Recensione di “Per via di terra”, di Massimo Loche

Per via di terra. In treno da Hanoi a Mosca

Il treno, emblema della letteratura di viaggio e metafora di introspezione. Vecchio simbolo del progresso e mezzo di contemplazione di immagini mutevoli. Imprigionato dall’acciaio della sua struttura e dalla velocità della sua corsa, il passeggero non può far altro se non sfiorare appena con lo sguardo ciò che vorrebbe osservare, afferrare. Dentro la realtà ma inesorabilmente fuori.

È forse possibile conoscere un paese attraverso lo scorrere dei suoi paesaggi dal finestrino di un treno? Chissà. Queste sono le mie riflessioni, nate dalla lettura del libro Per via di terra, pubblicato da Voland per la collana “Confini”.

Copertina di
Per via di terra. In treno da Hanoi a Mosca, Voland, 2014

A condividere la sua esperienza, risalente al 1974, è l’allora cronista de L’Unità, Massimo Loche, che di ritorno da una lunga permanenza in Vietnam, decide di attraversare Cina, Mongolia e Urss in treno, da dove finalmente prenderà il volo per l’Italia.

Cina e Urss, due paesi all’epoca divisi da screzi ideologici, ma la cui macchina comunista lavora esattamente allo stesso modo, almeno per quanto riguarda farraginose questioni burocratiche, intoppi e complicazioni. A cominciare dall’ottenimento del visto di transito, dato che al tempo e nei luoghi in cui si svolge la vicenda “i treni non sono per gli stranieri”.

Contempleremo insieme all’autore, dal vetro del suo vagone “morbido”, la natura che cambia: le risaie che si trasformano in steppa e poi in boschi di betulle, intervallate da yurte, baracche di legno e fabbriche. Incontreremo compagni di viaggio e responsabili di vagone più o meno taciturni, alcuni dei quali cambieranno curiosamente atteggiamento in relazione ai chilometri percorsi.

Guarderemo da lontano, durante quelle soste abbastanza lunghe da permettere di sgranchirsi le gambe sulla banchina, i passeggeri dei vagoni “duri” che non hanno accesso né modo di mischiarsi con quelli delle poche carrozze speciali. Passeremo controlli di frontiera di volta in volta più o meno severi.

E qualcuno di noi concluderà forse che nel viaggio in treno la scoperta non nasce solo dalla dimensione esterna – fatta di immagini sfuggenti e discontinue, come si diceva sopra – ma anche da quella interna. Da chiacchiere innaffiate di vodka, da gesti intravisti, dalle parole dette e da quelle intuite.

Consigliato a chi ha voglia di avventure, a chi sogna da tempo un viaggio in Transiberiana ma non vuole farlo da turista e a chi vuole conoscere un’epoca viva ormai solo nei racconti di chi l’ha vissuta.

Rivedendo il viaggio con gli occhi di oggi e con gli occhi di viaggiatori che hanno fatto il percorso dopo di me, scopro che probabilmente nulla è rimasto del mondo che ruotava intorno alla lunga linea ferrata che ho percorso. […] La Cina era sempre la Cina di Mao, il cui potere appariva indiscusso, altrettanto solida era in apparenza l’Urss brežnevianae il Vietnam era eroico, una realtà trasformata in mito che serviva a occultare, anche ai miei occhi, le crepe di un sistema che nel giro di tre lustri sarebbe crollato o si sarebbe trasformato in qualcosa di molto diverso.

Recensione a cura di Francesca Loche

 

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com

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