Domostroj: norme di comportamento nella Rus’ medievale

Domostroj: norme di comportamento nella Rus’

Nella Rus’ del XV secolo, la vita mondana, domestica e spirituale venivano regolate dal Domostroj, una raccolta di istruzioni e consigli riguardo l’economia domestica, l’allevamento dei figli e la condotta da mantenere nella propria casa o quando si è ospiti. Ecco come dovevano comportarsi una brava moglie, un marito giusto e dei figli rispettosi nel Medioevo.

Un libro sui valori cristiani, sulla vita domestica e sui rapporti lavorativi

Questo corpus di leggi terrene fece la sua apparizione verso la fine del XV secolo a Novgorod, dove conobbe grande popolarità specialmente negli ambienti della nobiltà. Alla base vi erano precetti simili a quelli già presenti in altre raccolte precedenti, come Izmaragd o Zlatoust. Il manoscritto vide diverse redazioni, grazie alle quali si arricchì di nuovi consigli e, con il tempo, arrivò a comprendere le norme della vita domestica. Nel XVI secolo, l’arciprete Sil’vestr, esponente della chiesa moscovita, confessore e braccio destro di Ivan Grozny, ne fece un’unica raccolta. Divise il nuovo libro del Domostroj in tre parti. Nella prima si parlava di come pregare e come comportarsi in chiesa; nella seconda, come venerare lo zar; nella terza, come condurre la vita familiare e domestica.

In molti leggevano il Domostroj, a partire dai principi e dai boiardi, fino ai mercanti e ai modesti cittadini acculturati. Alla base dei precetti risiedevano i valori cristiani: aiutare i bisognosi, i malati e gli affamati, non fare vanto delle proprie buone azioni davanti agli altri, perdonare le offese. Consigli pratici che riguardavano vari ambiti della vita: come essere un bravo ospite, come mettere i funghi in salamoia, come prendersi cura del bestiame, come riparare le slitte e gli utensili domestici. Veniva persino menzionato il comportamento da adottare nei rapporti di lavoro, come fare incetta di generi alimentari e come saldare il conto con i negozianti.

Il Domostroj, nel XVI secolo, divenne uno dei principali libri dedicati alla vita quotidiana, sebbene contenesse anche delle sezioni religiose. Resistette a numerose ristampe e tre secoli dopo regolamentò la vita dei Vecchi credenti (un movimento religioso russo che si oppose alla gerarchia ortodossa, n.d.t.), dei mercanti della città e dei contadini benestanti.

“Costituisce un ricordo di valore inestimabile per la nostra storia… è il fiore e il frutto degli antichi intramontabili codici morali e domestici della nostra vita quotidiana. Il Domostroj è lo specchio nel quale possiamo chiaramente studiare e svelare tutto.” (Ivan Zabelin, dal libro Vita domestica delle zarine russe dei secoli XVI e XVII)

Famiglia: severa gerarchia e obbedienza agli anziani

Nella Rus’ medievale prevalevano valori di stampo tradizionale. Il modello di matrimonio cristiano comprendeva una grande famiglia con molti figli e un regime patriarcale di vita. Le persone che rimanevano sole fino al raggiungimento dell’età matura erano considerate disabili e un rifiuto consapevole del matrimonio veniva visto come disobbedienza del volere di Dio. I codici morali condannavano anche coloro che abbandonavano i propri cari per andarsene in monastero.

Secondo il Domostroj, i componenti della famiglia dovevano essere una cosa sola: il marito-capofamiglia lavorava e provvedeva al sostentamento, la moglie si occupava della casa e i figli obbedivano ciecamente ai genitori, anche in età matura. Il Domostroj chiaramente denotava una gerarchia e i rapporti che intercorrevano tra i membri della famiglia. Questo fece diminuire le possibilità che avvenissero liti o conflitti: ognuno infatti conosceva il proprio ruolo e i propri doveri. Le pene corporali costituivano il comune mezzo di educazione, sebbene venisse consigliato di colpire con il bastone solamente nei casi in cui le discussioni non conducevano da nessuna parte.

