I triangoli amorosi dei poeti russi

L’Età d’Argento fu un tempo di libertà di sentimenti, romanzi scandalosi e triangoli amorosi. Kultura.rf racconta della difficile e drammatica vita familiare di alcuni famosi poeti russi.

Sergej Esenin – Zinaida Rajch – Vsevolod Majerchol’d

Sergej Esenin e Zinaida Rajch si conobbero nel 1917. Esenin aveva ventidue anni ed era già un famoso “poeta contadino”; Zinaida, di una bellezza sbalorditiva, era più vecchia di un anno e lavorava come semplice dattilografa per “Delo Naroda”, il giornale dei Socialisti Rivoluzionari.

In quel periodo un amico di Esenin, il poeta Akeksej Ganin, era un fervente ammiratore della Rajch e la relazione che univa la ragazza a Sergun’ka (come gli amici chiamavano Esenin) era solo di semplice amicizia. Un giorno i tre fecero un viaggio nella terra natale di Ganin, il villaggio di Košnino vicino a Volodga.

Ganin, apparentemente con successo, cercava insistentemente di attirare l’attenzione della Rajch. Esenin, che li teneva d’occhio, dichiarò di essersi perdutamente innamorato di Zinaida e le fece una proposta di matrimonio. Dopo averci pensato un attimo, Zinaida accettò. Subito dopo il ritorno a Pietrogrado i novelli sposi vissero per un po’ di tempo separati, andando a convivere solo dopo un viaggio insieme ad Orel, dai genitori della Rajch. Si mantenevano con i discreti guadagni del poeta, ricevevano ospiti, andavano spesso a teatro.

La felicità tuttavia non durò a lungo: Esenin iniziò a bere, da ubriaco era solito offendere la moglie e teneva un comportamento scandaloso. Sebbene il destino del matrimonio fosse ormai segnato, la Rajch diede alla luce due figli, Tat’jana e Konstantin, ma il poeta della loro educazione non si occupava, né si interessava al loro benessere. L’indifferenza e lo stile di vita dissoluto di Esenin alla fine portarono al divorzio nel 1921.

Dopo la separazione dal poeta la Rajch quasi rinacque: se ne andò a Mosca e si iscrisse all’Accademia di Arte Drammatica, diretta dall’illustre regista Vsevolod Mejerchol’d. Sposato e con tre figli, Mejerchol’d aveva 47 anni e si innamorò disperatamente della bellissima Rajch.

Il sogno di rendere la sua musa, nonché donna di cui era innamorato, una grande attrice divenne la sua idea fissa, e ci riuscì: la Rajch divenne non solo famosa, ma realmente una brava attrice. Dopo essersi separato da Isadora Duncan, Esenin si rese conto di non poter vivere senza Zinaida Rajch; nei suoi ultimi versi più volte si pentì e ammise le sue colpe nei confronti della donna. Nel 1924 il poeta scrisse la famosa Lettera a una donna:

Mia amata!
Vi ho tormentata,
C’era angoscia,
Nei vostri occhi stanchi
Perché io in mostra davanti a voi
Sperperavo me stesso in scandali.

Sergej Esenin, Lettera a una donna

Così ebbero inizio i loro incontri segreti. Mejerchol’d sapeva di loro, si affliggeva ma sopportava perché amava troppo la donna. La Rajch e Esenin continuarono a vedersi fino alla morte del poeta, dopo la quale Zinaida tornò dal marito e visse con lui ancora per tredici anni.

Dmitrij Merežkovskij – Zinaida Gippius – Dmitrij Filosofov

La diciottenne Zinaida Gippius e il ventiduenne Dmitrij Merežkovskij si conobbero a Borjomi (Georgia), nell’estate del 1888, e il cuore della ragazza fu preso vinto dalla serietà, dall’intelligenza e dallo spirito taciturno del poeta. Merežkovskij aveva già visto in Zinaida uno spirito affine, un interlocutore erudito e in grado di comprenderlo.

La relazione dei coniugi Merežkovskij era povera di passione e attrazione e si basava piuttosto su una perfetta corrispondenza di vedute e aspirazioni. Vladimir Zlobin, segretario della Gippius, precisò che il loro matrimonio era prima di tutto un “tandem artistico” o una unione spirituale, e non ebbe mai tratti davvero coniugali. Il poeta simbolista Vjačeslav Ivanov era solito ricordare che “Zinaida Nikolaevna è molto più talentuosa di Merežkovskij… Molte idee che lo caratterizzano sono state partorite dalla mente di lei, mentre a Dmitrij Sergeevič appartiene solo il successivo sviluppo e chiarificazione”.

