«Chissà? Forse bisognerà semplicemente aprire una panetteria»

Il mezzo soprano Ekaterina Gubanova parla di come impasta la pasta in Italia.  

Il 27 marzo, il Giorno del teatro, nonostante le porte di tutti i teatri fossero già chiuse, il premio per l’opera lirica russa “Casta Diva” ha annunciato i suoi vincitori. È stata eletta come cantante dell’anno il mezzo soprano Ekaterina Gubanova, la moscovita dalla prestigiosa carriera in Occidente, nella quale adesso uno dopo l’altro s’inseriscono sempre nuovi importanti spettacoli.

— Adesso si trova in Italia?

— Sì, stiamo in casa, usciamo uno per volta. In ogni caso, questo posticino è molto piccolo, qui da noi vivono 500-600 persone. Prima ce ne erano di più, ma tre anni fa un terremoto ne ha disperse molte, perché ha distrutto le loro case. La nostra, per fortuna, è rimasta in piedi. In generale, adesso non è cambiato proprio niente. Come prima c’erano pace e silenzio, anche adesso ci sono.

— Quale parte di Italia è?

— Se prendi lo stivale è proprio a metà, dalla parte dell’Adriatico. Sui monti. Qui si sta bene, è un peccato lamentarsi. Se uno deve stare in quarantena, allora non c’è un posto migliore.

— In effetti, adesso avrebbe dovuto interpretare Fricka nella nuova messa in scena L’oro del Reno di Wagner a Parigi.

— Sì, la prima sarebbe dovuta esserci qualche giorno fa. Io e Calixto Bieito abbiamo fatto le prove per due settimane, eravamo riusciti a fare molte cose. Lui lavora molto velocemente. Che peccato, certo! Perché andava tutto così bene. Per tutti. Inoltre, funzionava tutto tra gli artisti. Anche la compagnia era migliorata. Adesso avremmo dovuto iniziare le prove de La Valchiria, dove di nuovo avevo il ruolo di Fricka. In ogni caso, ho già superato tutto questo, sono già tranquilla. Spero che verso novembre e dicembre, quando è stato programmato di replicare l’intero Anello dei Nibelunghi, lo faremo, perché le decorazioni e i costumi sono già pronti.

— Cioè l’intero cast era già pronto per le messe in scena teatrali della prossima stagione e la prima, dell’adesso cancellato Anello dei Nibelunghi, più o meno può essere facilmente spostata in autunno (se, ovviamente, il coronavirus lo permetterà). Questa, evidentemente, è la migliore delle ipotesi possibili. Tuttavia, non è assai più difficile fare così con tutti gli spettacoli annullati? I solisti si disperdono in direzioni diverse, i loro impegni sono presi alcuni anni in anticipo. Adesso quando si riuniranno?

— In effetti, è molto difficile. Non invidio tutti quei dipartimenti di programmazione. Adesso sono come sull’attenti. Ad esempio, Bayreuth è stato annullato. Anche là ci sarebbe dovuta essere una nuova messa in scena dell’Anello. Adesso loro non possono prendere e spostare così facilmente questo spettacolo al prossimo anno. Non è possibile riunire i solisti. Hanno dovuto pianificarlo con due anni di anticipo.

— Lei questa estate avrebbe dovuto alla fine interpretare Tannhäuser a Bayreuth (l’estate scorsa poco prima della prima Ekaterina Gubanova si è infortunata a una gamba, Elena Židkova l’ha urgentemente sostituita nella parte di Venere. N. d. R.). Di nuovo, non se ne farà nulla. Cosa si dice, ci sarà di nuovo lo spettacolo?

— Sì, è terribile! Un qualche malocchio! Si dice che adesso lo spettacolo si terrà nel 2021. Anche se inizialmente non era stato pianificato per il 2021, ma soltanto per il 2022. Tuttavia, ancora non c’è nessuna notizia ufficiale. Ora si è distaccata un’enorme valanga di cancellazioni, tanto che bisogna attendere. La nostra fortuna con Tannhäuser è che la messa in scena ha avuto un grande successo l’anno scorso. È uno spettacolo interessante e meraviglioso, perciò non vogliono cancellarlo con tanta facilità, lo spostano. Una volta, per forza, canterò in quest’opera lirica! Posso dire che adesso ho superato per certi versi più facilmente la cancellazione de L’oro del Reno. Allora fu molto pesante per la storia della gamba. Ciò può essere dovuto anche al fatto che quella volta del tutto inaspettatamente balzai fuori dalle prove: ieri c’erano, oggi già non ci sono più e non ci saranno più. Mentre ora con il corona, in principio, tutto è andato.

