Alcune curiosità legate alla cosmonautica

Ci sono molte leggende, aneddoti, fatti e storie interessanti associate alla cosmonautica. La maggior parte delle informazioni relative alla cosmonautica diventa disponibile al pubblico dopo decenni.

In Russia, per tradizione, il 12 aprile è considerata la giornata dedicata all’astronautica. Questo giorno è il più importante nella storia della cosmonautica non solo in Russia, ma in tutto il mondo, perché fu il 12 aprile 1961 che il primo astronauta del pianeta, Yuri Gagarin, andò nello spazio.

Ecco alcune curiosità legate alla cosmonautica

Come si chiama la navicella con cui Jurij Gagarin è partito per lo spazio?

La navicella sovietica “Vostok” su cui si trovava Jurij Gagarin partì dallo spazioporto di Bajkonur. Infatti “Vostok” era il nome della flotta di navicelle spaziali sovietiche, progettate per voli pilotati in orbita circumterrestre. Vennero create dal capo progettista O. G. Ivanovskij sotto la guida del progettista generale dell’OKB-1 S. P. Korolёv dal 1958 al 1963.

Il primo “Vostok” pilotato, il cui decollo ebbe luogo il 12 aprile 1961, è diventato allo stesso tempo anche il primo mezzo spaziale del mondo che ha permesso all’uomo di volare nello spazio. Se inizialmente “Vostok” con J. A. Gagarin a bordo ha compiuto soltanto un giro attorno alla Terra, impegnandoci circa 108 minuti, il volo della navicella “Vostok 5”, invece, con V. F. Bykovsky ha continuato per circa 5 giorni. In questo momento la navicella ha girato attorno alla Terra 81 volte.

Le principali ricerche scientifiche effettuate sulle navicelle “Vostok” riguardavano lo studio degli effetti delle condizioni del volo orbitale sullo stato e l’operatività dell’astronauta, lo sviluppo della progettazione e dei sistemi e la verifica dei principi di base della costruzione di navicelle spaziali.

Nonostante il programma di base fosse stato completato, le modifiche del progetto di base dei Vostok continuarono ad essere ulteriormente utilizzate e divennero la base di vari satelliti sovietici e russi destinati alla ricognizione militare, alla cartografia, allo studio delle risorse terrestri e alla ricerca biologica.

Un po’ di storia sul Giorno dei cosmonauti

La festa fu introdotta durante l’Unione Sovietica per decreto del presidio dell’Alto Consiglio sovietico il 9 aprile 1962. Viene chiamata il Giorno dei cosmonauti. Questa festa venne istituita su richiesta del secondo aviatore-cosmonauta sovietico German Titov, che si rivolse con questa proposta al Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovieta (PCUS) il 26 marzo 1962.

In questo stesso giorno si festeggia la Giornata Mondiale dell’aviazione e della cosmonautica.

Il 7 aprile 2011 in una riunione plenaria speciale dell’Assemblea Generale dell’ONU venne adottata una risoluzione, proclamando ufficialmente il 12 aprile Giornata internazionale del volo umano nello spazio. Le nazioni che hanno collaborato alla risoluzione erano più di 60.

 

La tragica morte di Valentin Bondarenko

Oggigiorno quasi non ricordiamo più, o volontariamente taciamo su un tragico fatto accaduto durante l’addestramento della prima squadra di cosmonauti formatasi nel febbraio-aprile del 1960. Tra di loro, come ricordiamo, nel lungo processo di selezione su 3461 candidati, continuò l’addestramento al primo volo un gruppo di 29 persone. In seguito, però, rimasero in 20. Il più giovane aveva 23 anni. Si trattava di Valentin Vasil’evič Bondarenko, pilota di caccia sovietico di Charkiv. Fu inserito nel gruppo preparatorio il 28 Aprile del 1960, prese parte all’addestramento al volo spaziale sulla “Vostok”, la prima nave ad essere pilotata. Gli addestramenti si svolgevano nell’aeroporto di Chkalovsky, una base aerea militare delimitata.

