Cosa simboleggiano gli animali nelle fiabe russe

Le fiabe sugli animali sono considerate la tipologia più antica di racconti popolari. In esse si narrava della natura, di come si viveva nell’antichità e della caccia. Con lo sviluppo dell’agricoltura le fiabe sugli animali iniziarono a includere i dettagli della vita contadina.

“Nel folklore mondiale si contano circa 140 trame dell’epos animale, in quello russo 119. Una parte consistente di esse è nella sua forma originale. Quindi altri popoli non hanno fiabe come “Lisa-povitucha” (tr. La volpe levatrice), “Kot, petuch i lisa” (tr. Il gatto, il gallo e la volpe), “Volk u gostjach u sobaki” (tr. Il lupo va’ a far visita al cane), “Terem muchi” (tr. La casa della mosca).  L’originalità e la freschezza delle epopee sugli animali composte dai popoli slavi orientali sono state notate più di una volta. Tuttavia, esse costituiscono solo circa il 10% delle trame nel repertorio complessivo delle fiabe e sono relativamente poco conosciute  (solo alcune fiabe sono registrate più di 10 volte).”

Tat’jana Zueva, Boris Kirdan, “Russkij fol’klor”

Le fiabe fecero la loro comparsa all’epoca dei primi stati contadini. In esse l’uomo rivestiva un ruolo centrale, mentre gli animali ricoprivano la funzione di “aiutanti magici” del protagonista. Il folklorista sovietico Vladimir Propp ha ricondotto le fiabe all’era dell’estinzione dei riti di caccia arcaici. Difatti, il sapere, prima ristretto a pochi, perse la sua segretezza e iniziò a essere raccontato sotto forma di fiabe.

Viktor Vasnecov. Sivka-burka. 1926
Pinacoteca dell’oblast’ di Penza “K.A.Savickij”, Penza

Ogni tribù di cacciatori riconduceva la sua discendenza a un determinato animale o pianta: il totem, che aveva un legame di parentela con ogni membro della comunità. Questa credenza degli animali come patroni era alla base di fiabe su cavalli volanti, lupi aiutanti e pesci che avveravano i desideri.

“La fiaba su Ivan Carevič e il lupo grigio conserva bene il significato delle credenze antiche mitiche … Nel racconto entra in scena il lupo mannaro. Questi a volte assume le sembianze di un uomo e a volte persino di un cavallo. Il lupo grigio serve fedelmente il protagonista. Ma da dove proviene il loro accordo? Il lupo spiega a Ivan Carevič: “Poiché ho divorato il tuo cavallo, ti servirò con fede e devozione”.

Se si vede nelle credenze sui lupi mannari l’eredità del totemismo diventa chiaro il motivo per cui il lupo delle fiabe, avendo causato dei danni all’uomo, ritenga di doverlo risarcire con il suo fedele servizio. Il legame di parentela era considerato sacro e la sua violazione punita. Il lupo aveva mangiato il cavallo quindi doveva servire il protagonista come un cavallo. Egli si assume la responsabilità di aiutare una persona volontariamente, senza costrizioni poiché per lui la parentela è sacra. La logica del pensiero primitivo è qui innegabile.”

Vladimir Anikin, “Russkaja Narodnaja skazka”

Successivamente nelle fiabe la “parentela” tra uomini e animali scomparve. Così, in “Emelja-durak” (trad. Emelja il tonto) conosciuta anche come “Po ščuč’emu velen’ju” (trad. Per ordine del luccio), il protagonista ha già un accordo con il luccio magico: in cambio della sua liberazione, il luccio realizzerà il desiderio dell’eroe. Le trame in cui il protagonista aiuta gli animali ad uscire dai guai, che per questo lo ringrazieranno, sono ritenute le più recenti poiché, secondo un’espressione di Vladimir Propp: “la fiaba non conosce compassione”.

Viktor Vasnecov. Ivan –Carevič sul lupo grigio. 1889
Galleria Tret’jakov, Mosca

In molti racconti compare un mostro che divora le persone. Può essere sconfitto solo per mano di un eroe prescelto. Nella fiaba “ Ivan Popjalov” è conservato il seguente episodio, tipico del folklore slavo: “Dopo aver ucciso le figlie del drago, Ivan Popjalov stava tornando a casa con i suoi fratelli; quando dietro di loro volò il drago che aprì la bocca dalla terra al cielo per inghiottire Ivan. Lui e i suoi fratelli le gettarono tre chili di sale. Il drago ingoiò quel sale pensando che fosse Ivan Popjalov, e poi, dopo averlo assaggiato e avendo capito che non si trattava di lui, si precipitò di nuovo a inseguirlo.”

Confrontando questa trama con le descrizioni della vita delle tribù selvagge, Vladimir Propp giunse alla conclusione che i racconti sui mostri conservavano alcuni dettagli dell’antico rito di iniziazione a cui erano sottoposti i giovani cacciatori nelle società primitive. La parte centrale del rito prevedeva l’inghiottimento dell’iniziato da parte di un certo animale, molto spesso un serpente.

