Opere ipnotiche di artisti sovietici

master ELEO

“Se scruterai nell’abisso per lungo tempo, l’abisso scruterà dentro di te”, disse Nietzsche. Se osservi queste immagini per molto tempo, ti sentirai un po’ stordito. Ci immergeremo nella leggera follia dell’arte russa. 

“Adamo ed Eva” di Baranov-Rossine (1912)

Vladimir Baranov-Rossine visse e lavorò a Parigi. Dopo la Rivoluzione di febbraio, tornò in Russia, ma nel 1925 ripartì per la Francia. Morì ad Auschwitz. Il tema di Adamo ed Eva fu uno dei suoi preferiti e l’artista lo ripropose diverse volte. In tutte le varianti dell’immagine, l’attenzione cade al centro della tela dove il sole è appena sorto, giovane e caldo come i progenitori dell’umanità.

“Russian XX Century I” di Bulatov (1990)

Erik Bulatov è uno dei principali artisti russi della seconda metà del XX secolo e il creatore del postmodernismo Sots-art (la versione “socialista” della pop art). La sua serie “Russian 20th Century”, alla quale appartiene questo dipinto, raffigura un idilliaco paesaggio nativo, sopra il quale il numero romano “XX” appare minaccioso. In questa immagine, il simbolo del secolo si trasforma nei raggi di un faro usato nelle prigioni o quello cinematografico. 

“Ostrica con perla” di Vrubel (1904)

L’immagine di Michail Vrubel, per la quale “posò” la conchiglia di madreperla donata da Maksimilian Vološin, non rappresenta un organismo oceanico, ma l’immagine di un’intera galassia, un vasto mondo in cui c’è posto anche per le principesse del mare. Vrubel è stato capace di combinare il blu e il verde, colori solitamente sereni, in modo da causare irrequietudine nello spettatore, segno del genio di un uomo che finì la sua vita in un ospedale psichiatrico.

“Spirale dinamica. La crescente dinamica dello spazio rosso” di Infante (1964)

spirale dinamica

Francisco Infante-Arana, figlio di padre immigrato, è un artista russo con un cognome spagnolo. Negli anni ’60, era una stella del non conformismo sovietico e uno dei leader dell’arte cinetica. Il motivo a spirale sarà ripetuto nei suoi lavori per molti anni. Nel periodo successivo il motivo non sarà dipinto su piano, ma sarà parte di composizioni tridimensionali, ancora più affascinanti grazie a specchi mobili.

“Notte di luna sul Dnepr”di Kuindži(1882).

Notte di luna sul Dnepr

Il paesaggio di Arkhip Kuindži fu dipinto in un’epoca in cui il realismo e l’accademismo regnavano nella pittura. È chiaro il motivo per cui ai tempi l’inusuale tela abbia causato un certo impatto, ma è sorprendente che continui a farlo anche ai giorni nostri, dal momento che lo spettatore è così sazio. Si dice che con gli anni i colori in “Notte di luna sul Dnepr” si scuriscano sempre di più – tuttavia la luna ed il fiume continuano ancora oggi a brillare.

“Proun” di Lissitzkij (1922-1923)

“Proun” di Lissitzkij (1922-1923)

El’ Lissitzkij è uno dei pilastri dell’avanguardia russa, maestro del suprematismo. La conseguenza delle scoperte di Malevič è evidente anche in questo “proun” (abbreviazione di “progetto di affermazione del nuovo”). Con questa parola di propria invenzione, Lissitzkij descrisse la sua personale versione di composizioni suprematiste, nelle quali i corpi geometrici diventano tridimensionali.

“Il palloncino volò via” di Lučiškin (1926)

“Il palloncino volò via” di Lučiškin (1926)

Nel dipinto del naïf Sergej Lučiškin , artista dell’assurdo russo, sono già presenti giungle urbane, sebbene siamo ancora intorno agli anni ’20. Da una parte, vi è rappresentata la tragedia di un bambino che ha perso il palloncino. Dall’altra, il dipinto viene criticato per un pessimismo ancora più grande: in una delle finestre della casa, che convergono in un’opprimente prospettiva, è visibile un impiccato.

