La cosmesi ai tempi dell’URSS: cosa non poteva mai mancare nella trousse di una donna sovietica?

La cosmesi ai tempi dell’URSS: cosa non poteva mai mancare nella trousse di una donna sovietica?

In questo articolo troverete informazioni sulla storia dell’industria cosmetica nell’URSS e dei principali prodotti di cosmesi decorativa e di profumeria usati dalle donne sovietiche.

In ogni epoca le donne hanno avuto il desiderio intrinseco di essere belle, e il modo più semplice e accessibile per evidenziare i propri pregi e nascondere i difetti è sempre stato l’uso della cosmesi decorativa. Tuttavia, i rappresentanti del gentil sesso che vissero la propria giovinezza durante il periodo sovietico potrebbero non essere d’accordo con questa affermazione.  Nell’URSS i prodotti cosmetici, così come molti altri beni di consumo, erano terribilmente difficili da reperire. Ciononostante, le donne avevano un aspetto molto attraente. Come ci riuscivano?

La storia dell’industria cosmetica sovietica

I “pilastri” dell’industria cosmetica nell’URSS erano le fabbriche moscovite “Svaboda” (“Libertà”) e “Novaja zarja” (“Nuova alba”). La prima fu fondata sulle basi dell’industria di profumi del francese Alphonse Rallet. La seconda, invece, rappresenta l’“erede” del laboratorio per la produzione di sapone di Henri Brocard, imprenditore russo con origini francesi. Entrambe le fabbriche vennero aperte già nell’epoca imperiale, alla metà del XIX secolo, e vennero nazionalizzate dopo la rivoluzione.

All’inizio della costruzione attiva del comunismo le donne conducevano uno stile di vita austero e lavoravano alla pari degli uomini; dunque, non avevano nemmeno il tempo per usare i cosmetici. Tuttavia, durante gli anni Trenta, il governo del paese decise di rivolgere una maggior attenzione alla questione dell’igiene personale.

Si diffuse lo slogan, secondo cui l’igiene costituiva l’attributo imprescindibile nella vita di una persona acculturata. Naturalmente, questo incoraggiò l’incremento della produzione di sapone, shampoo e altri prodotti simili, che furono poi seguiti dallo sviluppo dei prodotti di cosmesi decorativa. Nel 1937 venne aperto l’istituto moscovita di cosmetica e igiene e, circa nello stesso momento, iniziò la propria attività la Trest efirno-žirovich essencij (Compagnia degli oli e grassi essenziali), diretta da Polina Žemčužina, moglie di Molotov, ministro degli affari esteri dell’URSS. La misteriosa abbreviatura “TEŽE” veniva decifrata dalle donne alla moda come “telo” (“corpo”) o “tajny ženščiny” (“segreti di una donna”), non volendo riflettere sul suo reale significato ordinario.

La “TEŽE” produceva sapone, profumi, mascara, rossetti, ciprie, creme e altri articoli cosmetici, disponibili in abbondanza e al costo di una kopejka. Alcune merci erano esposte in bancarelle ad un prezzo inferiore rispetto ai costi di produzione. Tutto ciò serviva ad uno scopo: abituare le persone a prendersi cura del proprio corpo. La cosmesi era attivamente pubblicizzata attraverso manifesti interessanti, realizzati secondo lo stile del realismo socialista e dell’art déco.

Durante gli anni ’50-‘60 vennero aperte delle fabbriche nelle città più grandi dell’URSS quali Leningrado, Simferopol, Krasnodar, Charkiv e altre. Tuttavia, in questo periodo si avvertiva già il deficit della cosmesi decorativa, che successivamente si aggravò ulteriormente.

Consiglio: La società cosmetica “Svaboda” è attiva ancora oggi. Insieme alle innovazioni, la compagnia utilizza ancora le formule della tradizione. Dunque, si può non solo essere nostalgici verso la cosmesi sovietica, ma anche provarla in varianti rivisitate in chiave moderna.

Un tono idealmente uniforme

Dunque, proviamo a ripercorrere la “routine di bellezza” delle cittadine dell’URSS nella creazione del make-up. Innanzitutto, è fondamentale occuparsi del tono del viso. Occorre notare che un accurato mascheramento delle imperfezioni della pelle era adottato principalmente dalle attrici. Nella vita quotidiana le donne non usavano i fondotinta e le ciprie troppo attivamente anche se, tuttavia, nel loro assortimento avevano comunque alcuni di questi prodotti.

