Fabergé: i segreti dei capolavori che hanno conquistato il mondo

Il nome Fabergé, da sempre noto a tutti, è considerato il simbolo delle uova di Pasqua di alta gioielleria. Eppure, io stessa mi sono imbattuta in un paradosso e, parlando con un po’ di persone e cercando su internet, mi sono resa conto di non essere l’unica. Tutti conoscono il nome Fabergé, ma nessuno ricorda da quando. Si conosce e basta. Vengono subito in mente le collezioni di uova e la loro bellezza. Ma possiamo veramente dire di conoscere la storia che si cela dietro tale nome e come hanno fatto la loro apparizione queste uova divenute famose in tutto il mondo?

L’uovo dell’incoronazione

Si tratta di uno degli oggetti più famosi mai realizzati da Fabergé. Venne creato in onore dell’incoronazione dell’ultimo imperatore russo, Nicola II, e di sua moglie, Aleksandra Fëdorovna.

Si trattava di un regalo di Pasqua da parte dell’imperatore per la sua consorte, in ricordo della cerimonia di incoronazione avvenuta nel 1897. Così come ogni oggetto realizzato da Fabergé, conteneva una sorpresa al suo interno.

L’uovo è composto da due metà unite da una giunzione. La sua superficie ricorda il tessuto del mantello regale nel giorno dell’incoronazione. All’interno dell’uovo è nascosta la copia esatta in miniatura della carrozza con la quale, al tempo, si spostava la coppia reale. La carrozza venne realizzata dal gioielliere Georg Stein, che riprodusse minuziosamente le particolarità e la meccanica della vettura: funziona come una vera carrozza, si aprono persino gli sportelli, dai quali è possibile scorgere la minuscola riproduzione di un perfetto salone. I minuti sportelli sono stati intagliati in cristalli di rocca e, osservando attentamente, si riescono a vedere incise persino le tende.

Questo fu il frutto di 15 mesi di lavoro da parte del gioielliere-artista.

Prima della Rivoluzione d’ottobre, l’oggetto apparteneva alla collezione dell’imperatrice Aleksandra Fëdorovna, ma nel 1917 venne sequestrato dal governo provvisorio e posizionato nel Palazzo dell’armeria del Cremlino. Le autorità sovietiche lo vendettero all’estero e solo nel 2004 l’uovo fece ritorno in Russia. Oggi fa parte dell’esposizione permanente del Museo Fabergé di San Pietroburgo.

Maison Fabergé, dove tutto ebbe inizio

“Cosa siamo? Tedeschi, francesi o tutti russi?” domandava a suo padre Carl Gustavovič Fabergé, oggi noto a tutti come il creatore delle uova di Pasqua imperiali e delle miniature in oro. “Io sono nato a Pietroburgo, quindi sono russo”.

“Tu sei un suddito dell’impero russo” precisava il padre.

Interessante, ma tragico, fu il destino di quell’uomo che in tutto il mondo era noto come un gioielliere russo, ma nella stessa Russia era considerato un tedesco.

Ma partiamo dall’inizio. Il laboratorio orafo Fabergé venne aperto dal padre di Carl, Gustav Fabergé, nel 1842. La sua bottega era solo una delle tante a Pietroburgo e, nonostante il gran numero di ordinazioni, non godeva di particolare fama.

Tutto cambiò quando, nel 1869, il laboratorio venne preso in gestione dal figlio, Carl Fabergé, che si era appena diplomato all’istituto di commercio di Parigi. Carl modificò totalmente la strategia del padre, riuscendo a portare alla fama la piccola impresa e facendo associare il suo nome alle sue creazioni. Il suo sogno era quello di realizzare oggetti originali per committenti di alto rango.

La celebrità non arrivò subito, poiché nel mercato di Pietroburgo c’era già abbastanza concorrenza. Molti gioiellieri famosi si battevano per ottenere commissioni da personalità importanti e, certamente, per quelle dell’imperatore.

Carl si propose di rinnovare e restaurare gratuitamente la collezione di gioielli statali ospitata all’Ermitage.

Secondo alcuni, si trattò di una mossa strategica per farsi un nome e per ricevere ordinazioni dallo zar. Secondo altri, invece, Carl era solamente un grande amante dei musei e degli oggetti artistici e considerava il restauro uno svago. A ognuno la versione che preferisce.

Nel 1882 a Carl si unì anche il fratello, Agathon, eccezionale e creativo artista. Nello stesso anno, il primo successo della piccola impresa. All’Esposizione panrussa artistica e industriale, i fratelli Fabergé ricevettero una medaglia d’oro per la riproduzione di alcuni oggetti in oro della città di Kerč’ risalenti al XIV secolo, di cui avevano effettuato il restauro poco tempo prima. Improvvisamente arrivarono ordinazioni anche dall’estero.

Gli antiquari stranieri erano pronti a pagare ingenti somme per le opere di Fabergé, avanzando come unica richiesta che non venisse apposto su di esse il marchio con il nome della bottega. Richiesta, questa, che venne categoricamente respinta dallo stesso Carl.

