“La noia è peggio del colera”: 7 consigli dai classici russi per affrontare la quarantena

Saranno proprio poeti e scrittori a suggerirci come sopravvivere in tempi difficili, fornendoci preziose dritte per superare questo lungo periodo di autoisolamento.

Scrivi, come Aleksandr Puškin

“Ehi, guarda: la noia è peggio del colera, una uccide solo il corpo, l’altra uccide l’anima. Sciocchezze, anima mia; il colera, non la noia, fra poco passerà e forse, un giorno, se saremo vivi potremo essere felici.”

Forse, il più famoso esempio di autoisolamento forzato è L’autunno di Boldino del 1830. Aleksandr Puškin si trovava nella tenuta familiare di Boldino ancor prima dell’inizio dell’epidemia di colera in Russia. Il poeta si recò nel villaggio vicino a Nižnij Novgorod per sbrigare delle questioni in vista dell’imminente matrimonio con Natalia Gončarova.

Alla morte di suo zio, Puškin si apprestava a ricevere la sua eredità e ad ipotecarne poi il capitale, la tenuta di Kistenevo e le 200 anime, per far sì che l’importo ricevuto in pegno bastasse per la dote della sposa ed il primo anno di vita insieme. Puškin non poteva tornare a Mosca: scoppiò il colera. A questo, naturalmente, non era pronto, e finì dunque per rimanere nel villaggio senza libri, compagnia e la possibilità di essere prontamente aggiornato circa le ultime notizie.

Ad ogni modo, tenendo bene a mente che “la noia è peggio del colera”, il poeta iniziò a scrivere e la quarantena di Boldino finì per arricchire la letteratura russa di ben 40 opere. Al suo amico, critico e poeta Peter Pletnev, Puškin scrisse:

“Non puoi immaginare quanto sia divertente fuggire dalla propria sposa e scrivere poesie. Mia moglie non è mia sposa. Ma dove! Una moglie è come un fratello. Con lei, scrivi quanto vuoi. Una sposa, invece, è peggio della censura di Ščeglov, ti lega lingua e mani…”

Parla meno di salute, come Anton Cechov

“L’uomo ama parlare dei suoi malesseri, eppure questo è l’argomento meno intrigante della sua vita.”

“La medicina è la mia moglie legittima, la letteratura è la mia amante. Quando l’una mi annoia, passo la notte con l’altra”, scrisse Anton Cechov, uno dei più famosi medici-scrittori.

Pur essendo ormai riconosciuto in quanto affermato letterato, egli continuò a seguire le ultime scoperte nel campo della medicina, scrivendo riviste mediche e persino praticando la professione periodicamente, interessandosi nel tempo specialmente alla psichiatria. Ma i continui dibattiti sulla sul tema della salute come pure l’analfabetismo generale della popolazione riguardo alle elementari misure di prevenzione hanno gravato sullo scrittore.

“Sono già molto stufo delle chiacchiere, sono stufo dei pazienti, specialmente delle donne che, quando vengono trattate, sono straordinariamente sciocche e ostinate.”
Dalla lettera ad I. I. Gorbunov-Posadov, 20 maggio 1893

Passeggia per casa, come Nikolaj Gogol’

“Ogni due o tre ore abbandona i suoi studi e parte per viaggi che durano mezz’ora o anche più. Passando di stanza in stanza, ogni 10 minuti fa una sosta e beve un bicchiere d’acqua dalle caraffe che dispone in anticipo sul suo cammino”.
Dalle memorie di Sergej Aksakov su Nikolaj Gogol’

Nikolaj Gogol’ può essere a giusto titolo definito un ipocondriaco: temeva molto per la sua salute tanto che il più insignificante segno di malessere gli procurava orrore e raccontava delle sue condizioni di salute ad amici e conoscenti nei minimi dettagli.

Allo stesso tempo, molte delle sue abitudini, che apparivano bizzarre ai suoi contemporanei, ora non avrebbero suscitato un tale stupore tra i seguaci di uno stile di vita sano. Ad esempio, lo scrittore preferiva lavorare in piedi, dietro la scrivania (gli ortopedici moderni confermeranno che si tratta di una consuetudine efficace). Di tanto in tanto, per sgranchirsi le gambe, Gogol’ passeggiava per l’appartamento cercando anche di bere molta acqua, visti i seri problemi allo stomaco che affliggevano lo scrittore.

Lavati le mani come Mikhail Bulgakov

“Avevo cane bassotto… Bulgakov la accarezzava amorevolmente, ma correva subito a lavarsi le mani. E Tyapa nuovamente tornava a ronzargli intorno con devozione. E ciò si ripeteva: lui la accarezzava e correva a lavarsi le mani. Io lo prendevo in giro e lui mi guardava con condiscendenza. “Sei una persona ignorante e frivola, baci il cane sul naso”, diceva.”
Dalle memorie di Sergej Ermolinskij su Mikhail Bulgakov

La famiglia Bulgakov amava molto gli animali. Lo scrittore aveva un cucciolo di nome Buton, e sulla sua porta, assieme alla targhetta “Mikhail Bulgakov” ve n’era appesa una seconda: “Buton Bulgakov, suonare due volte”. In casa viveva anche un gatto, Muka, per cui lo scrittore stravedeva. Ma essendo un medico professionista, Bulgakov era abbastanza meticoloso e rispettava scrupolosamente le misure igieniche nella vita di tutti i giorni: non prendeva il gatto in braccio e, prima di adagiarlo sul tavolo, vi posava un foglio di carta. Egli fece un’eccezione per la sua favorita solo prima che questa partorisse: se Muka balzava sulle sue ginocchia, lui la accarezzava e la massaggiava. Ma dopo qualsiasi contatto con i suoi animali, si assicurava di lavarsi le mani.