Merežkovskij era promotore di una forma particolare di relazione, una vera e propria “triplice struttura del mondo”: sognava l’instaurazione del Regno del Terzo Testamento, in cui non ci sarebbero stati conflitti fra carne e spirito.

La Gippius condivideva la visione del marito, dal momento che il coniuge non si interessava a lei come donna, ma entrambi avevano spesso storie d’amore parallele. A livello domestico la Gippius e Merežkovskij sognavano di creare un’unione di diverse persone unite da un legame non solo intimo, ma anche profondamente spirituale e intellettuale, e per questa “triplice unione” scelsero Dmitrij Filosofov, giornalista e critico letterario bello, elegante e raffinato. Questa unione durò quasi quindici anni: Filosofov fu un compagno d’armi, alleato e amico per i coniugi Merežkovskij, ma mai un amante. Vivevano sotto lo stesso tetto, insieme ricevevano gli amici e viaggiavano solo in tre.

Gli studiosi suppongono che la Gippius lo amasse davvero come uomo, sebbene lui l’avesse rifiutata. Nel corso della sua carriera da poetessa, Zinaida solo una volta scrisse un testo con voce femminile, e lo dedicò proprio a Filosofov. La separazione tra i Merežkovskij e quest’ultimo avvenne nel 1920: i coniugi emigrarono a Parigi e Filosofov rimase a Varsavia per combattere clandestinamente i bolscevichi.

Lilja Brik – Vladimir Majakovskij – Osip Brik

Al momento dell’incontro con Vladimir Majakovskij nel 1915 Lilja era sposata con Osip Brik, che trattava con condiscendenza i flirt della frivola consorte con altri uomini: un comportamento di questo tipo rientrava perfettamente nell’estetica dell’Età d’Argento. Già dopo il secondo incontro tra Majakovskij e i coniugi Brik nel loro appartamento a Pietrogrado il poeta dedicò a Lilja il suo ultimo poema, Nuvola in calzoni.

Dal momento che nessun editore voleva però darlo alle stampe, Osip Brik, che aveva scorto in Majakovskij un grande talento poetico e aveva deciso di sostenerlo, pubblicò Nuvola in calzoni a spese proprie. Presto Majakovskij e i coniugi Brik divennero inseparabili: Lilja e Osip ammiravano la sua poesia, mentre Vladimir idolatrava Lilja, apparentemente così poco bella e spigolosa. Successivamente Lilja divenne non solo la musa, ma anche la principale protagonista lirica delle sue opere. A lei Majakovskij dedicò i poemi Flauto di vertebre, Amo e la poesia d’addio Lilička.

Arriva
Con decisione

Cercando con lo sguardo
Il ringhio
L’altezza,
Scorge solo un bambino.
Lo prende
Gli manda in frantumi il cuore
E semplicemente
Se ne va a giocare
Come una bambina con una palla.

Vladimir Majakovskij. Frammento dal poema Amo

Nel 1918 Majakovskij scrisse la sceneggiatura per la pellicola Zakovannaja fil’moj, nella quale lui e Lilja interpretavano i ruoli principali. Proprio allora la Brik si rese conto di amare davvero Majakovskij e lo disse al marito. Dopo le riprese a Mosca, Lilja e Majakovskij tornarono insieme a Pietrogrado e il poeta si trasferì dai Brik. La loro “famiglia” era più che stravagante: Osip aveva un’amante fissa a parte, Lilja per divertimento si intratteneva con altri uomini e Vladimir, per dimenticare Lilja, si intratteneva con altre donne.

Ma di guarire da questo attaccamento malato non gli riuscì: nel 1928, in vacanza a Jalta con l’ennesima fiamma, Natal’ja Brjuchanen’ko, Majakovskij le confessò che Lilja era rimasta la principale donna nella sua vita: “Volete che vi ami solo come seconda?”. Né Elizaveta Zilbert, fuggita dalla Russia e che Majakovskij conobbe durante la sua tournée negli USA, né la modella parigina Tat’jana Jakovlevna, né l’attrice di teatro Veronika Polonskaja riuscirono a loro tempo a vincere sull’amore di Majakovskij per Lilja.

Secondo le parole della stessa Brik, cinque anni prima della morte di Majakovskij era scomparsa dalla loro relazione qualsiasi intimità fisica. Lilja continuò tuttavia a chiedere a Majakovskij soldi e altri regali; dopo la Rivoluzione d’Ottobre il poeta era infatti rimasto l’unico a mantenere la famiglia nella loro “unione a tre”. Majakovskij andò anche a Parigi appositamente per portare all’amata la lussuosa automobile Renault che lei sognava. Nell’aprile del 1930 i Brik andarono a Berlino. Majakovskij li salutò e dopo pochi giorni i Brik ricevettero in hotel il telegramma: “Stamattina Volodja si è tolto la vita”.