Una volta durante uno di quegli allenamenti ebbe luogo un incidente, che fu tenuto sotto silenzio fino agli anni ’80. Le prime informazioni riguardo a Bondarenko e alla sua morte arrivarono in Occidente solo nel 1980. Nell’Unione Sovietica invece raggiunsero per la prima volta il pubblico nel 1986, grazie all’articolo di Jaroslav Golovanov sul giornale “Izvestia”. Secondo l’orario degli allenamenti Valentin Bondarenko aveva terminato il decimo giorno di soggiorno in una camera ipobarica nel NII-7 VVS (oggi conosciuto come Istituto di Medicina Aerospaziale) – come anche gli altri astronauti, l’avevano messo alla prova con solitudine e silenzio. Alla fine di uno di questi esami medici, commise un errore tanto banale quanto irrimediabile. Dopo aver rimosso dei sensori attaccati al corpo, strofinò i punti dove erano stati attaccati con un tampone di cotone imbevuto d’alcool, e poi lo gettò via senza farci molto caso. Il cotone cadde su un fornello elettrico bollente e prese immediatamente fuoco. Nell’atmosfera di ossigeno quasi puro il fuoco si propagò molto velocemente per tutta la camera. Prese fuoco anche la sua tuta. Aprire velocemente la camera ipobarica era impossibile a causa del repentino cambiamento di pressione.

Quando aprirono la camera, Bondarenko era ancora vivo. Lo trasportarono all’ospedale Botkinskaja, dove i dottori lottarono strenuamente per la sua vita per ben 8 ore. Bondarenko morì a causa dello shock subito per le bruciature a 19 giorni dal primo volo nello spazio. Qualche ora prima passò in ospedale il gruppo di astronauti che aveva come capo Jurij Gagarin.

Bondarenko era sposato e aveva un figlio di nome Aleksandr. Dopo la morte di Bondarenko sua moglie Anna rimase a lavorare al centro di formazione di astronauti e suo figlio Aleksandr diventò un pilota di caccia. “Io e la mamma dopo la morte di mio padre siamo andati a vivere a Zvёozdnyj e dopo qualche anno siamo andati dai nostri familiari a Charkiv” racconta Aleksandr Valentinovič  Bondarenko, il figlio dell’astronauta. “Pensavamo che là fosse più facile vivere. Qui abbiamo restituito un bilocale e ce ne hanno dato un altro a Charkiv. Se ci hanno aiutato? La mamma per il papà viene rimborsata circa cento rubli al mese, mentre io non raggiungo i sedici. Quasi nessuno si è ricordato di noi…”

Oggi un grande cratere sulla luna ha preso il nome di Valentin Bondarenko, vicino a quelli di Ciolkovskij e Gagarin, invece nel giugno del 2013 è stato dato il suo nome alla scuola n°93 g. Charkiv, dove egli si era diplomato.

Perché prima del volo i cosmonauti guardano il “Bianco sole del deserto”?

Come è noto, i cosmonauti russi e sovietici hanno la tradizione di guardare il film “il Bianco sole del deserto” prima di partire. Dopo la morte di tre cosmonauti della nave spaziale “sojoz 11” l’equipaggio del “sojoz 12” è stato ridotto a due persone. Prima della partenza guardarono il film “il Bianco sole del deserto”, e dopo aver compiuto la missione dissero, che il compagno Suxov era diventato il terzo membro invisibile dell’equipaggio e che li aveva aiutati nel momento del bisogno. D’allora la visione di questa pellicola è diventata una tradizione per tutti i cosmonauti sovietici, e poi russi. Al rituale trovarono un impiego pratico: seguendo gli esempi del film i cosmonauti imparano a lavorare con la camera e a costruire piani di ripresa.

Gli astronauti americani sono obbligati a studiare il russo?

Originariamente, nella Stazione Spaziale Internazionale erano previsti dei segmenti russi e americani, ma per americani ed europei la conoscenza della lingua russa non era obbligatoria. Nel 2003 c’è stata la catastrofe dello shuttle “Columbia” e dal 2011 la NASA ha fermato del tutto l’utilizzo delle navicelle spaziali, dopo di che i voli sono diventati possibili solamente grazie alle navicelle russe Sojuz. Per questo la NASA e l’agenzia spaziale europea hanno incluso programmi di lingua russa nei programmi di formazione dei candidati. Il superamento del test finale è diventato uno delle condizioni per completare l’addestramento degli astronauti, e coloro che sono selezionati per un vero volo verso la Stazione Spaziale Internazionale, devono obbligatoriamente vivere per un lungo periodo di tempo presso una famiglia russa.

Gli astronauti possono piangere?

