Recensione de “Il boia” di Eduard V. Limonov

I bassifondi della mente secondo Limonov: da lì emerge il “Boia”

La mia predisposizione mentale nell’affrontare una narrazione del genere era pressappoco nulla, ma ciò non mi ha impedito di immergermi con insolita curiosità in un romanzo che è giunto ad una nuova pubblicazione dopo anni di silenzio. Si tratta de Il Boia, l’unico romanzo di Limonov definito un noir – definizione che non mi trova del tutto d’accordo – spingendomi a catalogarlo piuttosto come un erotico introspettivo.

Il protagonista è il polacco Oscar Chudinski, un uomo qualsiasi, o forse meno che un uomo: un reietto nella New York degli anni ’80 senza arte né parte, senza sapere cosa farsene di se stesso e stanco della sua vita da nullafacente. Oscar ci appare subito per quello che è, un osservatore e un calcolatore. Gli basta alzare lo sguardo dal tavolo del McDonald’s dove è seduto ed osservare la realtà intorno a sé per riuscire a partorire l’idea di cui aveva bisogno, quella che lo riscatterà dall’anonimato: è pronto a diventare il Boia.

Copertina de "Il boia"
Il Boia, Sandro Teti editore, 2019

Oscar non ha dubbi su quali siano le sue qualità: è un amante come pochi, il sesso rappresenta per lui un rito complesso, lungo e senza tabù che bisogna esplorare nel profondo per riuscire a far emergere il vero piacere. Il Boia non è altro che un sadico di professione, un uomo che si serve di un ricco armamentario per torturare e al contempo far godere chi secondo lui ne ha più bisogno, le donne di mezza età.

Risalire la china è semplice per Oscar; riesce a ripescare le giuste amicizie e ad entrare a far parte in poco tempo dell’alta società di New York, dove può dare libero sfogo alla sua professione, adulato e amato da ricche vedove ed ereditiere che non aspettano altro che essere sottomesse da lui. L’ambiente che ci racconta Limonov è senza fronzoli: una New York spesso buia, fatta di gente arrivista e annoiata, piena di droga e di violenza, così come pure violenta è la sua narrazione.

Le scene di sesso, o per meglio dire di “lavoro”, sono narrate nei minimi dettagli senza pudore alcuno, mostrando al lettore una realtà esistente ma nascosta negli anfratti della società. La mentalità di Oscar è variegata, e a parte il suo spirito di osservazione – sempre pronto a riconoscere le prossime vittime e a trarre vantaggio da ogni situazione – si delinea un Oscar insicuro, confuso, quasi innamorato della sua amica di sempre, la russa Natasha, di cui Oscar è tremendamente geloso eppure che non riesce mai a sottomettere mentalmente.

Natasha, da parte sua, vive il sesso in modo completamente libero, concedendosi a chiunque solo per costruire ogni volta una nuova immagine di sé. L’emotività è un territorio sconosciuto per Natasha, che si burla di Oscar e dei suoi sentimenti, riducendo la loro relazione a incontri sessuali violenti e appassionati che riescono ad essere l’unico vero piacere di Oscar.

L’affaccendarsi di vari personaggi – come lo scrittore Steve Baron, o l’eccentrico Jacek Gutor – rende la narrazione sempre dinamica ma lineare, raccontando con stile secco e deciso la scalata sociale di Oscar e la sua evoluzione mentale, l’incontro con gli amici polacchi del suo passato e le donne del suo futuro, fino a quando la narrazione non si incunea sempre più sulla mente del protagonista, sul luogo dei suoi sogni e dei suoi pensieri, che può essere definita la vera protagonista del romanzo.

Foto di Eduard Limonov
L’autore

Limonov recupera uno dei temi più cari alla letteratura russa – in particolare a Dostoevkij – la duplicità, rendendo Oscar protagonista di attente riflessioni sul ruolo delle persone nella società, sulla pericolosità dei reietti e della presenza di un doppio di ognuno di noi, pronto a fare di tutto per occupare il nostro posto.

Grazie allo stile fluido, il romanzo si legge con velocità e curiosità, il lettore viene avvolto e persino a volte inorridito dalle descrizioni che sembrano fatte apposta per impressionarlo, con utilizzo di un lessico forte e immagini crude e violente. La varietà umana presentata da Limonov e soprattutto la rappresentazione di una psiche dove il sentimento viene messo in secondo piano rende la storia inusuale, colorando con tinte tenebrose ogni relazione umana al suo interno.

 

Tutto può essere, tutto può succedere qui, nel migliore dei mondi possibili, dove tutto appartiene a tutti e il capriccio, il malinconico e piacevole bruciore sotto l’addome, governa gli esseri umani.

 

Recensione a cura di Simona Carosella


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Giulia Cori

Nella mia migliore tradizione, ci è voluta una laurea in letteratura inglese per farmi apprezzare quella russa. Considero la letteratura russa e il suo modo di vedere il mondo semplicemente incantevoli.

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