Carl Fabergé

Quanti siano gli oggetti prodotti da Fabergé non si sa ancora oggi, dal momento che non ci sono giunti né archivi personali di chi li possedeva, né documentazioni di alcun genere. Ciò che è certo è che su ogni creazione veniva inciso un numero di serie e una di loro riporta il numero 100.000, per cui possiamo immaginare che non fossero meno di quella cifra.

Carl invitava a lavorare con lui artisti con stili diversi. Una volta, addirittura, cercò per tutta la Russia un artista di cui aveva solo letto il nome su di un bellissimo oggetto che gli era capitato casualmente tra le mani.

La grande fortuna e la collezione di uova di Pasqua

Il lavoro nella bottega era complesso. I gioiellieri e gli stessi proprietari del laboratorio lavoravano fino a 17 ore al giorno, senza riposi o festività. E, come spesso succede, la fortuna sorrise agli audaci.

Nel 1884 l’imperatrice russa Maria Fëdorovna ricevette in regalo dalla corporazione dei mercanti di Nižnij Novgorod un cesto di gioielleria con dei gigli, sul quale notò inciso il nome di Fabergé. L’imperatrice lo mostrò al marito per sapere se lui almeno avesse mai sentito tale nome. In quel periodo, l’imperatore Alessandro III ancora non era a conoscenza del nome Fabergé, ma, quando si avvicinò la Pasqua, si ricordò di lui e gli commissionò un uovo di Pasqua con una sorpresa all’interno per Maria Fëdorovna. Questo uovo decretò l’inizio della serie di oggetti pasquali per la famiglia imperiale di Alessandro III prima e di Nicola II poi.

Fabergé – Uovo con gallina

Osserviamolo meglio. L’uovo “con gallina” a prima vista appare molto semplice. In realtà si tratta di una sorpresa nella sorpresa. L’uovo d’oro è ricoperto di smalto opaco del colore naturale di un uovo vero ed è composto da due metà apribili. L’interno presenta un tuorlo d’oro opaco, mentre all’interno del tuorlo, a sua volta, c’è una gallinella con due occhi di rubino. Effettuando una leggera pressione sulle piume della coda, si apre anch’essa. La gallinella conteneva infatti altre due sorprese in miniatura (che sono andate però smarrite): la corona imperiale, ricoperta di brillanti, e un ciondolo di rubini.

Il souvenir pasquale piacque a tal punto a Maria Fëdorovna e ad Alessandro, che divenne una tradizione commissionare una volta l’anno delle creazioni simili per Pasqua.

A partire dal 1885, Maison Fabergé divenne il fornitore ufficiale dei gioielli della corte imperiale. La fama del laboratorio crebbe non solo in Russia, ma anche all’estero. Carl partecipò a diverse mostre di arte applicata organizzate a Norimberga e a Copenaghen.

A Parigi, nel 1900, venne riservata una stanza privata in una mostra per le sole uova e creazioni di Fabergé, che fecero così tanto furore che Carl venne insignito della Legione d’oro. I lavori di Maison Fabergé superavano quelli degli altri gioiellieri europei per il loro coraggio nello sperimentare, per l’utilizzo di nuovi materiali, per l’artisticità e per l’unicità di ogni creazione.

Maison Fabergé iniziò addirittura ad essere inclusa tra le tappe da visitare durante i viaggi dei monarchi stranieri nella capitale russa.

Carl lavorò per la famiglia imperiale per 32 anni, durante i quali creò 50 uova pasquali. Ogni uovo è una creazione artistica unica. L’ideazione dei progetti era talmente segreta che non era dato sapere nulla in anticipo neanche ai membri della famiglia imperiale che avrebbero ricevuto il prossimo uovo. A Carl veniva permesso tutto, tranne che realizzare oggetti simili per qualche altra personalità di stato.

La Maison Fabergé realizzava solamente rari esemplari singoli. Così nacque per esempio l’uovo-orologio per la duchessa Marlboro.

Fabergé – Uovo per la duchessa Marlboro

Le uova Fabergé racchiudevano sempre al loro interno una storia o un elemento che le ricollegasse alla vita dei futuri proprietari. Carl era a conoscenza dell’amore che Maria Fёdorovna nutriva per gli uccelli e, per questo, nel 1911 realizzò per la madre di Nicola II un ”albero di alloro” in giada (simbolo di vita eterna).

Fabergé – Uovo dell’alloro

Nella parte superiore della chioma dell’albero sono nascoste la serratura di una chiave e una minuscola leva, che, una volta abbassata, solleva un coperchio circolare a scomparsa, ricoperto di foglie. Da questo compare un uccellino con delle piccole ali colorate che inizia a cantare, girandosi a destra e a sinistra. Terminato il canto, l’uccellino scompare.

