Storia Di Un Capolavoro: “Mattino In Una Foresta Di Pini” Di Šiškin E Savickij

Per le confezioni dei cioccolatini “Miška kosolapyj” (Orsacchiotto maldestro, ndt) e altri prodotti simili un secolo fa i disegnatori scelsero il quadro di Šiškin e Savickij. E mentre il primo è già noto per i suoi paesaggi di foreste, Savickij ricordava al grande pubblico esclusivamente gli orsi. La triste storia del quadro con Miška.

 IL SOGGETTO

A parte qualche rara eccezione il tema dei quadri di Šiškin (considerando le sue opere nell’insieme) è soltanto uno – la natura. Ivan Ivanovič Šiškin è un contemplatore entusiasta ed innamorato. E all’osservatore risultano evidenti gli appuntamenti del pittore con i paesaggi sconfinati cari al proprio cuore.

Šiškin era uno straordinario conoscitore della foresta. Sapeva tutto delle diverse varietà di alberi e si accorgeva degli errori sui dipinti. Gli allievi del pittore all’aria aperta erano disposti a nascondersi tra i cespugli pur di non dover sentire le sue lamentele perché “non può esistere una betulla così” o “questi pini sono di carta pesta”.

Gli allievi avevano talmente paura di Šiškin da nascondersi tra i cespugli

 Per quanto riguarda le persone e gli animali, essi comparivano nei quadri di Ivan Ivanovič di tanto in tanto, ma facevano più da sfondo anziché essere l’oggetto principale del quadro. “Mattino in una foresta di pini” è forse l’unica tela in cui gli orsi fanno concorrenza al bosco. Per questo bisogna dire grazie a uno dei migliori amici di Šiškin, il pittore Konstantin Savickij. Egli propose questa composizione e dipinse gli animali. Ma Pavel Tret’jakov, comprata la tela, cancellò il nome di Savickij e pertanto a lungo gli orsi furono attribuiti sempre a Šiškin.

Ritratto di Šiškin di I. Kramskoj, 1880
IL CONTESTO

Prima di Šiškin andava di moda dipingere i paesaggi italiani e svizzeri. “Persino in quei rari casi in cui gli artisti si impegnavano a raffigurare le località russe, la natura russa veniva italianizzata, omologandola agli ideali della bellezza italiana” ricordava Aleksandra Komarova, nipote di Šiškin. Ivan Ivanovič fu il primo a dipingere realisticamente e con estrema passione la natura russa. Guardando i suoi quadri, la gente diceva: “lì c’è lo spirito russo, lì si sente il profumo della Rus’”.

Segale, 1878

E ora la storia di come la tela di Šiškin è diventata una confezione per dolci. All’incirca allo stesso tempo in cui “Mattino in una foresta di pini” veniva presentato al pubblico, a Julius Gejs, direttore della fabbrica di dolci Ejnem, portarono da assaggiare un cioccolatino: uno spesso strato di pralina alla mandorla posta tra due wafer, il tutto ricoperto di glassa al cioccolato. Al direttore-capo pasticciere tale cioccolatino piacque e pensò al nome da dargli. Qui il suo sguardo si fermò su una riproduzione del quadro di Šiškin e Savickij. E così nacque l’idea di “Miška kosolapyj”.

La confezione nota a tutti comparve nel 1913 e fu disegnata dall’artista Manuil Andreev. Al soggetto dipinto da Šiškin e Savickij aggiunse una cornice in rami di abete e delle stelle comete. In quegli anni infatti i cioccolatini erano il regalo più caro e desiderato per Natale. Col tempo la confezione fu interessata da vari aggiustamenti, ma in linea di massima è rimasta sempre lo stessa.

IL DESTINO DEL PITTORE   

“Signore, fa che mio figlio non diventi un imbrattatele!” si affliggeva la madre di Ivan Šiškin quando comprese che non sarebbe riuscita a convincere il figlio, ormai deciso a diventare pittore. Il ragazzino sognava da morire di diventare impiegato. E a proposito, è un bene che non lo sia diventato. Il fatto è che Šiškin aveva una passione incontrollabile per il disegno. Letteralmente ogni foglio che finiva tra le mani di Ivan terminava coperto di disegni. Provate solo a pensare cosa avrebbe potuto combinare l’impiegato Šiškin con i documenti ufficiali!

Šiškin conosceva i dettagli botanici di ogni albero

Ivan Ivanovič studiò inizialmente pittura a Mosca, poi a Pietroburgo. Viveva a stenti. Il pittore Pjotr Neradovskij, il cui padre studiò e visse con Ivan Ivanovič, scriveva nelle sue memorie: “Šiškin era talmente povero che spesso non aveva nemmeno degli stivali per sé. Per uscire di casa capitava che indossasse quelli di mio padre. Le domeniche andavano insieme a pranzo dalla sorella di lui.” Ma d’estate all’aria aperta anche la povertà finiva nel dimenticatoio.

Nel Selvaggio Nord, 1891

Insieme a Savrasov e ad altri compagni di corso Šiškin lasciava la città per la campagna e lì dipingeva temi naturalistici. “Ed è proprio nella natura che imparavamo davvero… nella natura imparavamo davvero e dimenticavamo il gesso”, ricorda Šiškin. Già allora aveva scelto la sua ragione di vita: “amo per davvero la foresta russa e dipingo soltanto essa. L’artista deve scegliere un solo soggetto da amare più di tutti… non ci si può distogliere da esso”. A proposito, Šiškin imparò a dipingere la natura russa con maestria all’estero. Praticò in Repubblica Ceca, Germania, Svizzera. Le tele portate con sé dall’Europa gli fruttarono i primi decenti guadagni.

Dopo la morte della moglie, del fratello e del figlio, Šiškin si diede all’alcol e per molto tempo non riuscì a lavorare

 In quei tempi in Russia i peredvižniki (pittori realisti contrari all’accademismo ufficiale, ndt) annunciarono proteste contro gli accademici. Šiškin era straordinariamente felice per questo. Per di più che tra i rivoltosi c’erano degli amici suoi. Tuttavia nel tempo litigò con loro e con altri ancora, soffrendo molto.

Ivan Ivanovič morì all’improvviso. Era seduto davanti a una tela, aveva appena cominciato il lavoro quando fece uno sbadiglio e morì. Proprio così come aveva voluto: “subito, all’istante, per non patire”. Aveva 66 anni.

 

FONTE: diletant.media – Traduzione di Andrea Ripamonti

Andrea Ripamonti

Lecco, 1993. Sono appassionato di Est Europa sin dall’adolescenza e non c’è estate senza un aereo con quella destinazione. Mi sono laureato in lingua russa e tedesca nel 2017, dopo aver trascorso un semestre in Bulgaria. Le lingue sono la mia quotidianità e ne parlo diverse, incluso romeno e bulgaro. Per hobby scrivo anche romanzi gialli.

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