Perché in Russia non c’è panico da coronavirus

In tutto il mondo si sta diffondendo il panico. La gente corre ai supermercati a comprare beni a lunga conservazione e si rivolge ai mercati chiedendo la restituzione dei propri soldi, affermando di “non avere più bisogno delle vostre azioni”. Perché tutto ciò non si osserva anche in Russia?

Nel mondo è scoppiata la pandemia ma i russi sono tranquilli

È arrivato il coronavirus, l’OMS ha dichiarato la pandemia ma in Russia nessuno si affretta a comprare cibo e mascherine, né corre a cambiare i propri soldi nonostante il crollo del rublo. I mass media internazionali sono pieni di comunicati allarmanti sul fatto che in Russia le autorità stanno nascondendo la reale portata del disastro, ma due terzi dei russi non temono l’infezione da coronavirus, afferma il sondaggio del Centro Levada.

Come si evince dalle informazioni degli istituti di credito, le banche russe non registrano un aumento delle richieste di acquisto di dollari. Non si è diffuso il panico né c’è stata una corsa al cambio di valuta alla Sberbank, VTB, alla banca “Otkrytie”, “Russkij Standard”, MKB e Rosbank.

Dopotutto, in situazioni difficili l’uomo sovietico prima e quello russo ora hanno sempre fatto provviste per la “giornata nera”. C’è addirittura uno straordinario racconto di Mikhail Zhvanetskij che inizia così:

Un giorno in televisione apparve il ministro delle finanze bianco come la morte ed affermò: la crisi finanziaria non ci colpirà. Giacché. La popolazione, comprendendo il senso delle dichiarazioni delle autorità, imprecò a bassa voce e si incamminò a comprare sale, fiammiferi e zucchero.

Cinque punti per spiegare la mancanza di panico in Russia

Per prima cosa, come ha affermato a “Pravda.ru” lo psicologo Mikhail Khors, grazie all’esperienza maturata la società  russa è più vitale rispetto all’Occidente.

“I paesi occidentali hanno vissuto gli ultimi 50 anni senza particolari difficoltà, sono stati pompati dalla stampa. E questo benessere ha portato a ritenere qualsiasi disagio, anche il più tollerabile, come qualcosa di doloroso, a differenza nostra. Noi abbiamo pur sempre superato prove molto serie. Molti hanno ancora vivo il ricordo degli anni Novanta, il deficit, gli scaffali vuoti. Noto che i giovani sono più allarmati in questo senso rispetto agli adulti che ancora ricordano la propria esperienza”, ha dichiarato lo psicologo.

Stando alle parole di Mikhail Khors, l’esperienza fornisce stabilità emotiva. E questa a sua volta porta alla conclusione che il dolore o la malattia non sono qualcosa di cattivo per la formazione dell’individuo.

Aggiungiamo, al secondo punto, che la popolazione russa, nonostante sia anch’essa indebitata, non dipende dai titoli così come in Occidente. Ora che le azioni perdono valore, le nonne americane, la cui pensione dipende dalle quotazioni in borsa, hanno cominciato ad agitarsi.

La terza spiegazione è che i russi non hanno soldi in più, detta in parole povere, per cui agitarsi, se il portafoglio è vuoto. Il vivere giorno per giorno è entrato saldamente nel nostro quotidiano.

Il quarto motivo è che i russi, da ortodossi, non si sono mai preoccupati maggiormente del corpo rispetto allo spirito. “Dio è con noi”, speravano sempre, anche nel periodo sovietico, soprattutto durante la Seconda guerra mondiale. Non a caso, la fede in Dio come eredità degli antenati è stata inclusa nel progetto di rinnovamento della Costituzione.

Infine, un comportamento adeguato da parte dello stato favorisce il contenimento del panico. Come mai prima, lo stato afferma che in Russia va tutto bene.

La Russia è stata uno dei primi paesi al mondo a vietare i voli di linea con la Cina e la prima a far tornare i propri cittadini. Oggi la quantità di voli verso la Cina, la Corea del Sud, l’Iran, la Germania, l’Italia, la Spagna e la Francia è diminuita considerevolmente, questi vengono effettuati solamente da una compagnia e sempre attraverso il terminal dello stesso aeroporto. Anche le ferrovie russe hanno sospeso i viaggi in zone problematiche. È stato chiuso il confine con la Cina.

A causa del coronavirus sono state annullate alcune grandi manifestazioni, come per esempio il Forum economico annuale di San Pietroburgo. A Mosca sono vietati eventi dove potrebbero radunarsi più di 5000 persone.

Tuttavia, non sono state prese misure eccessive, non è stata dichiarata la quarantena per tutto il paese: le scuole, le università e gli asili sono aperti e funzionano come sempre.

Stando ai dati ufficiali, al 12 marzo in Russia si registrano 34 casi di coronavirus: metà di questi a Mosca, gli altri nelle regioni di Kazan, Nižnij Novgorod, Kaliningrad, Lipeck e Belgorod.

Il 12 marzo il primo ministro russo Mikhail Mišustin ha affermato che “la minaccia di diffusione dell’infezione nel nostro paese è stata ridotta al minimo” grazie alle misure adottate in tempo.

 

Fonte: Pravda.ru, 13/03/2020. Articolo di Lyubov Stepušova. Traduzione di Alessandro Lazzari.

Alessandro Lazzari

Originario della provincia di Treviso, nel 2015 mi sono laureato in Lingue, civiltà e scienze del linguaggio presso l’università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi sulla crisi dei missili di Cuba analizzata dal punto di vista sovietico dell’epoca. Nei tre anni a Venezia ho studiato tedesco e russo. Dopo l’esperienza di un semestre all’Università Pedagogica di Tula, ho deciso di tornare in Russia a proseguire i miei studi. Nel giugno del 2018 ho discusso la mia tesi magistrale sulle strategie di investimento delle multinazionali italiane in Russia presso l’Università Statale di Mosca per le Relazioni Internazionali (MGIMO). Sono appassionato di storia sovietica e traduco volentieri articoli di politica ed economia.

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