Guida turistica alla Mosca del XVIII secolo

Immaginate di essere uno straniero che è finito a Mosca alla fine del XVIII secolo. Dove andare, cosa guardare e dove mangiare? La redazione del progetto “Mosgortur” ha preparato una guida dettagliata.

Prima del XVIII secolo in Russia non esistevano guide: invece dei viaggi con l’immancabile visita delle attrazioni turistiche era diffuso il pellegrinaggio per chiese e monasteri, alla volta di icone miracolose e reliquie dei santi. 

La prima guida nota è spesso chiamata Descrizione dell’imperiale città capitale Mosca, e fu pubblicata nel 1782 da Vasilij Ruban, autore di numerosi testi popolari.

Ecco 7 idee su come passare il tempo a Mosca nel XVIII secolo.

1. Studiate il gigantesco plastico del palazzo di Caterina II

Descrivendo le attrazioni del Cremlino, l’autore della Guida alle antichità e ai memoriali di Mosca nel 1792 menziona un solo edificio secolare: il gigantesco palazzo di Caterina II, progettato dall’architetto Vasilij Baženov e mai finito.

Frammento del modello del grande palazzo del Cremlino nel museo statale di architettura Ščusev a Mosca. Intorno al 2010.

Lo stesso Baženov disse che “un colossale edificio sulla montagna del Cremlino avrebbe abbracciato gli antichi edifici del Cremlino, le cattedrali, le chiese, i monasteri, i palazzi e i Patriarščie prudy (Stagni del Patriarca), dalla Torre Spasskaja alla Porta Troiсkaja”.

Per la costruzione del modello, anch’esso enorme, al Cremlino fu eretto un padiglione speciale chiamato “casa modello, con laboratori e l’ufficio dell’architetto”. Il modello del palazzo fu pronto nel 1768: era lungo 25 aršin (cioè 17,8 metri) e alto 2 aršin (ovvero 1,42 metri), «così che, chi lo desiderava, potesse vedere tramite la sua immensità, la grande anima del fondatore dell’edificio» (cioè Caterina).

Pianta definitiva di ricostruzione del Cremlino per la costruzione del grande palazzo del Cremlino. Anni ’70 del Settecento.

La fila dei curiosi era interminabile e Baženov riferì a Pietroburgo: «Il pubblico, per curiosità, desidera impazientemente vederlo, specie molte persone nobili e rispettabili, le quali io non posso permettermi di dissuadere».

L’ultimo sabato del mese venivano organizzate delle escursioni alla casa modello, le quali a volte erano condotte dallo stesso Baženov. Erano ammessi tutti, tranne le “persone vili”, cioè gli strati inferiori della popolazione urbana. 

Modello di progettazione del grande palazzo del Cremlino (versione definitiva degli anni 1769–1773) nel museo statale di architettura Ščusev a Mosca. Anno 2017.

Il Grande Palazzo del Cremlino non fu mai costruito: all’inizio dei lavori, una delle pareti si crepò e la Cattedrale dell’Arcangelo, situata nelle vicinanze, cominciò a scivolare nella Moscova. L’audace progetto di Baženov è rimasto un plastico.

2.  Recatevi all’edificio più alto di Mosca
Chiesa dell’arcangelo Gabriele (Torre Menšikov). Ricostruzione dell’aspetto originale, di Karl Lopjalo. Anno 1955.

Dal 1707 al 1723, la chiesa dell’Arcangelo Gabriele sui Čistye Prudy (o Stagni Limpidi), soprannominata la Torre Menšikov, fu l’edificio più alto di Mosca. Alla fine del XVII secolo, Aleksandr Menšikov, il compagno preferito e più vicino di Pietro I, acquistò la vasta terra nel quartiere Mjasnickaja per la costruzione della tenuta.

La chiesa di Gabriele, che sorgeva in questo sito, divenne la cappella della sua famiglia. Stabilitosi nel nuovo posto, Menšikov iniziò a mettere in ordine il quartiere: su suo ordine, la “Pozza Disgustosa” fu trasformata negli “Stagni Limpidi” (Čistye Prudy), e al posto della vecchia chiesa ne fu costruita una nuova in stile Barocco dell’Europa Occidentale, la prima nella capitale.

Sul tetto, l’architetto Ivan Zarudnyj mise uno špic senza precedenti in Russia – una guglia di legno che era quasi un terzo dell’altezza dell’edificio – e un angelo di rame con una croce. Grazie alla guglia, la Torre di Menšikov (84,2 m) ha superato il campanile di Ivan il Grande (81 m).

La chiesa era decorata con un orologio ordinato dall’Inghilterra, con una cinquantina di campane. Secondo la testimonianza di un contemporaneo, in essa «furono collocati grandi e meravigliosi carillon che suonano canzoni diverse ogni ora, mezz’ora e quarto d’ora e che, inoltre, possono servire per l’usuale gioco di campane, che accade ancora oggi quotidianamente».

