Gli esperti hanno definito le conseguenze dell’epidemia della crisi del 2020

L’economia russa è prossima allo “shock-2020”. Tra i futuri problemi ci saranno la chiusura di alcuni business, povertà, disoccupazione e persino lotta tra classi sociali.

Nell’indagine del Center for Strategic Research (CSR), svoltasi tra fine marzo e inizio aprile, vengono menzionate le cause dell’assestamento economico: la pandemia da coronavirus, le limitazioni dovute alla quarantena e la svalutazione del rublo in seguito alla caduta dei prezzi del petrolio.

Proprio questi fattori hanno portato a un forte calo della domanda di beni di consumo. A causa della riduzione dei profitti le imprese sono state costrette a ottimizzare l’organico e a tagliare gli stipendi. Nell’indagine si dice che metà delle imprese (49%) ha già ridotto a part-time l’orario di lavoro dei propri dipendenti, con una conseguente riduzione dei loro stipendi.

Inoltre il 20% delle imprese ha ridotto gli stipendi senza contemporaneamente ridurre le ore di lavoro. Un’azienda su cinque è passata al lavoro da casa con riduzione degli stipendi mentre i licenziamenti sono diventati una realtà per il 16% delle aziende.

Così l’inchiesta del CSR intitolata “Gli effetti socio-economici degli eventi «shock» di inizio 2020” ha mostrato che la situazione nel paese diventa ogni giorno sempre più critica.

Il Ministero del Lavoro aveva già comunicato in precedenza che il datore di lavoro non ha il diritto di mandare in ferie i dipendenti contro la loro volontà e senza stipendio.

Kommersant scrive che “allo stesso tempo è esemplare come i capi delle unità investigative del Comitato investigativo della Russia in diverse regioni abbiano richiesto che le donne, le quali erano già esonerate dal lavoro dal 6 al 30 aprile, formalizzassero l’autoisolamento sotto forma di ferie.

A questo proposito Dmitrij Demuškin (politico, ndt) ha scritto sul proprio profilo Telegram che “quasi il 30% delle aziende ha costretto i collaboratori a ferie non pagate”.

Quasi un’azienda su tre ha obbligato i dipendenti a ferie non pagate, secondo l’inchiesta del CSR svoltasi durante la prima settimana di “ferie putiniane”. Oltre il 20% delle imprese ha ridotto gli stipendi, il 16% ha optato per i licenziamenti.

L’inchiesta è stata condotta tra il 31 marzo e il 2 aprile, ovvero nel corso della prima settimana non lavorativa istituita da Putin come misura contenitiva contro la diffusione del coronavirus. Hanno preso parte circa mille imprese.

La pandemia da coronavirus, le limitazioni per la quarantena, la svalutazione del rublo in seguito al crollo dei prezzi sul petrolio hanno portato a un forte calo della domanda di beni. A causa di una riduzione dei guadagni le imprese sono state costrette a ottimizzare l’organico e a ribassare gli stipendi.

“La cosa importante è che Putin abbia parlato di ferie pagate. Non si va al lavoro, ma si riceve lo stipendio. Questo succede soltanto agli impiegati”.

L’aprile non lavorativo sta costando al paese circa un trilione di rubli solo per quanto concerne la riduzione dei consumi interni. Già la prima settimana (dal 30 marzo al 5 aprile) si è vista una riduzione delle spese per beni e servizi superiore al 21%.

Gli esperti prevedono che il dato arriverà al 25%. Come rilevato dal laboratorio di monitoraggio SberDannye “a inizio mese si è notata la tendenza dei cittadini a effettuare sempre meno pagamenti, il che è insolito ad aprile. Con i risultati di una settimana è difficile fare un adeguato aggiustamento. Riteniamo che si parli comunque di una riduzione della domanda di un quarto, rispetto allo stesso periodo del 2019”.

Secondo gli esperti la perdita di Pil ammonterà a 900-950 miliardi di rubli (0,9% della quota annuale). Probabilmente questa quota aumenterà ancora poiché la quarantena durerà almeno fino a maggio.

Come aveva già notato in precedenza il Ministro per lo Sviluppo economico Maksim Rešetnikov, quando diminuiscono domanda esterna e la domanda di beni di consumo, è importante non diminuire le spese del budget, le quali devono incentivare lo sviluppo dell’economia.