Le norme comportamentali riguardavano l’intero nucleo familiare, compresi i servitori e le persone che vivevano a carico del padrone di casa. Anche la servitù veniva educata e punita:

“Allo stesso modo, guardando alle colpe e agli affari, bisogna educare e punire anche i servi, imporre ferite, castigarli…  Qualunque sia la colpa, non si dovrà mirare alle orecchie o agli occhi, né dare botte sul petto, né colpire con un pugno o con un bastone, non usare niente di metallico o di legno. Chi dovesse fare diversamente verrà colpito da molte disgrazie: cecità e sordità, le braccia, le gambe e le dita si romperanno e la testa inizierà a dolere, si avranno dolori ai denti e la moglie incinta perderà i bambini che porta in grembo…” (Domostroj)

Per servire correttamente il loro padrone, ai servi veniva chiesto di tesserne le lodi in pubblico. La padrona di casa doveva dare il buon esempio, appoggiando il marito e evitando di sostenere discorsi vuoti, sciocchi, privi di senso e vergognosi con la servitù. Avrebbe poi dovuto mantenere un atteggiamento rigido, affinché la servitù non parlasse male di loro e non raccontasse gli affari della famiglia a degli estranei.

Moglie: “compiacere Dio e il marito”

Nella Rus’ era consuetudine organizzare matrimoni combinati. Il compagno di vita veniva scelto dai parenti e spesso non si trattava di amore corrisposto tra i due futuri consorti. Solo gli uomini di una certa età potevano scegliere autonomamente la loro futura sposa e condurre i negoziati delle future nozze. Il matrimonio veniva sciolto solo in rare occasioni, poiché la famiglia era considerata un valore da mantenere per tutta la vita.

La parola domostroj al giorno d’oggi viene associata prima di tutto a un regime patriarcale. Di fatto, una donna sposata viveva chiusa in casa, nascosta alla gente e doveva occuparsi solamente dei lavori domestici. Le norme del Domostroj stabilivano che una moglie dovesse essere pura e obbediente, adempiere ai propri doveri, occuparsi della casa e crescere i figli. Doveva essere silenziosa, gentile, laboriosa, consultare sempre il marito per ogni questione. Dato il suo ruolo di capofamiglia, il marito non doveva formare ed educare solamente i figli, ma anche la moglie, se tutto sarà discusso, tutto andrà bene.

“Una brava moglie rende felice suo marito e la loro vita scorre in armonia. Una moglie gentile, laboriosa e silenziosa è la corona di suo marito. Se un marito trova una moglie buona, la loro casa non potrà fare altro che beneficiarne” (Domostroj)

Nel libro, la donna viene definita come sovrana della casa e il suo compito primario è quello di compiacere Dio e suo marito. Controllava l’istruzione dei figli, l’operato dei servitori, il rifornimento delle scorte e divideva le mansioni dei membri della famiglia. L’intero nucleo familiare, ad esclusione del marito, doveva aiutare e ubbidire a lei.

Nel codice viene minuziosamente descritto come doveva comportarsi una buona moglie in diverse situazioni e persino di cosa poteva conversare quando era ospite:

“Se si è ospiti, la moglie dovrà sedersi al tavolo e indossare il suo miglior abito ed evitare di bere troppo. Un marito ubriaco è stolto, ma una moglie ubriaca non serve più a nulla. Dovrà parlare di lavori da donna con gli ospiti, di faccende domestiche…” (Domostroj)

La padrona di casa veniva incoraggiata ad essere sempre operosa e a non dare il cattivo esempio ai servitori: il tempo libero, ovvero quello che non era impiegato nelle faccende che riguardavano la casa, doveva essere occupato da lavori da donna. Persino le conversazioni su argomenti leggeri venivano considerate un peccato.

Il Domostroj afferma che è male se una moglie conduce una vita dissoluta, beve troppo, calunnia qualcuno e frequenta i maghi. Una cattiva moglie mina la disciplina e dà ai servitori il cattivo esempio. In questi casi doveva essere punita e non solo con l’uso delle parole. Ma doveva essere “istruita” in separata sede, non davanti alle altre persone e dopo la si doveva accarezzare e compatire.

