Nove mosaici di epoca sovietica

Per i lettori di “Arzamas” Pavel Gnilorybov, storico, guida turistica e autore del canale Telegram “Ornamenti architettonici” ci parla dei mosaici sovietici e ci svela dove è possibile osservarli.

A Mosca negli anni ’60 ebbe inizio l’epoca della “grande trasmigrazione dei popoli”: per fare in modo che la città riuscisse ad accogliere tutti coloro che arrivavano dalle province, fu necessaria una nuova politica urbanistica. Mosca si espanse fino all’attuale MKAD (il raccordo anulare della città, ndt), inglobando cinque centri urbani allora separati dalla capitale: Kuncevo, Ljublino, Babuškin, Perovo, Tušino. Dal 1959 al 1971, quando fu approvato il nuovo “piano generale”, gli abitanti della città crebbero da cinque a sette milioni.

Quando Chruščev andò all’Avana e vide il FOCSA Building costruito nel 1956, venne dato il via al progetto della costruzione del Novyj Arbat (non a caso gli edifici ‘a libro’ sull’Arbat ricordano così tanto il grattacielo dell’Avana). Al posto dei villaggi con una loro memoria locale venne costruita un’intera serie di quartieri fatti di palazzoni, soprattutto nel sud-ovest e sud-est della città. Il vecchio modello mondiale venne sostituito dal nuovo “moscovita”.

FOCSA Building all’Avana

A quel tempo gli architetti lavoravano su città intere, ricoprendo con i loro progetti lo spazio che va da un orizzonte all’altro. Il cielo fu trafitto da nuove guglie, quelle della torre di Ostankino e del monumento ai conquistatori dello spazio.

Nei nuovi edifici – sia all’interno che all’esterno – apparvero i mosaici, diventati una componente importantissima dell’arte sovietica. Nonostante le peculiarità regionali, in generale i soggetti erano sempre gli stessi, da Kaliningrad a Vladivostok.

Il mosaico sovietico divenne uno dei rari elementi decorativi della città. Attraverso il mosaico è facile tracciare l’evoluzione ideologica, distinguere i tratti della quotidianità e addirittura capire cosa si pensava e cosa si sognava a quei tempi. Tra i generi delle arti applicate e decorative dell’Unione Sovietica il mosaico è quello più libero (a tal punto che una leggenda racconta che a Zelenograd fecero un mosaico a forma di spermatozoo).

Spesso il mosaico parla dei cambiamenti del corso politico: ad esempio a Mosca nella fermata della metropolitana Dobryninskaja sul mosaico rappresentante la parata del 1945 al posto di Stalin è apparso Gagarin. Detto questo, non bisogna guardare ai mosaici come elementi separati dalla funzione degli edifici sui quali sono stati posti (anche se esistono casi in cui il soggetto non ha alcun legame con l’edificio). Su una scuola di musica con molta probabilità verrà raffigurata una lira, una fabbrica di automobili verrà dotata di “vignette” che illustrano l’intero processo produttivo, mentre un istituto scientifico probabilmente accoglierà i giovani scienziati con provette e distillatori.

Il mosaico con il ritratto di Stalin nella fermata della metropolitana allora chiamata Serpuchovskaja.
Il ritratto di Gagarin al posto di Stalin nella fermata adesso chiamata Dobryninskaja.

La fioritura del mosaico sovietico avvenne negli anni ’60-70 e in questo andarono a riflettersi varie tematiche: la corsa allo spazio, la fantascienza, i progressi della medicina avanzata, l’eroismo dei costruttori delle imprese e delle ferrovie. Non appena il concetto di esplorazione e conquista dello spazio iniziò a crollare come un castello di carte, scomparvero le nuove canzoni sulle “città azzurre”, sulla ferrovia Bajkal-Amur, gli enfatici reportage sulle nuove cartiere e allo stesso modo anche i mosaici. Per di più, nel 1980 si iniziò a costruire edifici più alti, dunque sarebbe stata poco sensata la presenza di mosaici.