“Una delle tipologie (di questo rituale –ndr) consisteva nel far passare l’iniziato attraverso una struttura, che aveva la forma di un animale mostruoso. Nei luoghi in cui sono già stati costruiti degli edifici, questo animale mostruoso è rappresentato da un tipo speciale di capanna o casa … Laddove non ci sono ancora edifici si costruisce un altro tipo di struttura. Quindi in Australia il serpente era rappresentato con una cavità tortuosa nel terreno, un letto del fiume arido o un baldacchino, davanti cui era posto un pezzo di legno tritato che rappresentava la bocca. <…> … Stare nello stomaco della bestia conferiva a colui che ne usciva abilità magiche, in particolare, il potere sulla bestia. Alla fine del rituale l’iniziato diventava un grande cacciatore.  <…> Affinché si unisse con l’animale totemico, diventasse lui e facesse parte del suo genere doveva farsi mangiare dalla bestia”.

Vladimir Propp, “Istoričeskie korni volšebnoj skazki”

Secondo Propp, col tempo diventò un’usanza appiccare il fuoco all’interno di questi mostri. La fuoriuscita del cacciatore dal grembo del mostro simboleggiava la vittoria su quest’ultimo.

Successivamente la bestia non veniva più colpita dall’interno, bensì dall’esterno con l’aiuto delle armi. Nacque così uno dei soggetti più comuni della cultura mondiale: la lotta contro i draghi.

Viktor Vasnecov. Lotta tra Ivan-Carevič e il drago. 1912 Casa museo di V.M. Vasnecov, Mosca

Tuttavia, l’incontro tra l’eroe e il drago non viene raccontato solo nelle fiabe ma anche in epopee (“Dobrinja i Zmej”, trad. Dobrjnja e il drago), leggende (le leggende degli Urali sullo Zar-Poloz) e persino nelle vite dei santi. Sullo stemma di Mosca è rappresentato San Giorgio vittorioso che combatte contro un drago. Sconfisse la creatura anche il principe benedetto Petr Muromskij. La trama di Petr e Fevronija fu sviluppata nel Medioevo sotto l’influenza delle leggende europee su Tristano e Isotta, dove veniva menzionato anche un drago volante. Anche nei testi più antichi delle Sacre Scritture è presente il tema del santo che viene ingoiato. Infatti, il profeta dell’Antico Testamento Giona fu inghiottito da una balena, nel grembo della quale trascorse tre giorni e tre notti.

Ivan Bilibin. Illustrazione della fiaba popolare russa “Ivan- Carevič, l’uccello di fuoco e il lupo grigio”. 1899

Insieme ai draghi, nelle fiabe di tutto il mondo figurano aquile e cavalli. Popoli diversi seguivano un rito speciale per nutrire l’aquila. Portavano l’uccello a casa, se ne prendevano cura e poi lo uccidevano. In questo modo l’aquila era mandata dagli spiriti affinché raccomandasse gli uomini buoni che si prendevano cura di lui diligentemente. “Non spararmi, zar sovrano. Sarà meglio che ti mi prenda con te e mi nutra per tre anni; ti potrei tornare utile prima o poi!” dice l’aquila al protagonista della fiaba “Vasilisa Premudraja i Morskoj car’” (trad. Vasilisa la saggia e il Re del mare). Dopo di che lo zar dà da mangiare all’aquila e lo manda nelle  “terre lontane”, ovvero nell’aldilà.

Il cavallo svolge una funzione simile: nelle fiabe russe spesso ha le ali e può muoversi tra i mondi. Nella fiaba “Sivko-burko” Ivan il tonto riceve un cavallo magico dal padre defunto in una notte in cui si trovava sulla tomba dei suoi genitori: “Il vecchio fischiò e il suo fischio fu eroico: “Sivko-burko, vortice profetico!” Sivko correrà, solo la terra tremerà, scintille gli sgorgheranno dagli occhi e una colonna di fumo uscirà dalle sue narici”. Gli studiosi ritengono che il cavallo “grigio” fosse in realtà bianco con una tinta di blu. Gli antichi greci sacrificavano i cavalli bianchi mentre gli sciamani siberiani avevano un atteggiamento speciale verso i cavalli con questo manto.

Ivan Bilibin. Illustrazione della fiaba di Aleksandr Puškin “Il galletto d’oro”. 1906

Il secondo colore più citato del cavallo magico è il color rame o il rosso, che sottolinea il legame col l’elemento del fuoco. Nella fiaba “Ivan Sučenko i Belyj Poljanin”, dei tre cavalli, fu quello color rame che trasportò l’eroe dall’altro mondo a casa: “Bruciava la chioma rame  – corre il cavallo rame, i suoi zoccoli volano sulla terra, il respiro soffia dalla bocca, si rovescia il fumo dalle sue orecchie. “Mi porterai presto nell’altro mondo?” “Non avrai neanche il tempo di sputare”. Montò su quel cavallo e si ritrovò nella sua terra”. Gli studiosi tracciano un parallelo tra il cavallo delle fiabe da cui esce “il fumo dalle narici”, e Agni, il dio vedico del fuoco, che può assumere la forma di cavallo.

Le fiabe popolari successive si concentrarono interamente sull’uomo mentre gli animali cominciarono ad apparire solo episodicamente.

Ivan Bilibin. Illustrazione della fiaba di Aleksandr Puškin “Il pescatore e il pesce”. 1908
Ivan Bilibin. Illustrazione della fiaba popolare “Carevna-ljaguška” (trad. La principessa ranocchio). 1930

FONTE: culture.ru – di Ekaterina Gudkova, traduzione di Martina Fattore

Martina Fattore

Cresciuta nelle terre molisane, non potevo far altro che innamorarmi di un posto altrettanto irreale. Le incomprensioni con perfettivi e imperfettivi non mi hanno impedito di vivere il celebre inverno russo: gelido ma pieno di calore umano condiviso davanti a una buona tazza di čaj e kalitki.

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