La collezione sarebbe potuta crescere ulteriormente, ma l’inizio della Prima guerra mondiale segnò inesorabilmente milioni di vite, comprese quelle dei proprietari della bottega Fabergé.

Con l’inizio della guerra, la famiglia Fabergé, come la maggior parte dei cittadini stranieri presenti in Russia, venne tenuta sotto stretta sorveglianza, temendo che potessero effettuare operazioni di spionaggio. Nonostante una minaccia di ergastolo in Siberia, Carl riuscì a mantenere il lavoro per l’imperatore. In realtà, in periodo di guerra la bottega non produceva gioielli, ma solo regali imperiali per i soldati e altri oggetti legati alla guerra.

Molti maestri di bottega partirono per il fronte. Nell’ambito della crisi, uscì il divieto per i gioiellieri di utilizzare metalli preziosi, ma il laboratorio Fabergé, anche a queste condizioni, decise di non smettere di lavorare. Proseguirono le ordinazioni di uova di Pasqua, che però venivano realizzate in uno stile estremamente austero. È questo il caso del cosiddetto uovo “Militare”, realizzato nel 1916 per l’imperatrice Aleksandra Fёdorovna. Come da tradizione, anche l’interno di questo uova presentava una sorpresa, ovvero un piccolo cavalleto con un quadro in miniatura che raffigurava l’imperatore Nicola II durante una sfilata delle truppe militari. Il minuscolo quadro venne realizzato ad acquarello in avorio dall’artista e miniaturista Vasilij Zuev.

Fabergé – Uovo militare

Nella parte superiore dell’uovo militare sono riprodotti i simboli dell’Ordine di San Giorgio di IV classe, di cui era stato insignito Nicola II a seguito dei suoi viaggi sul fronte.

Seguirono anni estremamente impegnativi per tutto il paese e per i proprietari dell’ormai noto laboratorio orafo.

Dopo la Rivoluzione d’ottobre, l’azienda Fabergé passò nelle mani del comitato del lavoro. Per un po’ di tempo Carl continuò a lavorare, stando a dure condizioni, finché nel luglio 1918 non venne a sapere dell’assassinio della famiglia imperiale. A seguito di questa notizia, diede in affitto all’ambasciata svizzera il suo laboratorio.

Nell’autunno dello stesso anno, Fabergé ricevette la proposta da parte del re della Gran Bretagna di fuggire all’estero sotto mentite spoglie. Carl accettò immediatamente, incontrò sua moglie e dopo 10 minuti andarono via, senza portarsi dietro nulla, né oro, né diamanti, né alcuna delle sue creazioni.

Ritratto di Carl Fabergé

La cassaforte custodita a Maison Fabergé, realizzata da un’azienda tedesca negli anni di maggior splendore del laboratorio, teneva al sicuro al suo interno tutti i gioielli. A soli sei mesi dalla fuga di Carl, questa venne aperta e il patrimonio venne confiscato. Gli inventari non vennero conservati e, a causa di questo, ancora oggi, i ricercatori tentano invano di risolvere tutti i misteri legati ai tesori Fabergé ancora esistenti e a quelli andati persi.

Carl morì in povertà a Losanna, soffrendo ancora per la perdita della sua attività.

Parte della collezione venne venduta all’estero dai bolscevichi. Una parte delle uova hanno fatto ritorno in Russia tramite le rivendite sul mercato dell’arte. Oggigiorno, 9 uova pasquali uniche nel loro genere sono conservate nel Museo Fabergé a San Pietroburgo.

Fonte moiarussia.ru, 16/12/2019 – di Ol’ga Rtiščeva, Traduzione di Francesca Giannotti

Francesca Giannotti

Nata a Roma nel 1996. Laureata in Mediazione Linguistico-culturale e poi in Traduzione specializzata. Dopo aver vissuto qualche mese a San Pietroburgo e a Mosca mi sono innamorata del paese e della sua cultura. Collaboro con RIT per condividere questa mia passione.

2 thoughts on “Fabergé: i segreti dei capolavori che hanno conquistato il mondo

  • Maggio 2, 2020 in 3:37 pm
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    Triste conclusione in territorio k l’artista in attività non aveva conosciuto,ma solo lusingato da incontrollabili millanterie.
    La esclusiva mirabile inventiva di esclusive pregevoli opere non ha avuto ulteriore seguito per completa mancanza di allievi/collaboratori k potessero affiancarLo e continuare tali mirabili realizzazioni k il Mondo ancora ammira.Ciao y do zbidanjia

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  • Giugno 8, 2020 in 11:42 am
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    Mi interesso della lavorazione della giada da molti anni. Le uova di giada, in particolare giadeite degli Urali Polari, sono semplicemente splendide. Sono riuscito finora a trovare traccia di 2 in giadeite, l’Uovo Diamante Rete e l’Alexander Palace, e di quella in nefrite dell’Ussuri descritta nell’articolo, l’Uovo dell’alloro. Ne sono note altre, realizzate in giada, che sia nefrite o giadeite?

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