Qualsiasi consapevolezza di valore deriva da una negazione. Oggi i mosaici ci appaiono elementi della quotidianità e lo stato sembra non prenderli sul serio. Di questo ne parlano non soltanto gli intenditori di architettura, ma anche i realizzatori di mosaici. Recentemente a Kaluga hanno iniziato a smontare uno dei migliori mosaici della città. Un mosaico è andato distrutto in uno dei mercati di Krasnodar. A Mosca il riquadro sulla parete dell’Istituto scientifico e di ricerca per la comunicazione radio a lunga distanza è stato coperto dai bidoni della spazzatura. A Perm’ i mosaici per poco non sono stati danneggiati. Anche il mosaico del nuotatore a Nižnij Novgorod ha subito delle trasformazioni incredibili: lo scorso autunno uno degli argomenti più popolari tra le comunità online è stato appunto la ‘trasfigurazione’ di questo mosaico come risultato di un restauro poco accurato. Inizialmente il pannello è stato ricoperto di vernice, poi hanno deciso di ricostruirlo ma la seconda versione, che ha proporzioni distorte e ignora totalmente i canoni estetici, è stata accolta come un manifesto primitivista.

1. Il nastro di Moebius a Mosca

Nel 1976 il grande architetto Leonid Pavlov venne incaricato di rifare la facciata frontale dell’edificio dell’Istituto centrale di matematica economica dell’Accademia russa delle scienze. Pavlov non deluse le aspettative e insieme ad altri artisti innalzò sull’ingresso dell’istituto un voluminoso nastro di Moebius con incise delle formule. La composizione si trova abbastanza in alto e per vederla come si deve c’è bisogno di un binocolo o di un buon obiettivo fotografico. La costruzione è stata soprannominata “la casa con l’orecchio”. Proprio da questo esempio nel quale il laconico modernismo ‘di vetro’ si unisce alla maestria di Pavlov vale la pena iniziare a fare conoscenza con il mosaico sovietico.

2. La Tjubetejka a Kazan’

Prima il centro commerciale “Tjubetejka” era abbellito da un mosaico i cui motivi replicavano gli ornamenti del copricapo tradizionale tataro (da qui il nome). L’edificio tardo-sovietico che rimanda a una tjubetejka da lontano ricorda i progetti utopici degli anni ’20, quando si costruivano le ‘case-trattori’ e le ‘case-aeroplani’. Dopo un incendio scoppiato nel 2015 e una successiva fase di restauro durata due anni, il mosaico è stato sostituito con un pannello fotografico che riproduce gli stessi motivi.

3. La fontana a Vladivostok
Foto di Konstantin Antipin
Foto di Konstantin Antipin

Il fondo della fontana davanti al Palazzo dei pionieri inaugurato nel 1980 (l’autore del progetto, Antonio Mije, per quest’opera fu insignito di un prestigioso premio statale) è decorato da un motivo astratto. Proprio in questo risiede il prestigio del mosaico sovietico: permetteva di diversificare il contesto urbano dove tutto era stato costruito secondo un unico modello ed era uno sprazzo di luce sulla tela della città. Nell’autunno del 2018 la fontana è stata distrutta: le istituzioni hanno ritenuto che il restauro fosse “controproducente a livello economico”. Il complesso architettonico del Palazzo dei pionieri, inclusa la fontana, era uno degli ultimi edifici modernisti di Vladivostok rimasti intatti.

4. La fontana a Zelenograd

Il centro per l’industria elettronica dell’URSS venne costruito secondo un piano unitario. Tutto era uniforme: la ‘casa-flauto’ (un mastodontico complesso residenziale situato a Zelenograd, ndt), il complesso della Piazza centrale, il cinema “Elektron”, i locali industriali. Eppure, se da una parte le autorità non lasciarono troppa libertà sulle linee generali, dall’altra chiusero un occhio sui dettagli estetici e proprio questi permisero all’architetto di farsi valere. I maestri che costruirono la “città della gioventù” erano appena trentenni e nel mosaico astratto che decorava la fontana si andarono a riflettere la loro libertà e il desiderio di realizzare le proprie ambizioni creative. Nonostante le proteste degli attivisti in difesa del patrimonio storico, la fontana è stata demolita nel 2017 durante la ricostruzione della piazza. 

