Alla ricerca del continente meridionale: la prima spedizione antartica della Russia

Il 16 luglio 1819, gli esploratori russi, poi divenuti i primi scopritori dell’Antartide, partirono per due anni sulle barche “Vostok” (est) e “Mirnyj” (Pacifica).

La storia delle più grandi scoperte geografiche del mondo ricorda perfettamente la data del 28 gennaio 1820, giorno in cui l’uomo vide per la prima volta le coste dell’Antartide. Si ricordano i nomi delle navi che sono riuscite a compiere tale impresa e raggiungere la terra meridionale, “Vostok” e “Mirnyj”, ed anche i nomi dei loro comandanti: il capitano di secondo grado Taddeo Bellinsgausen e il tenente Michail Lazarev. La data di inizio di questa spedizione fondamentale per l’epoca viene ricordata però raramente. Nel mentre, affinché le navi salpassero dal porto di Kronstadt il 16 luglio 1819 (4 luglio secondo il vecchio calendario), dovettero accadere molti eventi importanti.

Nel primo decennio del XIX secolo, gli esploratori russi compirono molte circumnavigazioni del mondo. La prima avvenne tra gli anni 1803-1806 e fu realizzata da Ivan Kruzenstern e Yuri Lisyanskij sulle navi “Nadežda” (Speranza) e “Neva”. Un fatto curioso ed interessante: gran parte dei marinai, che in seguito fecero nuove circumnavigazioni ed importanti scoperte, avevano preso parte a questa spedizione. In particolare, sulla“Nadežda” salì il tenente Taddeo Bellingshausen ed anche Otto Kotzebue, un giovane volontario, che negli anni 1815-1818 fece nuovamente il giro del mondo come grado di tenente a capo della spedizione “Rurik”. Dopo la prima circumnavigazione, ebbero luogo altri due nuovi viaggi intorno al mondo intrapresi dalla marina russa sotto il comando di neo-marinai. Il tenente Vasilij Golovnin, che nel 1807-1809, fece il giro del mondo a bordo della nave “Diana”, durante la prima circumnavigazione del globo russa, acquisì esperienza sulle navi inglesi, così come il tenente Michail Lazarev, il quale circumnavigo il globo sull’imbarcazione “Suvorov” nel 1813-1816.

 

Quindi entrambi i comandanti delle navi che dovevano partecipare alla prima spedizione antartica russa erano navigatori e circumnavigatori esperti. Non erano ancora riusciti a trovare la “terra sconosciuta del Sud”, ma la loro esperienza nella preparazione delle navi per navigare nelle alte latitudini meridionali era più che sufficiente, in particolare per quanto riguarda Lazarev. Questo fu il motivo per cui tutte le principali difficoltà nel portare le navi assegnate alla spedizione caddero proprio sulle spalle del futuro comandante della “Mirnyj”. Ma la maggior parte dei problemi che aveva riguardavano la sua imbarcazione.

È importante iniziare sottolineando come la nave “Mirnyj” prima di chiamarsi così, si chiamasse “Ladoga”, e non era una vera e propria nave per la circumnavigazione del globo, ma una rompighiaccio. Il progetto “Mirnyj” fu sviluppato sulla base dell’esperienza acquisita dai costruttori navali russi coinvolti nella costruzione di navi per la Dutch West Indies Trading Company, sotto la guida del famoso comandante Ilya Razumov.  La nave, che all’epoca non era pensata per salpare verso l’Antartide, fu ormeggiata nel cantiere navale di Olonets l’11 ottobre 1816, e un anno e mezzo dopo, il 18 luglio 1818, fu varata. Quando sorse il problema in merito alla seconda nave da utilizzare per la spedizione verso le terre a Sud, si ricordarono della “Ladoga”; non c’era però tempo per costruirne una nuova, e tra tutte quelle quasi pronte a salpare, la “Ladoga” era la migliore. Dopo avervi trasferito l’equipaggio della nave “Mirnyj”, fù immediatamente inviata per a Kronstadt per essere completata. Lì fu assemblata una seconda parte, quella subacquea; essa era coperta di rame in modo che la nave pesasse meno e migliorarono, su suggerimento del tenente Lazarev, l’albero maestro ed il sartiame.

