Чекист – Čekist

Etimologia

La parola čekist deriva da Čeka, ovvero il nome con cui era comunemente conosciuta la Vserossijskaja Črezvyčajnaja Komissija, primo organo di sicurezza nazionale creato in tempi sovietici istituito da Lenin il 20 dicembre del 1917. Proprio dall’abbreviazione di questa denominazione deriva la parola čekist, usata per indicare gli agenti dell’organizzazione impegnati nella difesa degli interessi del Partito. Nonostante già nel 1922 l’organizzazione venne riformata cambiando anche nome, Il termine čekist continuò comunque ad essere usato per tutto il periodo sovietico, con un’accezione prettamente negativa per riferirsi a coloro che operavano negli organi di sicurezza nazionale.

Čekist

In molti periodi dell’Unione Sovietica le varie cellule di difesa del Paese (in realtà si tratterebbe di un unico organo semplicemente riorganizzato e rinominato più volte), impiegate non soltanto per garantire l’ordine pubblico e la salvaguardia dello Stato, ma anche come vere e proprie forze per l’eliminazione di coloro che erano ritenuti scomodi o di opposizione al Partito, disseminarono spesso ansia e panico tra la popolazione, diventando veri e propri simboli di terrore.

La spietatezza della Čeka era risaputa fin dai tempi della sua istituzione: durante la Guerra Civile i čekisti erano paragonabili ad un plotone di esecuzione avente poteri straordinari ed extragiudiziali che autorizzavano omicidi di massa nei confronti di coloro che erano ritenuti nemici del proletariato e della Rivoluzione, reali o immaginari che fossero. Vi erano classi giudicate colpevoli a priori, verso cui dovevano essere attuate misure di discriminazione e annientamento, come la vecchia nobiltà (aristocratici, ex proprietari terrieri, mercanti e figure di spicco dell’epoca zarista), i kulaki e il clero.

Secondo le statistiche, il numero delle vittime causate della Čeka ammonterebbe a più di 50.000 persone, mentre il numero dei torturati pare quasi incalcolabile. All’organizzazione viene inoltre attribuita l’uccisione dello zar Nicola II e della famiglia imperiale, avvenuta nei boschi di Ekaterinburg nel luglio del 1918.

I poteri della Čeka e dei čekisti accrebbero particolarmente durante il periodo staliniano grazie alla vaghezza del Codice Penale e alle abili manipolazioni dell’organizzazione stessa, portando a nuove ondate di arresti e persecuzioni volte a punire individui scomodi o giudicati pericolosi anche senza una minima prova della loro colpevolezza, poiché l’accusa era più che sufficiente. 

I cittadini, perennemente sotto il controllo di čekisti operanti nell’ombra, erano invitati a denunciare chiunque mantenesse un comportamento scorretto, sospetto o provocatorio, anche se si trattava di amici, famigliari o coniugi, altrimenti ne avrebbero condiviso il destino con l’accusa di complicità.

Uno dei mezzi maggiormente impiegati sia per la diffusione che per la ricezione di informazioni erano i giornali, dove la popolazione non soltanto poteva leggere le sorti dei comunisti corrotti identificati e puniti, ma anche inviare lettere di denuncia che avrebbero permesso al governo di avere notizie sull’attività controrivoluzionaria del Paese.

 

La paura di diventare mira di una lettera accusatoria era particolarmente diffusa, soprattutto durante il periodo delle Grandi Purghe, tanto che molti vivevano nel costante timore di poter essere arrestati durante la notte, svegliandosi non appena sentivano una macchina arrestarsi nei pressi della loro abitazione o per il rumore di passi davanti alla porta d’ingresso. Molti tenevano accanto al letto borse già pronte, con all’interno tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno nel caso in cui i cekisti si fossero presentati a quell’indirizzo.

Si diceva che u sten est’ uši (i muri hanno le orecchie), alludendo al fatto che chiunque poteva essere una spia e riportare tutto alle autorità (nel gergo, chi faceva la spia veniva chiamato stukač, dal verbo stučat’, “bussare, battere”, che nel linguaggio criminale indicava il colpire qualcuno).

Molte delle lettere inviate erano spesso anonime (dette anonimki) e i loro autori venivano definiti anonimščiki (i senza nome). La ragione per cui si voleva celare la propria identità era l’ovvia paura delle rappresaglie o ritorsioni che si sarebbero potute subire.

Le accuse più frequenti giudicavano un individuo colpevole di nascondere qualcosa riguardo al proprio passato (discendere da famiglie di kulaki o ex borghesia zarista) o di detenere un comportamento criminale o inappropriato secondo i principi sovietici, calunnie che spesso i corrispondenti lanciavano non soltanto come segno di devozione al Partito per informarlo, ma anche per il conseguimento di obiettivi personali (ottenere qualifiche lavorative, appartamenti, etc).

Anche dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i servizi di sicurezza e di intelligence russi continuarono a svolgono un ruolo importante nelle questioni di sicurezza nazionale, molto più di quelli degli Stati europei o degli Stati Uniti.