— Come appare l’attuale situazione dal punto di vista finanziario? L’hanno rimborsata per le perdite o sono rientrate nelle cause di forza maggiore?

— Bisogna dire che la Bastiglia ha raggiunto un accordo piuttosto “umano” con noi cantanti. Almeno, ci hanno pagato il soggiorno e i voli. Ci hanno persino dato un po’ di soldi. Certamente, non si può confrontarli con quei soldi che avremmo ricevuto, dopo aver cantato in tutti gli spettacoli. Ma nessuno è rimasto in rosso. Durante le prove abbiamo creato un gruppo WhatsApp dei solisti. In seguito, ci ha permesso di osservare cosa accadeva a causa della cancellazione. Abbiamo scambiato informazioni su ciò che accadeva negli altri paesi. La National Opera House, ad esempio, ha pagato praticamente tutto ai solisti. Certamente, è un bene! D’altra parte, la povera e sfortunata Parigi è in sciopero! Quanti spettacoli annullati in questa stagione, quanti soldi persi! Io non mi aspettavo che ci pagassero qualcosa. Perciò, sono loro grata. 

— In Italia cosa succede con i teatri?

— Oh… Qui anche prima del virus tutto ha avuto inizio. Purtroppo, un declino. È successo che di recente ho avuto del tempo libero e ho accettato di interpretare il Tristano a Bologna. L’organizzazione, certamente, è molto zoppicante. Non capisco: come lavorano? Non è nel mio stile. Io amo quando tutto è ben organizzato. Allora c’è libertà per lavorare. Mentre quando ti tocca andare a teatro e non sai cosa succederà…

— Ma La Scala resiste?

— Sì, La Scala resiste. E resisterà, perché essa è un loro simbolo. Per gli altri teatri è un peccato. Vivendo qui, capisco: è per il temperamento delle persone. Sono irrequieti. Non amano le restrizioni, non amano la disciplina. Aggirano le leggi. Sono un po’ simili a noi. Qui, però, tutto questo è ancora in qualche modo termonucleare. Forse perché c’è molto sole.

— Da quanto tempo vive in Italia?

— Io e mio marito viviamo qui già da 4 anni. Tuttavia, sono stata qui raramente e mi lamentavo di questo tutto il tempo. Adesso, però, non posso più lamentarmene (ride). Negli ultimi due anni ho imparato già bene a parlare la lingua, capisco meglio le persone e i caratteri, posso fare osservazioni più precise. Qui si sta bene. Qui è meraviglioso vivere, se qui non lavori.

— Il Metropolitan a causa della pandemia ha sciolto il coro e l’orchestra. Come reagisce la comunità lirica a questo?

— Le persone sono scioccate. Noi solisti siamo abituati a pensare che siamo i più miseri, perché i cori e le orchestre hanno le associazioni professionali, sono protetti, mentre noi no. Ma ecco che si scopre cosa può succedere! Io inizialmente approfondivo tutto. Guardavo i telegiornali, cercavo le statistiche, i siti speciali, ascoltavo i dottori, leggevo tutti i post dei colleghi. Poi, mi sono stancata molto di questo. Cosa posso fare? Ho smesso di guardare tutto ciò. Mi sono concentrata sul fatto che in 15 anni di viaggi senza sosta in tutto il mondo ho accumulato talmente tante cose che vorrei fare, ma che non sono mai riuscita a fare!

— Ad esempio?

— Per esempio, cucinare. Sembra che abbia una sorta di predisposizione naturale per questo. Non importa cosa provi a cucinare, subito ci riesco! Questo riempie bene il tempo e porta grandi soddisfazioni. Impastare la pasta è così piacevole, che antistress! E come tutto si trasforma in cibo delizioso. È molto piacevole anche come i miei uomini di casa lo mangiano. In generale, è piacevole vivere la vita domestica. Non mi era mai capitato prima. Sono saltata dai banchi di scuola in questo folle mondo. E questo è tutto. Non avevo tempo per fermarmi. Adesso ce l’ho. Ho iniziato a fare yoga. L’ho rimandato per cento anni. Adesso lo pratico con un istruttore online. Fantastico! Poi, ho in più qualcosa da imparare: Lohengrin. La prima è a dicembre. Inoltre, le prove saranno molto brevi a causa dello stesso Anello a Parigi. Naturalmente, se ci sarà tutto questo. E chi lo sa? Forse, bisognerà aprire una panetteria.