Fatto interessante: Il principale prodotto per la cura della pelle era la crema “Detskij” (“Per bambini”), che l’ammorbidiva e idratava perfettamente. Venivano inoltre prodotte delle creme basate su ingredienti naturali, come “Oblepichovyj” (“All’olivello spinoso”), “Lanolinovyj” (“Alla lanolina”), “Romaška” (Camomilla) e altri.

Fondotinta

Il fondotinta sovietico più famoso è la crema “Balet” (“Balletto”), fabbricato dalla ditta “Svaboda”. Aveva una consistenza molto densa, che ricordava lo stucco, e creava sul viso l’effetto di una maschera liscia. La cosa peggiore era che, sotto di questa, la pelle non respirava. “Balet” veniva prodotto in un solo colore. Le donne alla moda lo usavano generalmente per le uscite serali eleganti, poiché con la luce del giorno appariva molto grezzo.

Insieme alla compagnia L’Oréal, “Svaboda” lanciò il fondotinta in tubetto con il nome di “crema-cipria Žeme”. Era di maggior qualità rispetto a “Balet” ed era disponibile in tre tonalità: beige, pesca e neutro. Nei negozi, spesso, era più facile trovare l’ultima variante.

Inoltre, era possibile trovare dei fondotinta liquidi contenuti in flaconcini di vetro, che ricordavano quelli delle medicine.

Cipria

L’assortimento delle ciprie era più vasto rispetto a quello dei fondotinta. Esse rientravano nella categoria delle polveri e si dividevano in gruppi a seconda della grandezza del granello e la presenza di una fragranza:

  • qualità superiore: “Balet”, “Barchatistaja” (“Vellutata”), “Vostok” (“Oriente”);
  • gruppo A (qualità buona): “Skazka” (“Favola”), “Ellada” (“Grecia”), “Krasnaja Moskva” (“Mosca rossa”), “Kreml’” (“Cremlino”);
  • gruppo B (qualità media): “Šipr” (“Cipro”), “Kamelija” (“Camelia”), “Maska” (“Maschera”);
  • gruppo C (mass-market): “Fialka” (“Violetta”), “Siren’” (“Sirena”), “Carmen”.

Inoltre, veniva prodotta la cipria “Leningradskaja” per pelli normali e grasse. Le ciprie erano disponibili in tonalità standard, ovvero bianco, giallo (Rechel), neutro, rosa e pesca, e anche le loro composizioni non erano troppo diverse tra loro. Di norma, la formula conteneva talco, gesso, biossido di titanio, ossido di zinco, argilla bianca, ecc. Le modaiole apprezzavano in particolar modo la cipria con farina di riso, poiché conferiva un effetto opaco alla pelle. Tuttavia, sul mercato di massa vi erano prodotti la cui texture ricordava il gesso tritato, privi di particolari proprietà coprenti.

Merita un’attenzione particolare la confezione delle ciprie. Nel periodo precedente alla guerra venivano prodotti dei portacipria in metallo, tra cui argento, con la raffigurazione di monumenti dell’URSS.

Dopo la guerra, il metallo fu sostituto da cartone e plastica. Sulle scatoline di carta venivano dipinti dei fiori, corrispondenti al nome del prodotto. La particolarità delle confezioni era l’assenza di piumini; questi erano venduti a parte, ma in quantità assai limitate. Inoltre, i produttori, al loro posto, consigliavano di utilizzare dell’ovatta, affermando che questa era più igienica. Interessante era anche la raccomandazione riguardante la procedura di stesura della cipria: prima sul mento, poi intorno alla bocca, sulle guance, fronte ed infine sul naso.

In epoca sovietica il prodotto più chic era la cipria compatta del marchio francese Lancôme, che si riusciva ad ottenere con grande fatica. La confezione semplice, di plastica nera, con la famosa rosa d’oro, conteneva uno specchietto e una spugna.

La cipria conferiva un discreto effetto opaco e aveva una buona tenuta. Veniva utilizzata solamente in occasioni speciali e, una volta terminata, la confezione con lo specchietto rimaneva a lungo nella borsetta di una donna.

“QUESTI OCCHI CHE HO DI FRONTE…”

Il prossimo passo nella creazione del make-up riguarda gli occhi.