Dormi come Fëdor Dostoevskij

“Assicurati di dormire a sufficienza. La mancanza di riposo ti ucciderà.”

Fëdor Dostoevskij prediligeva lavorare fino a tardi, a volte fino alle cinque del mattino, infatti per dormire a sufficienza e sentirsi bene si alzava solo dopo le undici. E inoltre, stando ai ricordi di sua figlia Ljubov’, lo scrittore era letteralmente ossessionato dalla pulizia e dall’igiene personale: dopo essersi svegliato si lavava molto a lungo, servendosi di enormi quantità di sapone e acqua di Colonia. Dostoevskij si irritava persino notando piccole macchie sui suoi vestiti: si lamentava di non poter lavorare, sapendo che il suo abito fosse sudicio.

Fai esercizio fisico come Lev Tolstoj

“Negli anni ho iniziato a fare una ginnastica piuttosto insolita, mi sono tirato addosso l’armadio. Che idiota.”

Com’è noto, il conte Tolstoj conduceva uno stile di vita molto sano e questo costituisce un’eccellente prevenzione contro tutte le malattie. Ogni giorno, lo scrittore trovava tempo per fare ginnastica: prediligeva esercitarsi alla sbarra o con gli anelli. Negli anni 90 dell’800, si appassionò al tennis e giocò molto d’azzardo. Quotidianamente usciva per la sua lunga passeggiata, dopo la quale, stando alle sue parole, il lavoro rendeva in maniera di gran lunga migliore. Tolstoj praticò anche equitazione e a 67 anni ciclismo: andava volentieri in bicicletta da solo e lo insegnava ai suoi figli. Percorse addirittura lunghe distanze, ad esempio da Tula alla tenuta di Jasnaja Poljana, per un totale di circa 16 chilometri a tratta.

“In questo periodo iniziai ad apprendere come andare in bicicletta nell’arena. È molto strano il motivo per cui sono così entusiasta di farlo. Evgenij Ivanovič tentava di dissuadermi e si rattristava che io guidassi, ma non me ne vergognavo. Al contrario, sento che vi è una follia naturale, che non mi interessa di cosa pensino, e che sia semplicemente senza peccato, allegramente infantile.”
Dal diario di Lev Tolstoj, 25 aprile 1895

Disinfetta tutto come Vladimir Majakovskij

“Mani sporche minacciano guai. Affinché il dolore non ti vinca, sii intelligente: prima di mangiare lava le mani con il sapone!”

Tra gli amici di Vladimir Majakovskij, circolavano leggende sulla sua impressionabilità. La sua ossessione per l’igiene era del tutto comprensibile: il padre del poeta morì di setticemia, pungendosi con un semplice ago da cucito.

“Era solito posare il suo bicchiere sull’armadio, cosicché nessuno potesse raggiungerlo e servirsene. Durante i viaggi, prendeva le proprie posate dal suo astuccio di cuoio, in tasca aveva sempre con sé un piccolo portasapone in modo che dopo una sgradita stretta di mano potesse lavarsi le mani.”
Lilja Brik su Vladimir Majakovskij

Il poeta si lavava costantemente le mani e, per disinfettarsi, si cospargeva abbondantemente con acqua di Colonia. Come ricorda il poeta Davyd Burljuk, qualsiasi graffio sulle sue o su altre mani faceva inorridire Majakovskij. Era molto ipocondriaco, temeva di prendere un raffreddore e, se la temperatura si alzava anche di poco, immediatamente si autoimponeva di stare a riposo.

“Era solito esaminare a lungo e lucidare i bicchieri. Ha escogitato un modo per bere la birra dal boccale, afferrando il manico del bicchiere con la mano sinistra. Dunque, visto che non si usava bere in quel modo, si assicurava che le labbra di nessun altro toccassero il segmento di tazza su cui lui poggiasse la bocca.”
Veronika Polonskaya su Vladimir Majakovskij

Quando era in visita a qualcuno, Majakovskij cercava di non mangiare né bere per non toccare le stoviglie di altri e, se possibile, afferrava le maniglie delle porte con un fazzoletto ed evitava di viaggiare con i mezzi pubblici.

 

Fonte: kultura.ru, 14/04/2020 – di Polina Pendina, tradotto da Silvia Masi

Silvia Masi

Romana, classe ’96, laureata in Lingue Moderne per la Comunicazione Internazionale presso l’Università degli Studi Roma Tre. Sono una linguista e traduttrice specializzata in Francese e Russo, follemente innamorata delle diversità. Ho vissuto a San Pietroburgo per 3 mesi ed ho scoperto la bellezza di un ambiente multiculturale ed infinitamente dinamico, respirando a pieni polmoni le tradizioni ed immergendomi in toto nella straordinaria complessità della lingua, a stretto contatto con la riservatezza e l’estrema generosità del popolo russo. Nel tempo libero leggo, analizzo, traduco, sogno.