“Mai una donna autore può amare o essere moglie e madre”

Le donne russe e la lotta per il loro spazio nella letteratura.

Le donne scrittrici apparvero in Russia già ai tempi di Deržavin, ma il loro lavoro non fu riconosciuto e venne condannato.  Gor’kij studiò, sull’esempio di scrittrici e poetesse in quanto le donne nel XIX secolo erano riuscite finalmente a conquistarsi un posto nella letteratura russa.

“La madre di famiglia, che spesso se ne va e non è contenta della sua tenuta, desiderosa nella Repubblica degli scrittori, di brillare di talento, di arguzia e di pensiero profondo e che compone romanzi metafisici e filosofici, è condannata a tre mesi a lavare il bucato e a risciacquare le stoviglie” – così riporta il Calendario per la Repubblica degli scrittori, apparso sulle pagine del Messaggero d’Europa  nel 1805. L’opera era diretta non solo contro le signore che decidevano di prendere in mano una penna, ma anche contro qualsiasi irruzione di tipo amatoriale nella letteratura in generale.
Le sfere dell’autorealizzazione di uomini e donne a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo erano ben delineate e fissate: per una donna- la casa; per un uomo – il resto del mondo (lavoro, politica, guerra). La limitazione artistica del “mondo femminile” ha contribuito a far sì che le donne fossero molto meno propense ad agire in modo indipendente nella sfera intellettuale, oltre al fatto che non sempre vi erano le condizioni per tale realizzazione. Non tutte le famiglie nobili erano consapevoli della necessità di un’istruzione di qualità per le ragazze. “Ottenere un’istruzione e persino una posizione agiata era solo una strategia preparatoria per raggiungere l’obiettivo principale della vita di una donna – sposarsi”, scriveva Anna Belova, una studiosa della vita della nobiltà russa. Nelle famiglie nobili più conservatrici (soprattutto provinciali) l’educazione era considerata come qualcosa per nulla osceno: “Mio nonno  …  per un vizio pensava che le nobildonne russe, le sue figlie, dovessero imparare le lingue straniere. “Le mie figlie non andranno a fare le governanti, – diceva Aleksej Ivanovič . – Non sono delle senzatetto; verrà il momento, le porterò a Mosca, lì troveranno degli sposi”, – ricorda Ekaterina Sabaneeva. La qualità dell’istruzione dipendeva in gran parte dalla famiglia di provenienza – nobili di provincia o di città, ma nella vita futura della donna l’istruzione non era ancora considerato un elemento importante. Di conseguenza, il capitale simbolico iniziale delle potenziali scrittrici risultava essere molto più piccolo di quello degli uomini.

Aleksandra Petrovna khvostova

Il mio bisnonno credeva che le nobildonne russe, le sue figlie, dovessero imparare le lingue straniere

La comparsa delle donne nella letteratura è stata accompagnata da un cambiamento nello status economico della scrittura.  Per tutto il XVIII secolo, le classi letterarie non ottennero guadagni (legati alla loro attività), ma all’inizio del XIX secolo la situazione sembrò cambiare. Grech scrisse, a tal proposito: “Ci sono persone che sostengono che la retribuzione monetaria umilia l’autore. Perché? Questo reddito è esattamente lo stesso che si otterrebbe lavorando in casa o nel proprio villaggio. È una ricompensa per un lavoro ininterrotto, duro e onesto…”.Le concezioni sullo scrittore, sui suoi compiti e le sue responsabilità sono cambiate;

gli scrittori hanno iniziato a chiedersi “perché ci sono pochi autori talentuosi in Russia” e che ruolo compete allo “scrittore nella società”.

Le donne poterono partecipare in qualche modo al processo letterario. Per molto tempo, la traduzione e la letteratura per bambini furono considerate forme di partecipazione accettabili. Nel XVIII secolo, circa venti poetesse sono apparse su periodici per la pubblicazione di poesie (Alexsandra Murzina, Mar’ia Pospelova), ci sono stati anche casi di successi professionale (Alexandra Khvostova).

Ma la letteratura femminile non fu presa sul serio dai colleghi del settore.
 “Poesia – per le donne – una rosa senza spine, poiché solo un pedante,  un barbaro non oserebbe lodare ciò che una mano bianca e delicata ha scritto”. La scrittrice era solita ricevere un soprannome d’onore – Saffo o Corinna, a volte due insieme.

I commenti favorevoli alla poesia e alla prosa femminile scomparvero in proporzione alla formazione della critica letteraria: più diventava professionale, più rigorosi si fecero i criteri di selezione delle autrici. Diverse erano le argomentazioni contro la scrittura femminile, la più comune era quella secondo cui, l’occupazione della letteratura fosse ripugnante per la natura femminile. Una donna non può competere con gli uomini perché è più debole e perché è indecente. Anche il futuro fanatico dei diritti delle donne Belinskij all’inizio della sua carriera si espresse in questi termini: “No, mai una donna scrittrice può amare o essere moglie e madre. Alcuni hanno ammesso che se non ci fossero state poesie create dalle donne, la società non avrebbe perso nulla.”

