. Alcune indiscrezioni rivelano che recentemente Vodolazkin ha dichiarato di aver ricevuto numerose proposte per un adattamento cinematografico del suo romanzo. Vedremo forse una trasposizione filmica per il cinema? O una serie televisiva?

Sicuramente siamo certi di una cosa: L’aviatore è un romanzo di successo nella letteratura russa contemporanea e non solo per questo motivo merita una chance di lettura, sia da parte degli amanti della prosa russa, sia da parte dei curiosi e amanti della letteratura contemporanea.

 

“Perché continui a scrivere?”
“Sto descrivendo cose, sensazioni. Persone. Scrivo ogni giorno, ogni ora, sperando di salvarli dall’oblio.”
“Il mondo di Dio è troppo grande per contare sul successo.”
“Sa, se ogni persona dovesse descrivere il proprio piccolo frammento di questo mondo… Ma perché poi dovrebbe essere davvero piccolo? Si può sempre trovare qualcuno il cui campo visivo sia sufficientemente ampio.”
“Per esempio?”
“Per esempio un aviatore.”
 
Recensione a cura di Noemi Baldi
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