Come risultato si ottenne una nave, perfettamente adatta alla navigazione nelle acque fredde ma, ahimè, in velocità notevolmente inferiore al suo compagno, il vascello “Vostok”.  Quest’ultimo fu fabbricato nell’ammiragliato di Okhta a San Pietroburgo (riscattato da una proprietà privata, questo cantiere navale in quel periodo si era specializzato in navi di modeste dimensioni, non più grandi delle “fregate”) e la stessa bozza portò anche alla nave da guerra “Kamchatka”, con la quale nel 1817 il tenente Vasilij Golovin partì in quella che fu la sua seconda circumnavigazione intorno al mondo. Come poi ricordò Fabian Gottlieb Von Bellingshausen: “quando vidi la nave, inizialmente mi balzò agli occhi un’alberatura di dimensioni straordinarie. Ma, poiché non era necessario allungare la navigazione fino alla più favorevole stagione estiva, né estenderla nelle zone dotate di clima favorevole, ne dove soffiano i venti alisei e nemmeno nelle vicinanze di porti statali o di altri paesi, allora pensai di ridurre tale alberatura e adottare qualche altra modifica, ma poiché si era fatto tardi, non c’era il tempo per apportarle”.

Di conseguenza, per la prima spedizione russa in Antartide partirono due navi dall’aspetto molto diverso, nonostante entrambe rientrassero nella categoria di “sloop-of-war”. La celere “Vostok” era molto più sensibile alle condizioni di navigazione; faceva fatica a sopportare le tempeste e soprattutto pativa la circolazione in presenza di ghiaccio. In queste situazioni si trovava molto meglio la “Mirnyjj”, anche se nelle acque libere non di rado capitava, come più tardi scrisse Michail Lazarev, “che l’alberatura subisse sollecitazioni, mentre il suo compagno di viaggio manteneva le vele tirate e aspettava”. Nondimeno, essendoci in tutto cento tonnellate di differenza (884 tonnellate contro 985 tonnellate), la “Mirnyjj” si serviva di un equipaggio di 72 persone, mentre nella “Vostok” lavoravano 117 persone e per questo le condizioni di vita e di alloggio erano peggiori.

Tuttavia, le differenze di funzionamento e di dislocamento delle navi non impedirono a Fabian Gottlieb Von Bellingshausen e Michail Lazarev di organizzare la spedizione e così la “Vostok” e la “Mirnyjj” nemmeno una volta si separarono e per pura casualità quasi mai persero il contatto. Il merito è da attribuire in questo caso agli equipaggi di entrambe le navi, quasi interamente composti da volontari. Il capitano di secondo rango Bellingshausen nel suo libro “Doppie ricerche nell’oceano meridionale artico e circumnavigazione intorno al mondo durante gli anni 1819, 1820, 1821 a bordo della “Vostok” e della “Mirnyjj” con l’atlante in allegato”, che per la prima volta vide la luce nel 1831, scrisse:

“Quando le navi erano quasi pronte alla partenza, iniziammo, secondo i diritti che ci erano concessi, a scegliere gli ufficiali e gli inservienti. Nonostante le difficoltà e le pericolosità che si doveva attendere chi era destinato alla navigazione, il numero di volontari aspiranti a diventare ufficiali era così grande, che la scelta fu abbastanza difficile. E, siccome nella “Vostok” erano necessari solo tre tenenti e due sottotenenti di vascello, mentre nella “Mirnyjj” due tenenti e due sottotenenti, purtroppo non potemmo accontentare tutti coloro che desideravano essere nostri collaboratori”.

