«Chiaro di luna sul Dnepr»: perché gli spettatori cercavano una lampadina dietro al quadro di Kuindži

Il quadro «Chiaro di luna sul Dnepr» si può definire senza dubbio come il più celebre capolavoro dell’artista russo Archip Kuindži – uno dei più grandi paesaggisti russi della seconda metà del XIX secolo. I tratti distintivi del quadro sono il magnetismo, l’enigmaticità e l’elevata maestria. Desideravano vedere il quadro decine di persone che aspettavano in lunghe file ancora prima dell’inaugurazione dell’atelier dell’artista, mentre i più curiosi cercavano persino una lampadina dietro il quadro.

Archip Kuindži
L’opera principale nella produzione artistica di Kuindži

L’opera d’arte «Chiaro di luna sul Dnepr», con un effetto sempre in grado di ammaliare il pubblico, divenne leggendaria ancora prima che venisse esposta al pubblico. Secondo le parole dell’artista essa rappresenta l’opera centrale della sua vita. Kuindži riunì tutte le sue conoscenze e il talento per riprodurre l’illusoria natura della luce lunare e trovare la composizione ideale per la resa dello spazio e dello stato d’animo. La fonte di luce nel quadro è rappresentata dalla luna. Essa getta una misteriosa luce verde sul fiume e sul villaggio sulle sue sponde. Gran parte del quadro è avvolto nell’oscurità, solamente qualche spiraglio di luce altera lo spazio buio. Questa scarsa luce è sufficiente per vedere la regolare corrente del grande fiume. L’intenso contrasto e il magistrale impiego del colore sono diventati la chiave del successo del quadro. Esso rende lo splendore del chiaro di luna e degli effetti di luce in modo così preciso che i visitatori della mostra erano semplicemente stupiti dalla maestria dell’artista.

Secondo le parole di Kramskoj: «… il fiume è effettivamente maestoso nel suo scorrere, mentre il cielo è realistico, senza fondo e profondo». Kuindži veniva definito «l’artista della luce», a causa della sua passione per i contrasti chiaroscuri e per il modo spettacolare con cui rendeva i tramonti e i chiari di luna.

«Chiaro di luna sul Dnepr» rappresentava non tanto uno sguardo concreto, quanto un infinito spazio celeste: l’universo. Dopo aver dipinto questo quadro, il mondo accolse le opere di Kuindži con uno sguardo contemplativo e filosofico, che penetrava la grandiosità della vita. A differenza dei lavori precedenti, nei quali la realtà assumeva delle forme perfettamente determinate, in questo caso egli ricercava delle dimensioni completamente nuove. Da quel momento egli aspirava a trasmettere non le condizioni drammatiche della natura e nemmeno le sue magnifiche manifestazioni fisiche, ma qualcosa di più essenziale e perenne: la percezione dell’universo come centro di unitarietà organica della natura e dell’uomo. I colori solenni e fosforescenti di «Chiaro di luna sul Dnepr» suscitano emozioni sublimi, riflessioni sulla vita terrestre e sul mondo celeste. L’armonia romantica del quadro di Kuindži è paragonabile alle opere del suo precursore: l’artista tedesco Caspar David Friedrich.

«Due uomini davanti alla luna», Caspar David Friedrich
Un quadro destinato alla fama

La fama del quadro non ancora finito, della sua straordinaria bellezza e della sua espressività lirica si diffuse così velocemente a Pietroburgo da costringere Kuindži a organizzare visite della durata di due ore nel suo studio ogni domenica, ancora prima della presentazione ufficiale. Si riunivano lunghissime file molto tempo prima dell’apertura dell’atelier. Kuindži lo mostrò anche ai suoi amici, tra i quali lo scrittore Ivan Turgenev, il chimico Dmitrij Mendelev, il poeta Jakov Polonskij, gli artisti Ivan Kramskoj e Pavel Čistjakov. A proposito, ebbe un ruolo fondamentale nella storia del quadro proprio lo scrittore Ivan Turgenev. Una sera sentì il suo racconto entusiasta sul nuovo quadro il granduca e intenditore d’arte Konstantin Konstantinovič Romanov. Egli si recò nello studio di Kuindži vestito da ufficiale di marina (l’artista non sapeva di ciò). Quando il granduca disse che era pronto a riscattare il capolavoro e chiese il prezzo, Kuindži si mise a ridere e disse che lui non aveva denaro a sufficienza per arrivare a cinquemila rubli. Risultò che si trattava del granduca Konstantin Konstantinovič Romanov, che comprò il quadro per la sua collezione. Il granduca si innamorò così tanto di questa tela da portarla con sé in tutti i suoi viaggi.

L’esposizione di un unico quadro

«Chiaro di luna sul Dnepr» venne messa in mostra nel 1880 nella Bol’šaja Morskaja ulica (nome di una via di San Pietroburgo, n.d.T.) a Pietroburgo, nella sala della Società per l’Incoraggiamento delle Arti. È importante il fatto che si trattasse della prima mostra di un unico quadro in Russia, ed essa fece scalpore. L’artista prese tutte le misure organizzative per esaltare l’effetto del quadro. Ordinò di coprire le finestre con delle tende, affinché la luce del giorno non penetrasse nella sala espositiva. Per una maggiore accentuazione dell’effetto venne fatta luce sul quadro tramite un raggio di luce elettrica, diretto verso di esso. La mostra si concluse con successo. Kuindži divenne l’idolo del pubblico.

Ma c’è una lampada?

Alcuni scettici non poterono credere che la luce della luna nel quadro potesse essere così luminosa, perfino brillante. Quando il quadro venne messo in mostra, l’illusione della luce era così realistica che molte persone tentavano di dare un’occhiata di nascosto dietro alla tela. Di sicuro ci stava una lampada. Ma non c’era. Altri supponevano che Archip Kuindži fosse stato aiutato dall’amico chimico Mendelev, il quale avrebbe messo a disposizione le sostanze necessarie per la peculiare luminescenza. Ma si trattava di una menzogna.

Molti erano sicuri che l’artista avesse un segreto particolare. E fino ad oggi la sua avvincente bellezza spinge in modo invariabile i visitatori del museo a soffermarsi davanti ad esso in ammirazione e stupore. Kuindži è stato veramente «il mago della luce», egli faceva esperimenti ed aspirava alla perfezione nelle sue realizzazioni cromatiche e di luce – lo si può vedere anche in altre sue opere. Il suo stile caratteristico e le tecniche acquisite hanno reso il quadro un capolavoro unico nel suo genere.

Fonte: www.kulturologia.com , 10 Dicembre 2019 – Traduzione di Angela Zanoletti

Angela Zanoletti

Nata a Brescia nel 1996, mi sono laureata con lode in Mediazione Linguistica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, con un intermezzo di due mesi di stage a San Pietroburgo. Avendo deciso di completare i miei studi attraverso la magistrale di Lingue e Letterature Straniere, mi trovo ora nella splendida cittá di Padova. Dopo la maturità classica ho cominciato ad avvicinarmi al mondo russo grazie al mio immenso amore per la musica di Čajkovskij. Perché se non c'è passione, cos'altro può portare a voler conoscere una nuova lingua e cultura?

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