Gli astronauti non possono piangere come facciamo noi sulla Terra, le lacrime non scendono verso il basso ma si fermano negli occhi sotto forma di piccole sfere. Inoltre possono avvertire un senso spiacevole di bruciore e le lacrime devono essere asciugate manualmente. Per tanto piangere per sfogarsi non è possibile in assenza di gravità.

Che ruolo simbolico ha giocato il fiume Elba nell’astronautica?

Il 17 Luglio 1975 ci fu l’atterraggio della navicella spaziale sovietica “Soyuz” e di quella americana “Apollo”. Era stato programmato che al momento dell’atterraggio le navicelle avrebbe dovuto sorvolare Mosca ma i calcoli non si rivelarono proprio corretti e gli astronauti scambiarono la stretta di mano mentre sorvolavano il fiume Elba. Simbolico è che 30 anni prima americani e sovietici, alleati durante la Seconda Guerra, si incontrarono proprio sull’Elba.

Chi dei nostri abitanti è il primatista dei viaggi nel tempo?

Chi detiene il record mondiale è il cosmonauta russo Gennadij Padalka: egli trascorse complessivamente 878 giorni in orbita. Contemporaneamente lo si può anche considerare il vincitore di un altro record – quello del viaggio, al momento, più lungo tra gli abitanti del nostro pianeta. Secondo la teoria della relatività, maggiore è la velocità con cui un oggetto si muove, più per esso il tempo rallenta. È calcolato che grazie ai voli spaziali Krikaljov è più giovane di 1/45 di secondo rispetto a se fosse rimasto tutto il tempo sulla terra. In altre parole, il cosmonauta è tornato dall’orbita nell’asse del tempo di 1/45 di secondo più tardi di quanto atteso in normali condizioni di tempo.

La Volga nera di Gagarin

Dopo il volo nello spazio, Gagarin ricevette una Volga nera dalla targa 12-04 JAG (data del volo e iniziali). Inoltre le lettere sono state prodotte legalmente dall’indice dell’area di Mosca (dove si trovava anche Zvjozdnij Gorodok). I successivi astronauti conservavano sui veicoli immatricolati le lettere JAG e i numeri che indicavano la data del volo.

Perché l’astronauta in tuta spaziale è rappresentato in una incisione su una cattedrale spagnola del XII secolo?

Nelle incisioni della cattedrale di Salamanca (Spagna), costruita nel XII secolo, si può vedere la figura dell’astronauta in tuta spaziale. Non c’è misticismo qui: la figura è stata aggiunta nel 1992 durante il restauro da uno degli artisti, che ha scelto l’astronauta come simbolo del 20esimo secolo.

Con cosa scrivono gli astronauti russi e americani a gravità zero?

Secondo un mito diffuso, la NASA ha investito diversi milioni di dollari nella creazione di una penna che potesse scrivere nello spazio, mentre gli astronauti russi usavano semplici matite. In realtà, in un primo tempo anche gli americani scrivevano con le matite, solo quelle meccaniche, o con i pennarelli. Lo svantaggio dell’utilizzo di matite era che, in caso si fossero rotte, i loro piccoli componenti potevano ferire gli astronauti. Nella seconda metà degli anni Sessanta l’inventore Paul Fisher progettò una penna che potesse scrivere in qualsiasi circostanza e la propose alla NASA per due dollari l’una. Successivamente, queste penne furono acquistate dalle agenzie spaziali sovietiche (e poi anche da quelle russe).

Quali furono i primi animali a volare intorno alla Luna?

I primi animali che sono tornati sulla Terra dopo aver volato nello spazio furono, come è noto, i cani. Ma le prime a volare sulla Luna furono le tartarughe. Infatti nel 1968 delle tartarughe della steppa dell’Asia centrale furono messe nella nave spaziale sovietica Zond-5. La scelta ricade sulle tartarughe perché non hanno bisogno di una grande scorta di ossigeno, possono non mangiare per una settimana e mezza e rimanere in un sonno letargo per lungo tempo.

Chi ha suggerito di inviare nello spazio al posto dei cani le compassionevoli donne americane agli scienziati sovietici?

Il cane Laika fu mandato nello spazio, pur sapendo in anticipo che sarebbe morta. Dopo ciò, l’ONU ricevette una lettera di alcune donne dello stato del Mississippi che chiedevano che fosse condannato il trattamento disumano dei cani da parte dell’URSS. Avanzavano inoltre una proposta: se per lo sviluppo della scienza è necessario inviare nello spazio esseri viventi, per questo scopo nella nostra città ci sono tanti negri utilizzabili.

