Nell’universo palindromo di German Lukomnikov

Mosca, 06.02.2020. È da poco passata la data palindroma del 02.02.2020, giorno in cui, per caso, conobbi il poeta German Lukomnikov al concerto Jazz della “Kruglyj Bend”, a cui era stato invitato per esibirsi. Il sassofonista del gruppo, infatti, Aleksej Kruglov, oltre ad essere uno dei principali rappresentati della scena free-jazz moscovita, è famoso anche per essere egli stesso poeta nonché caro amico di German.

Pochi giorni dopo, lo scorso 6 Febbraio, German avrebbe tenuto una master-class poetica in una scuola di Mosca dal titolo “Master-class di German Lukomnikov: come scrivere i versi di German Lukomnikov”, alla quale avevo intenzione di partecipare. Così, German e Ženja, sua amica ed insegnante di Lingua e Letteratura russa, mi propongono di andarci assieme.

Dopo esserci incontrati alla stazione “Sokol”, ci avviamo verso la scuola, situata in una classica dom-kolodec (casa-pozzo, sono abitazioni situate in cortili chiusi in cui, se si guarda in alto, sembra di essere in un pozzo, da qui la denominazione), un luogo difficilmente raggiungibile senza uno che conosca il posto.

German Lukomnikov durante l’esibizione al concerto della Kruglyj Bend. Ph: Aleksandr Panov

Tra la fanghiglia che invade le strade moscovite d’inverno e varie raffiche di neve gelide, German mi confessa di essere un po’ preoccupato per questa master-class: “è letteralmente da poco che ho iniziato questi corsi, dalla scorsa estate. Questo è il sesto.” Difatti, arrivati a scuola e preso posto nella sala di educazione fisica, per l’occasione adibita ad auditorio, German si presenta così: “Io sono un poeta. Se dovrò insegnarvi a scrivere dei versi ‘alla Lukomnikov’, spero almeno voi conosciate i miei versi. Ma comunque, per sicurezza, inizierò a leggervi qualche mia poesia. In generale, “come scrivere poesia”, io non l’ho imparato da nessuno, non so come scrivere versi. Ma proverò a mostrarvelo in qualche modo, dato che ormai lo faccio già da un po’ e ho notato che ci sono alcuni algoritmi nella mia composizione.”

Per fare un esempio, le composizioni di German si caratterizzano per la loro brevità, essenzialità, ma allo stesso tempo anche per una ricca musicalità, racchiudendo sempre una battuta di spirito efficace (in traduzione naturalmente di difficile rendimento):

 

 

Хорошо, что я такой / а не какой-нибудь другой.

Бог – художник, Бог – поэт,/ Я его Автопортрет.

В человеке есть секрет, / называется скелет.

Закрой глаза – открой рот. / Ну какой же ты урод.

Жить так больно, / но прикольно.

Пушкин – гений. Онегин Евгений

(trad: Мenomale che son così, e non quello lì // Dio è un artista, un poeta / Io sono il suo autoritratto // Nell’uomo c’è un segreto / si chiama schelétro // Chiudi gli occhi, apri la bocca / ma come sei brutto! // Fa male vivere / ma fa ridere // Puskin è un genio. Onegin Eugenio.)

La particolarità di questi versi, oltre alla loro costruzione formale ritmica che ne arricchisce il significato, sta soprattutto nella lettura che German ne fa: nella sua interpretazione il testo è come se si animasse di vita propria e si disegnasse davanti a noi. Non a caso, German Lukomnikov è noto per essere un campione indiscusso di Poetry Slam, in quanto nel 2015 si guadagnò il secondo posto nello slam mondiale di Parigi (il primo lo vinse un francese!!), e, inoltre, in Russia ha la fama di essere un instancabile ed eccellente palindromista.

Non a caso è sui palindromi che il discorso prosegue subito dopo la lettura dei versi. Per far capire come funziona il suo metodo di lavoro, German chiede ai ragazzi di proporgli una parola qualsiasi: c’è chi urla da un lato kol’co (anello), poi parole come lobzаt’ (arcaismo di baciare, celovat’), tuftà (fregatura), e infine butyločka (bottiglietta), konfuz (imbarazzo), očki (occhiali), dut’ (soffiare).

