Andrej Tarkovskij: come iniziare a guardare i suoi film

Perché Andrej Tarkovskij viene definito sia come il più pompato, sia come il più sottovalutato regista russo? Da dove conviene iniziare a guardare i suoi film?

Basandoci sull’ottimo format del British Film Institute, iniziamo a raccontare le filmografie dei grandi registi.

Da dove iniziare

 

Scena dal film Solaris. Regista Andrej Tarkovskij. 1972 © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Che cosa vedere dopo
Inquadratura dal film L’infanzia di Ivan. Regista Andrej Tarkovskij. 1962 © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Andrej Rublëv. Regista Andrej Tarkovskij. 1966 © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Stalker. Regista Andrej Tarkovskij. 1979 © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Lo specchio. Regista Andrej Tarkovskij. 1974 © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Sette inquadrature classiche dei film di Tarkovskij
Inquadratura dal film L’infanzia di Ivan. Regista Andrej Tarkovskij. 1962 La guerra mostrata attraverso la coscienza mutilata di un bambino © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Andrej Rublëv. Regista Andrej Tarkovskij. 1966 La visione dell’artista: una via crucis nella Rus’ medievale © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Solaris. Regista Andrej Tarkovskij. 1972 Il rimando a «Il ritorno del figliol prodigo» di Rembrandt © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Lo specchio. Regista Andrej Tarkovskij. 1974 La levitazione della madre nella realtà onirica del protagonista © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Stalker. Regista Andrej Tarkovskij. 1979 I protagonisti sulla soglia della stanza dei desideri © Studio cinematografico «Mosfil’m»
Inquadratura dal film Nostalghia. Regista Andrej Tarkovskij. 1983 Visione finale del protagonista: la casa dell’infanzia all’interno dell’abbazia di San Galgano © Sovinfilm; RAI 2; Gaumont
Inquadratura dal film Sacrificio. Regista Andrej Tarkovskij. 1986 Il terribile sacrificio del protagonista © Svenska Filminstitutet; Argos Films; Film Four International
Da quali film non conviene iniziare a conoscere Tarkovskij
Inquadratura dal film Sacrificio. Regista Andrej Tarkovskij. 1986 © Svenska Filminstitutet; Argos Films; Film Four International
Le collaborazioni di Tarkovskij
Citazioni su Tarkovskij

«Il film, se non è un documentario, è un sogno, una fantasia. Per questo Tarkovskij è il più grande di tutti. Per lui, i sogni sono trasparenti, egli non spiega niente e, del resto, che cosa dovrebbe spiegare? Egli è un veggente capace di incarnare le proprie visioni in un genere artistico più gravoso e allo stesso tempo più duttile. Per tutta la vita ho bussato alla porta che conduce in quello spazio dove egli si muove con palese naturalezza. Solamente una o due volte sono riuscito a inoltrarmi in quello spazio.» (Bergman i Tarkovskij. «Seans». 18 giugno 2008)           Ingmar Bergman

«Amo tutti i film di Tarkovskij, Tarkovskij stesso e il suo lavoro. Ogni sua inquadratura è di per sé una magnifica rappresentazione. Ma la rappresentazione che viene eseguita è niente più che un’incarnazione incompleta della sua idea. Le sue idee sono realizzate solamente in parte. Ma egli questo doveva fare».  Akira Kurosawa

«Ricordo quando vidi per la prima volta un film di Tarkovskij. Ne fui scioccato. Non sapevo come reagire. Ero rimasto affascinato dalla sua regia, perché d’un tratto avevo capito che il film può contenere una tale quantità di significati che prima non potevo nemmeno immaginare». Alejandro González Iñárritu

«La visione de Lo specchio fu un’esperienza spirituale perché davanti a me si aprirono mondi di cui non conoscevo l’esistenza, ma per i quali provai immediatamente simpatia». Lars von Trier

«Penso che una persona avvezza alla multidimensionalità e alla varietà della creazione artistica non uscirebbe mai da una sala dove viene proiettato, ad esempio, Solaris. In nessun caso (se escludiamo il momento del ‘non mi piace’) questi si rifiuterebbe di riconoscere al film veridicità e diritto di esistenza artistica, a prescindere dal fatto se la sua lingua – e, di conseguenza, ciò che tramite quella lingua viene detto – si rivelasse incomprensibile.

Certo, è la stessa originalità della lingua a non richiedere formazione e ad essere più forte di un’erudizione specialistica. Essa, io credo, richiede piuttosto un ingresso graduale, un ambientamento». Dmitrij Lichačëv

«In un certo senso, io penso che il giovane regista abbia voluto parlare di sé e della sua generazione. Non di coloro che sono morti, ma, al contrario, di coloro la cui infanzia è stata spezzata dalla guerra e dalle sue conseguenze. Potrei dire quasi: ecco la versione sovietica de I quattrocento colpi, ma per sottolineare meglio le differenze. Un bambino mandato in riformatorio dai suoi genitori: questa è la tragicommedia borghese. Migliaia di bambini distrutti ancor vivi dalla guerra, questa è una delle tragedie sovietiche. E proprio in questo senso il film ci appare come specificamente russo». Jean-Paul Sartre su L’infanzia di Ivan

 «Se si parla di profondità del mondo interiore dell’artista che si spalanca sullo schermo (e quello interiore è sempre un riflesso di alcuni aspetti del mondo reale, giacché nel vuoto l’artista soffoca), particolare impressione ha suscitato in me l’arte di Andrej Tarkovskij. Noi diciamo che l’arte riflette il mondo, e questo è vero, ma essa ne rappresenta un riflesso particolare. Nell’arte riesce solo ciò che è sofferto. Ciò che è costruito non può essere portato a compimento. Sullo schermo possiede profondità solamente ciò che è stato sofferto da parte dell’artista; ciò che invece è costruito crolla come un castello di carte».

Il regista mostra la realtà e il suo riflesso per mezzo dell’arte: esteriormente, il riflesso non assomiglia affatto alla vita. Il regista riproduce i complessi legami invisibili della vita spirituale dell’uomo con il mondo in cui egli vive.  Grigorij Kozincev

FONTE: arzamas.academy, 4/3/2020 – di Vsevolod Koršunov, traduzione di Lorenzo Penta

Lorenzo Penta

Nato a Pistoia nel 1993, ho studiato traduzione (inglese, russo e tedesco) presso l’Università di Trieste, dove mi sono laureato con una proposta di traduzione (destinata a rimanere tale) del romanzo Poslednij kommunist di Valerij Zalotucha. Nel 2017 ho avuto la possibilità di vivere cinque mesi ad Astrachan’ grazie a un programma di scambio universitario. Dal 2018 lavoro come traduttore libero professionista.

One thought on “Andrej Tarkovskij: come iniziare a guardare i suoi film

  • Maggio 4, 2020 in 12:16 pm
    Permalink

    Non ho mai visto un film di Tarkovskij nonostante ne abbia già sentito parlare da alcune persone che conosco, ma dopo la lettura di questo articolo mi sono sinceramente incuriosito di vedere un suo film. Molto probabilmente partirò da “Solaris”
    Grazie

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