Le signore sovietiche li accentuavano particolarmente, nel tentativo di imitare le attrici nazionali e straniere. Dello stile naturale, oggi molto popolare, non se ne parlava proprio. Ombretti vivaci, linee enfatiche e ciglia lunghe erano elementi fondamentali per le uscite sia diurne, sia serali. Tuttavia, a causa del deficit della produzione cosmetica, le donne alla moda spesso ricorrevano all’aiuto di strumenti pittorici, come le matite da disegno e i gessetti colorati.

Ombretti

Per quanto riguarda gli ombretti, la situazione nell’URSS era estremamente complessa. La fabbrica moscovita “Rassvet” (“Alba”) produceva palette chiamate “Elena”. Erano composte da due colori all’interno di una scatoletta rettangolare. Vi erano anche custodie a forma di pesce, contenenti tre colori. Tutti gli ombretti erano perlati ed eccentrici: viola, verde smeraldo, azzurro, turchese, rosa. Un po’ più tardi cominciarono a comparire varianti con tonalità di beige, grigio e marrone.

Con un certo sforzo era possibile acquistare gli ombretti polacchi Pollena Miraculum, in scatoline a forma di fiore con la scritta “Ombretto per gli occhi” o in una palette con un pennello. Venivano prodotte anche palette con tre colori.  La tavolozza era composta da ombretti molto vivaci, come i colori prodotti in URSS, ma avevano una tenuta migliore.

Nel periodo della perestrojka il mercato venne invaso dagli ombretti polacchi Ruby Rose. Il grande assortimento delle tonalità perlate prevalse a discapito della qualità: si disperdevano, sbavavano e scomparivano alla fine della giornata. Il sogno segreto di molte modaiole era il set della marca di cosmesi italiana Pupa, nell’elegante confezione rossa dalla forma ovale, che conteneva ombretti, cipria e fard.

Mascara e Eyeliner

Alla parola mascara, tutte le donne vissute durante l’Unione Sovietica associano il prodotto, assurdo per gli standard attuali, chiamato “Mascara per sopracciglia e ciglia Leningrad”, dal valore di 40 kopejke. Esso si presentava come una barretta dura, color nero carbone, contenuta in una scatoletta di cartone e plastica.  Nella confezione vi era una spazzolina di plastica rigida con qualche fila di setole, che sparivano dopo il primo utilizzo; molte ragazze la sostituivano con gli spazzolini da denti. Gli ingredienti del prodotto erano sapone, stearina, cera d’api, ceresina, vasellina, fuliggine e una fragranza.

Il produttore raccomandava di inumidire il mascara con dell’acqua prima dell’uso. Tuttavia, per evitare sforzi inutili, le signore semplicemente sputavano sul panetto, ci passavano sopra la spazzolina e poi coloravano le ciglia. Questa mossa veniva poi ripetuta molte volte. Il mascara “Leningrad” permetteva di creare uno sguardo veramente incantevole, facendo diventare le ciglia lunghe e scure. In verità, col tempo, il mascara sbavava in modo sleale. Inoltre, il prodotto non era resistente all’acqua, quindi le lacrime, la pioggia o semplicemente un’elevata umidità facevano comparire segni neri sotto gli occhi e, in caso di congiuntivite, delle sensazioni spiacevoli erano assicurate. Vi era anche un altro mascara, chiamato Louis Philippe, che veniva prodotto nel formato a cui sono abituate le ragazze di oggi. Questo articolo straniero nel tubo azzurro si caratterizzava per il colore nero intenso, oltre che per rendere le ciglia più voluminose e lunghe grazie alle fibre presenti nella formula.

Quando negli anni ’60 venne lanciata la moda delle linee di matita, le signore dovettero ricorrere ai prodigi del proprio ingegno. In commercio vi erano delle matite apposite, chiamate “Kosmetika”, ma costavano molto (circa 1 rublo) e comprarle era estremamente difficile, anche se, ancora oggi, molte signore ricordano la loro morbidezza e resistenza. Tuttavia, la maggioranza delle donne doveva accontentarsi delle normali matite da disegno, mentre alcune divennero esperte nel tracciare linee con il mascara e un fiammifero affilato o un pennello sottile.

Fatto interessante: Negli anni ’70-’80 erano di moda le sopracciglia fini. Per far sì che assumessero l’aspetto di “fili”, le donne dovevano strappare i peli superflui; tuttavia, comprare una pinzetta poteva essere problematico. Quindi, molte modaiole usavano un tiralinee, uno strumento da disegno.