Nell’estate del 1723, durante un temporale, un fulmine colpì la guglia: lo scoppio di un incendio distrusse completamente la vetta di legno. Nel fuoco cadde anche l’orologio e le campane, precipitate dall’alto, danneggiarono la parte inferiore della chiesa. Sua Altezza Serenissima, divenuto allora Governatore Generale di San Pietroburgo, non inviò denaro per il restauro e la chiesa cessò di essere la più alta della città.

3. Osservate il modello della nave di Pietro il Grande della Torre Sucharev
Processione in maschera, nel 1722, dal villaggio Vsechsvjatskij a Mosca per festeggiare la pace di Nystad. Stampa del XVIII secolo dalla collezione di D. A. Rovinskij.

Un altro grattacielo di quel tempo era la Torre Sucharev. L’edificio, che ricordava i municipi europei, venne costruito a più riprese tra il 1692 e il 1701. Esso era un segno della gratitudine di Pietro il Grande nei confronti di Lavrentij Sucharev, colonnello degli Strel’cy, il cui reggimento rimase fedele allo zar durante la rivolta degli Strel’cy del 1689.

Nell’annesso in legno alla parete ovest della torre vi era un modello di nove metri della “Friedemaker” (tradotto dall’olandese come “Pacificatore”), una delle prime navi di linea della flotta baltica, varata a San Pietroburgo nel 1721. La “Friedemaker” di Mosca divenne celebre come l’ammiraglia della grande mascherata organizzata a Mosca nell’inverno del 1722, in onore della vittoria nella Grande guerra del Nord.

Vasilij Surikov. La grande mascherata del 1722 per le vie di Mosca con la partecipazione di Pietro I e del principe-cesare Romodanovskij. Anno 1900.

La nobiltà agghindata, guidata da Pietro, girò per diversi giorni per la città con barche e navi: saliva sui pattini e veniva trainata da cavalli, buoi e persino orsi. Friedrich Wilhelm von Bergholz, un nobile tedesco che partecipava alla mascherata, ha così descritto il “Pacificatore” di Pietro il Grande:

«Dietro di loro vi era la grande nave dell’Imperatore (lunga 30 piedi), creata a immagine e somiglianza della nave di linea “Friedemaker” dagli stessi costruttori che realizzarono quest’ultima imbarcazione. Questa era dotata di  8 o 10 veri e propri piccoli cannoni, alcuni dei quali sparavano di tanto in tanto, fatti per lo più di legno e altro materiale incerto. <…> Lo stesso imperatore la manovrava come marinaio e comandante, avendo a bordo 8 o 9 giovanotti con la stessa uniforme da barcaiolo e la stessa altezza, diversi generali vestiti da tamburieri e alcuni dei suoi attendenti e favoriti. Sua Maestà si stava divertendo come uno zar a tutti gli effetti. Nonostante l’inverno, e sebbene non vi fosse qui a Mosca la possibilità di avventurarsi in mare come a San Pietroburgo, egli comunque, con i suoi piccoli e agili barcaioli, fece tutte le manovre consentite solo in mare anche sul sentiero asciutto».

Durante il regno dell’imperatrice Elisabetta di Russia, la “Friedemaker” prese parte alla parata di Mosca in onore della vittoria nella Guerra russo-svedese del 1741-1743. La nave venne distrutta nell’incendio del 1812.

Torre Sucharev. Pittura ad acquerello Julie Arnaud. XIX secolo.
4. Attraversate le principali porte trionfali della città

Nel dicembre 1709, in onore della vittoria nella battaglia di Poltava, nella capitale furono eretti otto archi trionfali in legno. Uno di loro venne collocato al confine di Zemljanoj gorod [l’anello esterno della città di Mosca, n.d.r.], vicino a via Mjasnickaja. Per quattro volte l’arco venne bruciato negli incendi di Mosca, fino alla costruzione della nuova Porta Rossa in pietra nel 1754, progettata dall’architetto Dmitrij Uchtomskij.

La porta venne rivestita in marmo e abbellita con quindici dipinti e quarantotto stemmi: al centro vi è il ritratto dell’imperatrice Elisabetta di Russia, tutt’attorno gli stemmi dei quattro regni di Mosca, Siberia, Kazan e Astrachan’, gli stemmi delle province, i simboli degli ordini e altre immagini che rappresentano la statalità russa. L’arco trionfale era ornato con figure simboliche che incarnavano la gloria, il coraggio, la fedeltà, l’abbondanza, la costanza, la misericordia, e così via.

Secondo una versione, la Porta Rossa era chiamata così poiché si trovava sulla stessa strada per il palazzo di Krasnoprudskij e Krasnoe Selo, mentre secondo un’altra variante la porta venne originariamente dipinta con vernice rossa. La guida di Pogosskij ha riferito che durante il regno di Pietro il Grande la porta era chiamata Florovskaja, in quanto si trovava vicino alla chiesa di Flora e Lavra alla porta Mjasnickij. A quel tempo, qui si festeggiava la Maslenica:

«Qui, colui che convertì la Russia fu il primo a bere un bicchiere di vino per la salute del suo amato popolo, si sedette sulla tavola imbandita e pranzò; il popolo entusiasta circondò il padre sovrano, tutti si tolsero i cappelli e si rallegrarono in questo luogo di gioia indescrivibile».

