Come l’URSS ha iniziato a parlare di sesso

A novembre, la casa editrice “Novoe Literaturnoe Obozrenie” pubblica il libro della storica Natalija Lebina Passeggeri del treno delle salsicce. Studi sulla vita nella città russa: 1917-1991. Arzamas pubblica alcuni estratti dal capitolo “Intimità”.

Nonostante le curiosità a proposito delle forniture mediche in URSS, anche durante l’era della stagnazione, la retorica ufficiale dell’erotismo ha cominciato a cambiare già alla fine degli anni Cinquanta, un cambiamento registrato anche dall’arte del Disgelo.

Nel cinema, le questioni della vita intima, specie le vicende extraconiugali degli eroi, venivano rappresentate più coraggiosamente. In particolare, il film iconico di Michail Romm Nove giorni di un anno (1961) ne è un brillante esempio. La pellicola racconta di alcuni giovani scienziati fisici, all’epoca la parte più progressista della società sovietica, e dei loro contatti sessuali prematrimoniali, mostrati come una norma della vita privata dell‘intelligencija.

Certamente, in contemporanea a film simili, la cinematografia sovietica degli anni Sessanta annoverava anche opere che predicavano, come in passato, il mito patriarcale dell’onore virginale come principale virtù della donna. Ad esempio, la commedia del regista Jurij Čuljukin Ragazze (1961) uscì quasi contemporaneamente a Nove giorni di un anno di Romm.

Copertina Lebina
Copertina del libro di Natalija Lebina Passeggeri del treno delle salsicce. Mosca, 2018 [Edizioni “Novoe literaturnoe obozrenie”]
Dopo le riforme democratiche degli anni Sessanta, il cinema sovietico iniziò a proiettare film i cui personaggi femminili erano tormentati dalla scelta della strategia sessuale da adottare. Si tratta de Il giornalista (1967), diretto da Sergej Gerasimov sulla sua stessa sceneggiatura, e Ancora una volta sull’amore (1968), diretto da Georgij Nathanson sull’opera teatrale di Edvard Radzinskij, scritta nel 1964.

In entrambi i casi, l’amore “illegittimo” fu pubblicamente condannato da una certa parte della comunità, che fosse un’assemblea del Komsomol o la famiglia tradizionale. Ma la simpatia dell’autore era chiaramente dalla parte delle ragazze. Curiosamente, i confini e le forme del comportamento sessuale maschile rimasero fuori dalla discussione.

Anche gli scrittori della seconda metà degli anni Cinquanta e Sessanta scrivevano tranquillamente della “caduta” prima del matrimonio. Tale comportamento sembrava naturale a Saša Zelenin, il protagonista del primo racconto di Vasilij Aksenov Colleghi.

Perfino l’originale antagonista di Aksenov, il ferreo “scrittore sovietico” Vsevolod Kočetov – che la maggior parte delle persone di cultura considerava, non a torto, un moralista oscurantista – accettava delle relazioni extraconiugali per i suoi eroi.

Nel suo romanzo I fratelli Eršov (1957), due invalidi di guerra – l’operaio siderurgico Dmitrij Eršov e la pescatrice Lelja Veličkina – vivono assieme senza che la loro relazione sia regolarmente registrata all’anagrafe. Al di fuori del matrimonio sviluppava le sue relazioni anche il fisico Sergej Krylov, eroe impeccabilmente positivo dell’opera di Daniil Granin Vado alla tempesta (1962).

Già dall’inizio degli anni Sessanta, la satira sovietica si era permessa di scherzare sul bigottismo con cui si guardava al rapporto tra uomini e donne. Solitamente ne erano vittime gli insegnanti, tra le cui fila si trovavano di norma molti conservatori. Nel 1962, per esempio, la rivista Krokodil riportava questa vignetta di Lev Samojlov; la prima immagine raffigurava una riunione del Consiglio Pedagogico:

Il preside informa i colleghi: “Domani gli alunni della decima classe [corrispondente all’ultimo anno di liceo, n.d.r.] andranno a teatro. Occorrono precauzioni!”

