Andrej Panov e gli “Avtomatičeskie Udovletvoriteli”. Il punk irriverente di Leningrado.

Questa volta per voi abbiamo davvero scavato nell’underground dell’underground e vi regaliamo un’esibizione dal vivo di un personaggio talmente irriverente e senza compromessi, Andrej “Svin” Panov, da essere entrato nella leggenda. Chi ha guardato il film Summer e si è domandato chi fosse quel matto con la maglia a righe e gli occhi spiritati qui avrà l’occasione di vedere in carne e ossa il personaggio a cui è ispirato.

Iniziatore insieme a pochi amici del movimento punk di Leningrado, Panov si guadagnò l’appellativo di “svin” (maiale – NdT) probabilmente per i suoi comportamenti piuttosto fuori dalle righe. Definì il punk di Leningrado un fenomeno sociale ancor prima che musicale, iniziato con scorribande e buffonate in giro per la città. Racconterà lui stesso “quando abbiamo cominciato a fare gli idioti, i punk non esistevano ancora…”.

Completamente ubriaco e spesso nudo sia durante i concerti che a passeggio per il Nevskij prospekt, il suo comportamento sfidava la moralità comune. Non era raro che venisse fermato dalla milicija per offesa a “la dignità e l’onore del cittadino sovietico” e spesso anche picchiato senza che cercasse neppure di difendersi. Ma per lui, le sue, non erano provocazioni contro il sistema, solo l’espressione del suo essere libero. 

Era troppo anche per molti dei rocker leningradesi, intellettuali e poeti, che non si riconoscevano in questo modo di vivere la musica e mantenevano le distanze. Ci volle quindi diverso tempo prima che il rock club di Leningrado accettasse lui e gli altri punk, ma Svin non si perse d’animo. Trasformata la sua casa in sala prove, ne fece un covo di feste e bagordi per veri alternativi.

È qui Viktor Coj, all’epoca bassista dei Palata N6, cominciò a comporre le sue canzoni incoraggiato proprio da Panov. Pare che il famoso brano “Mama Anarkhija” sia dedicato infatti all’amico Svin. 

“In occidente” dirà un giorno a Panov il suo amico Evgenij Jufit, vedendo per la prima volta i Sex Pistols “sono saltati fuori degli idioti come noi”. O almeno, così vuole la leggenda.

Buon ascolto!

NdT: In alcuni punti del ritornello si è scelto di non riportare la traduzione letterale in quanto rischierebbe di risultare di difficile comprensione. Nell’originale infatti, Panov si avvale principalmente del ritmo delle parole. Il traduttore offre una sua interpretazione.

Francesca Loche

Nata a Cagliari, dove il sole splende 300 giorni l’anno, ha scelto Mosca con i suoi freddi e lunghi inverni come città adottiva. Attualmente insegna italiano presso l’università Higher School of Economics di Mosca, è interprete freelance e coltiva senza sosta le sue passioni per la Russia, i viaggi e la traduzione. francesca.loche@gmail.com

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