I figli: educazione e discrezione

Il Domostroj intimava di crescere i figli in modo severo: i figli dovevano essere sempre calmi, nutriti e vestiti per bene, in una casa calda e sempre in ordine.  Della loro educazione erano incaricati tanto la madre, quanto il padre, i quali si prendevano cura di loro fino a quando non si sposavano. Tra i precetti pedagogici da impartire ai figli erano compresi il timore di Dio, la conoscenza, il rispetto, l’apprendimento di un mestiere e i lavori da donna.

Sin da piccoli i figli dovevano aiutare gli adulti, poiché il lavoro era considerato una delle principali virtù cristiane. Le risate e gli scherzi erano considerati peccato e ai genitori veniva persino consigliato di non sorridere mentre giocavano con i figli. Nel corso del processo di educazione del bambino, si raccomandava di tenere conto delle sue particolarità: in base al bambino e alla sua età, insegnargli un lavoro: la madre alle figlie, il padre ai figli, sulla base delle loro capacità e delle possibilità che Dio ha dato loro. I figli contribuivano ai lavori di casa; dall’età di 7-8 anni, le madri insegnavano alle figlie a cucire, mentre i padri insegnavano ai figli maschi il proprio mestiere, per esempio ad essere fabbro o l’arte della ceramica. L’alfabetizzazione non era considerata necessaria. Al bambino veniva insegnato a leggere e a scrivere solo se si prevedeva di farlo impiegare nel pubblico servizio o di fargli prendere i voti. Un capitolo a parte del Domostroj era poi dedicato alle future nozze delle figlie e veniva raccomandato ai genitori di preparare in anticipo i vestiti e la dote.

Il Domostroj imponeva che ai figli venisse insegnato ad adottare una condotta decorosa. In un capitolo veniva consigliato come doveva comportarsi un figlio presso un’abitazione altrui: non deve mettersi le dita nel naso, non deve tossire, non deve soffiarsi il naso, deve solo stare in piedi in maniera educata, senza guardarsi intorno. Al bambino veniva chiesto di non parlare troppo e di non origliare; in questo modo si proteggeva la casa da inutili pettegolezzi o liti con i vicini.

I figli erano responsabilità dei genitori: se avessero peccato di disattenzione, la madre e il padre sarebbero stati puniti per questo nel giorno del giudizio. Al contrario, una volta cresciuti, i figli si sarebbero dovuti prendere cura dei genitori in caso di malattia o nel caso in cui fosse venuto a mancar loro l’intelletto. In caso di invettiva nei confronti della madre o del padre, i figli sarebbero stati dannati agli occhi di Dio.

“Chiunque colpisca il proprio padre o la propria madre verrà allontanato dalla chiesa e da qualunque luogo sacro e morirà di una crudele morte dovuta alla degradazione.” (Domostroj)

Nel capitolo Come educare i bambini e salvarli per mezzo della paura venivano consigliate pene corporali, consentite solamente sui figli maschi: punite vostro figlio per la sua giovinezza… se lo si colpirà con un bastone, non morirà, ma diventerà più sano.

Le punizioni corporali per i figli maschi nel Medioevo non erano diffuse solamente nella Rus’: si credeva che in questo modo si sarebbe potuto preparare il futuro guerriero alle difficoltà e si sarebbe potuto forgiare il suo carattere. Per quanto riguarda le figlie femmine, in caso di qualche mancanza o inadempimento, veniva consigliato solamente di rimproverarle severamente.

Fonte dhoz.ru di Margarita Kovyneva, Traduzione di Francesca Giannotti

Francesca Giannotti

Nata a Roma nel 1996. Laureata in Lingue e Mediazione Linguistico-culturale e iscritta al corso magistrale in Traduzione specializzata. Dopo aver vissuto qualche mese a San Pietroburgo e a Mosca mi sono innamorata del paese e della cultura russa. Collaboro con RIT per condividere questa mia passione.

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