Gli scrittori e le epidemie. Puškin, Čechov, Brodskij e gli altri

Gli scrittori e le epidemie: durante il colera, Puškin scrisse “l’autunno di Boldino” e Čechov curò i contadini.

Molti anni fa, nel 1970, il poeta russo Iosif Brodskij scrisse questi versi:

“Non uscire dalla stanza, non commettere quest’errore
Se fumi le Scipka, a che ti serve il Sole?
Fuori dalla porta, tutto è assurdo, le grida di gioia soprattutto.
Va’ in bagno… e poi subito torna.”

E poi:

“Non essere sciocco! Sii ciò che gli altri non sono stati
Non uscire dalla stanza, fa’ la volontà dei mobili
Fondi il tuo viso con la carta da parati. Chiuditi dentro e con un armadio
barricati contro cronos, cosmos, eros, razza, virus..”*

Brodskij — il poeta indovino Iosif Brodskij. Non vi sembra che questi versi siano oggi più attuali che mai? Anche se Brodskij non scriveva, ovviamente, della quarantena forzata dal corona virus ma di ben altri argomenti, e prima di tutto, della solitudine.

Nondimeno possiamo ritenere il poeta un vate e sentirci grati — verso di lui, e anche verso gli altri non meno talentuosi scrittori che dovettero, proprio come accade ora, passare del tempo in quarantena.

Che cosa hanno fatto, dunque, durante il tempo passato in isolamento? Ora ve lo raccontiamo. E cominciamo proprio da una notizia di oggi (28 Marzo 2020 NdT).

Iosif Brodskij
L’autore de “Il trono di spade” — sta finendo un nuovo romanzo

Lo scrittore settantunenne George Martin, autore del ciclo fantastico “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” (proprio da quest’opera è stata tratta la popolarissima serie “Il Trono di Spade”) ha ottemperato con zelo alle raccomandazioni dei medici e di Iosip Brodskij: “non uscire dalla stanza… chiuditi dentro e barricati”.

Mentre si trova in quarantena, lo scrittore fantasy non se ne sta seduto a far niente: nel suo blog, ha annunciato ai fan che sta finendo un nuovo romanzo intitolato “Venti d’inverno”. George Martin rassicura i suoi fan: sa bene di trovarsi, per via dell’età, nel gruppo a maggior rischio e per questo si attiene a tutte le misure precauzionali.

Verosimilmente, molto presto avremo la possibilità di leggere un nuovo romanzo e, forse, una nuova emozionante serie.

Puškin in quarantena — “l’autunno di Blodino”

Anche il “nostro tutto” — Aleksandr Sergeevič Puškin — 190 anni fa fu costretto a “barricarsi” nella sua tenuta di Boldino. Una spietata epidemia di colera vessava la Russia, e Mosca e Pietroburgo furono isolate in quarantena. Da Boldino Puškin scrisse al suo editore lettere incoraggianti sul fatto che “la bile è peggio del colera”: “sciocchezze anima mia; niente malumore — il colera a giorni se ne andrà, e se saremo vivi, prima o poi saremo anche felici”.

Trovandosi a Boldino, non avendo quindi la possibilità di tornare a Mosca, recarsi ai balli e frequentare i conoscenti, Puškin scrisse moltissime opere. “L’autunno di Boldino” è considerato il periodo più produttivo della sua attività creativa. È proprio alla quarantena che dobbiamo “Le novelle del compiano Ivan Petrovič Belkin”, le “Piccole Tragedie”, “Il racconto del sacerdote e del suo operaio Balda”, gli ultimi due capitoli dell’ “Evgenij Onegin”, tre dozzine di poesie e molte altre opere di Puškin.

Čechov in quarantena — curò i contadini

Quando Anton Pavlovič Čechov era medico di contea a Melichov, scoppiò un’epidemia di colera, e si offrì spontaneamente di curare i contadini di 25 villaggi circostanti.  E calcolate anche un monastero e 4 fabbriche.

Čechov prese in cura queste persone gratuitamente. Ancor più notevolmente, egli dono di tasca propria denaro per la costruzione di punti di soccorso, dato che le autorità di contea si erano rifiutate di farlo. Čechov lavorò quasi 24 ore su 24. Ovviamente, in questo periodo non gli rimase tempo per la letteratura. Ma non potrebbe darsi che il grande scrittore russo abbia fatto anche qualcosa di meglio?

Shakespeare in quarantena — scrisse “Il Re Lear”

William Shakespere scrisse una delle sue pièce più intense, “Il Re Lear”, durante la “grande peste di Londra”, negli anni 1605-1606. In quel periodo un’epidemia di peste bubbonica si portò via le vite di 100 mila abitanti della capitale inglese.

La gente fuggì da Londra dove poteva sino a che la città non si chiuse in quarantena. Shakespeare però non andò da nessuna parte — rimase nella città contaminata. Rinchiuso nella propria casa, lui scrisse. Proprio in questo periodo, oltre che “Il Re Lear”, fu progettata la pièce “Macbeth”.

Siate come Puškin e Shakespeare — al posto che al panico e alla diffusione di dicerie datevi ad attività utili. Che il vostro nome fra qualche tempo diventi famoso proprio grazie alla quarantena?

* Traduzione della poesia a cura di Claudia D’Angelo.

FONTE: teleprogramma.pro, 28/03/2020