Storia del make-up: dalla Rus’ alla Russia

I cosmetici sono usati dall’uomo fin dai tempi antichi, e in Russia il make-up è amato da sempre.

L’antica Rus’.

Dell’antica Rus’ sappiamo solo come trascorressero le giornate i principi e le loro famiglie, ma non si hanno tracce di come fosse la quotidianità per la gente comune. In ogni caso si pensa che le donne russe usassero prodotti naturali per truccarsi: cercavano di rendere la loro pelle più chiara con succhi al cetriolo, usavano delle bacche come blush e utilizzavano diverse erbe per creare impacchi per il loro viso. 

Sicuramente si trattava di un trucco semplice, mai esagerato: nessun viaggiatore ha mai parlato di un trucco eccessivo sulle donne russe, e quando Anna, la figlia del principe Jaroslav, divenne principessa di Francia nella sua nuova patria era considerata la regina ideale: giudiziosa, elegante e bella, che non abusava mai in termini di make-up.

L’epoca degli eccessi.

Tra il XV e il XVI secolo la situazione cambiò completamente: i cosmetici all’epoca erano infatti diventati prodotti di moda, e a Mosca li si poteva acquistare facilmente in diversi negozi.

Era ormai un must per il promesso sposo regalare  dei trucchi alla sua promessa sposa, che ormai non si truccava più in modo sobrio, anzi! Infatti dai ritratti di una Mosca si può notare come le donne moscovite più che rendersi più belle si imbruttivano a causa di un abuso di cosmetici. Lo testimonia anche uno scritto dell’accademico viaggiatore Adam Olearij: “Nelle città le donne si truccano in modo così poco elegante e volgare che sembra che qualcuno abbia gettato loro in faccia della farina per poi arrossire le loro guance con della vernice rossa”.

L’incontro con le donne moscovite lasciava perplessi gli stranieri che giungevano a Mosca, che basiti si chiedevano perché si imbruttissero in quel modo. Giles Fletcher credeva che a causa del calore delle stufe la pelle delle donne si corrugasse al punto che fosse poi per loro necessario “riparare al danno” con un trucco tanto forte e dozzinale, che veniva utilizzato anche per far contenti i loro mariti, che preferivano vederle truccate come delle bambole dipinte piuttosto che con la pelle raggrinzita.

La Chiesa disapprovava fortemente questa pratica, ma di fatto non poteva farci niente. L’arciprete dell’epoca Avvakum si lamentò dicendo: “Sui loro volti si sovrappongono chiazze di colore scarlatto, bianco e blu… Sembra di guardare un animale il cui muso è stato leccato da un’altra bestia!”.

All’epoca non truccarsi veniva addirittura considerato come una ribellione, come un vero e proprio atto di seduzione. 

Cosmetici killer.

Ma i cosmetici non solo imbruttivano il viso delle signore, le avvelenavano anche! Infatti erano composti da materiali velenosi: la cipria bianca conteneva sali di piombo, il fard – mercurio di zolfo, e la ceretta veniva fatta con la calce viva, che penetrando nella pelle si accumulava nel corpo.

Già nel XX secolo, a seguito dell’esumazione della madre e della moglie di Giovanni il Terribile, gli scienziati condussero un’analisi chimica sui loro resti e trovarono alti livelli di metalli pesanti nelle loro ossa, tracce di mercurio sui loro capelli e sui loro sudari. Gli stessi risultati sono stati rintracciati nei corpi e nelle ossa di altre donne russe della stessa epoca.

Per secoli le donne russe si sono di fatto uccise per sembrare più belle: il piombo corrodeva gradualmente la loro pelle, lasciando delle macchie scure sul loro incarnato, e questo significava doversi truccare ancora di più per nascondere i segni. Le sopracciglia e le ciglia venivano annerite con una miscela di grasso, olio e antimonio – un elemento chimico tossico il cui uso comportava terribili conseguenze.

Ma la morte prematura delle belle donne moscovite non veniva mai collegato al loro trucco: la febbre, il costante dolore addominale, la nausea e l’insonnia erano imputate al cibo avariato o al malocchio. La realtà è che si trattava di “colica da piombo” a causa del metallo accumulatosi nel corpo, ma in ogni caso sarebbe stato ormai troppo tardi per intervenire e salvarle.