Nella seconda vignetta, i maestri hanno provveduto a sostituire frettolosamente la parola “amore” sulle locandine teatrali con equivalenti più “casti”: Intrigo e amore [opera drammatica di Friedrich Schiller, n.d.r.] diventa Intrigo e rispetto, Ljubov’ Jarovaja [eroina di alcune rappresentazioni teatrali e filmiche della seconda metà del Novecento, il cui nome di battesimo – Ljubov’ – significa “amore”, n.d.r.] viene trasformata in Amica Jarovaja, L’amore delle tre melarance [opera di Sergej Prokof’ev, n.d.r.] diventa Il rispetto delle tre melarance, Amore a prima vista viene cambiato in Amicizia a prima vista.

Le iniziative legislative delle autorità, la cinematografia nazionale e occidentale, la narrativa sovietica e straniera influenzarono i comportamenti privati delle persone negli anni Sessanta, che si esprimevano, in particolare, nel desiderio di discutere apertamente di argomenti “proibiti”, come succedeva negli anni Venti.

A cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, la redazione giovanile della radio di Leningrado tenne una serie di programmi con il nome generico “Abbi cura dell’onore del giovane”. Gli ascoltatori cominciarono a condividere attivamente le loro idee sul grado di libertà nella sfera intima, in base a quanto le lettere alla redazione testimoniano.

Il desiderio di verbalizzare le domande sulla sessualità e di ricevere informazioni che potessero aiutare a sviluppare una linea di comportamento sessuale fu registrato nelle indagini sociologiche dei primi anni Sessanta. I sociologi riscontrarono un atteggiamento critico riguardo al silenzio sulle questioni private.

Nel contesto della democratizzazione sociale i cittadini cercavano di prendere parte a percorsi civili di conoscenza della vita intima; i sondaggi dei primi anni Sessanta lo confermano. Si discusse attivamente della necessità di pubblicare letteratura scientifica popolare sulla fisiologia e l’igiene dell’intimità, poiché non esistevano libri di sessuologia.

Non sorprende che la parte acculturata della gioventù preferisse trarre le informazioni sui rapporti tra i sessi dalla finzione letteraria. Negli anni Cinquanta e Sessanta tornarono disponibili opere di classici antichi e medievali come guida ai problemi dell’amor cortese. Sulla base dell’esperienza personale, posso tranquillamente confermare l’esattezza delle battute di Puškin: “Leggevo volentieri Apuleio, / Ma non Cicerone”.

Negli anni Sessanta e Settanta apparve in URSS anche una letteratura specialistica riguardante i problemi dell’intimità. Il vero scandalo fu la traduzione delle opere del medico tedesco Rudolf Neubert. Nel 1960, la sua opera Questioni di genere (Libro per la gioventù) è stata pubblicata in URSS, e dal 1967 è stato sistematicamente ripubblicato Nuovo libro sul matrimonio.

Coppia a passeggio a Mosca
Coppia a passeggio su via Gor’kij. Mosca, 1962 [Claude Jacoby/ullstein bild via Getty Images]
I sondaggi ripresi in URSS durante il Disgelo dimostrarono che l’idea della moralità sessuale era diventata più libera: alla fine degli anni Sessanta, il sesso prematrimoniale era approvato non solo dal 62% dei giovani uomini, ma anche dal 55% delle giovani donne. Prima dell’età adulta, il 14,5% delle ragazze e il 52,5% dei ragazzi avevano iniziato la loro vita sessuale.

I rappresentanti della nuova generazione di cittadini valutavano la vicinanza fisica come fattore identificativo di una famiglia forte o di relazioni stabili tra un uomo e una donna. Tuttavia, le condizioni abitative diventarono un serio deterrente.

Nella situazione abitativa degli appartamenti e delle caserme condivisi, le idee sui confini tra comune e privato erano confuse. Nel ventennio 1930-1950, il mondo personale e intimo divenne involontariamente proprietà degli altri. 

Con le parole di Iosif Brodskij: “Non avevamo stanze nostre dove sedurre una ragazza, e per le ragazze valeva lo stesso. I nostri amori erano fatti principalmente di passeggiate e di conversazioni”. Il sessuologo Igor’ Kon, che in gioventù visse in una kommunalka [appartamento comune, n.d.t.], ha ricordato: “Quando… ho scritto che l’aspetto più terribile nella sessualità sovietica era la mancanza di spazio, non lo conoscevo solo per sentito dire”. 