Krasnye Vorota (Porte Rosse) a Mosca. Incisione di Michail Machaev. XVIII secolo.
5. Prestate attenzione alle lanterne

Nel 1730 l’imperatrice Anna Ioannovna emanò un decreto Sulla realizzazione di un’illuminazione con lanterne di vetro, nel periodo invernale a Mosca: “Nelle grandi vie di Mosca, nel Cremlino, nella Kitaj gorod (città cinese), nella Belyj gorod (città bianca), nella Zemljanoj gorod (città di terra) e nel quartiere tedesco, per le notti d’inverno… porre sui pali delle lanterne di vetro, a 10 sažen’ [antica unità di misura pari a 2,1336 metri, n.d.r.] di distanza l’una dall’altra e tutte allineate…”.

Fu così che in città si sviluppò l’illuminazione pubblica. Le lanterne, alimentate da olio di canapa, emanavano una luce fioca da una o due candele. Inizialmente venivano accese solo su ordine pubblico e nei giorni festivi, in seguito fu stabilita una stagione di illuminazione: da settembre a maggio. Nelle notti di luna piena le lanterne rimanevano spente.

Agli inizi del 1850 nelle vie principali apparvero le lampade al cherosene, mentre nelle periferie si continuava ad utilizzare quelle a canapa. Secondo le testimonianze dei cittadini, «accendere e pulire le lanterne era compito dei vigili del fuoco, che mangiavano una buona parte dell’olio di canapa insieme alla kaša».

Vista sulla vecchia piazza di Mosca. Frammento di incisione dal dipinto di Gerard Delabart. Anno 1791.
6. Fate un salto alle feste di Kuskovo

Le famose feste nello spirito del “secolo galante” venivano organizzate dal conte Pëtr Šeremetev nella sua tenuta. Kuskovo era famosa per gli sfarzosi ricevimenti, le rappresentazioni teatrali, i fuochi d’artificio e le sfilate sull’acqua nello stagno di Kuskovo, dove aveva base una piccola flotta di panfili, galee e altre navi.

Vista sulla grotta nel parco della tenuta Kuskovo, vicino Mosca. Incisione di Pierre-André Barabé. Anni ’70 del Settecento.

Il parco stupiva gli ospiti non solo per le sculture di pietra, ma anche per quelle di legno: gli alberi «venivano intagliati nella forma di contadini, di Bacco, di cani seduti, di cani sdraiati, di oche, di polli, di uomini con coda di pesce, di piramide intrecciata, di scimmie e così via».

Gli inviti alle feste erano appesi sulle pietre miliari tra Mosca e Kuskovo: vi poteva partecipare qualunque persona «con abbigliamento e atteggiamento decorosi». La disposizione del padrone di casa recitava:

«Si lascino entrare gli ospiti nel parco solo nei giorni da me fissati, inoltre si controlli che essi passeggino tranquillamente, che nel parco non ci sia nulla di frantumato o rotto, che non si scatenino violenze, litigi o risse; in caso contrario verranno mandati fuori.»

Vista panoramica della tenuta Kuskovo, vicino Mosca. Incisione di Pierre Laurent. Anni ’70 del Settecento.
7. Rilassatevi in una locanda davanti a un caffè o a una birra

Se nel XVII secolo lo zar Aleksej Michajlovič autorizzò che «in ogni città ci fosse una sola osteria, mentre a Mosca tre», alla fine del XVIII secolo ce n’erano già centocinquanta. Solo nel Cremlino ce n’erano due: Neugasimaja sveča (La candela inestinguibile) vicino allo Car’-puška e Katok (La pista di pattinaggio) presso le porte Tajnickie.

A metà del secolo apparvero le prime taverne e locande, cioè locali con appartamenti e letti. Mentre nelle osterie e nelle bettole la gente si riuniva più facilmente, nelle taverne e nelle locande c’era il controllo facciale: l’ingresso era vietato ai plebei e ai soldati. Come testimonia il biglietto rilasciato nel 1783 al commerciante moscovita Ivan Dolgov, che autorizzava a essere proprietari di locande a Mosca, gli ospiti benestanti avevano a disposizione «caffè e tè, cioccolato, biliardo, tabacco, vini, vodka francese, birra d’oltremare e birra leggera”.

All’osteria. Incisione di John August Atkinson. Anni 1803-1804.

Si poteva anche pernottare comodamente; nelle stanze c’erano «letto in legno tinto in rovere, per due persone, un materasso di piume per dormire, e una coperta di piume per avvolgersi, due lenzuola di lino (e coperte, a seconda della stagione, di lana o misto seta, o leggere, quattro cuscini grandi e due piccoli in federe di lino). Vicino al letto c’era un ventaglio di piume fatto con cannucce francesi per scacciare le mosche, e una spazzola per grattarsi la schiena e i talloni prima di andare a dormire».

Fonte: Arzamas. Tradotto dalle studentesse del Master ELEO Gioia Ghezzo, Chiara Fabrizi e Lodovica De Favari.

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.

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