Un territorio senza persone: perchè i paesi post sovietici stanno morendo

Perchè le ex Repubbliche sovietiche stanno perdendo milioni di abitanti a causa dello spopolamento e della migrazione di massa

La popolazione ucraina in 18 anni è diminuita di 11 milioni. Sono questi i numeri comunicati da Dmitrij Dubilet ministro del governo che ha anche identificato tre cause dello spopolamento: la perdita dei territori, la migrazione e il “trend demografico”. “Izvestija” ha analizzato cosa succederà in Ucraina nel prossimo futuro e come verrà regolata la questione demografica dagli altri stati post sovietici.

Le terre abbandonate verranno occupate dai cinesi

La popolazione dell’Ucraina conta 37,2 milioni di persone. Si tratta di 11 milioni in meno rispetto a 18 anni fa, data in cui avvenne l’ultimo censimento. A comunicare questi dati è stato Dmitrij Dubilet ministro del governo. La diminuzione sta inoltre avvenendo in modo particolarmente veloce negli ultimi tempi. Nel 2019 in 11 mesi la diminuzione è stata di 230 mila persone ovvero un numero pari alla popolazione di una città come Ivano-Frankivsk. Uno dei motivi della diminuzione è la perdita della Crimea e del Donbass. Nel territorio della Repubblica Popolari di Lugansk e in quello della Repubblica Popolare di Doneck vivono 3,4 milioni di persone mentre in Crimea e a Sebastioli circa 2,1 milioni. In totale la perdita dell’Ucraina nel sud-est è stata quindi di 5,5 milioni di persone. 

Un altro motivo è la migrazione di massa. In media ogni 30 secondi una persona lascia il paese alla ricerca di una vita migliore. Dal governo dichiarano che dai 3 ai 4 milioni di persone lavorano in modo stazionario all’estero. Molti poi svolgono dei lavori stagionali ma gli spostamenti di questi non vengono considerati dall’ente statale.

Gli ucraini emigrano per via del salario. In Ucraine nel terzo trimestre del 2019 lo stipendio medio di un impiegato statale si aggirava sui €382. Nei paesi limitrofi il reddito è di molto superiore. In Russia un lavoratore medio riceve €636 (1,7 volte di più rispetto all’Ucraina), in Polonia €1142 (tre volte di più), in Repubblica Ceca €1309 (3,4 volte di più). 

La terza causa è la difficile situazione demografica. Ogni 100 persone che muoiono in Ucraina vi sono solo 59 nuovi nati. Nascono meno bambini adesso rispetto anche addirittura agli infelici anni 90. Se nel 1991 sono venuti alla luce 630 mila bambini, nel 2018 sono stati appena 336 mila.

E le vere difficoltà demografiche devono ancora arrivare. Presto subentrerà la generazione delle future mamme ucraine, venute alla luce negli anni tra il 1997 e il 2006. Già allora la natalità era bassa ma in futuro il numero di donne potenzialmente madri sarà una volta e mezza ancora più basso. L’apice della crisi demografica si avrà tra il 2022 e il 2030. 

Le previsioni degli esperti dicono che lo spopolamento dell’Ucraina è destinato a continuare. Secondo una ricerca dell’Istituto per la demografia e per le ricerche sociali presso l’Accademia nazionale di scienze per il 2050 nel paese rimarranno 30 milioni di persone. “A fuggire dall’Ucraina sono sia i cervelli sia le braccia. Rimarranno solo i pensionati e il sotto proletariato. La natalità crolla e la popolazione muore. Esiste la minaccia di spopolamento per interi territori. Queste terre abbandonate verranno, verosimilmente, riempite. Magari dai cinesi. Ma ormai non ci sarà più nessuna Ucraina” – racconta il pubblicista ucraino Aleksandr Karpec. 

Avere figli è un lusso

Problemi simili con correzioni su scala nazionale esistono in altre repubbliche post sovietiche. Dal giorno della sua indipendenza la Lettonia ha perso circa un terzo della popolazione. La repubblica è tra le prime dieci al mondo per diminuzione e nell’Unione Europea è la seconda da questo punto di vista. 

La natalità è in continua caduta e per ogni 100 persone che muoiono ve ne sono 57 che nascono. “Siamo a corto di nuovi genitori. Negli anni novanta non ve ne sono stati. Ma anche se vi fossero stati, non vi sarebbe stato un miracolo. Questo perchè le persone in Lettonia non sono preparate ai numeri delle natalità in Africa dato che non vogliono crescere 4 o 5 bambini”afferma Ilmars Mežs esperto in demografia. 

Quelli che sono idonei al lavoro vanno via. Nella repubblica la situazione è particolarmente negativa per i giovani. Non vi sono ancora dati relativi all’inizio del 2020 ma a gennaio del 2019 nel paese risiedevano 122 mila giovani tra i 18 e i 24 anni. Si tratta quasi di due volte meno rispetto al 2009. Se nel 2009 i giovani erano l’11%, adesso sono appena il 6,4%.

