Chi è Miklucho-Maclay: avventuriero o rispettabile studioso?

Il 17 luglio 1846 (secondo il nuovo calendario) nacque il celebre antropologo, etnografo e viaggiatore russo Nikolaj Nikolaevič Miklucho-Maclay. È noto al grande pubblico come l’impavido studioso che osò rimanere tra i cannibali papuani, riuscendo persino a sopravvivere, ma soprattutto che si attivò in difesa degli interessi di questi stessi selvaggi, nel periodo in cui i bianchi decisero di rivolgere l’attenzione sui loro territori.

Non ci è pervenuto sufficiente materiale per imbastire un approccio scientifico allo studio della biografia di Miklucho-Maclay e per questo l’attendibilità di informazioni è contestabile. È risaputo che suo padre, Nikolaj Il’ič, fu un ingegnere ferroviario che morì prematuramente, lasciando la moglie e i cinque figli a fare i conti con una difficile situazione economica. Ekaterina Semenovna Bekker, la madre di Maclay, di nazionalità polacca, era una donna di indole risoluta e inflessibile che bazzicò i rivoluzionari. Le inclinazioni scientifiche del figlio, come dimostrerà la storia, non le andavano a genio e la irritavano abbastanza.

In una famiglia per metà polacca, dove i rivoluzionari godevano di molta stima, l’insurrezione in Polonia non lasciò indifferente nessuno. A quanto pare, Miklucho partecipò a manifestazioni di natura politica in qualche località. Di conseguenza venne espulso dall’università di San Pietroburgo e privato del diritto allo studio nelle altre università nazionali.

La madre, che non voleva vedere il figlio arrestato, lo mandò in Germania per farlo studiare come ingegnere; la sua mente pratica le suggerì che questa era una professione redditizia, dalla quale tutti loro avrebbero tratto beneficio. Tuttavia il figlio deluse inaspettatamente le attese della madre e si iscrisse alla facoltà di filosofia dell’università di Heidelberg. Ekaterina Semenovna non riuscì a capacitarsi della sua scelta e così ebbe origine un contrasto tra i due che si prolungò per tutta la vita.

Ciò nonostante, la madre era economicamente influente sul figlio “ribelle” e per questo insistette fino a ottenere che Nikolaj passasse alla facoltà di medicina. Ma anche in questo caso una delusione la attendeva, poiché il figlio si appassionò non alla medicina vera e propria, bensì alla zoologia e all’anatomia comparata. Lo dimostra il fatto che non diventerà mai un dottore, come invece lo era suo nonno (medico di corte).

Le lettere tra Miklucho e la madre sembrano essere molto scarse, o semplicemente non si sono conservate. Tuttavia, dal materiale a nostra disposizione, è evidente che i rapporti tra di loro erano tesi. La madre non sapeva con precisione in quale parte del globo terrestre si trovasse suo figlio. D’altra parte, anche Miklucho non si interessava troppo delle condizioni e del luogo in cui si trovava la madre. Dalla lettera alla madre:

Sono convinto che prima o poi vi darò la prova che vi sbagliate di grosso a reputare le mie attività inutili; e non lo dimostrerò a parole”. (Messina, 10 marzo 1869)

Nel 1868, Nikolaj Miklucho aveva 21 anni. Aveva già alle spalle una spedizione e una pubblicazione. Nello stesso anno, inventa per sé un secondo cognome, “Maclay”. Il discendente di un cosacco di Zaporož’e divenne così il rampollo di una nobile famiglia scozzese. Nel registro dell’Università di Heidelberg (1864), Nikolaj Miklucho figura come “Nikolaj von Miklucher, nobile”.

Perché queste origini scozzesi? Si può trovare una spiegazione nella leggenda tramandata di generazione in generazione nella famiglia Miklucho, secondo la quale nel 18° secolo un antenato arrivò dalla Scozia alla Russia dove, grazie alle sue capacità, ricevette la nobiltà da Caterina II. Secondo un’altra versione, l’antenato scozzese era una donna. Nella cerchia dell’aristocrazia, Miklucho-Maclay si presentava come un barone, nel tentativo si sentirsi alla pari.

Nel complesso, il desiderio principale di Miklucho-Maclay era di fare ciò che gli interessava a seconda del momento, il che non sembrerebbe essere un atteggiamento adatto a una persona adulta. La libertà è al di sopra dell’impegno. Ma la libertà ha bisogno di soldi e lavorare, a quanto pare, era al di sotto della sua dignità:

Di incatenarmi a una cattedra, di essere legato a qualsiasi stagnante provincia, anche fosse Pietroburgo, non ho mai avuto e non avrò mai il desiderio”.

