Meno vita. Come è cambiato il Volga negli ultimi 100 anni

Il 20 Maggio, le regioni bagnate dal fiume celebrano la Giornata del Volga. Il bacino di questo fiume occupa l’8% del territorio russo. Viktor Brylev, dottore in scienze geografiche e professore di geografia e geoecologia dell’Università Pedagogica Statale di Volgograd, ha raccontato come è cambiato il fiume nell’ultimo secolo agli occhi degli abitanti di Volgograd.

La pianura alluvionale nell’acqua

Secondo Viktor Brylev, l’età del fiume è diversa nel corso alto e basso. La più antica valle del fiume è l’affluente Kama, che ha 30 milioni di anni, il Volga centrale (Kazan’, Samara) ha 1,5 milioni di anni, la parte del fiume all’altezza di Saratov conta un centinaio di migliaia di anni mentre la pianura alluvionale di Volgograd è giovane, ha alcune decine di migliaia di anni.

All’inizio del XX secolo il Volga era un’importante arteria fluviale in cui scorreva la vita.

«Prima la portata del fiume era determinata da processi naturali, dalla quantità di neve nel bacino – spiega il professore – la piena poteva protrarsi per maggio e giugno. La più grande è avvenuta nel 1926. Se in media il Volga immette nella piena circa 35 mila metri cubi di acqua al secondo, nel 1926 si raggiunse i 52-58 metri cubi. Allora la pianura alluvionale tra il Volga e il fiume Achtuba si ritrovò sommersa del 90%. Per confrontare, oggi il gettito massimo nella stazione idroelettrica del Volga è di 26 mila metri cubi al secondo. Quando va bene, la pianura si allaga solo per il 20 %”.

Nel fiume, ai tempi di Caterina II, fioriva la pesca. Sulle rive si vendeva sempre pesce fresco e essiccato, e costava pochi centesimi. Il pesce dai mercati locali era accessibile alla maggioranza dei cittadini. Per il fiume navigavano costantemente piccole e grandi imbarcazioni. Il principale carico fluviale era il legname. Lo trasportavano dagli affluenti Kama, Vjatka e Chusovaja. I mercanti locali guadagnavano una fortuna con i trasporti.

L’abbondanza delle acque del Volga generava anche delle scomodità. Oltre alle perenni inondazioni della pianura alluvionale e di tutti i centri abitati che si trovavano lì, gli abitanti di Tsaritsyno erano perseguitati dagli insetti. Durante le piene, i cittadini non potevano passeggiare in tranquillità per la città, addirittura un paio di metri a faccia scoperta, a causa dell’enorme quantità di moscerini. Dovevano indossare dei mantelli a rete imbottiti, che puzzavano di cherosene. Impregnando in questo modo i mantelli, gli abitanti speravano di scacciare gli insetti onnipresenti. Inoltre dovevano sopportare l’invasione dei moscerini di regola 6-7 settimane invece delle attuali 2-3, siccome all’epoca il periodo “delle grandi acque” durava più a lungo.

Un nuovo corso

Un importante cambiamento, avvenuto all’epoca di Stalingrado, è stato la creazione della centrale idroelettrica. Nel 1958 i costruttori della centrale idroelettrica sbarrarono il vecchio corso del fiume, innalzarono una diga, e il fiume domato fu fatto scorrere per un nuovo percorso. Più in alto della stazione idroelettrica fu costruito il bacino idrico di Volgograd. Gli abitanti della regione ebbero la possibilità di raggiungere la riva opposta senza molta fatica attraverso la diga, prima ciò era possibile solo con il traghetto.

Viktor Brylev ci ha raccontato cosa succederebbe a Volgograd se la centrale idroelettrica fosse distrutta.

«Non verremo sommersi – tranquillizza subito il professore – Il Volga porterebbe via la parte inferiore del lungofiume, la stazione fluviale, potrebbe sommergere le zone della riva nei quartieri Kirovskij e Krasnoarmejskij, ma non tutta la città si ritroverebbe sott’acqua. Ma la pianura alluvionale e tutti i centri abitati che ci sono lì sarebbero inondati. Per fare un esempio vi racconterò della stazione idroelettrica che si trova sul Dnepr. Durante la guerra, è stata fatta saltare in aria due volte, tuttavia non è stata distrutta completamente.  E la nostra è difficile da distruggere”

Non è più un fiume

Secondo Viktor Brylev, ora solo gli abitanti dell’oblast’ di Volgograd e delle regioni a nord di Tver’ possono vedere il vero Volga.

“In generale non è più un fiume, ma un sistema di bacini idrici- dice il professore – Il Volga è stato regolato troppo duramente, nel suo bacino ci sono 8 stazioni idroelettriche di grandi dimensioni. Ovviamente, tutto ciò ha influito negativamente sul pesce, in particolare sugli storioni. Se non fosse stato per le stazioni idroelettriche, gli storioni e i beluga sarebbero pescati ancora oggi nel Basso Volga. E anche la pianura alluvionale soffre fortemente. Ma in confronto alla produzione di energia elettrica, ciò, agli occhi del comando superiore, non ha grande importanza”.

Un’altra conseguenza negativa della costruzione della stazione idroelettrica e della regolazione dell’emissione dell’acqua da parte degli elettrotecnici è l’abbassamento del livello d’acqua del fiume. La profondità minima nel Basso Volga è di 4 metri. A Niznyj Novogorod, l’estate scorsa (2014, n.d.t.), era già 2,5 metri, per questo le imbarcazioni non potevano navigare lungo il fiume. Ciò minaccia anche l’oblast’ di Volgograd. La prova ne è il basso fondale di sabbia che l’anno scorso (2014, n.d.t.) verso l’autunno è comparso difronte al lungofiume centrale della città.

Ma la stazione idroelettrica non è l’unica causa dei cambiamenti del Volga. A causa dello sviluppo di mezzi di trasporto alternativi è diminuito il volume della navigazione.

“Le motonavi passano molto più di rado. Quando ero giovane, vedevo costantemente sul fiume imbarcazioni con turisti, con carichi. Ora la funzione di trasporto del fiume non esiste più, è rimasta solo quella energetica e ricreativa.” dice Viktor Brylev

Secondo il professore, nell’ultimo secolo esteriormente il fiume non è cambiato tanto, ma ora c’è meno acqua, meno pesce, meno imbarcazioni, non è più vivo come una volta.

Fonte: VLG.ru

Armando Spigno

Ho imparato ad amare la Russia, la sua cultura e la sua lingua durante un anno di studio a Krasnodar, nel Caucaso, all'età di 16 anni. Da allora ho continuato ad alimentare questa passione sia in ambito accademico che al di fuori. Napoletano di origini, ma russo di adozione, sogno di conoscere e far conoscere la cultura di questo paese il più a fondo possibile.

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