Il piombo poi rovinava i denti, che si ingiallivano e marcivano, e per questo motivo le donne avevano spesso l’alito pesante. Per risolvere al problema le donne masticavano foglie di menta, chiodi di garofano e cardamomo, si lavavano i denti con polvere di gesso e corteccia cotta al vapore: rimedi non particolarmente efficaci. Per tale motivo spesso si usava direttamente il mercurio per sbiancare il sorriso delle spose. Lo svantaggio? Oltre ovviamente alla componente velenosa, nel giro di sei mesi lo smalto era completamente rovinato e i denti completamenti marci!

La moda del sorriso brillante piano piano si tramutò, e la nuova tendenza divenne avere i denti neri, considerati esteticamente molto belli su un viso bianco, soprattutto se incorniciati da un paio di labbra scarlatte.

La gente del popolo.

La gente del popolo però non aveva accesso ai rimedi utilizzati dai ricchi cittadini, e perciò utilizzavano rimedi casalinghi: la farina e il gesso come cipria, le barbabietole come blush, la fuliggine come matita per le sopracciglia.

Uno svantaggio di questi rimedi casalinghi era che non annerivano “naturalmente” i denti. Se i sorrisi sgargianti delle contadini facevano invidia alle ragazze di città, le ragazze di paese volevano assomigliare alle loro coetanee cittadine e si annerivano i denti con il carbone.

Un nuovo vestito e un make-up adatto.

Pietro I impose alle donne russo un nuovo tipo di vestito, un abito piuttosto semplice, privo delle pieghe e dei drappeggi che caratterizzavano i precedenti abiti delle nobildonne russe.

Tale vestito piuttosto ingombrante e arzigogolato lasciava alla vista solo le mani e il viso della donna, che di conseguenza veniva pesantemente truccato per attirare l’attenzione degli uomini. Con il nuovo vestito di importazione europea più parti del corpo rimanevano scoperte, e truccarle tutte in modo altrettanto pesante non solo sarebbe stato scomodo ma anche piuttosto caro, per tale motivo il trucco si fece più leggero e naturale.

I colori che avevano fino a quel momento dominato il make-up femminile – il rosso, il bianco e il nero – lasciarono spazio ad una infinità di colori. La linea di eyeliner sulle palpebre era blu, verde, viola e bordeaux. Si arricchì anche la gamma di colori del blush e dei rossetti. 

Ormai le donne sceglievano i colori del make-up in modo che fossero armoniosi con il colore dei loro vestiti.

Durante il regno di Caterina aprirono a Mosca e San Pietroburgo diversi negozi di cosmetici sia di importazione che di produzione domestica: i prezzi di vendita tuttavia erano piuttosto alti.

Nello stesso periodo furono tradotti in russo diversi libri sulla cosmesi, delle vere e proprie enciclopedie di bellezza che spiegavano come creare una lozione detergente o come comprarne una a buon mercato.

La moda cambia. Ancora.

All’inizio del XIX secolo i cosmetici iniziarono a perdere posizione sul mercato, perché iniziarono ad andare di moda abiti dai tessuti leggeri e traslucidi, che si sposavano bene con un incarnato pallido e poco truccato, simbolo di un’anima sensibile e languida.

Così le gote arrossate che ricordavano una contadinella in salute iniziarono ad essere considerate volgari. Bisognava in quest’epoca usare poco trucco, e soprattutto si dovevano scegliere colori leggeri e delicati. Si schiariva la pelle, si nascondevano le lentiggini e le macchie di età.

Ritorno al passato.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo tornò di moda il make-up dai toni forti del passato, utilizzato anche nell’ambiente del cinema.

Ormai però le donne non dovevano avvelenarsi per essere belle, perché le case di moda che producevano anche cosmetici erano ormai entrate in competizione per offrire i prodotti migliori sia da un punto di vista estetico che di salute.

Fonte Russkij mir, 24/06/2016 – di Marina Bogdanova, traduzione di Gaia Fenoglio