La logica conseguenza dello spopolamento è la deurbanizzazione. In un terzo dei centri abitati della Lettonia il numero degli abitanti non supera le 50 unità. 

Le autorità della repubblica riconoscono il problema ma non attuano misure efficaci. Esiste un programma per far tornare in patria i migranti. Nel 2018 sono stati stanziati €425 mila a favore di questo programma. I funzionari si aspettavano in tre anni il ritorno di 80 mila persone ma al momento si è riusciti a convincerne appena 656. E anche quelli che sono tornati guardano al programma con diversi dubbi. “In Lettonia gli stipendi sono più bassi, e le tasse circa una volta e mezza più alte rispetto alla Gran Bretagna. I prezzi sono gli stessi di Londra o persino più alti. Immaginate quindi che genere di follia sia questa”sono le lamentele che una migrante di ritorno, Kristina Ratience, ha rivolto ai giornalisti. 

Da Tbilisi a Chisinau

In Moldavia (considerando anche la Transnistria) la popolazione diminuisce ogni anno dell’1,5% e dall’indipendenza è passata da 4,4 milioni a 3,6. Gli esperti di demografia ritengono che per il 2050 la popolazione si sarà ridotta di un terzo.

Gli specialisti sottolineano come tra 10-15 anni nella repubblica persino le attuali basse pensioni verranno considerate come un lusso. Se già oggi per ogni lavoratore si ha un pensionato, nel 2050 il numero dei pensionati sarà il doppio. 

Viktor Mokan, presidente dell’Associazione dei sociologi e degli esperti in demografia afferma che le persone si sono stancate delle difficoltà finanziarie e politiche. “Gli specialisti fuggono dalla Moldavia ad un ritmo preoccupante. Già oggi nell’agricoltura, soprattutto nel nord del paese, manca la forza lavoro. Presto la Moldavia potrebbe restare definitivamente senza dottori, senza insegnanti, senza intellettuali, senza giovani e a lavorare la terra saranno le persone arrivate dall’Africa e dall’Asia” ritiene l’esperto.

In Georgia negli ultimi 20 anni la popolazione è diminuita del 16%. La popolazione rurale è diminuita del 28% e quella urbana del 5%. Gli unici aumenti osservati sono stati ad Agiaria e a Tbilisi. 

Gli esperti georgiani si lamentano della indifferenza dei funzionari. “In concreto non viene fatto nulla per le politiche demografiche. Per il quarto figlio si riceve un buono di 20 Lari (435 Rubli) con il quale si può pagare la luce elettrica. E’ semplicemente ridicolo” – afferma il sociologo Avtandil Sulaberidze. 

Una rotta verso il deserto

Un aumento della popolazione nelle repubbliche ex sovietiche lo si sta avendo solo in Asia Centrale la quale non risente nemmeno delle migrazioni per lavoro verso la Russia. Nei paesi della regione stanno cercando non di stimolare ma di regolamentare la natalità. Vengono promossi dei piani per la famiglia, vengono distribuiti contraccettivi e le donne sono esortate ad allungare il periodo di attesa tra una nascita e l’altra.

A crescere in modo più impetuoso di tutti è la popolazione dell’Uzbekistan: ogni anno vi sono mezzo milione di persone in più e un terzo della popolazione è formato da bambini e da giovani. E’ proprio qui che vengono attuate le misure più radicali per la pianificazione della natalità. Secondo tutta una serie di agenzie stampa nel paese è attivo un programma di sterilizzazione delle donne. A testimoniare ciò vi sono anche alcuni attivisti sociali. Le autorità del paese respingono tuttavia le accuse. 

Tra le altre repubbliche vi è poi l’eccezione dell’Azerbaijan dove la popolazione è in continuo aumento. Negli altri paesi post sovietici la situazione non è così ottimistica. Gli esperti affermano che uno dei motivi del problema demografico è stato il crollo dell’Urss e le riforme politiche ed economiche che sono seguite.

“Un altro fattore è la perdita dello stile di vita tradizionale. I legami familiari si indeboliscono, aumenta l’età in cui ci si sposa, si diffondono delle alternative alla vita familiare” elenca durante una intervista con “Izvestija” Valerij Elizarov direttore scientifico del laboratorio di economia, popolazione e demografia della facoltà di economia presso l’MGU. L’esperto ha aggiunto che per la maggior parte delle repubbliche sarà difficile spezzare l’attuale tendenza: continueranno quindi a spopolarsi.

Fonte Iz.ru del 29/01/2020 Articolo di Igor’ Karmazin

Traduzione di Antonino Santoro

Antonino Santoro

Traduttore, Collaboratore. Mi sono unito al progetto di RIT per la mia passione verso la traduzione e la lingua russa. antosha87sr@gmail.com

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