Le perdite per l’economia si concentrano prevalentemente nel settore dei servizi, dove le spese sono scese del 58,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un forte ribasso degli indici di vendita si vede nei seguenti settori:

  • Biglietti aerei
  • Agenzie di viaggi
  • Hotel
  • Sport
  • Saloni di bellezza
  • Intrattenimento

I russi hanno ridotto da un anno all’altro del 94,2% le spese per abbigliamento e calzature; dell’81% per l’arredamento; dell’80% per prodotti di bellezza e salute; del 74,5% per libri, musica, fotografie e video. Anche l’acquisto di prodotti elettronici è sceso considerevolmente, oltre il 58,2% in meno rispetto l’anno scorso.

Nonostante questo è cresciuta la domanda di prodotti di prima necessità: viveri alimentari (+14%), medicine e altri prodotti medicali (+15,5%). C’è un più anche per le enoteche (+31%) e per i prodotti digitali (+17,4%) in quanto anche in quarantena occorre divertirsi in qualche modo.

Va notato che secondo i dati della holding “Romir” dal 30 marzo al 5 aprile “la famiglia media ha speso per prodotti di necessità quotidiana 3376 rubli”. Ma gli specialisti della startup Rate&Goods hanno reso noto che il 64% dei partecipanti all’inchiesta ha rinunciato all’acquisto di prodotti tecnologici fino a data da definirsi. Circa il 61% non compra più scarpe e vestiti. E il 56% ha ridotto le spese per il cibo “perché sceglie prodotti alimentari più economici”.

Del resto, l’esperienza di altri paesi non è più leggera. Nella stessa Cina la domanda di beni era crollata dell’85-90%. Dati negativi si erano osservati persino nella categoria dei prodotti alimentari con un calo del 50-70%. Il CEO di Goldman Group Dmitrij Gelemurzin ha dichiarato che il 90% della produzione cinese è ripresa, ma che per il momento la domanda non ha fretta di risalire.

Secondo Gelemurzin anche in Russia accadrà qualcosa di simile. Quanto si osserva ora è solamente l’inizio, andando avanti il calo sarà ancora più serio. Secondo Sergej Suverov, senior analyst per BKS Premier, la situazione della domanda di beni di consumo peggiorerà senz’altro. Ma gli indici massimi di caduta della domanda in Russia, stando alla valutazione di Gelemurzin, si vedranno probabilmente in autunno o inverno.

“Stiamo misurando gli effetti del virus. Abbiamo ricevuto dei dati molto interessanti durante l’indagine, un campione di 12800 individui, sui social, per il 54% uomini e per il 46% donne, di età variabile tra i 18 e gli 82 anni. Una grande diffusione a Mosca e in altre regioni, sia per età che per i diversi social”, hanno aggiunto su Telegram i sociologi.

“Il 57% degli intervistati su VK e Odnoklassniki ha un’opinione negativa di chi è arrivato dall’estero – incolpano i turisti di aver diffuso il coronavirus. Alle domande aperte si è risposto: “non fare niente all’estero”, “bisogna fare vacanza in patria”, “maledetti ricchi”, “il popolo non ha soldi e questi farabutti vanno in giro per il mondo”, “noi lavoriamo senza ferie e loro vanno in vacanza all’estero”.

Gli esperti hanno riscontrato che “questa negatività predomina su Odnoklassniki. A Mosca chi va in vacanza all’estero gode di appoggio, il 62% degli intervistati li considera vittime delle circostanze. Una grande preoccupazione, per non dire paura, suscitano invece i migranti dall’Asia Centrale, ritenuti dal 73% degli intervistati coloro che hanno diffuso il virus.”

 

FONTE: pravda.ru, 08/04/2020 – di Aleksandr Štorm, traduzione di Andrea Ripamonti

Andrea Ripamonti

Lecco, 1993. Sono appassionato di Est Europa sin dall’adolescenza e non c’è estate senza un aereo con quella destinazione. Mi sono laureato in lingua russa e tedesca nel 2017, dopo aver trascorso un semestre in Bulgaria. Le lingue sono la mia quotidianità e ne parlo diverse, incluso romeno e bulgaro. Per hobby scrivo anche romanzi gialli.