Recensione di “Memoria della memoria”, di Marija Stepanova

Un viaggio a ritroso per ricostruire le vicende di una famiglia e il loro contesto. Memoria della memoria è un’indagine che parte da documenti personali e arriva ad estendersi all’idea generale e preziosa del ricordo e del suo ruolo storico e sociale.

«Marija Stepanova ha trasformato i morti nei suoi coautori. Il risultato è un libro sconosciuto finora in Russia».

Così “Novaja Gazeta” commentava nel 2017 l’uscita in Russia di Pamjati pamjati, libro di Marija Stepanova recentemente pubblicato anche in Italia da Bompiani con il titolo di Memoria della memoria. Non si tratta di un giudizio isolato: da allora, molte sono state le voci che hanno acclamato il libro come uno dei più innovativi che siano stati scritti in Russia negli ultimi anni; un giudizio supportato anche da critici e lettori, che ha portato il testo ad aggiudicarsi due dei più importanti premi per la letteratura russa contemporanea (Bolšaja Kniga, 2018 e NOS, 2019).

copertina di "Memoria della memoria"
Marija Stepanova, Memoria della memoria, traduzione di Emanuela Bonacorsi. Bompiani, 2020

Nel testo vengono narrate le vicende personali dell’autrice che, desiderosa di ricostruire la storia della propria famiglia, si imbarca in una serie di indagini per archivi e appartamenti in vari Paesi d’Europa, rileggendo diari e lettere dimenticati in qualche baule o ritrovando oggetti perduti appartenuti ai suoi avi. Ciò che la spinge in questa impresa è l’obiettivo di “seppellire finalmente i
propri morti”, cioè comprendere il passato e fare pace con esso.

Il libro è però intessuto di profonde riflessioni sul tema della memoria (da cui il titolo) e del rapporto con il passato, di come queste istanze si manifestino non solo a livello personale – per chi, come l’autrice, voglia per esempio indagare la storia della propria famiglia -, ma anche a livello sociale e, quindi, politico. Ma che cosa si cela davvero nel libro che così tante persone hanno definito qualcosa di “sconosciuto finora in Russia”?

Innanzitutto, il particolarissimo intreccio di generi letterari: inserire Memoria della memoria nel canone di un solo genere sarebbe riduttivo, data la mescolanza di riflessioni filosofiche, sezioni biografiche (nei momenti in cui Stepanova ripercorre le vicende di nonne e bisnonne), pagine di diari e lettere che vengono direttamente incorporate nel libro, così come tante altre tipologie di testo. Per ciò che Pamjati pamjati è, ancora non esiste un termine.

Il tema della memoria e del rapporto con il passato – il secondo importante filone su cui il testo è costruito – non è nuovo a Stepanova. Questo genere di riflessione era infatti già stato proposto dall’autrice all’interno di alcuni articoli pubblicati negli anni precedenti su “Colta.ru”, l’unico portale di informazione culturale libero e indipendente in Russia, fondato nel 2012 da Stepanova stessa. Il tema viene sezionato e analizzato da più punti di vista.

Marija Stepanova
L’autrice, Marija Stepanova

Innanzitutto, una pagina dopo l’altra Marija Stepanova passa in rassegna diverse modalità in cui la memoria può essere trasmessa alle generazioni successive: testi scritti (lettere o diari, per esempio), fotografie, ritratti, “cose” e semplici oggetti. L’attenzione dell’autrice non trascura quindi gli aspetti più prosaici e materiali legati a questo tema, mostrando lei stessa quanto tutti questi elementi siano stati fondamentali per ricostruire la storia della sua famiglia.

Un aspetto particolare nella riflessione di Stepanova è quello della postmemoria. Il concetto viene ripreso dalla studiosa americana Marianne Hirsch, che indica con esso una tipologia specifica di memoria: quella di eventi tragici che viene trasmessa alla “generazione dopo”, cioè ai discendenti di chi ne è stato diretto protagonista.

In che modo, per esempio, il dramma della Shoah viene vissuto dai figli e dei nipoti di coloro che l’hanno sperimentata sulla propria pelle? E quale rapporto può venir sviluppato nei confronti delle grandi tragedie del Novecento sovietico da parte di chi ne ha solo sentito parlare (o, in molti casi, non ne ha sentito parlare abbastanza) dai propri genitori? È possibile trasmettere la memoria di un evento tragico a chi non ne ha esperienza diretta, ma solo conoscenza mediata da altri?

Ciò che tuttavia rende Pamjati pamjati il grande libro acclamato da critici e giornalisti non è solo la componente contenutistica, quanto la modalità in cui queste riflessioni vengono condotte: in costante dialogo intertestuale con i più grandi esponenti della cultura russa e mondiale.

Le pagine di Stepanova sono infatti ricchissime di riferimenti ai suoi autori preferiti (tra cui spiccano soprattutto i russi Mandel’štam, Cvetaeva e Nabokov e il tedesco Sebald), citando i quali l’autrice costruisce una rete di rimandi e riflessioni che rendono il testo non un’opera isolata, ma un ulteriore tassello aggiunto a una riflessione iniziata già decenni fa da questi grandi nomi della letteratura.

La grandezza di Marija Stepanova sta dunque nell’aver riunito temi e riflessioni di fondamentale importanza per la società contemporanea in un’opera che è profondamente letteraria per i modelli a cui fa riferimento e la tradizione in cui si inserisce.
Anche questo è, dopotutto, un processo di memoria: volgere lo sguardo al passato, farlo proprio e far sì che esso possa dialogare con il presente.

Inoltre, il fatto che i modelli e gli interlocutori che Stepanova si sceglie provengano dai contesti culturali, storici e artistici più diversi testimonia lo sguardo fortemente vasto e internazionale dell’autrice. Stepanova si rivolge alla cultura mondiale senza gerarchie o esclusioni, entrando essa stessa a farne parte con un’opera che può così parlare non soltanto a lettori di lingua e cultura russa.

Il passato viene ingrandito e rimpicciolito, lo si avvicina agli occhi fino a non vedere altro che un
fazzoletto da naso, lo si chiama con nomi diversi e gli si trovano delle analogie.
L’unica cosa che non è possibile al giorno d’oggi è la scienza dell’oblio. Lasciare i morti in pace
[…] per qualche motivo sembra impossibile.

 

Recensione a cura di Olga Maerna


Puoi acquistare il libro a questo LINK

Russia in Translation

Siamo un progetto online che si prefigge di tradurre in maniera fedele ed imparziale articoli dalle principali testate giornalistiche della Federazione Russa. Informare al meglio, raccontare storie, un’ulteriore versione dei fatti per aiutare a capire il mondo russo. In traduzione.