Storia dell’Avos’ka, simbolo dell’Unione Sovietica

Il vero simbolo dell’Unione Sovietica può di diritto essere considerato una borsa a rete, la cosiddetta “Avos’ka”. Oggi è quasi impossibile vedere questa borsa per le strade o per i negozi. Da molto tempo è stata rimpiazzata da sacchetti e imballaggi moderni. Questa rete intrecciata poteva sopportare un considerevole peso, e quando necessario, poteva appallottolarsi come un gomitolo.

Nonostante la sua popolarità nell’URSS, la storia dell’Avos’ka incomincia in un paese completamente diverso. Fu verso la fine fine del 19° secolo che nella città di Žďár nad Sázavou in Repubblica Ceca, l’imprenditore Vavržin Krčil decise di produrre delle reti per i capelli delle donne, ma per sua sfortuna l’investimento non si rivelò fruttuoso come sperava. Pertanto Krčil, per non finire in miseria pensò ad un modo per riutilizzare i materiali rimasti, almeno per non rimetterci completamente i capitali investiti. Alle reti per i capelli l’imprenditore ci attaccò delle prese e cominciò a rivenderle come borse. Ma a quel tempo, evidentemente, l’invenzione non è venne apprezzata, poiché nessuno la brevettò, né ebbe ampia distribuzione ed utilizzo.

L’Avos’ka utilizzata anche oggi

L’ Avos’ka venne apprezzata solo dopo alcuni decenni. Diversi imprenditori negli anni ‘30 del XX secolo iniziarono a produrla e non ci rimisero. Questa efficiente borsa per la spesa, ebbe una grandissima popolarità in Unione Sovietica grazie alla sua robustezza, capacità e la facilità con cui si poteva rimettere in tasca. Naturalmente, la sua popolarità era soprattutto dovuta al fatto che l’Avos’ka non aveva concorrenti dato che nei negozi sovietici non c’erano sacchetti di plastica.

L’Avos’ka ai tempi dell’Unione Sovietica

Nell’Unione Sovietica, l’Avos’ka era fatta da fili forti, che gli permettevano aumentare la sua capacità di carico fino a 70 kg, persino al giorno d’oggi è una rarità. L’Avos’ka tradizionale era formata da una rete intrecciata di 14 file, ciascuna composta da 24 maglie. Più tardi, per comodità, vennero aggiunti dei tubicini flessibili in vece di prese, per proteggere le mani da eventuali tagli.

L’Avos’ka iniziò ad essere chiamata così nel 1935, questo grazie al celebre comico russo Arkadij Rajkin. Durante un suo numero di varietà, in cui interpretava una contadina che teneva in mano un’Avos’ka, Raikin disse più volte: «… e questa, un’Avos’ka. Avos’-ka…ed io ci porto qualcosa dentro», il che destò una tempesta di emozioni tra il pubblico presente, giacché di tutti avrebbero voluto metterci qualcosa dentro, visto che in quel periodo non c’erano molti beni disponibili. Anche se fu il comico a pronunciare queste parole dal palco, in realtà il vero inventore della parola “Avos’ka” fu lo scrittore Vladimir Poljakov.

 

Così i sovietici più ingegnosi iniziarono ad utilizzare l’Avos’ka nei modi più disparati. Chi ci conservava aglio e cipolle appesi alle pareti e chi invece ci metteva dentro i prodotti deperibili appendendoli fuori dalla finestra invece che metterli nel frigorifero. I bambini invece utilizzavano la rete per fare la rete del canestro per giocare a basket, mentre altri usavano l’Avos’ka per pescare i gamberi.

Questa borsa multifunzionale aveva solo un paio di svantaggi. Il primo era che tutto il contenuto era visibile a chiunque, il secondo era il rischio di perdere delle cose se fossero state troppo piccole.

L’Avos’ka nel film “Brillantovaja Ruka” (vi risparmiamo com’è stato tradotto il titolo in italiano)

L’uso dell’Avos’ka cessò verso la fine del ventesimo secolo ed è riapparsa solo all’inizio del ventunesimo secolo. Oggi, l’Avos’ka potrebbe rivivere una nuova età dell’oro, poiché è un oggetto ecologico, aspetto che ha molta importanza negli ultimi tempi. Gli stilisti hanno già iniziato a pensare come utilizzare l’Avos’ka nelle loro nuove collezioni di moda. Inoltre, negli ultimi tempi, vicino alle fermate della metropolitana si possono facilmente scorgere le “babuške” che vendono le semplici ed economiche Avos’ke, un chiaro segnale che le Avos’ke stanno tornando. Chissà, forse presto, tutti noi useremo principalmente queste buste a rete per fare la spesa, così loro potranno riavere la popolarità che avevano una volta.

L’avos’ka nella pubblicità di D&G con Madonna

FONTE: история-вещей – traduzione di Massimiliano Macrì

Massimiliano Macrì

Nato tra due mari, nel punto più ad est d’Italia, dalle parti di Lecce. Ho studiato prima letteratura e poi traduzione russa e inglese presso l’Università del Salento. Nel mezzo ho vissuto a Vilnius, Mosca, Kiev, Berlino, Bruxelles ed ora a Londra. Eclettico e poliedrico, sono appassionato di fotografia, viaggi, arte, letteratura e opera, gioco a rugby da amatore. Se amo tutto ciò che riguarda la Russia lo devo anche a mio nonno che quando aveva 80 anni (odesso ne ha 95) ha cominciato a studiare il russo dopo aver passato la sua vita in mare.

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