LABBRA SENSUALI E GUANCE ROSSE

Gli ultimi dettagli nella creazione del make-up sono la colorazione delle labbra e l’applicazione del fard. La regola classica, secondo cui l’accento dovesse essere posto su soltanto un aspetto, o sugli occhi, o sulle labbra, veniva violata da alcune donne sovietiche, che univano il rossetto rosso a ombretti accessi. Tuttavia, molte ragazze preferivano le labbra chiare.

Rossetti

I rossetti nell’URSS erano prodotti dalle fabbriche “Severnoe sijanie” (“Aurora boreale”), “Novaja Zarja”, “Svaboda” e “Nevskaja kosmetika”. La gamma dei colori non era molto vasta, ma erano tutti molto intensi. Invece, la qualità e l’aroma lasciavano un po’ a desiderare. Gli uomini, a loro volta, ricordano il gusto non troppo piacevole dei rossetti.

Tra le signore erano popolari le tonalità del rosso; tuttavia, a causa del carminio contenuto nella formula, le tracce del rossetto rimanevano sulle labbra per qualche giorno. Pertanto, va da sé che, per non assomigliare a un pagliaccio, bisognava indossarlo con attenzione. Negli anni ’60 era possibile acquistare prodotti per le labbra dai colori corallo, rosso, carota, ciliegia e marrone. Negli anni ’80 comparvero i rossetti dalle colorazioni audaci quali lilla, viola e fluo. In questo periodo divenne di moda anche unire il contorno marrone della matita alla tonalità rosa perlato.

In qualità di balsamo idratante per le labbra e di lucidalabbra trasparente le ragazze sovietiche utilizzavano la vasellina, venduta in scatoline di latta rotonde. Aprirle senza rovinarsi la manicure era estremamente difficile.

Tra i prodotti stranieri in commercio vi erano i rossetti polacchi Pollena, di medio livello, e gli articoli di alta qualità della fabbrica di Riga Dzintars. Le ragazze del sud preferivano i lucidalabbra polacchi con il gusto e la tonalità della pesca, panna, fragola e, non c’è da stupirsi, noce. Invece, con riverenza sacrale erano visti i rossetti francesi dalla confezione blu e oro di Christian Dior, ma riusciva a ottenerli solo chi aveva contatti con i diplomatici. Inoltre, molte modaiole si tingevano le labbra con il prodotto Pupa contenuto in un tubetto particolare con lo specchietto scorrevole. Tuttavia, in realtà, la maggior parte di loro non aveva a che fare con il brand italiano; infatti, i rossetti venivano contraffatti in Polonia, anche se avevano dei colori d’effetto.

Fatto interessante: L’industria cosmetica sovietica produceva il rossetto “a comparsa”, che oggi chiameremmo “camaleonte”. Nel tubetto era color verde veleno, ma sulle labbra diventava scarlatto e ultraresistente.

Fard

l fard nell’URSS erano molto particolari. Avevano una consistenza cremosa e grassa e colori intensi: prugna, rosa e rosso.

Molto spesso le donne li usavano come tinta per le labbra e facevano anche il contrario: mettevano il rossetto sulle guance e lo sfumavano. Si otteneva così un trucco piuttosto monocromo. Ancora, al posto del fard, veniva utilizzato l’ombretto rosa. Molto alla moda erano i fard di Estée Lauder. Era possibile acquistarli nei negozi del marchio, a cui si accedeva solo su invito, oppure dai contrabbandieri a dei prezzi esagerati. Il fatto interessante è che era disponibile soltanto il colore rosa, che stava bene solo a poche, ma questo non faceva desistere le ragazze dal desiderarlo.

Nail Art

Già negli anni ’30, la fabbrica “Severnoe Sijanie” cominciò a produrre smalti per le unghie nell’URSS.

Più tardi apparvero le merci della fabbrica cosmetica moscovita. La produzione aveva una gamma di colori limitata; gli smalti si stendevano con grande difficoltà e, ancora peggio, si rovinavano velocemente e danneggiavano le unghie. Queste “opere d’arte” costavano 40-44 kopejke al pezzo.

Negli anni ’80 le signore più fortunate riuscirono ad ottenere degli smalti arabi perlati. Inoltre, vi erano anche i prodotti del marchio americano Kiki, disponibili in diversi colori, sgargianti e glitterati.

Fragranze Incantevoli

Un elemento importante nello stile di vita di una donna sovietica era il profumo. A differenza della cosmesi decorativa, l’industria profumiera sovietica non aveva particolari problemi. I costosi profumi francesi non solo erano difficili da comprare, bensì anche da trovare, e il loro prezzo era paragonabile allo stipendio mensile di un operaio.

