A Čeljabinsk la mostra con i costumi tradizionali dei Baschiri Trans-Urali

Lo scorso 12 dicembre è stata inaugurata a Čeljabinsk presso il Museo storico statale degli Urali meridionali “Gosudarstvennyj Istoričeskij Muzey Južnogo Urala” la mostra intitolata “Baschiri Trans-Urali: storia e cultura popolare”. La mostra fa parte del progetto a lungo termine  Zemljaki (gente del posto ndR) dedicata ai gruppi presenti in questo territorio multietnico. Il museo ha inaugurato nel 2015 la prima mostra, la quale è stata dedicata al gruppo etnico dei Nağaybäk. Il 2019 si è rivelato invece essere l’anno dei Baschiri, il gruppo etnico che abitava le zone tra le città di Čeljabinsk e l’oblast’ di Kurgan molto prima dell’arrivo dei coloni russi. 

La mostra presenta elementi e costumi tradizionali dei Baschiri della fine del XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo. Si tratta di un percorso significativo e ricco di cimeli che provengono da diverse collezioni. Ad esempio dalla collezione della fondazione del Museo storico statale degli Urali meridionali, dal Museo nazionale della Repubblica del Bashkortostan e da 18 musei dell’oblast’ di Čeljabinsk. In totale si contano più di 500 articoli.

Alcuni dei costumi tradizionali baschiri esposti

Nelle vetrinette e su appositi spazi rialzati si trovano strumenti da lavoro, oggetti di uso domestico e costumi tradizionali. Questi provengono da una sontuosa collezione frutto del lavoro di esperti ed etnografi durante le ricerche nei villaggi baschiri.

Ma il pezzo più autentico della mostra è un ornamento indossato al petto adorno di monete, uno degli accessori femminili principali dei costumi tradizionali baschiri. Elvira Hamidullina, direttrice del dipartimento di etnografia del Museo Nazionale della Repubblica del Bashkortostan, ha affermato infatti che mai prima d’ora era stata realizzata una mostra con così tanti pezzi autentici al di fuori del loro museo.

L’ornamento principale dei costumi baschiri

Venti ornamenti sono arrivati a Čeljabinsk da Ufa. Tra questi vi è un pezzo unico nel suo genere composto non solo da una parte frontale ma da una posteriore. Questo cimelio risale al XIX secolo e proviene dal villaggio di Šaripovo, nel rajon di Al’mernevskij nell’oblast di Kurgan e veniva tramandato di generazione in generazione, poi sistemato e abbellito.

Lo “yaga”

In un certo senso esso può fungere da albero genealogico, dato che può essere usato per risalire alla storia della famiglia e dell’etnia. La base in feltro è foderata con del raso e ricoperta di applicazioni di diverso tipo, soprattutto medaglie, monete d’argento, perline, coralli, conchiglie di ciprea e cornioli. Ogni componente ha un determinato significato e valore sacrale, ad esempio quello di proteggere chi lo indossa da forze maligne, da apparenti minacce o pericoli imminenti. 

Tutti gli ornamenti indossati al petto sono considerati parte dei costumi tradizionali da festa. Tuttavia tra le donne baschire era comune indossarli assieme a  braccialetti ed anelli prima della mungitura. Il suono squillante di tutti questi gioielli aveva il potere di tenere lontano spiriti immondi da chi li indossava e dai suoi animali. In genere ogni elemento decorativo di tale ornamento, noto come yaga, aveva una determinata funzione. I coralli, per citare un altro esempio, portavano fortuna alla salute e le conchiglie di ciprea prosperità in casa. Indossare ad entrambi i polsi braccialetti aiutava a consolidare i legami famigliari e così via. 

Le monete sui costumi tradizionali

Grazie alle monete cucite sull’indumento era possibile risalire allo stato economico-sociale del gruppo etnico. Durante i periodi difficili i Baschiri le vendevano e poi rimpiazzavano con altre nuove. Questo si nota sull’ornamento proveniente da Šaripovo, il quale è decorato con monete del periodo di Pietro il Grande e di Nicola II. Oltre a queste compaiono due medaglie d’Onore del periodo pre-rivoluzionario. Sulla parte posteriore del capo invece sono presenti scaglie di monete medievali allora sconosciute nel villaggio baschiro nel XIX secolo.

Ogni oggetto della mostra ha qualcosa di interessante da offrire e da raccontare. Una volta entrati nel museo vi sentirete trasportati nella steppa a sud degli Urali, dove non ci sono fabbriche o reti ferroviarie, ma semplici yurte, attorno alle quali il popolo libero e nomade dei Baschiri porta al pascolo la mandria.

All’interno del progetto Zemljaki sono presenti, oltre alla mostra da poco inaugurata, altre mostre dedicate a diversi gruppi etnici che si sono insediati nella zona a sud degli Urali. Stiamo parlando dei cosacchi ed dei tatari, dei russi e degli ucraini; tutti coloro che, perlomeno in queste zone, vivono ancora in armonia.

Fonte: up74.ru

 

 

Flavia Marini

L'interesse per il mondo slavo e la lingua russa inizia da bambina grazie ai racconti ambientati nelle foreste di betulle della Bielorussia e cresce piano piano tra festival folkloristici, immagini delle chiese ortodosse ucraine e dei monasteri armeni. Mi sono laureata presso l'Università di Udine con una tesi sui manifesti di propaganda sovietica dello studio TASS durante la Grande Guerra Patriottica. Al momento studio traduzione (tedesco, russo e italiano) presso l'Università di Heidelberg.

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