Aleksandr Blok – Ljubov’ Mendeleeva – Andrej Belij

Aleksadr Blok e Ljubov’ Mendeleeva, figlia del chimico Dmitrij Mendeleev, si conoscevano fin dall’infanzia. Tuttavia nell’estate del 1898, mentre preparavano insieme lo spettacolo amatoriale Amleto, i due divennero più affiatati. Le loro tenute nei dintorni di Mosca – Šachmatovo e Boblovo – erano confinanti e i loro genitori erano sempre stati amici. Ljubov’ corrispondeva pienamente all’immagine della figlia del professore, una liceale rigorosa e inavvicinabile, e in quegli anni Blok non era ancora “quel” Blok: la sua fama come poeta non era ancora arrivata. Fu solo molto più tardi che Aleksandr chiese la mano e il cuore della Mendeleeva, sposandosi con l’amata solo nel 1903.

Il poeta aderiva alle teorie del filosofo Vladimir Solov’ev e credeva nell’idea dell’Eterno Femminino; tra lui e la Mendeleeva dunque non c’era alcuna intimità. Per Blok la moglie era un angelo puro, a cui egli dedicò i Versi sulla Bellissima Dama; egli scrisse infatti: “Vera passione senza peccato, perché spirituale, in lei non c’è sangue nero o carne, spudorato mostro senz’anima”. Questo amore platonico era insostenibile per la giovane donna, che amava intensamente il marito e lo richiamava a una normale relazione coniugale: “Non serve baciare i piedi e il vestito per iscritto: bacia le labbra, perché io voglio baciare a lungo e con passione”.

Anna Achamtova una volta disse che Ljubov’ Mendeleeva assomigliava “a un ippopotamo alzatosi sulle zampe posteriori”, e che “di carattere era poco piacevole, malevola, bacata in qualcosa…”. Per molti amici poeti tuttavia la moglie di Blok divenne oggetto di adorazione. I simbolisti e i mistici la divinizzavano, la ritenevano pura e immacolata. Vittima del fascino della Mendeleeva fu anche Andrej Belyj, amico intimo di Blok. Poco dopo Belyj iniziò non solo ad ammirarla come Bellissima Dama, ma ad amarla con passione come donna terrena.

La Mendeleeva contraccambiava i sentimenti di Belyj ma non aveva alcuna fretta di lasciare il marito. Belyj non riuscì a sopportare l’angoscia e, quando decise di raccontare al suo idolo e amico Blok dei sentimenti che provava per Ljubov’, lei stessa presenziò a questa conversazione. Secondo le memorie di Belyj, Blok disse soltanto: “Che dire… sono contento…”. L’anno seguente si rivelò doloroso per tutti i membri del triangolo amoroso: la Mendeleeva si divideva tra due uomini, e loro erano tormentati dalla sua incertezza. La relazione tra i due poeti si sciupò definitivamente. Proprio questa situazione opprimente, tuttavia, diede a Blok l’ispirazione per scrivere la pièce Balagančik, in cui raccontò della sua stana situazione familiare:

Benevoli signori e signore! Vi domando profondamente scusa, ma mi sottraggo a qualunque responsabilità! Mi si schernisce! Ho scritto un testo più che reale, la cui essenza io ritengo essere l’obbligo di presentare davanti a voi alcune parole: si parla dell’amore reciproco di due giovani anime! Il loro cammino viene sbarrato da un terzo personaggio, ma alla fine gli ostacoli spariscono e gli innamorati si uniscono in matrimonio legittimo per l’eternità.

Aleksandr Blok. Estratto dalla pièce Balagančik.

Alla fine del 1907 la Mendeleeva prese una decisione definitiva, tornò dal marito e a Belyj chiese di non comparire mai più nei dintorni della loro casa. Ma i coniugi non riuscirono mai a recuperare la vita familiare che Ljubov’ sognava. Dopo un po’ di tempo Blok si invaghì dell’attrice Natal’ja Volochova, e in seguito anche della cantante d’opera Ljubov’ Andreeva-Del’mas. Anche la Mendeleeva ebbe nuovi innamorati, da uno dei quali ebbe addirittura un figlio.

FONTE: culture.ru, Traduzione di Olga Maerna

Olga Maerna

Il fatto che mi sia stato messo un nome slavo senza che nessuno nella mia famiglia lo fosse è stato probabilmente un segno del destino. Mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere studiando tra Milano e Mosca. Ora sogno di riabbracciare presto una betulla siberiana e di aprire un giorno una mia casa editrice. Nel frattempo, recensisco libri e traduco.

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