A quale mezzo spaziale i giornali hanno dato il nome di “upsnicom”?

Il 6 Dicembre 1957, due mesi dopo il lancio del primo satellite sovietico della storia, gli americani hanno tentato di lanciare il loro satellite Vanguard TV3. Due secondi dopo la partenza il missile spaziale è esploso. Questo fallimento è stato duramente criticato dai giornali americani, i quali hanno inventato per il veicolo un gran numero di neologismi basandosi sulla parola “sputnik”, mettendo insieme le parole “upsnik” e “kaputnik”. Dopo qualche giorno il rappresentante di stato sovietico presso ONU chiese scherzosamente al collega americano se gli Stati Uniti avessero bisogno di aiuti umanitari, sottolineando per i paesi sottosviluppati.

Il cucciolo spaziale Jacqueline Kennedy

Uno dei cuccioli della Strelka fu chiamato Pushinka, e regalato da Cruscev alla moglie del presidente Jacqueline Kennedy. Secondo una teoria o una semplice storiella, Pushinka aveva una relazione con il cane della famiglia Kennedy di nome Charlie, la quale ha dato alla luce quattro cuccioli che John Kennedy ha soprannominato “putniki” (incrociando le parole “pup” e “sputnik”). 

In realtà il cane era maschio e conosciuto a Mosca con il nome di Pushinka. Prima del decollo in America sono state sbrigate delle pratiche riguardanti le origini spaziali del cucciolo e stabilito che fosse un meticcio. È stata la moglie del presidente americano Jaqueline Kennedy in persona ad allevare il “cucciolo spaziale”.

Di chi è stata l’idea di usare il conto alla rovescia per la partenza del missile spaziale?

Il conto alla rovescia, che accompagna invariabilmente il lancio del missile spaziale, non è stato pensato né dagli scienziati né dagli astronauti, bensì dai registi. Il primo conto alla rovescia è comparso nel film tedesco “Una donna sulla luna” del 1929 per aumentare la suspance. In seguito, ad ogni lancio gli ideatori hanno semplicemente ripreso questo procedimento.

Quale precauzione hanno preso gli ingegneri della navicella spaziale per evitare la malattia mentale di Gagarin?

All’inizio dell’era degli astronauti nessuno poteva sapere nel dettaglio come il soggiorno nello spazio potesse influenzare la salute della persona, soprattutto quella mentale. Per questo, per portare la navicella da comando automatico a comando manuale è stato introdotto uno speciale codice digitale situato in una busta sigillata. Si presumeva però che in uno stato di follia Gagarin non potesse aprire la busta e comprendere il codice, e per questo decisero di comunicarglielo prima del lancio.

 

Fonte:moiarussia.ru – Traduzione ad opera degli studenti de la SSML Istituto Universitario Carlo Bo sede di Firenze

SSML Carlo Bo Firenze

L’idea di una collaborazione tra Russia in Translation e la SSML Istituto Universitario Carlo Bo sede di Firenze nasce dal desiderio di mettere alla prova le capacità traduttive degli studenti già durante il loro percorso di studi e permette al gruppo classe non solo di mette in pratica in modo costante le tecniche acquisite quotidianamente in aula, ma altresì di avvicinarsi al mondo ed alla cultura russa. Sotto la supervisione della Prof.ssa Alessandra Gennaioli, gli studenti del terzo anno propongono così articoli che spaziano dalla letteratura alla politica, dalla musica allo sport, dall’economia al cinema. La classe lavora in gruppi ed i membri di ogni gruppo operano un’attività di brainstorming e una revisione reciproca fino ad arrivare alla versione finale che viene pubblicata di comune accordo. Le studentesse e gli studenti: Ago Noemi, Alexe Lavinia, Barbarinaldi Caterina, Bellucci Alessandra, Bichi Eleonora, Borghesi Valentina, Cappelli Elena, Degl'Innocenti Laura, Di Trapani Antonio, Gemignani Sara, Giaffreda Jamile, Infantocci Federica, Innocenti Chiara, Irollo Valentina, Parrini Francesca, Polidori Lucrezia, Ronconi Sofia, Sottili Giorgi, Tamburi Mattia  

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