“Autoritratto” di Malevič (circa 1910)

“Autoritratto” di Malevič

L’artista del “Quadrato Nero” raramente dipingeva le persone in maniera realistica; preferiva trasformare le figure umane in una varietà di coni e cubi. Ma quando ha deciso di disegnare così realisticamente, il risultato è stato intenso. È indubbio, che i suoi ritratti si siano rivelati essere i migliori. Lo sguardo fisso del soggetto rende questo autoritratto di forte impatto visivo; una caratteristica ripresa dall’opera del “Cristo dall’Occhio Ardente”.

“Ribellione” di Red’ko (1925)

Ribellione” di Red’ko

L’immagine più strana di Lenin nella Galleria Tretjakov è stata realizzata dal quasi dimenticato Climent Red’ko. Il rivoluzionario, che è morto un anno prima della realizzazione della tela (la sua morte ha anche ispirato l’artista), è qui rappresentato come se fosse una specie di gigantesco controllore nella piazza della città. Ciò detto, lo schema compositivo del rombo in un quadrato rimanda all’icona della Vergine Maria detta “Roveto Ardente”, mentre il colore è associato sia alla rivoluzione che alle fiamme infernali.

«La danza. Composizione astratta» Rodčenko (1915)

«La danza. Composizione astratta» Rodčenko (1915)

Prima di sviluppare il proprio stile all’avanguardia, Aleksander Rodčenko era appassionato di altre aree che erano di moda nell’arte europea di quel tempo. In questa tela antica, che si trova nel dipartimento delle collezioni private del museo Pushkin delle Belle Arti insieme ad un’altra eredità di Rodčenko e della sua amata Varvara Stepanova, c’è una sorta di astrazione post-cubista più di spirito francese che russo.

«Formula di Primavera e forze in azione» Filonov (1927-1928)

«Formula di Primavera e forze in azione» Filonov (1927-1928)

Tra i dipinti di Pavel Filonov è difficile non scegliere quelli ipnotici. All’inizio sorge la domanda sulla sua salute mentale, ma le tele raffiguranti i comunisti e grandi gesta, dipinte per il proprio sostentamento, dimostrano che il maestro si rendeva chiaramente conto di cosa stesse dipingendo. Come altri artisti dei primi del Novecento, aveva una personale ideologia artistica. Filonov la chiamava «arte analitica»: nei suoi quadri le forme crescevano secondo il principio dell’organicità come un seme che germoglia.

«Fenomeno» Čeliščev (1936-1938)

«Fenomeno» Čeliščev (1936-1938)

Il mistico surrealista Pável Čeliščev ha dedicato questo dipinto, fatto durante l’esilio, all’immagine dell’inferno. L’artista si è raffigurato sul lato sinistro della tela mentre lavora; tra gli altri abitanti di quel mondo troviamo Pietro il Grande nel personaggio di un bambino che gioca con la palla e la scrittrice Gertrude Stein che siede vicino alla grotta e lavora a maglia una coperta di Iside. Ha anche dipinto il purgatorio chiamato «Nascondino», esposto a New York. Ancora non ha avuto il tempo di dipingere il «Paradiso».

«Nuovo Pianeta» Juon (1921)

«Nuovo Pianeta» Juon (1921)

Konstantin Juon è entrato nella storia dell’arte russa con i suoi paesaggi pacifici dall’animo impressionista. È ancora più sorprendente il suo quadro dedicato, dicono, alla Rivoluzione d’Ottobre. Tuttavia, questo quadro è del tutto conforme allo spirito della serie del ‘900 chiamata «Creazione del mondo» in cui il pittore mostra la sua passione per il tema dello spazio.

Articolo tradotto dalle studentesse del Master ELEO Ornella Castrogiovanni, Francesca Centi e Agnese Coco.

Fonte: Culture.ru

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.

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