Non sorprende che, parallelamente al programma statale di fornire ai cittadini appartamenti separati – le cosiddette chruščëvki [palazzine popolari realizzate dal governo Chruščëv, n.d.r.] –, a livello familiare si era creata la volontà di isolarsi, di una vita privata e riservata. Il concetto di “intimo” si diffuse anche nell’ambito della lingua. Il suo uso per designare le situazioni quotidiane è una chiara prova del cambiamento nelle idee del popolo sovietico sul rapporto tra ambito pubblico e privato.

Ciò fu espresso non solo tramite la comparsa di una nuova identità sessuale, ma anche nello stile della vita quotidiana. Le persone cercavano di creare un’atmosfera di intimità. Nei nuovi appartamenti separati, dove c’erano stanze piccole ma autonome, i designer di quegli anni si avvalsero dell’aiuto di un’illuminazione “laterale”, come applique da parete e lampade da terra, che diventarono di moda. Ma la brama di “intimità”, dello spazio individuale separato, cresceva in modo persistente anche negli abitanti delle ancora numerose kommunalki.

Michail German ha ricordato come, nel 1955, lui e sua madre riuscirono a ricostruire una stanza di 20 metri con l’aiuto di tramezzi che non raggiungevano il soffitto, dandole l’aria di un ufficio. Il suo contemporaneo, di poco più giovane, Brodskij fece lo stesso, ma con l’aiuto di scaffali e armadi “quando la quantità di libri e il bisogno di solitudine aumentarono drammaticamente”. 

Nell’angolo in cui ci si poteva rifugiare senza disturbare i genitori, veniva spesso acceso il giradischi. Secondo le tradizioni di questa nuova intimità degli anni Sessanta, suonava la musica di Bach.

Studenti moscoviti
Studenti moscoviti. Anni Sessanta [Sovfoto/Getty Images]
Il desiderio dell’intimità dello spazio era in gran parte associato a pratiche sessuali. Il pubblico colto, influenzato dalla letteratura occidentale – in primis dai romanzi di Erich Maria Remarque – iniziò a prestare particolare attenzione allo stile da adottare. 

Andrej Bitov ricorda: “[dopo aver letto Tre compagni, n.d.a.] Abbiamo imparato in fretta, eravamo giovani. Il nostro portamento è cambiato, così il nostro sguardo, inserivamo pause nel discorso, abbiamo imparato ad usare silenzi carichi di significato… Ed eccoci qui, tutti gentiluomini, portiamo una rosa, facciamo il baciamano”. 

In generale, la tavolozza della sessualità, nella società sovietica del ventennio 1960-1980, era piuttosto varia. Oleg Kuratov, rappresentante dell’intelligencija tecnica di questo periodo, ha definito in modo sorprendentemente accurato la sezione delle sue memorie dedicata alla vita intima del popolo sovietico: Così è stato, così sarà. La vita privata era molto più diversificata rispetto ai modelli costruiti dalle autorità.

All’inizio degli anni Settanta, nello spazio linguistico sovietico, insieme alla parola “sesso”, esistevano già derivati ​​del suo concetto. È il caso di “sex-bomb” e di “film erotico”, associati all’industria dell’arte erotica occidentale, ma anche di “sessuologo”, “sessuologico”, “sessuologia”, “sessopatologo”, “sessopatologia”.

Tali parole riflettevano il livello di sviluppo in URSS delle conoscenze scientifiche, e in particolare mediche, sulla vita sessuale. La verbalizzazione dei fenomeni collegati alle relazioni sessuali ha testimoniato la presenza nella realtà sovietica dei segni di una “grande rivoluzione sessuale”, che si è manifestata nel mondo a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.

Articolo tradotto dalle studentesse del Master ELEO  Alice Libralesso, Chiara Carrer e Elena Spigolon

Master ELEO

Il Master di primo livello in Economia e Lingue dell’Europa Orientale / ELEO è un progetto di formazione manageriale dell’Università Ca' Foscari Venezia – Ca’ Foscari Challenge School, rivolto esclusivamente  a laureati con conoscenza certificata della lingua russa. L'obiettivo è formare esperti in relazioni economiche con la Russia, con i principali Paesi dell'Europa Orientale e dell'area eurasiatica, quali Kazakistan e Azerbaigian. Il Master ELEO intende rispondere alle esigenze del mondo imprenditoriale e istituzionale con un programma didattico in grado di integrare qualificate competenze linguistiche e culturali con conoscenze economiche, commerciali e di marketing internazionale.