Vittime non eroiche. “Cold War” di Pawel Pawlikowski

“Cold War”, uno dei capolavori più importanti del Festival di Cannes, è sbarcato anche da noi, insieme a numerosi premi e nomine. Allo stesso tempo il film di Pawel Pawlikowski ha scatenato una serie di critiche infervorate. Le reazioni accese causate da “Cold War” vengono analizzate da Andrej Plachov.

Il riconoscimento per la regia a Pawlikowski non è sembrato sufficientemente meritato a coloro (e sono molti) che hanno proposto per la sua opera la “Palma d’Oro”, definendolo un classico contemporaneo. Sullo sfondo della fiacca competizione di Cannes, il film si è chiaramente distinto per la sua energia, il laconismo e la concentrazione dei mezzi artistici su un obiettivo ben definito. Ma è assai risaputo che un film messo su un piedistallo, quando entra in un nuovo contesto, assume sfaccettature molto diverse.

Pawlikowski racconta una travagliata storia d’amore che si protrae per un decennio e mezzo dopo la guerra, spostando l’azione dalla Polonia a Berlino, Parigi, Jugoslavia e poi di nuovo in Polonia. Le vicende dei protagonisti, il musicista a capo di un ensemble folcloristico Wiktor (Tomasz Kot) e la cantante e ballerina Zula (Joanna Kulig), sono inserite nella storia dell’Europa divisa a quel tempo dalla cortina di ferro. Anche la componente personale presente nella trama ha una certa influenza sul successo del film: il regista dà agli innamorati i nomi dei suoi genitori, che hanno condiviso un destino simile in quanto sono stati separati a lungo, non hanno vissuto sempre felicemente, e sono morti lo stesso giorno.

Il regista sviluppa uno stile finto-classico, retrò, in bianco e nero, che gli è già valso l’Oscar per “Ida”. In questo film veniva presentato un ritratto della “decadenza socialista”, dipinto con riferimenti sottili ma dal grande significato (l’eco suscitata dalle prime penetrazioni della musica occidentale, delle mode e di altre “influenze borghesi”), che è diventato un tema centrale in “Cold War”. Il personaggio più rappresentativo di quell’epoca era Wanda, che ha perso un bambino a causa della tragedia ebraica, e si è indurita, diventando strumento del terrore comunista. I destini di Wanda e di sua nipote Ida, rifugiatasi in convento per sottrarsi a un destino terribile, rappresentano una svolta del tema del sacrificio e del conformismo che attraversa tutto il cinema polacco.

Questo è stato un tema chiave nei film di Andrzej Wajda, fino a “Katyn”. Oltre agli eroi-patrioti che si sacrificano per la causa, nella sua cinematografia c’erano altri conformisti, non in senso stretto ma ideologici, e altri patrioti: invece di creare una nuova organizzazione di insurrezione clandestina e una nuova guerra, hanno preferito che la Polonia continuasse a vivere così, anche se non era ancora libera. È questa la Polonia in cui sono nati “Solidarność” e anche il cinema dell’inquietudine morale: questo è ciò che a poco a poco ha portato al crollo del “tiranno” rosso.

Wajda in un certo senso invidiava Ingmar Bergman, che essendo svedese, “può permettersi di fare un film semplicemente su un uomo e una donna”, mentre lui, Wajda, per tutta la vita “racconta della signorina e del soldato”. In questo sta la differenza tra Europa Occidentale e Orientale: in un caso la vita è interrotta da scoppi di guerra, nell’altro è guerra permanente, calda o fredda. Pawlikowski, ormai eroe di un altro tempo, che ha dominato lo spazio postmoderno su entrambi i lati del sipario, può permettersi di violare la specificità polacca, senza però raggiungere la profondità di Bergman.

Allievo della scuola polacca, Pawlikowski si muove nell’ambito dei significati principali di questa scuola e sembra addirittura ampliarlo. In “Cold War” costruisce una metafora sentimental-patriottica, trasformando in eroi-vittime anche coloro che erano impegnati nella carriera e nella vita privata, niente affatto mossi da alti ideali. La bellezza sensuale di Zula sin dall’inizio si è mostrata con encomiabile conformismo, rendendo la canzone sovietica “Ragazzi felici” il momento clou del suo repertorio, per poi passare, non appena l’atmosfera è cambiata, a ritmi jazz. Pur avendo quasi conquistato Parigi con il suo fascino slavo-contadino, finirà per rimanere in Polonia, passando a chi di dovere informazioni sul proprio amante.

C’è da dire che anche in questo è sfortunata: rendendosi conto che il regno occidentale della libertà è in realtà un grande bazar, ha cercato di vendere la sua passione in modo redditizio. E si scopre che queste persone avventurose, ma in realtà per niente eroiche, questi conformisti dell’arte, da qualche parte nel profondo del loro animo non riescono a stare senza la loro patria e sono persino pronti a morire per essa.

Questo pathos latente, questo carico ideologico travolgente rompono l’equilibrio del gusto e diventano, soprattutto, motivo di rifiuto. Ad un certo punto, lo stile retrò impeccabile di “Cold War” comincia ad assomigliare alle copertine delle riviste patinate, ai digest di grandi romanzi, ai film di Claude Lelouch e a chilometri di serie televisive abilmente condensati sullo schermo in 88 minuti. Ma non bisogna innervosirsi troppo per questo. Il mondo si è ormai da tempo rassegnato a vedere la storia ridotta a un melodramma tossico. E il romanticismo e la passione tipici della scuola polacca sono rimasti nel passato storico. Grazie, “Cold War”, per essere un barlume di questa grande scuola! Ma un barlume, niente più.

Traduzione delle studentesse del Master ELEO: Beatrice Bortoluzzi, Svetlana Saraieva, Barbara Zanchetta e Khrystyna Dymyd.

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.

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