G. Lukomnikov durante la master-class presso la scuola “Sumi-troll'”

Prima di procedere alla spiegazione fa una premessa tecnica: “Nel palindromo russo esistono due tradizioni: lo Strogij stil’ e il Vol’nyj stil’ (Stile Rigido e Stile Libero). Nel primo caso la composizione delle lettere viene rispettata in maniera rigida senza ammettere eccezioni; mentre nello stile libero si può spaziare di più, ad esempio si possono ignorare i segni duri e deboli, che vengono considerate delle semi lettere, o non si distingue la e (э) dalla ie (e)…”. L’approccio che utilizza German è legato principalmente alla casualità della combinazione che avviene tramite la ripetizione della parola, la così detta poesia combinatoria, che crea intorno alla parola ripetuta quasi il ritmo di uno scongiuro: “prendiamo ad esempio la prima parola e ripetiamola più volte ad alta voce. Kol’co… Kol’co, Kol’co, Kol’co, Kol’cokol’Cokol’cokol’,Cokol’ (cokol’, zoccolo, basamento). Questo è un esempio di poesia combinatoria, in cui il testo si costituisce dalle varie disposizioni che le lettere della parola assumono. Il più noto è appunto il Palindromo, mentre questa (ponendo l’esempio di Kol’co) è Vol’nochod (dalla parola Vol’no, libero e Chod, giro). Il testo in sé, a questo punto, è già pronto”.

Dopodiché passa a dissezionare la parola Lobzat’ “Beh, taz è taz (bacino, catino). Il segno debole lo si può omettere nell’ambito dello stile libero oppure leggerlo solo in un senso.” Poi dopo questa prima scomposizione, aggiunge a destra la restante parte, ‘bol’, che ricorda qualcosa di grande (in russo bolbol’šoj – grande, appunto). Potrebbe venir fuori qualcosa come “Jos’! Lobzat’ taz bol’šoj”. Non lo convince. Allora aggiunge “-ogo” (in russo, terminazione degli agg. masch. o esclamazione di sorpresa).  Ci riflette su, cosa c’è in russo con ogo? Ogon’!! (Fuoco, ma nel linguaggio colloquiale vuol dire anche Forte!). Questa volta sembra più soddisfatto, e scrive “Ogon’! Lobzat’ taz bol’nOgo”! (Forte! Baciare il bacino del malato!).

Oгонь! Лобзать таз больного!

E così via: Očki si trasforma magicamente in bab-očki (farfalle), o anche un potenziale mini-dialogo, Ik! čё? Оčkiiii! (Ik! Che?! Occhiali.); avrebbe potuto continuare all’infinito. “Molto spesso non so neanche io stesso cosa cerco, è nel processo della creazione del palindromo che il senso poi viene fuori, si forma mano a mano… quando succede mi riempie di gioia! L’importante è trovare qualcosa, e soprattutto, non bisogna aver paura dell’assurdo, del paradosso! Pensate agli OBEIRUTy, avete presente? Loro si chiamavano unione dell’arte reale ma nelle loro opere era rappresentato solo l’assurdo, eppure c’hanno scritto su migliaia di saggi, tesi, lavori.”

German spiega come, da questa serie di parole, si possano anche comporre delle brevi poesie libere (in verso sciolto o libero), ed ecco che viene fuori:

“na masterklasse / mne predlogali slovo konfuz/ i ja pytajus’ čto nibud’ socinit’. (nella master class mi ha proposto la parola imbarazzo, e io provo a comporre qualcosa)” E poi aggiunge “ne polučaetsja (non mi riesce)”. Ecco una poesia.

Copertina dell libro di G. L. “Chorošo, čto ja takoj” con le illustrazioni di Kolja Filippov***

In generale, German ci confessa di vivere costantemente “nel mondo delle parole.” Per lui queste non sono suoni astratti, ma materiale malleabile con il quale riesce a creare Poesia nel senso più ampio del termine, una poesia in costante trasformazione. Con queste sue composizioni, brevi e a tratti simili a piccole filastrocche o scioglilingua, German nel suo genere è molto vicino alla poesia infantile, da una parte, dall’altra attinge direttamente dal repertorio dell’avanguardia storica russa. I suoi testi, proprio come quelli di Chlebnikov e Kručenyh, sono accompagnati da illustrazioni che coronano lo stesso componimento, ne ampliano il significato. Fra i vari altri avanguardisti che più gli sono cari, German cita Majakovskij, di cui racconta di aver letto le opere complete tutte d’un fiato quando era ancora piccolo.