Katkov in una recensione di “Saggi in versi e prosa della contessa SF Tolstoj” riporta: “l’aspetto delle loro anime più o meno gioiose, e vive può procurare loro molto piacere – ma d’altra parte, con la loro scomparsa, l’umanità non perderebbe nessuno dei suoi elementi e vivrebbe appieno come ora, possedendoli.”

Karolina Karlovna Pavlova
La letteratura è contro la natura femminile.

Accanto alla progressiva professionalizzazione degli studi letterari e all’emergere della critica, si cerca anche di riflettere sull’arte femminile. Probabilmente il primo tentativo di questo tipo fu la poesia “Ai lettori” di Aleksandra Murzina (1799). Murzina descrive le ragioni che l’hanno spinta ad impegnarsi in un lavoro creativo:

Scrivo perché
è nelle poesie,
Il mio diletto
[…]

Allo stesso tempo, Murzina è consapevole della differenza di posizione tra scrittori e scrittrici e la situazione di questi ultimi accusa direttamente gli uomini:

Ma c’è di più.
Stavo ascoltando la Meraviglia,
Che è in casa mia
La satira è dappertutto.
E’ come il sesso femminile
Vive nell’oscurità;
L’uomo essere spregevole stupido,
che vola raggiante tra le stelle.

Dietro la prima riflessione poetica troviamo anche la prima donna che osò cambiare lo scenario di vita preparato per lei e diventare una scrittrice professionista. Il suo nome è Anna Petrovna Bunina. La futura poetessa, nata in una povera famiglia nobile di provincia, rimasta orfana in tenera età, affidata all’educazione di una delle zie, dove la sua formazione non fu particolarmente intensiva. Ancora più inaspettata per la famiglia fu la decisione della ventottenne Bunina di trasferirsi a San Pietroburgo: lì la poetessa verrà accolta per la sua grande formazione acquisita da autodidatta, la conoscenza delle lingue straniere e della letteratura, che le permisero di partecipare agli incontri nella casa di Deržavin.

Bunina è stata una delle prime donne che ha cercato di guadagnarsi da vivere con il lavoro letterario. La prima ad andare oltre la poetica normativa e la varietà delle forme pronte, sviluppando generi diversi. Gli arcaisti furono criticati dai seguaci di Karamzin, e Bunina fu ripetutamente ridicolizzata da Puškin  . Questo fu sufficiente a far sì che Bunina rappresentasse il ruolo di una poetessa mediocre per i lettori delle generazioni successive.

Anna Petrovna bunina
Le poetesse del ventesimo secolo, Achmatova e Tsvetaeva torneranno a questo pensiero.

Per Rostopčina  la poesia era un linguaggio in cui una donna può dire dei suoi sentimenti: “Sapevo accennare a sentimenti troppo teneri…”. Ha giocato sulla sua “debolezza”, accettando volontariamente la restrizione: “Sono una donna… In me, sia il pensiero che l’ispirazione / umile modestia devono essere contenuti! Pavlova considerava la poesia non solo come un mestiere, ma anche come un dono.

Vladislav Chodasevič  nella critica a Belinskij scrive:“È molto probabile che sia stata la mascolinità a causare la repulsione della  femminilità di Rostopčina . Ai suoi contemporanei, la poesia di Pavlova sembrava troppo sensata, perché si lasciava andare oltre i limiti dei temi femminili ammissibili e rifletteva sui temi maschili”.

 

Evdokija Petrovna Rostopčina

All’inizio degli anni Quaranta del XIX secolo, le donne erano già impegnate apertamente nella lotta per il loro spazio nella letteratura. Aleksandra Zrazevskaja , famosa scrittrice e giornalista lasciò nelle sue lettere: “La donna è una poetessa e un’autrice”. Diverse lettere furono pubblicate sulla rivista ” Il faro ” (in cui polemizzò apertamente con i critici – misogini. Secondo la ricercatrice Diana Green, si tratterebbe del primo caso di critica femminista in Russia, che ha anticipato la discussione della “questione femminile” negli anni Sessanta del XIX secolo.

Le grandi riforme di Alessandro II, che apportarono significativi cambiamenti culturali nel Paese, influenzarono anche lo status delle donne. Il processo di emancipazione iniziato negli anni Quaranta del XIX secolo stava prendendo piede: le donne stavano iniziando a rompere con il loro entourage, prestando meno attenzione alle aspettative del pubblico, e le aspettative stesse sono cambiate. Gli anni Sessanta del XIX secolo divennero una frontiera tra l’emergere della scrittura femminile e la graduale dissoluzione della “letteratura femminile” nel flusso letterario generale, avvenuta alla fine degli anni Ottanta del XIX secolo.

Nota della traduttrice:
Ho spontaneamente deciso di omettere delle parti per alleggerire la lettura dell’articolo che ho scelto perché ritengo essere molto attuale, alla cui tematica, tra l’altro, sono particolarmente legata. Ritengo che una lettura scorrevole sia rispondente a ciò di cui il lettore ha davvero bisogno, in questo momento più che mai. Le parti omesse sono superflue al fine della comprensione dell’articolo e rese in italiano avrebbero generato frasi lunghissime, come spesso accade nelle traduzioni dal russo.

FONTE: gorky.media, 7/10/2016 – Di Marija Nesterenko, traduzione di Arianna Recine

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.