5. I fondatori d’acciaio e l’uomo con il fulmine a Kirov

Sul mosaico realizzato nel 1960 da Vitalij Udov, un esponente dell’arte monumentale, sono rappresentati degli elettrodotti, degli operai delle acciaierie, un uomo con un fulmine in mano, la falce e il martello. I giornali locali scrissero che “l’affresco monumentale”, che decorava la scuola aeronautica di Kirov, “si andò a fondere saldamente con il paesaggio urbano e divenne parte integrante di questo”. In città a lungo si discusse sul preservare o meno il mosaico. Alla fine venne deciso di rivestire l’edificio con un sistema di facciate ventilate.

6. Il mosaico della storia delle civiltà del passato a Togliatti

Togliatti fu costruita da zero e il grandioso mosaico “La gioia del lavoro” con una estensione di 530 metri quadri su una stele nel centro della città racconta la storia delle civiltà passate al tempo in cui venne costruita la fabbrica VAZ (l’imponente stabilimento automobilistico che collaborò con la Fiat, ndt). Il mosaico ripercorre sinteticamente le tappe principali della storia sovietica – dalla Rivoluzione d’Ottobre al volo di Gagarin nello spazio e alla costruzione della fabbrica. La stele venne eretta in quattro anni, dal 1977 al 1981. I singoli elementi vennero forniti dalle fabbriche di Rostov, Lisičansk e da altre città, per questo il monumento venne soprannominato ‘la trave dorata’. Poi furono fusi e raccolti a Mosca. L’autore è Jurij Korolev che fu direttore della galleria Tret’jakov dal 1980 al 1992 e membro effettivo dall’Accademia delle arti. Adesso il mosaico si sta sgretolando e dal 2015 sta andando avanti una campagna a favore del restauro.

7. I bambini che leggono a Mosca

Il mosaico risalente alla metà degli anni ’60 si trova sull’estremità dell’ex fabbrica “Detskaja kniga”. Su questo si fondono motivi infantili e motivi pienamente da adulti: navicelle spaziali e un arcobaleno, elicotteri e gru a torre abilmente realizzate, un soldato dell’Armata Rossa con la bandiera e la torre Spasskaja, ma anche bambini che leggono. Più in basso una citazione da Lenin: “È necessario che l’intera questione dell’educazione, dell’istruzione e dell’apprendimento dei giovani si risolva con l’insegnamento della morale comunista”. Il nuovo costruttore che vuole trasformare l’edificio industriale in un complesso residenziale è intenzionato a preservare il gigantesco mosaico: questo è senza dubbio uno dei mosaici più impressionanti della Mosca sovietica.

8. Il lavoro di fine anno scolastico sul muro della scuola artistica di Ivanovo

La prova finale degli studenti dell’istituto Surikov dal titolo “L’arte appartiene al popolo” venne realizzata sull’edificio della scuola artistica di Ivanovo nel 1971. Quest’opera è interessante non soltanto per la sorprendente attenzione ai dettagli e l’età dei suoi realizzatori, ma anche per le sue dimensioni: il mosaico, infatti, ricopre un’intera facciata dell’edificio. Ivanovo può essere considerata la capitale del mosaico sovietico: i mosaici accolgono i turisti già a partire dalla stazione ferroviaria. Negli ultimi anni nessuno si è occupato delle condizioni del mosaico che ha iniziato a sgretolarsi e per questo è stato coperto con un telo provvisorio. Sul triste stato in cui riversa il mosaico hanno attirato l’attenzione alcuni attivisti locali e il fondo per la salvaguardia del patrimonio storico “Vnimanie”.

9. Il mosaico a tema Bradbury a Pietroburgo

Era raro che un mosaico venisse realizzato durante la perestrojka, nel 1987, e ancor di più era inaspettato che nell’opera dell’autore fossero visibili i motivi dei libri di Ray Bradbury. L’artista Vladimir Laščinin venne incaricato di ideare un mosaico per una delle sedi dell’Istituto di citologia dell’Accademia russa delle scienze. Dal punto di vista compositivo il mosaico è impeccabile: qui vi sono sia pesci che rondini, sia conchiglie che una cellula spaccata incorniciata da motivi floreali. Il mosaico è in buono stato e negli ultimi anni non ha subito danneggiamenti.

FONTE: arzamas.academy, 2 Dicembre 2018 – Traduzione di Beatrice Pallai