Ed è proprio alla sua prima infanzia che risale il suo incontro con la poesia: pare che German abbia iniziato a parlare proprio grazie alle poesie che gli leggeva sua mamma: “fino a cinque anni, a parte le parole monosillabiche, non avevo neanche iniziato realmente a parlare. I miei genitori erano così preoccupati, mi portarono dal dottore, questo disse che era solo questione di tempo, che può succedere… poi d’un tratto pronunciai una parola di ben cinque sillabe terminando una poesia che mi stava leggendo la mamma.” Da lì poi imparò a leggere e, poi, a scrivere egli stesso. La prima poesia la compose a cinque anni e la ricorda ancora perfettamente: ‘ja narisuju na kamne kozu / ja narisuju na kamne lisu / ja narisuju na kamne konja / ty narisueš’  na kamne menja (Disegno su una pietra una capra/ disegno su una pietra una volpe / disegno su una pietra un cavallo / tu disegni su una pietra me)’. Ricordo come mia nonna si rallegrò appena la sentì, scrisse a tutti i parenti, all’epoca vivevamo ancora a Baku. Disse che era nato loro un Puškin.”

 

Potrebbe tranquillamente essere una sua poesia composta pochi giorni fa. Ciò che infatti più sorprende è questo legame che in qualche modo German riesce a mantenere col mondo infantile senza cadere mai nel banale. Non è un caso, infatti, che proprio dal pubblico infantile German risulta particolarmente apprezzato. Per portare un esempio concreto, ricordo che mentre uscivamo da scuola, una bambina di circa 6 anni teneva in mano un suo libro e leggeva alla mamma piano piano i testi, soddisfatta di riuscire a leggerli e capirli; spesso sono proprio i bambini che riescono a cogliere la bellezza nella semplicità di poche parole.

Dall’età di quindici anni German risiede a Mosca, città in cui esordì poeticamente alla fine degli anni ’80. A quel periodo è legata l’esperienza poetica della rivista Gumanitarnyj Fond, attiva dall’87 al ’94, in cui scriveva sotto lo pseudonimo di Bonifacij. A proposito di quel periodo, Andrej Urickij ricorda la personalità del poeta, di come il “«Gumanitarnyj Fond» fosse inscindibile dai suoi testi: essi si svilupparono insieme come gemelli siamesi, come un ramo e la fogliolina, come lo stelo e il fiore. Inoltre, Bonifacij aveva un ruolo come pubblicista e organizzatore. Il 21.12.1991, il giorno palindromo, insieme ad Andrej Belaškin promosse il primo (e unico) festival del palindromo, giunsero [a Mosca] poeti, sulla città svettava il verso “A roza upala na lapu Azora” [“E la rosa cadde sulla zampa di Azor”, verso palindromo di A. Fet, reso celebre dalla fiaba Zolotoj ključik, ili priključenija Buratino (La chiavetta d’oro o le avventure di Buratino, 1936) di A. Tolstoj].”*

In questo senso, German è stato uno dei rappresentanti del rinnovamento poetico di un paese nuovo che stava (ri)nascendo, riprendendo allo stesso tempo e riadattando ad un nuovo contesto storico quello che era stato fatto nell’avanguardia precedentemente. Ricordiamo ad esempio l’intero poema in palindromo scritto da V. Chlebnikov, Razin (1920), o ancora le poesie infantili di Charms.

 

Tutto questo German lo fa trapelare con semplicità e chiarezza. Anche chi non ha particolare familiarità col russo può apprezzare la musicalità che accompagna tutti i suoi testi. In italiano il suo lavoro non è ancora molto noto, ma se ne può avere una visione d’insieme in maniera più dettagliata e contestualizzata nell’articolo “Gumanitarnyj Fond” e la poesia di Bonifacij (G. Lukomnikov): innovazione (anti)estetica tra URSS e Russia, di Massimo Maurizio.

Inoltre, a breve, German Lukomnikov farà il suo primo esordio ufficiale in Italia in occasione di Slavika Festival, l’ormai celebre festival delle culture slave che da sei anni si tiene a Torino, quest’anno dal 20 al 29 marzo. Un’occasione imperdibile per conoscere meglio una delle personalità più interessanti del panorama poetico russo contemporaneo!!

Вас ждем!

 

*citazione in traduzione tratta dall’articolo ‘ “Gumanitarnyj Fond” e la poesia di Bonifacij (G. Lukomnikov): innovazione (anti) estetica tra URSS e Russia.’, di M. Maurizio.

** Illustrazione in copertina a cura di Anatolij Semenichin, ispirate ai versi del poeta G. Lukomnikov. Qui potrete trovare altre sue illustrazioni!

***Lukomnikov, German Gennad’evič:  “Chorošo, čto ja takoj”, Moskva, Samokat, 2019.

Anna Mangiullo

Originaria della Terra d'Otranto, ho poi intrapreso gli studi di Lingua e Letteratura Straniera presso l'Università di Torino, dove tutt'ora frequento la magistrale in Lingue e Letterature Comparate. Tra lo studio delle "cose russe" ci sono finita tramite la musica: galeotto fu Rachmaninov!, e da allora la Russia non mi avrebbe più abbandonata...

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