Nella sua opera Fabian Gottlieb Von Bellingshausen ricorda che prima di partire per il viaggio egli, come comandante della spedizione, ricevette quattro disposizioni, di cui due direttamente dal ministro navale. Questi documenti sono integralmente presentati nel libro sulle memorie marittime e citiamo alcuni dei brani più importanti, che si rifanno alla prima disposizione fondamentale del ministro navale. Recitava in questo modo:

“il Sovrano ordinava al capitano di secondo rango Bellingshausen, a cui era stata affidata la prima divisione, designata per le esplorazioni, di attenersi, in merito al piano generale di questa campagna, a ciò che segue: <…>Non appena arriverà il momento opportuno quest’anno, andrà a visitare George Island, situata a 55 gradi di latitudine sud, e da lì si recherà alle Isole Sandwich, e passandole accanto da est, partirà a sud e continuerà la sua ricerca a una latitudine lontana, che solo lui può raggiungere; farà tutto il possibile e il massimo per avvicinarsi il più possibile al polo, alla ricerca di terre sconosciute, e non lascerà questa impresa se non in caso di ostacoli insormontabili. Se sotto i primi meridiani, da dove partiva verso sud, i suoi sforzi rimangono infruttuosi, allora deve ricominciare dall’inizio sotto altri, e mai perdere di vista l’obiettivo principale e importante per il quale verrà inviato, ripetendo queste spedizioni ogni volta per la scoperta della terra e per avvicinarsi al Polo Sud. Il Sovrano, basandosi sullo zelo, sulla conoscenza e sulle capacità del capitano di 2° grado Bellingshausen non impedendogli di agire, si limita a indicare le questioni più importanti per i quali è stato inviato e lo autorizza, a giudicare dalle circostanze, ad agire come trova decente a beneficio del successo dell’obiettivo principale, che consiste in scoperte in possibile vicinanza del Polo Antartico. In particolare, si raccomanda di avere una cura attenta per mantenere la salute dell’equipaggio, che in ogni momento e in tutti i casi dovrebbe essere la ragione della sua scrupolosa attenzione. Il sovrano comanderà anche in tutte le terre che affolleranno, e in cui si troveranno gente locale da trattare con il massimo affetto e umanità, evitando il più possibile tutti i casi di provocare offese o dispiaceri, ma al contrario, cercando di attirarli con carezza e non raggiungere mai a misure rigorose, a meno che nei casi necessari, poiché andrà a determinare la salvezza delle persone affidate dai suoi superiori”.

Bisogna ammettere che durante la spedizione, definita unica fino ad oggi da parte degli esploratori delle latitudini meridionali, marinai russi non si sono mai vergognati del loro alto rango e non hanno dato motivo per essere accusati di abbandono del dovere. Basta citare il seguente fatto: durante l’intera spedizione le perdite umane ammontarono solo a tre (!): due marinai durante la tempesta caddero dall’albero maestro e un marinaio morì a causa di una malattia cronica.

Il 16 luglio 1819 le navi “Vostok” e “Mirnyjj” attraccarono nel porto di Kronstadt e vi ritornarono il 5 agosto 1821. Il viaggio è durato 751 giorni, di cui 527 giorni trascorsi nel mare in tempesta, inclusi 122 giorni a sud del 60 ° parallelo e 100 giorni nel ghiaccio. Per la prima volta, i marinai russi si avvicinarono alle coste dell’Antartide il 26 gennaio 1820, e poi fecero altre otto spedizioni di questo tipo: cinque nel febbraio 1820 e tre nel gennaio-febbraio 1821. In totale, durante la spedizione, gli sloop coprirono una distanza di 49.720 miglia nautiche (due e un quarto la lunghezza dell’Equatore) e, oltre alla nuova terraferma, scoprirono altre 29 isole. Molti di loro ricevettero nomi russi: l’Isola di Pietro I e la terra di Alessandro I in onore degli Imperatori, le isole di Annenkov, Zavadovsky, Leskov, Torson in onore dei marinai e l’isola di Vostok in onore dell’imbarcazione. Un gruppo di isole scoperte ad est dell’isola di Haiti, su suggerimento di Thaddeus Bellingshausen, furono chiamate “Le isole dei russi”. Questa tradizione fu ripresa un secolo e mezzo dopo, durante le spedizioni antartiche sovietiche: le stazioni di Bellingshausen, Lazarev, Vostok, Mirnyj, Novolazarevskaya e Vostok-1 apparvero sulla terraferma dell’Antartide dopo le scoperte russe.

Fonte: Russkaja Planeta

Articolo tradotto dalle studentesse del Master ELEO Ornella Castrogiovanni, Francesca Centi e Agnese Coco.

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.