— Anche le panetterie adesso non lavorano molto…

— Qui ne abbiamo una che in determinati giorni lavora le mattine Ovviamente, però, senza sprechi. Cuoce soltanto lo stretto necessario. Penso che aumenteranno quelle cose come i negozi e la sfera dei servizi. L’opera, però, è già così… Non penso che i governi recepiscano l’opera e in generale la cultura come generi di prima necessità.

— Adesso anche molte persone che sono in quarantena in tutto il mondo cucinano molto, ma guardano pure le trasposizioni di opere liriche gratuite che semplicemente si stanno riversando. Che cosa pensa, ciò andrà a beneficio per la vita dell’opera lirica o sarà il contrario?

— Mi sembra che l’una e l’altra cosa non siano legate. A livello di energia è difficile ottenere con l’aiuto del broadcasting quello che dà il teatro dal vivo. Inoltre, riguardo ciò le mie sensazioni personali, quando guardo un broadcast, sono di guardare il cinema. È un’altra arte. Il teatro non è solo suoni: è anche il profumo dei programmi freschi di stampa ed è persino la polvere “teatrale”. A teatro tu stesso sei libero di scegliere chi guardare e cosa provare adesso. Mi sembra che il brodcasing e il teatro siano due “sensazioni“ totalmente diverse. 

— Preparandomi per la nostra chiacchierata, ho iniziato a guardare di nuovo il Tristano del regista Černjakov, dove Lei interpreta Brangen. Okay, questo è cinema. Tuttavia, è un cinema dal quale non è possibile uscire.

— Così è la messa in scena di Černjakov! Ha, in genere, un aspetto particolare. Ha sempre un che del cinema. E per il broadcast non c’è niente di meglio delle opere di Černjakov. Fondamentalmente, tutto nell’opera lirica è grossolano. Mentre con lui tutto è fatto con i necessari dettagli.

— Com’è stato lavorare con lui? Lei fino allora aveva cantato così tante volte Brangen. Ha scoperto qualcosa di nuovo in questo ruolo?

— Moltissimo! Non solo in Brangen. In generale come artista, come attrice ho acquisito un’enorme quantità di nuovi mezzi espressivi, diversi gesti e movimenti. Dopo questa messa in scena sono uscita armata fino ai denti. Sono cambiata completamente. In tutti gli spettacoli che mi sono capitati dopo di questo, io sono totalmente diversa. È stato pesante lavorare. Ma la fatica è un bene. A volte la difficoltà non è un bene, altre volte lo è. Lo è quando assolutamente esausto torni a casa e crolli. Ma ti senti bene. E continui a pensare al tuo ruolo, a come sarà domani. Non esisteva che tu andassi alla prova e pensassi «Oh mio Dio, di nuovo!». Tutti eravamo completati.

— Devo farLe i complimenti per il premio “Casta Diva”.

— È stato del tutto inaspettato! Il premio russo! Io mi esibisco così poco in Russia, che non potevo aspettarmi niente di simile. Una volta l’anno al teatro Mariinskij e una volta l’anno al Bolšoj. Non ho cantato in nessun altro nuovo spettacolo in Russia. Sì, anche in Europa, in America lavoro – come si dice? – Piuttosto modestamente. Vedo molti colleghi che, accanto al lavoro, s’impegnano su altri fronti. Io non lo faccio per certi versi. Mi è sufficiente questa qualità, che sto cercando di dare. Tenere il passo per tutto il tempo è già abbastanza difficile. In generale, sono terribilmente contenta. E, certamente, la mamma è felice.

Fonte: m.colta.ru, 08/04/2020 – di Ekaterina Birjukova, traduzione di Rebecca Gigli

Rebecca Gigli

Galeotto fu l'incontro con la letteratura russa. Infatti, nel mio caso, la passione per la Russia e la sua cultura sono nate dalla scoperta dei suoi scrittori. È stato naturale, quindi, scegliere di studiare lingue all'università. Anche adesso, dopo aver conseguito la laurea magistrale, continuo a coltivare il mio interesse per il mondo slavo. In particolare, spero di tornare presto a visitare questo paese dalle mille contraddizioni, ma dal fascino ineguagliabile