Una relazione così complicata tra Maclay e la realtà può essere giustificata solo dal suo feroce desiderio di impegnarsi in attività di ricerca. Dopo aver studiato per un anno all’università di Jena, insieme al biologo darwinista Ernst Haeckel, partì per una spedizione alle Isole Canarie. L’obiettivo principale di Maclay era lo studio delle spugne marine e il risultato del suo lavoro fu la scoperta di una nuova specie di spugna.

La carriera di Maclay nella biologia fu di breve durata. La specie di canguro del legno da lui scoperta era già stata descritta nel 18 ° secolo e le sue ipotesi sulla presenza di una rudimentale vescica natatoria negli squali non furono confermate. Ciò si spiega, forse, con l’incapacità di portare a termine una cosa, con i suoi spostamenti costanti e, di conseguenza, con un’acuta mancanza di tempo per elaborare il materiale raccolto.

Una volta giunto sull’isola della Nuova Guinea, Maclay passò all’antropologia ed è come antropologo che lo conosciamo principalmente. I metodi fondamentali di questa giovane scienza erano individuati nella craniometria (misurazione del cranio) e in alcuni altri segni formali che rappresentavano i diversi popoli; oltre ai fini scientifici, esisteva un background ideologico e politico molto evidente.

Maclay considerava le sue attività come una raccolta oggettiva di fatti. L’unica ipotesi che ha teorizzato sulla base dei materiali raccolti è che la presenza di diverse condizioni naturali esclude la diffusione sulla terra di una sola razza.

Forse la dichiarazione più errata di Miklucho-Maclay fu l’idea dei Papuani come progenitori della razza umana. In seguito si scoprì che egli aveva a che fare, infatti, con la razza più mista del mondo.

Maclay si dedicò anche all’etnografia, ma non approfondì mai l’argomento. Dopo aver trascorso diversi mesi tra i selvaggi, aveva ancora difficoltà a capire la loro lingua. Tutti conoscono le storie sulla manipolazione di Maclay con i petardi e la combustione dell’alcool di fronte ai nativi. Secondo il ricercatore, i Papuani lo consideravano una divinità. Tuttavia questo non fu mai confermato; ciò che i Papuani stessi pensavano al riguardo rimane ignoto.

Sebbene Maclay riferisca che nell’interpretazione delle osservazioni è abbastanza facile essere sedotti da giudizi di valore, egli sostiene:

Sulla base del materiale raccolto potrei scrivere un intero trattato sulle rappresentazioni, le cerimonie religiose e le superstizioni dei Papuani, esprimendo una serie di ipotesi sulla loro visione del mondo. Potrei farlo avvalorando le mie osservazioni e note personali con qualcosa che non ho visto né osservato, coprendo tutto con ipotesi e сombinazioni. Con una certa destrezza, si potrebbe creare una storia apparentemente molto interessante, ma in cui non sarebbe facile distinguere la verità dalla finzione. Questo modo di agire, tuttavia, mi disgusta: pone un ostacolo all’avanzamento scientifico in questo campo già non facile da comprendere, fatto di opinioni e concetti riguardo una razza molto lontana da noi in termini di sviluppo culturale. Dopo tutto, tutte le ipotesi e le teorie introdotte danno un sfumatura troppo soggettiva alle osservazioni fattuali”.

Il soggiorno di Maclay con i selvatici Papuani ha evidenziato la grande affinità ed il rapporto instaurato con loro, tant’è che sentiva una sorta di responsabilità nei loro confronti. A tal proposito, nacque in lui un nuovo desiderio: diventare il protettore dei selvaggi dai bianchi assetati di sangue.

Perciò lo scienziato iniziò a pensare alla creazione di una colonia sulle rive dell’amata isola, sperando nel sostegno sia del governo russo, che di quello inglese. Purtroppo, però, ricevette da entrambi risposte negative. Tuttavia, tale situazione non fermò l’esperto Maclay: egli decise di creare una colonia da solo, facendo affidamento solo sulle proprie finanze.

Ma la vita riserva sempre qualche brutta sorpresa. Il ricercatore Miklucho-Maclay, ormai già gravemente malato, morì il 14 aprile 1888 all’età di 42 anni.

Tradotto dagli studenti del Master ELEO: Paride Frazin, Daniele e Gori Mattia Calore.

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.

Un pensiero riguardo “Chi è Miklucho-Maclay: avventuriero o rispettabile studioso?

  • Aprile 15, 2020 in 1:56 pm
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    Rivolgo un cortese suggerimenti × meglio onorare e rispettare il molto coraggioso esploratire e precisamente di precisare k la Università Moscovita
    DRUSBI NARODOF / DPYCBI HAPODOB
    è lungo uliza MIKLUKA MAKLAIA ed ivi non appare ben manifestato il nome del coraggioso esploratore.Aggiungo di averne esperienza diretta,in quanto,al tempo la ho frequentato,oltre MGY.
    Ringrazio in anticipo e saluto.
    Ciao y do zbidanjia

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