KRASKNAJA MOSKVA

Il profumo più famoso a quei tempi era della marca “Krasnaja Moskva”, il cui flacone ricorda il profilo del Cremlino. Questo profumo era il preferito di Ljubov’ Orlova, Valentina Tereškova e, praticamente, di ogni donna sovietica.

Nella sua composizione vi sono note floreali e aromatiche: rosa, jasmine, garofano, vaniglia, bergamotto, coriandolo. I profumi della fabbrica Brocard videro la luce nel 1913 con il nome di “Ljubimyj buket imperatricy” (“Il bouquet preferito dell’imperatrice”). Il profumista Auguste Michel lo creò per l’imperatrice Aleksandra Fëdorovna. Ricevette il nome attuale di “Krasnaja Moskva” dopo la rivoluzione e la nazionalizzazione dell’impresa, dove Auguste Michel continuò a lavorare.

Fatto interessante: Secondo una delle diverse versioni, Auguste Michel sarebbe andato in Francia e avrebbe partecipato alla creazione di Chanel N°5; dunque, tra il “Krasnaja Moskva” e la leggendaria fragranza francese ci sarebbero alcune somiglianze.

La ricchezza profumiera

Altri profumi sovietici molto popolari erano “Nataša”, “Nočnaja fialka” (“Violetta notturna”), “Krasnyj mak” (“Papavero rosso”), “Polevye cvety” (“Fiori di campo”), “Landyš serebristyj” (“Lavanda argentata”), “Kamennyj cvetok” (“Fiorellino di pietra”) e molte altre varianti floreali. Erano freschi e incredibilmente resistenti.

Tra i profumi stranieri, i più accessibili erano considerati i polacchi “Byt’ možet” (“Forse”) e “Pani Valevska” (“Signora Valevska”), e quelli prodotti dalla fabbrica lettone Dzintars, tra cui “Rižskaja siren’” (“La sirena di Riga”), “Miraž” (“Miraggio”), “Pavasaris” e altri.

I profumisti sovietici non trascurarono nemmeno gli uomini. Venne offerta loro un’ampia scelta di eau de cologne: “Saša”, “Konsul” (“Console”), “Komandor” (“Commendatore”), “Eau jeune”, “Chypre”, “Bars” (“Leopardo”), “Ogni Moskvy” (“Fuochi di Mosca”) e “Trojnoj” (“Triplo”). Quest’ultimo conteneva il 64% di alcol, dunque accadeva spesso che gli uomini lo ingerissero. La maggior parte dei rappresentanti del sesso forte non li utilizzava per profumarsi, bensì come lozione dopo la rasatura.

I profumi francesi ai tempi dell’URSS erano incredibilmente apprezzati. Erano il sogno di tutte le ragazze e, coloro che riuscivano ad entrarne in possesso, lo utilizzavano con estrema parsimonia. Molte donne che oggi hanno circa 30-40 anni ricordano ancora come le loro madri profumassero in modo strepitoso.

In questo erano aiutate da Climat, Chanel N°5, Magie Noire, Opium, J’ai Ose, L’Air du Temps, Anais, Estee e molti altri profumi, che costituivano i modelli per eccellenza dell’arte della profumeria di quei tempi.

Truccarsi all’epoca dell’URSS era come un’avventura. Innanzitutto, occorreva procurarsi i cosmetici e poi, con il loro aiuto, ingegnarsi per far risaltare la propria bellezza. Tuttavia, in modo assoluto è possibile affermare che le donne sovietiche riuscivano perfettamente a portare a termine questa missione. Truccandosi idearono moltissimi stratagemmi, alcuni dei quali vengono utilizzati dagli stilisti contemporanei. In ogni caso, belle e sicure di se’, esse ogni giorno partivano a costruire un futuro migliore.

Fonte: lab-makeup.com, 18/03/2017 – traduzione di Alice Bonacina

Alice Bonacina

Da sempre appassionata di lingue e culture straniere, ho deciso di studiare russo con l’inizio dell’università, desiderosa d’intraprendere nuove sfide. Dopo un soggiorno di studio a Nižnij Novgorod e poi a Mosca, che hanno alimentato la mia passione verso la Russia, ora che sono tornata nella mia Bergamo, tradurre per RIT mi aiuta ad alleviare la nostalgia verso questo affascinante paese.